Mercoledì 27 settembre 2000 - London, Arsenal Stadium- Arsenal FC-Lazio 2-0


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27 settembre 2000 - 2909 - Champions League 2000/01 - Prima fase gruppo B - III giornata - inizio ore 20.45

ARSENAL: Seaman, Luzhnyi, Keown, Adams, Silvinho, Bergkamp (79' Vivas), Parlour, Vieira, Ljungberg, Henry (85' Wiltord), Kanu. A disposizione: Lukic, Dixon, Cole, Vernazza, Grimandi. Allenatore: Wenger.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Mihajlovic, Pancaro, Stankovic (46' Lombardo poi 74' Ravanelli), Veron, Simeone, Nedved, S.Inzaghi (57' Salas), C.Lopez. A disposizione: Orlandoni, Colonnese, Couto, Sensini. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Garcia Aranda (Spagna).

Marcatori: 43' Ljungberg, 56' Ljungberg.

Note: spettatori 34.521 paganti.

Spettatori:

La copertina del programma ufficiale del match
La formazione biancoceleste

Nessuna squadra italiana ha mai violato l'erba sacra di Highbury. Non è riuscita neppure la Lazio né avrebbe potuto, giocando come ha fatto: 2-0 per i Gunners, due palle di cannone a stendere i campioni d'Italia che forse cominciavano a pensare di attraversare l'Europa accompagnati dalle note dell'"Aida". Mai il risultato è stato in dubbio, da quando l'Arsenal ha capito che stavolta i temuti visitatori erano più velleità che concretezza, classe individuale da vendere e rabbia agonistica evaporata, specie nel celebratissimo attacco. E sì che in avvio ben poche bollicine frizzavano nello champagne di Wenger, il francese che ha scacciato la noia da questo stadio incantevole. Non pareva bastare l'azzardo di quel Bergkamp arretrato alla Zidane dietro Henry e Kanu. Da tanto coraggio per oltre mezz'ora scaturiva quasi niente, a dispetto delle felicissime intuizioni del maestoso Vieira e del vivacissimo Ljungberg. La Lazio restava sulle sue, ancorata agli scatti profondi di Lopez ed ai missili da fermo di Mihajlovic (splendido quello di poco fuori al 32'). La musica di Highbury cambiava all'improvviso, al 35' con guizzo di Henry, davanti al quale era bravissimo il portiere laziale ad abbassare la saracinesca. Era l'annuncio di un finale di tempo arroventato, che i 38 mila ospiti dello stadio-salotto accompagnavano con il loro urlo. Un brutto testa a testa tra Henry e Stankovic (il serbo, già ammonito, rischiava grosso) innescava al 41' una mischia nella quale Inzaghi si esibiva in un'infelice deviazione di testa verso la sua porta: anche stavolta, formidabile il riflesso di Marchegiani.

Ma erano scene da triste presagio. Due minuti e l'Arsenal faceva esplodere Highbury con un'azione mozzafiato. La avviava involontariamente Veron, perdendo a metà campo un pallone che Kanu trasformava in un lungo cross: perfetto era l'assist aereo di Bergkamp per Ljundberg, che nel cuore dell'area piccola scaricava il micidiale sinistro-gol. Alla ripresa, Eriksson pescava dal mazzo l'amuleto Lombardo. La Lazio pareva guadagnare campo, favorita dal vistoso arretramento dell'Arsenal. Ma in concreto cambiava niente, visto che all'11' erano gli inglesi a confezionare il bis: magica la giocata di Bergkamp, a squarciare la difesa laziale per un taglio sul quale piombava il falco Ljungberg per il 2-0. Eriksson cercava la carta della disperazione con Salas e più tardi anche con Ravanelli. Niente. Sotto spruzzi di pioggia sempre più gelata, la Lazio si intestardiva nella ricerca dello sprint di Lopez con palloni alti che erano una festa per i piloni inglesi. Sempre più pericoloso l'Arsenal, a parte il solito siluro di Mihajlovic su punizione (41'), nelle velocissime repliche spesso vanificate dall'apatia di Henry.