Giovedì 5 febbraio 2004 - Milano, stadio Giuseppe Meazza - Milan-Lazio 1-2


Stagione

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5 febbraio 2004 - 3084 - Coppa Italia 2003/04 - Semifinale, gara d'andata

MILAN: Abbiati, Simic (77' Cafu), Laursen, Nesta, Pancaro (62' Borriello), Brocchi, Rui Costa, Redondo, Serginho, F.Inzaghi (77' Kakà), Tomasson. A disposizione: Fiori, Gattuso, Pirlo, Abate. Allenatore: Ancelotti.

LAZIO: Sereni, Stam, Fernando Couto, Mihajlovic, Zauri, Albertini, Giannichedda, Fiore (84' Favalli), Muzzi (57' Liverani), Cesar (71' C.Lopez), Corradi. A disposizione: Peruzzi, Oddo, Dabo, S.Inzaghi. Allenatore: Mancini.

Arbitro: Sig. Rosetti (Torino).

Marcatori: 1' Fiore, 36' Fernando Couto, 45' F.Inzaghi.

Note: Ammoniti Couto, Giannichedda e Corradi per gioco falloso. Recuperi: 2' pt e 4' st.

Spettatori: 10.907 per un incasso di 138.330,00 euro.


Il biglietto della partita
Gli ex Nesta e Albertini
Fiore festeggiato per il gol
Stefano Fiore in azione
Stam rincorso da Pancaro
Giannichedda e Kakà

La Gazzetta dello Sport titola: "Mani in alto, siamo la Lazio. Papera di Abbiati e colpo di Couto: due volte k.o. il Milan risale solo all'1-2. Buon rientro per Inzaghi che nel recupero del primo tempo va in gol e riaccende le speranze del Milan per il ritorno dell'Olimpico. Dopo pochi secondi dall'avvio il gol di Fiore che approfitta di una clamorosa indecisione del rossonero Abbiati. Poi il raddoppio del portoghese".

Continua la "rosea": Dopo otto vittorie il Milan si riposò. Nel 2004 la squadra rossonera aveva sempre superato ogni avversario e ogni ostacolo, in campionato e in coppa, ma ieri sera la Lazio ha espugnato San Siro mettendo in serio dubbio la partecipazione alla finale della squadra di Ancelotti. Ci vorrebbe un successo con almeno due gol di scarto all'Olimpico (o di misura con non meno di tre reti) per ribaltare la situazione ma molte cose devono cambiare tra una settimana. A cominciare dalla formazione che sarà schierata. In effetti ieri sera ha vinto una Lazio forte di quasi tutti i suoi titolari contro un Milan largamente incompleto e si è vista la differenza. Mancini ha risparmiato solo Oddo, ma esclusivamente per un problema tattico perché voleva con Stam a destra cautelarsi dalle incursioni di Serginho, ma per il resto ha giocato la solita squadra orfana di Stankovic, alla cui assenza Mancini ha rimediato brillantemente riportando Fiore nella posizione più congeniale al giocatore e cioè quella di mezzala sinistra e ne ha ricevuto in cambio una prestazione da grande protagonista. La Lazio ha ripetuto il modulo già adottato con successo contro la Juve in campionato e cioè quello con un folto centrocampo a cinque, nel quale gli esterni Muzzi e Cesar si preoccupavano di andare maggiormente in profondità per aiutare Corradi, unica punta, ma allo stesso tempo pronti a rientrare per imbrigliare il centrocampo rossonero con una chiara superiorità numerica.

Il resto lo ha fatto un impianto di gioco più collaudato e che si muoveva più in sincronia grazie all'affiatamento ottenuto per tutto il corso della stagione. Per la verità la partita si è messa subito bene per la Lazio grazie allo svarione di Abbiati dopo appena 30 secondi (il portiere perdeva tempo con la palla tra i piedi e poi per effettuare un improbabile passaggio a Laursen la faceva carambolare sul sinistro di Fiore e da questo in rete), ma per l'intero primo tempo la qualità del gioco di Albertini e compagni e la sicurezza nel portare avanti la manovra erano certamente superiori a quelle dell'avversario. Ad un certo punto sembrava che la Lazio volesse far suo l'incontro usando le stesse armi del Milan: trame fitte, passaggi a volo con i quali l'avversario veniva quasi sempre irretito. In effetti contro una squadra così felicemente votata al gioco, il Milan ha tradito le lacune di uno schieramento abbastanza inedito. Le seconde linee rossonere avevano avuto facilmente ragione delle seconde linee della Roma, contro la Lazio titolare hanno dovuto alzare bandiera bianca. Soprattutto la manovra non trovava mai sbocchi sulle fasce, perché Serginho stranamente si accentrava cercando di fare il verso a Seedorf, senza però averne le caratteristiche e così il Milan perdeva il suo spunto in velocità, mentre sulla destra Brocchi non riusciva mai a sfondare mentre Simic solo nel secondo tempo veniva più frequentemente in avanti. In questo modo Inzaghi e Tomasson venivano serviti solo dal centro con lunghi lanci, contro i quali si ergevano le stazze imponenti di Couto e Mihajlovic coadiuvati da Stam. In più Rui Costa giocava troppo indietro e così si è avvertita ancor più l'assenza di un elemento come Kakà in grado di sfondare al centro e puntare a rete per sostituirsi alle punte.

Quando il giovane brasiliano è stato mandato in campo nel finale di gara era ormai troppo tardi, anche perché sapientemente Mancini aveva chiuso ancor più la squadra con un 4-5-1 che concedeva poco e nulla all'avversario. Dopo il raddoppio di Couto al 36' (tiro di Corradi in mischia) corretto da Couto in rete da due passi, le sorti di questa semifinale di coppa sembravano segnate. Invece arrivava proprio allo scadere del primo tempo il gol della speranza rossonera. Inzaghi si avventava su un lungo lancio di Rui Costa e con la sua proverbiale rapidità, anticipando Mihajlovic, girava il pallone in rete sul palo più lontano infilando Sereni. Un gol rapinoso e sul filo del fuorigioco, tipica giocata di un attaccante che è sembrato già pronto per altri cimenti. Grazie a questa rete il Milan affrontava la ripresa con ben altro spirito e grande agonismo. La Lazio veniva spesso rinchiusa nella sua area di rigore e in alcuni momenti si aveva quasi l'impressione che Sereni dovesse capitolare. Soprattutto l'ingresso in campo del giovane Borriello accresceva la pericolosità della squadra di Ancelotti e Sereni doveva compiere le sue migliori parate proprio sui tiri del nuovo entrato. Ma la Lazio sapeva organizzarsi al meglio e ripartire in contropiede con spunti di Fiore, di Alberini (che colpiva un palo) e di Cesar che si faceva ribattere un colpo di testa da Simic quando già si aveva l'impressione del gol. Un finale che dimostrava non solo la vitalità e la duttilità tattica di questa squadra e del suo tecnico, ma che permetteva anche di condurre in porto un successo che proietta i biancazzurri verso la finale di coppa Italia proprio nella stagione più tribolata della sua storia societaria.