Martedì 17 ottobre 2000 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Arsenal FC 1-1


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17 ottobre 2000 - 2912 - Champions League 2000/01 - Prima fase gruppo B - IV giornata - inizio ore 20.45

LAZIO: Peruzzi, Negro, Nesta, Mihajlovic, Pancaro, Stankovic (46' C.Lopez), Veron, Simeone, Nedved, Salas, S.Inzaghi (68' Crespo). A disposizione: Marchegiani, Favalli, Couto, Baronio, Lombardo. Allenatore: Eriksson.

ARSENAL: Lukic, Dixon, Keown, Luzhnyi, Silvinho, Parlour (60' Pires), Vieira, Grimandi (69' Lauren), Ljungberg (73' Wiltord), Henry, Kanu. A disposizione: Taylor, Adams, Vivas, Cole. Allenatore: Wenger.

Arbitro: Sig. Krug (Germania).

Marcatori: 23' Nedved, 88' Pires.

Note: ammoniti Ljungberg, Nedved e Veron per gioco scorretto, Keown e Nesta per comportamento non regolamentare. Angoli 9-5 per la Lazio.

Spettatori: paganti 40.151, per un incasso di lire 1.650.895.000.

La formazione della Lazio: Mihajlovic, Nesta, Negro, Pancaro, Peruzzi, Veron; Stankovic, Simeone, Inzaghi, Nedvad, Salas
Un'altra foto della formazione
La copertina del programma ufficiale del match
Il biglietto della gara

La Gazzetta dello sport titola: "Nesta apre la strada al recupero dell'Arsenal. Il capitano della Lazio buca l'intervento e Pires vola a pareggiare il gol di Nedved. Scintille, una minirissa e pareggio inglese solo all'88', ma meritato: Eriksson fin troppo spregiudicato, un errore la rinuncia a Baronio". Continua così la rosea:

Si fa agguantare a pochissimi minuti dalla fine e per giunta in contropiede, la Lazio. Ma la beffa, questo deve essere chiaro, avrebbe finito col subirla l'Arsenal. Il gol di Pires che percorre metà campo in solitudine dopo l'errore di Nesta appartiene ai paradossi del calcio. Né più né meno come la rete di Nedved a metà del primo tempo, frutto del più bizzarro dei rimpalli. Partita come si suol dire vibrante: scintille, sangue (di Simeone), minirissa finale come trent'anni fa. Meglio l'Arsenal, più squadra e più tonico, mentre la Lazio mostra alla distanza solo un gran temperamento. Eriksson spregiudicato ai limiti dell'irragionevolezza, nonostante il risicato vantaggio ruota tutte e quattro le sue superpunte ma rinuncia al terzo cambio tenendosi Baronio stretto in panchina. Col senno di poi (e anche di durante) un errore. Riserva non poche sorprese, la formazione dell'Arsenal. Il tempo all'inglese, ha piovuto per buona parte del pomeriggio, e il mal di schiena mietono vittime illustri tra i "vecchietti".

Il portiere Seaman (37 anni) non è nemmeno in panchina e al suo posto gioca Lukic, che in compenso compirà quarant'anni tra meno di due mesi e che non gioca, ci dicono i colleghi inglesi, addirittura da tre anni. Adams, il capitano della nazionale, è a fare compagnia al tecnico Wenger e al suo posto c'è Dixon che gioca a destra mentre Luzhny fa il secondo centrale con Keown. Anche in questo caso (34 anni di Adams contro 36 di Dixon) l'Arsenal scivola verso la terza età. E' rivoluzionato pure il centrocampo: all'annunciata assenza di Bergkamp, che quando si tratta di andare in aereo non ne vuole proprio sapere, si aggiungono anche quelle tattiche del camerunense Lauren e di Pires, due con spiccate doti offensive. Al loro posto un altro francese meno noto e cattivello, Grimandi, e Parlour, che ad Highbury si era battuto assai bene contro Simeone ma che qui è schierato a destra, mentre Grimandi va a fare coppia centrale con Vieira. A sinistra viene infine riproposta la verticale Silvinho-Ljungberg che già a Londra aveva squassato Stankovic e Negro. Appare subito chiaro che cambiando l'ordine dei fattori, cioè cambiando mezza squadra come fa l'Arsenal, il risultato non cambia. L'aveva fatta da padrone in casa propria e comincia a farlo anche qua, complice una Lazio fotocopia di quella che sabato scorso ha facilmente disposto del Perugia. La Lazio cammina, e l'Arsenal corre. La Lazio è lunga, con Inzaghi e Salas (preferiti a Crespo e Lopez) completamente abbandonati a sé stessi, e l'Arsenal è corto, un piacere vedere le sue geometrie scomporsi e ricomporsi a metà campo, sempre quattro giocatori pronti a chiudere il rombo intorno al portatore di palla della Lazio. Che trova ossigeno solo sulla fascia sinistra, dove Pancaro e Nedved, le eccezioni al calcio passeggiato di Veron, Simeone e Stankovic, mettono in difficoltà Parlour e Dixon. L'Arsenal, per fortuna, non punge. Nesta imbriglia bene Henry, e Kanu fa sfracelli di classe pura ma lontano dalla porta di Peruzzi.

Rischi autentici, solo il colpo di testa di Grimandi su punizione di Silvinho che salta Stankovic con irrisoria facilità. Che in questo desolante panorama la Lazio passi in vantaggio è storia che appartiene ai misteri del calcio. Lo fa (23') al termine dell'unica azione in verticale degna di questo nome, combinata al centro da Veron-Salas-Inzaghi. L'ultima sponda è per Nedved, sul quale Silvinho si avventura calciando forte e provocando un rimpallo pazzesco sulla gamba di Pavel. Ne esce un pallonetto che fa secco Lukic. Buona sorte, per non dire di peggio. L'Arsenal non si danna nella reazione, ma questo non gli impedisce di andare vicino al pari con Silvinho, che scarta tutti ma non Peruzzi. Mihajlovic, che fin lì ha potuto tirare solo un corner al primo minuto, scalda le mani a Lukic sull'unica punizione dai venti metri che l'Arsenal gli concederà. Nesta fa ammonire Ljungberg mimando una scorrettezza che non subisce, tipo Del Piero in nazionale (ma quando la finiranno questi benedetti ragazzi?) e per fortuna finisce il primo tempo. La consapevolezza del buon risultato e della brutta figura arma l'ingegno di Eriksson, che dopo l'intervallo predispone modifiche curiose quanto fin lì condivisibili. Fuori Stankovic, impresentabile, e dentro Lopez che viene piazzato a sinistra, dove l'Arsenal è più tenerello, mentre Nedved passa a destra, ad occupare Silvinho. Il match vive la sua fase più brillante ed equilibrata, Salas coglie un palo ma con un colpo di mano che sfugge a tutti meno che alla moviola. Lopez è quasi peggio di Stankovic, Wenger se ne accorge e da quella parte toglie Parlour e mette Pires, dirottato dalla parte opposta quando entreranno (è il suo rischiatutto) anche Lauren e Wiltord (fuori Grimandi che prima spacca un sopracciglio a Simeone, e Ljungberg). Eriksson non finisce di stupire, dentro Crespo e fuori Inzaghi, Baronio spettatore fino in fondo. Gli va male, per giunta su contropiede e l'Arsenal festeggia la raggiunta qualificazione. Per la Lazio niente di compromesso, perché lo Sparta perde in Ucraina, ma tante piccole lezioni su cui riflettere.