Martedì 3 marzo 1998 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Auxerre 1-0


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3 marzo 1998 - 2.778 - Coppa UEFA 1997/98 - Quarti di finale, gara d'andata

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta, Negro, Favalli, Fuser, Venturin (63' Casiraghi), Jugovic, Nedved, Mancini (70' Marcolin), Boksic (85' Gottardi). A disposizione: Ballotta, Chamot, G.Lopez, Rambaudi. Allenatore: Eriksson.

AUXERRE: Charbonnier, Danjou, Jay, Goma, Rabarivony, Lamouchi, Jeunechamp, Lachuer, Marlet, Guivarc'h, Diomede. A disposizione: Cool, Assati, Agboh, Radet, Nivet, Compan, Gonzales. Allenatore: Roux.

Arbitro: Sig. Piraux (Belgio).

Marcatori: 63' Casiraghi.

Note: espulso al 67' Jugovic per doppia ammonizione (gioco scorretto e proteste). Ammoniti Diomede per comportamento non regolamentare e Boksic per gioco scorretto. Angoli 7-7.

Spettatori: paganti 29.444 per un incasso di Lire 874.175.000.

Il biglietto della partita
Pierluigi Casiraghi sigla la rete che vale la vittoria
Un altro fotogramma della marcatura del bomber biancoceleste
Il gesto atletico di Gigi Casiraghi in un'altra immagine
L'esultanza del centravanti biancoceleste
Diego Fuser festeggia il bomber brianzolo
Lo scambio dei gagliardetti tra i due capitani
Diego Fuser in azione
Alen Boksic contrastato da un avversario

Lazio-Auxerre sarà un match molto combattuto, così come previsto dal mister Eriksson: "Loro hanno giocatori fortissimi e un allenatore che è un campione del mondo. Sottovalutarli sarebbe da stupidi, un errore clamoroso. Fosse per me, firmerei subito per l'uno a zero". Il tecnico Roux presenta un Auxerre piuttosto abbottonato (3-5-1), ma per nulla rinunciatario. Nel primo tempo la difesa attenta di Goma e Jay ed il gran lavoro di Lamouchi a centrocampo mettono in difficoltà la Lazio che, pur attaccando ripetutamente con Boksic e Mancini, non riesce ad imporsi e spesso viene minacciata dalle ficcanti ripartenze francesi. Superba prestazione di Nesta che annulla per tutta la partita la stella francese Guivarc'h.

Nella ripresa una Lazio molto volitiva si getta all'arrembaggio, ma sia Nedved che Boksic non trovano la via del gol e gli attacchi si ripetono inutilmente fino al minuto 62, quando Eriksson, con l'intenzione di rafforzare ulteriormente il reparto offensivo, cala la carta vincente: Casiraghi sostituisce Venturin ed un minuto dopo, approfittando di uno svarione difensivo, segna il gol-partita.


La Gazzetta dello Sport titola: "La squadra di Eriksson non brilla in Europa contro i francesi. La Lazio si concede solo un acuto. Casiraghi risolve, ma quante incertezze contro l'Auxerre. I biancocelesti si svegliano tardi e non riescono mai ad avere completamente in pugno la gara. Conseguenza anche di un calo fisico e della scarsa vena di Mancini. Poco dopo il gol è stato espulso Jugovic. Negativo l'arbitraggio".

Continua la "rosea": Casiraghi entra e pesca il jolly d'un gol che non può lasciare tranquilla la Lazio in vista del viaggio a Auxerre. Anche perché le avventure europee di Cragnotti, ogni qualvolta sono cominciate con un 1-0 all'Olimpico si sono concluse con l'eliminazione. Boavista, Borussia Dortmund e Tenerife sono lì, nel libro dei (brutti) ricordi. E' vero che questa è l'era Eriksson, ma sarà meglio diffidare. Non piace la Lazio di coppa che raccoglie un piccolo 1-0 dopo avere buttato quasi un intero primo tempo. Non piace nemmeno l'arbitro belga Piraux che rivaluta i fischietti nostrani, nega un rigore enorme a Pancaro sullo 0-0 e caccia Jugovic (colpevole di suo) non appena la Lazio va in vantaggio. Ma è meglio accontentarsi. In tempi di sospetta flessione atletica e latitanza di Mancini, inutile chiedere la luna. La prima mezzora della Lazio è sconcertante. Non accade nulla. Nemmeno si corre. L'Auxerre si dispone secondo previsione, col libero staccato (Danjou) e con marcature a uomo, vecchio stile che più vecchio non si può. Goma su Boksic, Jay su Mancini, Rabarivony su Fuser, Lamouchi su Nedved, Jeunechamp su Jugovic, Lachuer su Venturin. Più avanti Marlet tiene impegnato Favalli, Guivarc'h i centrali Nesta e Negro, mentre Diomede parte dalla zona di Pancaro per tagliare il campo. Sempre in orizzontale, hai visto mai che disturbata la Lazio si sveglia. Non si riesce a capire perché questa mezzora venga regalata ai francesi, che non chiedono di meglio.

I loro caratteristici scatti brevi bastano e avanzano per tenere in scacco la Lazio. L'arbitro belga Piraux è in linea col match: non ammonisce Lamouchi e Pancaro e i suoi aiutanti prendono lucciole per lanterne sui fuorigioco. Ci vuole una mezza occasione dell'Auxerre (Diomede che alza il pallonetto dopo buona sponda di Guivarc'h) per convincere i biancocelesti, e soprattutto Boksic fin lì inguardabile, a entrare in partita. Basta accelerare un po' le cadenze, pressare, e l'Auxerre va in affanno. Il tentativo di perdere tempo costa caro ai francesi, perché Diomede si fa ammonire e questo gli costerà la squalifica. Una perdita importante. Serra sotto la Lazio, Boksic e Fuser si fanno pericolosi e dopo un reclamo ingiustificato di Jugovic c'è rigore di Diomede che aggancia Pancaro nel bel mezzo d'una mischia. L'arbitro non è nemmeno messo troppo male, Diomede sa di averla fatta grossa ma non accade nulla. Solo allo scadere del tempo è impegnato Charbonnier. La botta di Venturin su assist di Nedved è micidiale, la risposta in angolo del portiere pure. L'impressione è che la Lazio possa sbloccare la situazione solo ricorrendo ai lunghi. La difesa dell'Auxerre non sembra infatti impenetrabile sui palloni alti.

Insomma, il secondo tempo dovrebbe profumare di Casiraghi. La pensa così anche Eriksson che peraltro aspetta più di un altro quarto d'ora prima di buttarlo nella mischia al posto di Venturin. Detto e fatto dopo un minuto la Lazio è in vantaggio. Manco a dirlo con Casiraghi che sfrutta il cross di Nedved (il più vivo della compagnia) e l'incertezza di Charbonnier e Rabarinovy per scartare anche il palo e depositare al volo (non facile) in rete. A questo punto, vista la serata tutt'altro che ispirata, la Lazio dovrebbe solo amministrare l'1-0 e cercare di rimessa il raddoppio. Ma nessuno ha fatto i conti con l'arbitro e, a onor del vero, con Jugovic che già ammonito va a cercarsi e a trovare l'espulsione per proteste. E' il 22', Eriksson toglie lo spento Mancini e tampona con Marcolin. Ma il signor Piraux deve avere decisamente preso in antipatia i biancocelesti. Marchegiani salva su una rasoiata di Guivarc'h e osserva la punizione di Diomede stamparsi sulla traversa e tornare in campo. Nedved, il migliore, capisce l'antifona e rialza la Lazio, depositandola di forza nell'altrui metà campo. Roux, l'anziano tecnico dell'Auxerre, non attinge alla panchina e Eriksson ricorre anche a Gottardi per Boksic. Si chiude con le parate di Charbonnier su Nedved, ma nel ritorno ci sarà da soffrire anche senza Diomede perché Guivarc'h è un gigante e l'Auxerre gestisce assai bene le palle inattive. Lazio, sei avvertita.


La Repubblica titola: "Casiraghi entra e segna. Lazio contro l'arbitro".

L'articolo così prosegue: La Lazio dovrà capitalizzare con attenzione questo piccolo vantaggio ottenuto in una serata di non grande vena, nella quale ha sofferto l'aggressività e la mobilità dell'Auxerre. Ma in Francia l'1-0 le consentirà di svolgere la sua partita preferita, attendendo e facendo valere i colpi dei suoi attaccanti, facendo casomai anche esperienza di questa prima partita nella quale ha capito poco della maniera di aggredire gli avversari. La fatica e gli impacci sono stati aggravati anche da un arbitro pessimo, che ha ignorato un rigore su Pancaro nel primo tempo e poi nella ripresa ha espulso Jugovic per una banalità, oltre che dare interpretazioni bizzarre a molte situazioni. Ma, al di là di questo, la Lazio è stata squadra molto lunga, che poco riusciva a produrre per di più rischiando molto contro il rapido attacco dell'Auxerre. Ha tardato Eriksson a mettere un altro centrocampista dopo l'uscita di Jugovic (aveva fatto così anche nel derby con l'espulsione di Favalli). E la ricerca del secondo gol in 10 contro 11 è stato segno di audacia e generosità ma anche di dissennatezza tattica. Auxerre schierato da Roux con marcature a uomo: Danjou libero, Jay che segue Mancini e Goma che si attacca a Boksic. Ma l'Auxerre combina queste qualità da gioco degli anni '60 a pressing, un centrocampo molto stretto, capace di lanciare tre punte molto mobili e pronte a rientrare, tre attaccanti che ricordano un po' quelli dell'Udinese, con Guivarc'h che ha qualcosa di Bierhoff nel modo di gestire i movimenti dell'attacco.

Non succede molto nella prima mezz'ora, anche perché la Lazio aspetta ad alzare il ritmo e così non riesce mai a sorprendere i francesi ma si ritrova sempre l'Auxerre già tutto schierato nella metà campo. Il primo rischio è per Marchegiani al 23', quando Marlet riceve un assist di testa da Guivarc'h e va verso la porta laziale: rimedia alla situazione Favalli, deviando il tiro dell'ala. Da parte laziale si attende il break di Boksic, che ha iniziato piuttosto calmo. Il primo slalom del croato è del 30' ma alla fine non trova il tempo per servire Nedved. Un attimo dopo è di nuovo pericoloso l'Auxerre, ancora Guivarc'h fa un assist per Diomede, che però spreca malamente con un orribile tiro da appena dentro l'area. I francesi si spengono lì, da quel momento c'è l'assedio a Charbonnier, anche se lo spazio è sempre di meno la difesa francese comincia a traballare, anche perché Goma non riesce più a vedere Boksic. Sul finale di tempo i due episodi più significativi. Al 43' un contatto tra Pancaro e Diomede viene ignorato dall'arbitro che era dalla parte opposta dell'area. Ma l'aggancio del francese al piede del laziale era un classico rigore. La ripresa comincia per la Lazio con la voglia di fare ma con idee non del tutto chiare. Al quarto d'ora Eriksson decide che è tempo di tridente e fa entrare Casiraghi, togliendo Venturin. C'è subito un lancio di Nedved per Boksic, che però si fa ribattere da Charbonnier, ma subito dopo arriva il gol del vantaggio. Sul cross di Nedved c'è una gigantesca papera collettiva della difesa dell'Auxerre, manca la palla Goma, Charbonnier è sorpreso, sbuca da dietro Casiraghi che in acrobazia trova la rete, con un colpo di piatto non facile.

Al 21' l'assurda espulsione di Jugovic, per non aver rispettato la distanza nella barriera, dopo che nel primo tempo era stato ammonito per ostruzionismo (salterà il ritorno insieme a Diomede per l'Auxerre). La Lazio rischia nel cercare addirittura il secondo gol, Eriksson ritarda nel richiamare Mancini, e al 30' Diomede prende la traversa con una punizione tagliata che va oltre le mani di Marchegiani. Proteste alla fine, da Zoff ("Questi arbitraggi negativi stanno diventando una costante") a Eriksson ("Gli arbitri italiani sono meglio").


Sempre tratte dalla "rosea", alcune dichiarazioni post-gara:

Nonostante monsieur Piraux, la Lazio allunga la sua serie positiva e soprattutto continua a vincere tutte le sue partite notturne all'Olimpico, ben 10. Buon segno per i prossimi appuntamenti sotto i riflettori contro Roma e Juve. Ma i commenti sulla venticinquesima vittoria stagionale sono condizionati proprio dalla conduzione del direttore di gara. Passa in secondo piano anche il dato statistico cancellato delle francesi imbattute a Roma. Sergio Cragnotti lascia lo stadio scuro in volto e preferisce evitare ogni dichiarazione. Però stavolta c'è Dino Zoff - uomo di sport, prima di ogni altra sua carica - che non trattiene il disappunto: "Mi pare che l'arbitro abbia proprio esagerato. Sta diventando una costante, ultimamente. Non si può andare avanti cosi". Lo stesso Sven Goran Eriksson, sempre misurato, è sorpreso del belga Piraux: "C'era un rigore su Pancaro, ma ormai questa è un po' un'abitudine - prova a fare l'ironico, prima di dire serio - la direzione di gara non mi è piaciuta proprio. E poi non ho mai visto fare a nessun arbitro italiano quanto successo nell'occasione dell'espulsione di Jugovic. E' vero che lui non si è spostato subito dalla palla, su una punizione per i francesi, ma tirar fuori immediatamente il cartellino, senza neanche cercare di allontanare il giocatore mi sembra eccessivo. Un atteggiamento troppo duro. Sinceramente preferisco sempre gli arbitri italiani. Piuttosto resto convinto che bisognerà cambiare qualcosa (lo svedese è fra i fautori del doppio arbitro, ndr) perché di questo passo vedremo un mondiale con tante polemiche sulle cose fischiate e non fischiate".

Chiuso l'argomento arbitrale, Eriksson sottolinea una strana situazione capitata proprio nelle ultime due partite: "Appena mi decido a schierare le tre punte, arriva puntuale un'espulsione e dobbiamo cambiare assetto. Sono sfortunato. Certo, avevo detto che firmavo per un 1-0 e così è andata. Va bene, perché poteva finire peggio. Loro si sono difesi in maniera ordinata ed all'inizio ci hanno messo anche in difficoltà con il contropiede. Poi, piano piano, siamo cresciuti ed è capitata una cosa strana: nella ripresa la squadra ha corso di più. Buon segno, perché vuol dire che la condizione fisica è buona". Interviene Peppe Quintale, comico delle Iene: "Mister missione compiuta!". Svennis risponde divertito: "Sì. Grazie. Il formaggio brie era buono, l'ha mangiato anche stasera". E adesso lo svedese quasi quasi vorrebbe portarsi con sé il portafortuna di Italia Uno anche ad Auxerre: "Sarà una partita durissima in Francia, come del resto questa d'andata. La qualificazione è tutt'altro che conquistata. Però a noi è difficile far due gol, ed i francesi dovranno riuscirci, senza neanche subirne. Ora pensiamo al derby, che sarà una partita bellissima. Non vedo proprio uno 0-0. La Roma è in gran forma. Può succedere di tutto".

E proprio per il derby, Eriksson avrà un bel problema in più, perché tenere fuori questo Casiraghi che segna non è semplice: "Il calcio è proprio strano - commenta Gigi, che oggi festeggia 29 anni - sabato ho giocato una gara intera a Bergamo senza tirare una volta in porta. Stasera sono entrato e l'ho buttata subito dentro. Mi era capitato così anche con l'Inter. Anche se in Europa segno con più continuità". Già, 4 reti in 496' non sono male, specie se paragonati ai soli 3 gol in campionato. Casiraghi spiega la positività della panchina: "Quando uno entra e segna, e non è la prima volta che capita, ci sono due motivi per cui ciò accade. Primo, che tutti i giocatori sono ben motivati e si fanno trovare sempre pronti alla chiamata. Secondo, che Eriksson è fortunato".




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