Mercoledì 21 dicembre 2005 - Lecce, stadio Via del Mare - Lecce-Lazio 0-0


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21 dicembre 2005 - 3.171 - Campionato di Serie A 2005/06 - XVII giornata

LECCE: Benussi, Angelo, Diamoutene, Stovini, Rullo, Marianini (91' Camorani), Delvecchio, Valdes, Konan (83' Cassetti), Pellè (67' Cozzolino), Vucinic. A disposizione: Patrachi, Schiavi, Giorgino, Emerenko. Allenatore: Baldini.

LAZIO: Peruzzi (72' Ballotta), Oddo, Siviglia, Cribari, Zauri, Keller (46' Belleri), Dabo, Liverani, Manfredini, Pandev, Rocchi (85' Tare). A disposizione: Stendardo, Giallombardo, Mudingayi, S.Inzaghi. Allenatore: D.Rossi.

Arbitro: Sig. G.Lops (Torino).

Note: espulso al 73' Vucinic per doppia ammonizione. Ammoniti: Dabo, Siviglia, Rullo, Zauri. Calci d'angolo: 6 - 5. Recuperi: 3' p.t., 5' s.t.

Spettatori: paganti 3.479 per un incasso di 38.329 euro, abbonati 8.603 per una quota di 73.984,37 euro.


Christian Keller in azione
L'espulsione di Vucinic
Un fotogramma della gara
Duello Pandev-Valdes
Un'azione della partita

La Gazzetta dello Sport titola: "Partita congelata. Biancocelesti irriconoscibili, ma il Lecce non riesce a concretizzare".

Continua la "rosea": Al freddo e al gelo, nella capanna del "Via del Mare" Lecce e Lazio hanno deciso di godersi un pareggio che riscalda i cuori e allunga la speranza. Con la squadra salentina ridotta in dieci per l'espulsione di Vucinic (per doppia ammonizione, al 29' della ripresa), Rossi ha scacciato le paure del collega Baldini, inserendo tardivamente Tare, solo a 5 minuti dalla fine, e per giunta al posto di Rocchi. Quella rinuncia a scommettere subito sul tridente è valsa quasi come una liberazione per il Lecce, che, costretto in inferiorità numerica, era comunque riuscito a tenere in apprensione la difesa avversaria, con qualche incursione di Cozzolino e soprattutto con i tentativi al tiro di Diamoutene e Rullo. Lo 0-0 è così specchio fedele di uno spettacolo povero di emozioni. La Lazio è apparsa lontanissima parente della formazione che aveva fatto tremare la Juventus. Nella mente ancora quell'esibizione, Rossi si era concesso solo i cambi necessari: al posto di Behrami, ha messo Keller, per la prima volta dall'inizio, e a Pandev ha affidato il compito di sostituire Di Canio. Come aveva detto alla vigilia, l'ex tecnico giallorosso ha dimostrato anche sul campo di temere il Lecce davvero più dei campioni di Capello. Tant'è che la prima vera conclusione in porta della Lazio è arrivata solo dopo 72 minuti, con una palletta morbida di Pandev.

Baldini ha continuato a lanciare messaggi forti: dopo le esclusioni eccellenti di Pinardi e Ledesma nelle scorse settimane, stavolta è toccato a Cassetti accomodarsi in panchina. Il tecnico toscano non guarda in faccia alcun atteso protagonista; con Benussi all' esordio in giallorosso, ha inserito Angelo in difesa, ha puntato ancora su Valdes a centrocampo, irrobustito da Marianini, e ridisegnato il tridente offensivo con Pellè centrale e Konan e Vucinic esterni. Lì davanti, però, il Lecce è risultato sin troppo prevedibile: non è bastato spostare il montenegrino a sinistra, per guadagnare in fantasia nel gioco, sempre finalizzato con lanci lunghi per Pellè, in luce solo per una "pennellata" su cross di Angelo. Preso atto dell'apatìa della Lazio, il Lecce almeno ha tentato di pungere, approfittando soprattutto della facilità di corsa di Angelo e di qualche invenzione di Valdes, stavolta genietto intermittente. Dopo una prima frazione di gara da... panettone, spumante e pace per tutti, Baldini ha cercato di rendere più incisiva la squadra con Cozzolino, al posto di Pellè; il suo progetto si è, però, frantumato subito, per l'espulsione rimediata da Vucinic, già ammonito e punito per un rude intervento su Zauri. Rossi ha temporeggiato, magari per verificare ancora la forza atletica degli avversari. Evitate le insidie su tiri di Diamoutene e Rullo, la Lazio allo scadere ha sfiorato il vantaggio, con un pallonetto di Liverani: ma Benussi, emozionato e titubante in avvio, si è opposto con la freddezza di un veterano. Un gol, d'altra parte, sarebbe stato premio eccessivo. Per tutti.


Il Corriere della Sera così racconta la gara:

La partita degli assenti non poteva che finire 0-0. Poco calcio e niente spettacolo in Lecce-Lazio, ma la gente lo sapeva già: 3.479 paganti sono una condanna a prescindere. I salentini chiudono il 2005 con la misera consolazione di non essere ultimi in classifica, ma se il campionato finisse oggi sarebbero retrocessi insieme a Cagliari e Treviso. I biancocelesti lo fanno a pari punti con la Roma, nel derby che dura dodici mesi. Viste le diverse ambizioni di inizio stagione non è un cattivo risultato. C'è poco, pochissimo, che meriti di restare: la bella parata al 90' di Benussi, portierino di riserva al posto dello squalificato Sicignano, che toglie a Liverani la gioia di un gol con pallonetto tottiano; la buona prova dell'arbitro torinese Lops, esordiente in A; gli applausi finali della curva del Lecce all'ex Delio Rossi e un paio di striscioni pro-Zeman, che qui ha lasciato buoni ricordi: con lui, l'anno scorso, Cassetti era nell'orbita della nazionale e del Milan, ora fa la riserva di tale Angelo. La partita poteva cambiare al 28' della ripresa, quando è stato espulso Vucinic. La doppia ammonizione, però, è sembrata più una ribellione dell'attaccante al modulo scelto dal suo allenatore che cattiveria verso gli avversari. Nel 4-3-3 di Baldini, infatti, al montenegrino è toccato il ruolo di esterno sinistro, con il giovanissimo Pellé centravanti.

Vucinic è sembrato un pesce fuor d'acqua, sempre più nervoso, mentre Pellé veniva stritolato dall'inesperienza e dalla coppia Siviglia-Cribari. Baldini si è corretto tardi, facendo entrare Cozzolino al 23' della ripresa: cinque minuti dopo Vucinic si è fatto cacciare per un fallo (a centrocampo!) su Zauri. Con l'uomo in più, la Lazio non è stata capace di cambiare marcia e approfittare dell'occasione. Una Lazio senza le fasce (Behrami e Cesar k.o.), che ha patito molto la loro assenza. Mancava, naturalmente, anche Paolo Di Canio, squalificato per il saluto romano in Lazio-Juve. Un Di Canio al contrattacco: "La misura è colma. Da un gesto che ha per me unicamente una valenza sportiva, alcuni vogliono cercare di screditare la mia persona. Ma io non ci sto; non lo sopporto più. Ho quindi dato incarico al mio legale di tutelare per via giudiziaria la mia onorabilità". Meritorio destinare l'eventuale ricavato delle iniziative legali alla casa-famiglia di suor Paola, nota tifosa laziale. Difficile, invece, capire come un saluto romano abbia valenza soltanto sportiva. Il resto del mondo - basta parlare con un amico straniero di qualunque Paese - pensa il contrario.