Mercoledì 19 maggio 1999 - Birmingham, Villa Park - RCD Mallorca-Lazio 1-2


Stagione

Incontro precedente

19 maggio 1999 - Coppa delle Coppe 1998/99 - Finale

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta, Mihajlovic, Favalli, D.Stankovic (56' Sergio Conceicao), R.Mancini (89' Fernando Couto), Almeyda, Nedved (84' Lombardo), Vieri, Salas. A disp. Ballotta, Negro, Gottardi, De La Peña. Allenatore: Eriksson.

REAL MALLORCA: Roa, Olaizola, Marcelino, Siviero, Soler, Lauren, Engonga, J.Stankovic, Ibagaza, Dani, Biagini (74' Paunovic). A disp. Cesar Galvez, Carreras, Carlos, C.Soler, Fernando Nino, Lopez. Allenatore: Cuper.

Arbitro: Sig. Benko (Austria).

Marcatori: 7' Vieri, 10' Dani, 81' Nedved.

Note: ammoniti Mihajlovic e Siviero per gioco scorretto, Vieri e Marchegiani per comportamento non regolamentare. Angoli 6-3 per il Maiorca.

Spettatori: 33.021 paganti.


Il Villa Park
Il biglietto di "Curva"
Il biglietto di "Tribuna"
La Coppa delle Coppe 1999 è biancoceleste
La formazione iniziale della Lazio
Il colpo di testa vincente di Christian Vieri...
... scavalca Roa e si insacca in rete per il vantaggio biancoceleste
L'esultanza del bomber sotto la curva dei sostenitori laziali
Il pareggio iberico di Dani
Pavel Nedved ha appena scoccato il tiro angolatissimo...
... che trafigge Roa per il definitivo vantaggio biancoceleste
L'esultanza del centrocampista ceco
Un fotogramma della premiazione
Christian Vieri e Marcelo Salas durante i festeggiamenti in campo
Un momento dei festeggiamenti
Un altro fotogramma del dopo partita
Il Presidente Sergio Cragnotti ed il tecnico Sven Goran Eriksson alzano il trofeo conquistato

L'ultima edizione della Coppa delle Coppe, a novantanove anni dalla sua Fondazione, è della Lazio che scrive, per la prima volta, il suo nome su una manifestazione europea. Ci pensa Nedved, spesso trascurato da Eriksson, a regalare il sogno alla tifoseria biancoceleste azzeccando, nel finale, un bolide che distrugge l'incubo Real Mallorca.

Impegnati ad onorare la cinquantesima finale d'una squadra italiana nelle manifestazioni europee, i biancazzurri premono subito contro i dirimpettai spagnoli, puntando sulle fasce per attivare l'accoppiata Favalli-Nedved o, in alternativa, Pancaro e Dejan Stankovic. Cadenze serrate, mentre gli spagnoli cedono volentieri il possesso palla e restano corti sui centrali Ibazaga-Engonga, che circondano soprattutto Mancini, collocato dietro l'attacco. Sorpresa internazionale, il club delle Baleari applica puntiglioso gli ordini di mister Cuper, ossessionato soprattutto dalla prepotenza fisica di Christian Vieri, che infatti s'arrampica nell'aria al primo spiovente di Pancaro e castiga Roa, pescandolo fuori porta.

Bella rete di testa, e vantaggio biancoceleste che però dura pochi minuti, lasciandosi banalmente raggiungere. Cortocircuito imbarazzante, con Biagini sfilato via all'ombra del nostro Stankovic lungo la corsia sinistra per favorire la sovrapposizione rasoterra di Soler. Nessuno chiude davanti a Marchegiani, che l'irrompente Dani trafigge sotto misura. L'effetto pare traumatizzante, aggravato dal successivo scontro aereo tra Siviero e Vieri, impegnati ad aggiudicarsi il solito lancio lungo che azzarda Almeyda. L'attaccante laziale ha la peggio e proseguirà bendato alla fronte fino all'intervallo. Così prendono quota gli avversari, con rapidi contropiede di cui è capace Ibagaza, verso Biagini e Dani, sempre bravi ad incrociarsi, sempre indigesti laddove dovrebbero dominare tanto Nesta quanto Mihajlovic.

Solo Vieri lotta allo spasimo, salvo vanificare (ancora di testa) una rara idea griffata Mancini. Va meglio il Mallorca, pieno di volontà e nerbo. Per fortuna Marchegiani s'oppone alla botta obliqua di Lauren, quando appare irreale la superiorità degli antagonisti. Ma da una strattonata che provoca Almeyda, lampeggia il k.o. che regala ai biancocelesti il primo trofeo internazionale e il ventiseiesimo per l'Italia che supera così l'Inghilterra ferma a 25. Prima Vieri, mattatore assoluto, carica la stangata fra un groviglio di maglie rossonere, poi, sul rimpallo, proprio Nedved fulmina Roa. Il ceco esulta come mai aveva fatto prima d'ora. Gli ultimi minuti sono spasmodici, con i laziali chiusi in difesa sostenuti da oltre 15.000 supporters giunti da Roma. Al triplice fischio la gioia contagia tutti e non sono poche le lacrime sul campo e sugli spalti.


La Gazzetta dello Sport titola: "Sei proprio forte, Lazio! Vieri di testa e capolavoro di Nedved: conquistata la prima coppa europea. La Lazio vince perchè è più forte e sa superare i momenti difficili. Segna subito con Vieri, ma appena 4' è raggiunta da Dani. Subisce il colpo ma regge: la gara è tesa, il Maiorca ben organizzato. Chi segna prima vince: e Nedved trova il gol partita."

Continua la "rosea": L'ultima coppa delle Coppe si sposa con la prima coppa europea della Lazio. Figlie femmine ("la" Champions League) è il minimo che si possa augurare al club di Cragnotti, mentre quello maschio ("lo" scudetto) viene chiamato a gran voce da una curva impazzita, che festeggia l'alzata di coppa di capitan Nesta cantando "vinceremo il tricolor". Serata magnifica, per chi è laziale e per chi è sportivo: perché una stagione del genere, comunque finisca domenica, va incorniciata, e perché lo spettacolo dei giocatori italiani che vanno ad applaudire la curva spagnola, ricevendone in cambio un'ovazione, scioglie in piacere allo stato puro 90' di tensione mica da ridere. La Lazio vince perché è più forte del Maiorca - Real nella capacità di rintuzzare un'avversaria superiore -, e perché "tiene" con la testa i molti momenti nei quali il match rischia di sfuggirle. Eriksson ottiene molto da alcuni uomini, Vieri e Almeyda soprattutto, e pochino da altri, Mancini e Salas in primis. Ma di fronte a una squadra nel vero senso della parola, anche chi non è in serata sa stringere i denti per consentire ai baciati dalla grazia di emergere. E decidere. Il botta e risposta iniziale è di fortissimo impatto psicologico ed entrambe le squadre sono brave a superarlo, sia pure in modo diverso.

La Lazio colpisce duro nel giro di 7 minuti: più che un traversone, quello di Pancaro è un lungo rilancio (è nella sua metà campo) la cui lentezza permette a Vieri, uno non semplicissimo da spostare, di prendere posizione. Preciso il colpo di testa a pallonetto che pesca Roa fuori porta, inutile il suo colpo di reni. La sensazione immediata è che, se la Lazio riuscisse a tenere il vantaggio per dieci minuti, sarebbe fatta; ma il Maiorca reagisce in un baleno, conscio di doversi giocare tutto a costo di pigliare subito il secondo gol e trova in 4 minuti il pari. Soler e Jovan Stankovic prendono in mezzo Pancaro sulla destra laziale, il serbo crossa radente per Dani sul quale Mihajlovic non recupera, il piatto sotto porta è chirurgico. E l'inerzia della gara, che aveva preso una direzione italiana, si rovescia verso gli spagnoli. La Lazio non è reattiva come il Maiorca, ha bisogno di qualche minuto per digerire il cazzotto. In mezzo al campo Mancini non ha mai il passaggio facile, pressato da Engonga e troppo spostato sulla destra: l'assalitore di fascia di quel versante è Dejan Stankovic, che non va mai in profondità per dettare il passaggio. Meglio sarebbe rivolgersi dall'altra parte, dove Nedved attacca fin troppo, ma la palla fin lì non arriva mai; così Mancini finisce per perderla e la Lazio fatica a tenersi equilibrata perché Almeyda si trova a dover fronteggiare due uomini. Il Maiorca, poi, è bravo a costruire triangoli sulle fasce, a volte avanzando i suoi terzini, a volte facendo rinculare una punta.

Per sostenere i difensori laterali, molto sotto pressione, Nesta deve uscire accettando il duello in campo aperto con i rischi conseguenti. L'organizzazione migliore e la superiore rapidità permettono al Maiorca di reggere, e bene, il confronto con la qualità laziale, che ovviamente ha il suo peso. Terminata la digestione, i palloni ricominciano a piovere nell'area spagnola: sempre da lontano, perché sul fondo non ci arriva nessuno, ma quando in mezzo hai un tipaccio come Vieri te lo puoi pure permettere. Una sua violenta conclusione dai venti metri viene deviata a fatica dall'incerto Roa al 28', un colpo di testa da sotto misura finisce alto al 32' (ma l'arbitro gli aveva fischiato un misterioso fallo) e al 46' Salas non "trova" un assist centrale di Christian. Fra questi bagliori laziali, un contropiede assassino di Dani e Biagini al minuto 43; bravo Pancaro a rimontarlo, si stava mettendo davvero male. La ripresa è una lunga corsa in una galleria del vento, dove il vento sono i nervi, di minuto in minuto più decisivi visto che, non ci vuol molto per capirlo, chi segna non sarà più rimontato.

La Lazio gioca di più, sembra prendere il sopravvento quando Mancini entra meglio in partita, facilitato dall'ingresso di Conceicao che gli detta i passaggi; ma il Maiorca è vivo e siccome la Lazio attacca con molti uomini è facile trovarla squilibrata appena l'onnipresente Engonga recupera un pallone. Due chances serie in contropiede, per gli spagnoli: una respinta di Marchegiani al 24' su conclusione di Lauren e un salvataggio di Nesta, molto cresciuto nella ripresa, su velenoso traversone del solito J.Stankovic al 32'. E' il preludio al colpo del k.o.: la Lazio esce dalle corde e, su un pallone volante "coperto" da un salto di Vieri, Nedved gira dal limite il diagonale affilatissimo che vuol dire coppa delle Coppe. La sensazione di prima era esatta, il 2-2 non sarebbe venuto. E il 2-1 l'ha segnato la Lazio.


Il Messaggero titola: "La grande notte biancoceleste. Che spettacolo a Birmingham, la squadra di Eriksson taglia il traguardo: la Coppa delle Coppe è sua. Storica Lazio. Trionfo europeo: Vieri e Nedved travolgono il Maiorca".

L'articolo così prosegue: Eccola la coppa. E' bella, è meravigliosa. E' firmata Nedved, ma è stata fortemente voluta da tutta la Lazio, tornata attenta, decisa nel momento della resa dei conti. Il suggello a una stagione complicatasi sul traguardo, ma che ora torna a splendere. Giustamente, finalmente. Vieri indomabile gladiatore e intorno davvero tanti leoni biancocelesti. Onore al Maiorca, che si è battuto con le sue armi migliori, ha tentato la carta della rapidità, cedendo solo al magnifico destro del ceko, tenuto fresco per questo momento storico. A capo di una partita davvero bella per intensità e carattere delle due contendenti. I novemila al seguito intonano: "Vinceremo il tricolor". Intanto l'ultima coppa delle Coppe prende la via di Roma, capitale anche pallonara d'Italia. Nesta la alza ed è un tripudio per Eriksson, invocato a gran voce, confermato sul campo. E' una festa infinita. "Cuore e acciaio" Nedved resta in mutande sotto la curva, lancia baci al popolo laziale impazzito. Gli altri si concedono il giro d'onore, rivedono le immagini del trionfo. Dal lunghissimo lancio di Pancaro, allo stacco straordinario di Vieri che ha colto in controtempo il portiere argentino: in campo per il primo assaggio di tripudio anche un tifoso ingolosito dall'ostacolo basso all'inglese da scavalcare per arrivare ai suoi beniamini. Su questo gol si sarebbe forse potuta costruire una tattica più accorta, ma in quattro minuti appena il Maiorca, più rapido ed efficace sullo stretto, aveva agguantato il pareggio, su percussione di Soler perfezionata dal temuto Jovan Stankovic per il liberissimo Dani, piatto destro da un passo.

Subito chiari dunque i motivi del match: Lazio alla ricerca della profondità, spagnoli però padroni del centrocampo grazie al filtro eccellente di Engonga, un colosso alla Rijkaard, e al lavoro anche oscuro del fantasista Ibagaza, sempre pronto ad ispirare la rimessa. Eriksson ha azzardato almeno una scelta, sacrificando il suo Stankovic sulla fascia, senza che il serbo avesse il passo del suo omonimo connazionale: scarso per un tempo il filtro a centrocampo, col solo Almeyda a pieno fiato, un Mancini un po' fuori misura nei lanci e il rientrante Nedved preoccupato della vena atletica dello scattante Lauren. Nonostante tutto, i laziali sono arrivati più spesso degli avversari nell'area opposta, sempre cercando l'elevazione di Vieri, travolto in uscita da Roa e costretto a proseguire con la testa fasciata per una ferita al sopracciglio destro (grande paura, visto che Boksic, febbre a 40, non era neanche in panchina). Eppure encomiabile, capace subito di un sinistro che ha costretto Roa in angolo. Preoccupante solo l'ammonizione di Mihajlovic, costretto ad arpionare il lanciatissimo argentino Biagini, e più tardi quella dello stesso Christian, reo di essersi aggiustato un pallone con il braccio. Da un suo errore di controllo è partito un contropiede temibile del Maiorca, col solito Biagini frenato in extremis da Pancaro.

Presto fuori Dejan Stankovic, colpito alla bocca da Siviero, nella ripresa: dentro Sergio Conceicao. Ma Lazio ora con altro passo, diversa convinzione. Pericolosa con una punizione di Mihajlovic che sibila vicino al palo. Continui i ribaltamenti, Marchegiani decisivo nell'opporsi coi pugni al solitario Lauren e le sgroppate di Vieri, su cui spesso raddoppia Engonga, sono un continuo invito a reagire. Vibrante anche il duello fra Lauren e Nedved, ben assisito da Favalli. Cuper cambia la seconda punta, Paunovic per Biagini e Marchegiani deve sbrogliare col pugno molti palloni che spiovono dalla bandierina. Ma a dieci minuti dalla fine, da una percussione di Vieri, lanciato da Salas, nasce il pallone buono per il destro di Nedved dal limite, angolatissimo, imprendibile per Roa. Eriksson si copre con Lombardo per Nedved e Fernando Couto per Mancini. I minuti filano via in apnea. Ecco, ora negli occhi resta solo l'apoteosi. La Lazio sarà a Monaco il 27 agosto, per il primo assaggio di Champions League, contro Bayern o Manchester. Birmingham è solo il punto di partenza.


Sempre dal quotidiano romano:

E' una coppa costruita in trasferta in giro per l'Europa. Ma nata in casa, in un Olimpico straboccante d'entusiasmo al gol di Nesta, che decise la doppia sfida col Milan: coppa Italia, poco più di un anno fa e sembra una vita. Nella sporta una maglia gialla con un logo rosso, qualche polemica ben ricompensata dallo sponsor, e una gran voglia di stravincere questo trofeo un po' illanguidito sì, da oggi eliminato, eppur sempre affascinante, per la schiera di squadroni che l'hanno conquistato in 39 anni, di campioni che ci misero la firma, da Muller ad Hamrin, da Asensi a Simonsen, a Zubizarreta, a Hughes, giù fino a Zola, emigrato nobile del Chelsea. Quell'arbitro israeliano - Era cominciata in salita, ricordate. Il Losanna all'Olimpico da spazzar via in un lampo: e invece, al primo minuto di gioco, l'arbitro Koren, israeliano inesperto, che caccia Stankovic e dà un rigore agli svizzeri per una respinta sulla linea bianca più di spalla che di braccio. Incredibile. Un segno del destino? Ecco Marchegiani parare il tiro di Celestini (genitori italiani), la Lazio passare in vantaggio pur con l'uomo in meno grazie a Nedved, dopo aver perso De la Pena con la coscia dolorante, Fernando Couto resistere stoicamente ai fischi del pubblico ma non allo sprint del colored Douglas: 1-1 e verdetto rinviato a un problematico ritorno.

Il 1º ottobre, sotto una pioggia torrenziale, se ne vanno i primi fantasmi: vola Salas di testa su cross di Mancini, ancora Douglas approfitta di un errore di Mihajlovic, Marchegiani si esalta e Sergio Conceicao corona col nuovo vantaggio una prestazione eloquente, esce Almeyda per infortunio ma Baronio non lo farà rimpiangere, Rehn insacca il pareggio troppo tardi. E il primo turno è superato fra mille patemi. Sorteggio inclemente - C'è il Partizan, che brividi. Fra gli avversari più duri del lotto. Prima in casa, in attacco il solo Mancini perché Salas è stato azzoppato la domenica prima da Colonnese a San Siro: meno di 25.000 spettatori all'Olimpico, Lazio spuntata nonostante il gran correre di Sergio Conceicao e Gottardi, pericoli zero per gli slavi. Si va nella bolgia di Belgrado, il 5 novembre, e piove ancora: c'è pure l'embargo a caricare i nazionalisti serbi. Ma qui i biancocelesti tirano fuori il meglio del repertorio: sotto di un gol (Krstajc, unico vero errore difensivo), agguantano la qualificazione con un rigore di Salas, bravissimo anche a procurarselo, e poi affondano nella ripresa ancora con Stankoviv (un derby per lui) e col freddissimo Matador. Inutile il 2-3 di Iliev. La Lazio è nei quarti con pieno merito. La passeggiata in Grecia - Ribaltone nell'urna. E' già marzo, la Lazio allarga le ali e il Panionios non può essere che uno sparring-partner di fronte alla "prima" europea di due campioni ritrovati come Nesta e Vieri. Quattro a zero ad Atene (Stankovic, autogol di Gazis, ancora Stankovic e Nedved), su un campetto di patate. Una formalità il ritorno in casa (la Lazio aveva ottenuto pure l'inversione di campo per salvaguardare l'incasso dei greci): la notte di De la Pena e una panchina da cento miliardi. Segnano Nedved, Stankovic e lo spagnolo, finalmente felice dopo un secondo tempo giocato tutto in velocità.

Le quattro regine - Poco da scegliere in semifinale. Il Lokomotiv Mosca, uscito dal sorteggio, sembra comunque meno temibile di Chelsea e Maiorca che si sfidano fra loro. Si va in Russia, con un bel gruzzolo di vantaggio in campionato e il derby alle porte: i moscoviti sono freschi e pimpanti, Eriksson dà riposo a Sergio Conceicao, rilancia De la Pena con Fernando Couto in mezzo al campo, lascia Nesta in panchina per problemi di sciatalgia. E' una partita che la Lazio sembra controllare, sia pure con qualche impaccio, ma che i russi di Semin sbloccano nella ripresa col georgiano Dzhanashia, abile nello scatto e preciso nel tiro. Il tecnico svedese indovina la contromossa: entrano Mancini e Boksic e il croato, che torna in campo praticamente dopo un anno, realizza il pareggio che varrà la qualificazione sfruttando un delizioso tacco del fantasista. Alla partita di ritorno, dopo la sconcertante sconfitta con la Roma e l'ingiusta replica con la Juventus, la Lazio arriva col morale a pezzi e teme visibilmente l'ultima beffa. Una formazione rivoluzionata, con Almeyda, Sergio Conceicao, Salas e Boksic in panchina, resisterà fino in fondo sullo 0-0 che vale la finale e solo una traversa colpita dalla bandierina da Mihajlovic darà un segnale di ripresa per gli sbigottiti tifosi dell'Olimpico. I russi comunque non pungono, la Lazio arriva alla meta, stanca ma rivitalizzata anche per il campionato. Birmingham è un'altra tappa verso la consacrazione europea. E domani è Champions League.


Il sito web "Uefa.com" commenta così la gara:

Grazie a una rete di Pavel Nedved sul finire, l'S.S. Lazio vince la Coppa delle Coppe UEFA (primo trofeo europeo per i biancocelesti) contro l'RCD Mallorca a Birmingham. Mentre i tempi supplementari sembrano avvicinarsi irrimediabilmente, il centrocampista ceco mette a segno il gol decisivo con uno stupendo tiro al volo a 9' dal termine. Quella del 1999 è l'ultima finale di Coppa delle Coppe, trofeo glorioso nato nel 1960/61. Dopo un cammino non privo di ostacoli, la Lazio può finalmente rifarsi dopo la sconfitta per 3-0 contro l'FC Internazionale Milano nella finale di Coppa UEFA dell'anno precedente a Parigi. Il Mallorca, una delle principali protagoniste in campionato del periodo, può comunque concedersi la sconfitta alla prima finale europea. La Lazio sfiora l'eliminazione al primo turno contro gli svizzeri del Lausanne-Sports, ma si qualifica per le reti in trasferta grazie al 2-2 nella gara di ritorno a Losanna. Anche l'FK Partizan di Belgrado si dimostra ostico al secondo turno, ma la Lazio riesce a spuntarla con un 3-2 a Belgrado dopo lo 0-0 dell'andata. Ai quarti di finale, i greci del Panionios NFC non sono all'altezza e vengono eliminati dai biancocelesti con un 7-0 complessivo, mentre le semifinali contro l'FC Lokomotiv Moskva terminano 1-1 in Russia e 0-0 a Roma.

Al primo turno, il Mallorca elimina gli scozzesi dell'Heart of Midlothian FC con un 2-1 complessivo, mentre il secondo turno contro il KRC Genk è ancor più complicato (1-1 in Belgio, 0-0 in casa). Ai quarti, contro i croati dell'NK Varteks, il Mallorca è protagonista di uno spettacolare 3-1 in casa dopo lo 0-0 dell'andata. Il posto in finale arriva grazie alla vittoria contro il Chelsea FC. Dopo un 1-1 a Londra, la formazione spagnola vince 1-0 al ritorno e si prepara ad affrontare la Lazio. La finale inizia in modo promettente. Christian Vieri, ex Club Atlético de Madrid, porta in vantaggio i biancocelesti dopo appena 7' con un colpo di testa su cross di Giuseppe Pancaro che scavalca il portiere Carlos Ángel Roa. Il Mallorca pareggia dopo appena 4'. Jovan Stankovic fugge sulla destra e crossa per lo smarcato Dani, che non ha problemi a superare Luca Marchegiani dalla corta distanza. Dopo la rete, la formazione spagnola prende le redini della gara e approfitta della temporanea assenza di Vieri, infortunatosi in uno scontro con Roa. Prima dell'intervallo, entrambe le squadre si procurano ancora qualche occasione, ma la gara è prettamente difensiva e prosegue senza troppe emozioni fino alla decisiva rete di Nedved.


L'allenatore biancoceleste Sven Goran Eriksson a fine gara: "E' tutto molto bello, è la prima coppa della Lazio, sono felice. Certo, abbiamo sofferto. Abbiamo sbloccato il risultato, ma siamo stati raggiunti troppo presto. Però nel secondo tempo abbiamo meritato la vittoria. Ora abbiamo un altro traguardo da inseguire e domenica cercheremo di dare il meglio." Il Presidente Sergio Cragnotti: "Fantastico, i ragazzi ce l'hanno messa tutta. Questa vittoria è il coronamento di un lungo lavoro. Un lavoro duro che continua, per fare una Lazio sempre più forte, più ricca di carattere, mentalità , voglia di vincere. Questa è una serata di gioia, una serata che ci darà moltissimo. E speriamo che anche il campionato ci dia ciò che meritiamo."


Tratte da Il Messaggero, alcune dichiarazioni post-gara:

Sven Goran Eriksson ora si sente più "vincente" dopo la conquista della seconda finale europea, su cinque disputate, e del terzo trofeo della stagione. Sorride felice il tecnico quando saluta il collega spagnolo al quale rende subito merito. «Il Maiorca ha giocato un'ottima partita: brava nel difendere e nel ripartire in contropiede. Per noi una serata sofferta e difficile ma un successo meritato. Questa coppa ci appartiene perché siamo l'unica squadra a non aver perso in Europa. Sono contento soprattutto perché la Lazio ha conquistato il primo trofeo europeo e perché l'ultima coppa delle Coppe resterà per sempre nella bacheca di una grande società come la Lazio». Poi un ringraziamento ai tifosi. «Sono stati meravigliosi, non pensavo che arrivassero così numerosi in Inghilterra ad incitarci. Una festa molto bella che conserverò per sempre tra i ricordi più cari». Rilassato, felice, tranquillo, lo svedese si gode la storica serata inglese. «Dopo la sconfitta di Parigi dell'anno scorso volevamo tutti fortemente questa coppa. E' stato un incontro giocato molto bene da entrambe le squadre e questo rappresenta anche un motivo di soddisfazione perché difficilmente si vede del bel gioco quando si affronta una finale, tirata, combattuta ed incerta fino all'ultimo. La Lazio è stata brava a tenere a bada il Maiorca nei momenti di difficoltà ed a colpire con una gran bella rete di Nedved». Proprio il ceko, il calciatore più sacrificato negli ultimi tempi. «Pavel è stato grandissimo sia come uomo che come calciatore. Non ha mai fatto polemiche quando è rimasto fuori squadra dimostrando attaccamento e professionalità. E quando è stato chiamato in campo ha risposto da campione con una prestazione all'altezza e con una rete decisiva che ci ha regalato la Coppa».

Eriksson spiega la sostituzione, dopo neanche un'ora, tra Stankovic e Conceicao. «Dejan non mai riuscito ad entrare in partita, ha sofferto sin dall'inizio». Però giocava fuori ruolo. «E' vero, ma altre volte aveva fatto meglio. Con Conceicao, Mancini e Nedved, contemporaneamente in campo, la squadra era sicuramente più offensiva: bisognava richiare ed è andata bene. Conceicao ci ha garantito una spinta maggiore sulla fascia destra ed è arrivata la rete del due a uno». Si torna a parlare della festa, pensando allo spettacolo che potrebbe offrire l'Olimpico domenica pomeriggio. «Lo sogno, ma non voglio pensarci. Noi abbiamo l'obbligo di vincere sperando nel Perugia. Prima dipendeva soltanto dalla Lazio, adesso bisogna aspettare un altro risultato positivo, ma noi ci crediamo». Dopo la coppa delle Coppe, Cragnotti sogna la Coppacampioni. Eriksson non fa promesse ma è sintonizzato sulla stessa lunghezza d'onda del presidente. «Il cammino è lungo e difficile ma il nostro obbiettivo, dopo la finale Uefa e quella di coppa delle Coppe, è ovviamente la Coppacampiponi». L'allenatore spagnolo Cuper ringrazia per i complimenti ed elogia la propria squadra. «Conoscevamo tutti il valore dei nostri avversari ma credo che il Maiorca abbia saputo tenere testa molto bene alla Lazio. Anzi, poco prima di subire il gol di Nedved, eravamo andati vicino al gol in un paio di occasioni. Peccato, la partita, qualora avessimo segnato, avrebbe potuto prendere una direzione diversa. Però tutti abbiamo la coscienza a posto perché i ragazzi hanno dato il massimo per regalare ai tifosi la Coppa. Complimenti alla Lazio».

Il tecnico comunque ha una recriminazione da fare. «Nell'azione che ha portato al gol decisivo mi è parso di vedere un pugno alzato di Vieri: forse ha toccato con la mano, anche l'arbitro era indeciso su cosa fare ed ha guardato il segnalinee. Purtroppo è andata così, però usciamo a testa bassa da questa grande sfida». «E’ la coppa della credibilità», la prima certezza di Sergio Cragnotti nell’indimenticabile notte inglese. In trionfo in mezzo al campo, a pochi metri dalla Coppa delle Coppe. Lo sollevano tutti i giocatori biancocelesti, mentre nella curva a destra della tribuna centrale compare lo striscione Padroni d’Europa. Cragnotti sorride, in giacca e cravatta, commosso e felice. Nesta dopo qualche secondo alza il trofeo, primo successo continentale nella storia della Lazio. Quella Coppa finisce sotto la curva dei laziali impazziti di gioia, che ora cantano: «Vinceremo, vinceremo il tricolor». E sotto la curva va anche il presidente biancoceleste. Stringe i pugni verso i ragazzi, che lo vedono e cominciano a urlare il suo nome. Venti minuti dopo il fischio finale dell’arbitro Benko, la Coppa delle Coppe è tra le sue mani. Cragnotti la prende e la stringe forte, è sotto l’altra tribuna opposta. I tifosi biancocelesti non si lasciano sfuggire l’occasione: «un presidente, c’è un presidente».

E il presidente la pensa come i tifosi che già guardano a domenica, all’ultima gara del campionato. E’ giustamente insaziabile: «Non avrei mai rinunciato a questo trofeo per lo scudetto, nessun baratto, non ci ho neanche pensato. Ma il tricolore per me è più importante della Coppa e ancora ci credo. Nell’ultimo turno di campionato sarà dura per tutti, per la Lazio e per il Milan». Abbronzato e fiero del suo gruppo, Cragnotti scherza sui festeggiamenti che gli hanno riservato i giocatori biancocelesti a fine partita. Fuori piove a dirotto. Resta negli spogliatoi, dove parla tranquillo, l’emozione è già passata: «Era già successo l’anno scorso, mi sollevarono al cielo anche dopo il successo in Coppa Italia. Ormai ci sono abituato. Adesso mi auguro che possa capitare la stessa cosa tra un anno, in Champions League». si ferma e aggiunge: «non è detto che quel giorno non sia più vicino, magari domenica pomeriggio all’Olimpico». «Non voglio fare polemiche», precisa a chi gli ricorda che per Galliani la Lazio è solo una piccola squadra. «In cento anni questo è il nostro primo successo in Europa, ma è anche la vittoria della svolta. Mi riferisco alla mentalità del nostro gruppo. Adesso sappiamo di essere al vertice. Penso che sia il primo trionfo di una lunga serie, perchè da Birmingham la mia Lazio entra tra le grandi del calcio mondiale. Voglio godermi questa conquista, perchè è la conferma che la società ha lavorato bene, portando avantida tempo un progetto serio e competitivo, fatto di investimenti importanti. La società ha sempre avuto una gran voglia di vincere e sta raccogliendo quanto seminato in questi anni. La nostra è una formazione di grandi campioni, li voglio ringraziare tutti per quello che hanno dato in questa finale».

In poco più di un anno Eriksson ha vinto tre coppe. Cragnotti ringrazia pubblicamente l’allenatore svedese, che sta ottenendo risultati importanti per il club biancoceleste e può ancora vincere lo scudetto: «Ho sempre detto che le professionalità vanno difese e soprattutto comprese nei momenti difficili. Sono molto contento per lui». Torna a parlare della partita contro il Maiorca: «il gol di Vieri ci aveva agevolato il cammino, ma il gol del pari degli spagnoli ci ha creato qualche problema, tutto è diventato più difficile. Loro sono bravi e velocissimi. E’ stata una gara dura e sofferta, anche perché quando ho fatto caso ai colori dei nostri avversari, anche loro rossoneri, ho pensato: ’Ci risiamo...’. Comunque il successo, alla fine, è stato sofferto ma meritatissimo». «Vieri grandissimo», ripete più volte il presidente biancoceleste, accolto affettosamente dal centravanti negli spogliatoi. «Ma lo ripeto: questa è la vittoria di tutti noi, di un progetto voluto fortissimamente. Sono sicuro che andremo avanti così, perché abbiamo basi solide che ci consentiranno di recitare un ruolo da protagonisti anche in futuro».




Galleria di immagini sulle reti della gara
Cristian Vieri per la rete del vantaggio biancoceleste
Il pareggio della formazione spagnola
Il tiro vincente di Pavel Nedved che vale la conquista della Coppa





Official Programme (galleria delle pagine sulla Lazio)
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Rassegna Stampa
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La pagina sportiva del Birmingham Post (UK) del 20/05/1999
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La Vanguardia (Spagna) del 20/05/1999
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La Vanguardia (Spagna) del 20/05/1999
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L'articolo dell'Equipe (Francia) del 20/05/1999
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Mundo Deportivo (Spagna) del 20/05/1999
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Mundo Deportivo (Spagna) del 20/05/1999
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Mundo Deportivo (Spagna) del 20/05/1999
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Mundo Deportivo (Spagna) del 20/05/1999
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Mundo Deportivo (Spagna) del 20/05/1999
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Mundo Deportivo (Spagna) del 20/05/1999
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Mundo Deportivo (Spagna) del 20/05/1999
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Il Messaggero del 20/05/1999