Mercoledì 3 settembre 1997 - Andria, stadio degli Ulivi - Fidelis Andria-Lazio 0-3


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3 settembre 1997 - 2.743 - Coppa Italia 1997/98 - Sedicesimi di finale, gara di andata

FIDELIS ANDRIA: Frezzolini, Marzio (60' Nardi), Citterio, Recchi, Sarcinella, Sturba (46' Palombo), Olive, Doga, Frezza, Biagioni, Lemme (62' Manca). A disposizione: Di Bitonto, Silvestri, Landi, Santoruvo. Allenatore: Papadopulo.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Grandoni, Favalli, Rambaudi (73' Buso), Fuser (67' Gottardi), Venturin, Jugovic (60' Marcolin), Casiraghi, Signori. A disposizone: Ballotta, Mancini. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Cesari (Genova).

Marcatori: 21' Recchi (aut), 48' Signori, 78' Signori (rig).

Note: serata calda, terreno in discrete condizioni. Ammonito Sturba per gioco scorretto.Calci d'angolo: 4-3.

Spettatori: 10.000 circa (9.200 paganti) per un incasso di Lire 236.120.000.


Roberto Rambaudi si appresta a scoccare il tiro vincente
L'esultanza dell'attaccante biancoceleste
L'azione del primo goal biancoceleste
Il raddoppio di Beppe Signori
Il terzo goal biancoceleste su calcio di rigore trasformato da Giuseppe Signori
Alessandro Nesta
Giuseppe Signori esulta dopo una marcatura

La Gazzetta dello Sport titola: "Con l'Andria rotonda vittoria per la squadra di Eriksson. Signori, due iniezioni di fiducia. Lazio non bellissima, ma concreta: doppietta del capitano. Signori spreca un paio di grandi occasioni poi si fa perdonare con un gol e un rigore: è la dimostrazione della grande abbondanza dell'organico Lazio. Un'autorete di Recchi aveva già aperto la strada ai biancazzurri".

Continua la "rosea": Lazio aziendalista. Segna il primo gol proprio nel momento in cui in tribuna prende posto l'azionista Sergio Cragnotti. Rambaudi sfrutta una respinta corta della difesa avversaria ed il suo pronto diagonale viene deviato in porta dallo sfortunato Recchi. Comincia così, dopo 20 minuti di ambientamento, la tranquilla serata di questa cinica Lazio, non bellissima ma efficace e concreta, che ipoteca la qualificazione infilando il secondo successo consecutivo stagionale, senza prendere gol. E che ritrova il suo goleador, che con una doppietta scaccia i fantasmi della sfortuna che gli danzavano attorno nel primo tempo. Una bella dimostrazione di forza dell'organico Lazio. Anche perché, pur notandosi la netta differenza di tasso tecnico, la Fidelis ha buttato in campo tutto l'agonismo possibile per rimettere su un piano di parità la sfida. La partita non è bella ma accettabile sul piano del ritmo, soprattutto per merito dei padroni di casa. Papadopulo, nonostante assenze importanti come Cappellacci, presenta una squadra corta e aggressiva, che pressa bene e alto. La Lazio, con Mancini in panchina, ma in formazione tutt'altro che di ripiego (tutti i titolari hanno vestito la maglia della propria nazionale), ha un atteggiamento un po' sornione e attendista.

Per cui è la Fidelis a prendere l'iniziativa cercando di affondare sulle fasce con il generoso Frezza a sinistra e con il più preciso Sturba dal lato opposto. Le sfuriate dei pugliesi producono solo una grande emozione nella fase iniziale: quando Biagioni tira direttamente in porta un calcio piazzato a due, la sperata deviazione non arriva e l'arbitro annulla. La Lazio senza clamori riesce comunque ad andare vicina al gol con Signori, che però fa cilecca di sinistro sul cross di Jugovic. Il capitano, dopo questo primo episodio, fallisce altre due palle gol: clamorosa quella al 34' con Beppe solo (bello il lungo lancio di Jugovic) davanti al portiere e palla calciata a lato. Poco prima del gol un altro suo sinistro, un po' steccato, viene respinto dalla spalla di Citterio, che non è un salume ma il difensore più rapido della terza linea pugliese. Signori queste occasioni difficilmente le sbaglia, ma la voglia di spaccare il mondo, di dimostrare che la panchina non fa per lui porta, a volte, eccessi di tensione. Tensione che si allenta all'inizio della ripresa, quando arriva l'agognato gol: bella girata di destro di Casiraghi che timbra la traversa, sulla respinta Signori non perdona e il suo gesto più che di esultanza appare liberatorio. Fra i gol l'Andria però non è rimasta a guardare andando vicina al pareggio con Olive (traversa su mischione in area), e con Frezza ben anticipato in uscita da Marchegiani.

Nella ripresa Papadopulo inserisce anche l'attaccante Palumbo. E proprio questi, con una bella girata, costringe Marchegiani ad una difficile parata a terra. E' l'ultima speranza del pari, prima che Signori chiuda la partita. Poi ancora Palumbo in bello slalom esalta le doti acrobatiche di Marchegiani. Nel finale ci sarebbe anche gloria per Casiraghi, alla ricerca di un gol scaccia turn-over. E Gigi lo realizza pure smarcandosi bene di Sarcinella che cerca di togliergli il pallone con una manina galeotta. Cesari, incredibilmente, vede invece un mani del laziale ed annulla un gol che andrebbe simbolicamente inserito nel tabellino. Poco dopo però il riccioluto arbitro genovese usa la legge del compenso fischiando un rigore per un mani (questo tutt'altro che evidente) di Recchi. Il conseguente rigore consente a Signori di rompere l'incantesimo che Taglialatela aveva creato domenica, con la solita parata su Casiraghi. Tutti i segni sembrano sorridere a questa Lazio, attesa sabato 13 al primo vero esame di maturità, a San Siro contro il Milan dei pareggi.


Sempre tratte dalla "rosea", alcune dichiarazioni post-gara:

Sergio Cragnotti lascia lo stadio, che ancora Signori non ha realizzato il terzo gol, ma è soddisfatto dalla Lazio: "La partita non è stata bellissima - ammette il proprietario del club biancoceleste - ma la squadra è riuscita a essere efficace e presente in ogni momento. Tutto sembra girare per il verso giusto. Forse è proprio l'anno nostro". La frase turba, scaramanticamente parlando, il presidente Zoff, che censurerebbe il suo superiore. Ma Cragnotti va oltre: "Mi piace sottolineare come la Lazio abbia vinto bene utilizzando stasera tutto il suo organico. Proprio come le grandi. Il turn-over è una necessità per essere competitivi, spero che tutti i nostri giocatori lo abbiano compreso".


La Repubblica titola: "Senza Boksic e Mancini notte da Re per Signori.

L'articolo prosegue: Non c'erano gli estri geniali di Mancini, né i cambi di marcia di Boksic, ma la Lazio ad Andria non poteva fallire l'esordio in Coppa Italia. Bisognava essere concentrati e concreti, tutto qui. Contenere l'aggressione iniziale degli avversari, farli sfogare e poi colpirli. Eriksson è riuscito nell'intento, bloccando sulla trequarti Favalli e Negro per non correre rischi e affidandosi a Casiraghi e Signori in attacco, supportati da Rambaudi. Missione compiuta. Risultato finale di 3-0 e da oggi si può pensare al Milan, oltre che al terzo turno di Coppa Italia contro Perugia o Napoli. Nei primi minuti l'Andria cerca di intimorire la Lazio con il suo pressing. Diecimila tifosi incitano la squadra di casa, che sgobba, si sbatte e corre ma produce poco.

Sulla fascia sinistra Frezza salta spesso Rambaudi e Fuser deve fare gli straordinari; Venturin cerca di mettere ordine aprendo il gioco con tocchi di prima e pian piano riesce nell'intento. La difesa laziale riesce a disimpegnarsi tra l'altro agevolmente, visto che Lemme e Biagioni non pungono. Passati i primi dieci minuti, la Lazio comincia a imporre le proprie geometrie e già al 13' sfiora il gol: ma Signori fallisce la conclusione di sinistro dopo un'azione iniziata da Rambaudi e rifinita da Jugovic. Sei minuti più tardi il capitano, imbeccato da Rambaudi, inquadra la porta e supera Frezzolini in uscita, ma sulla linea salva Citterio e spedisce in corner. Tutto è pronto per il gol del vantaggio, che arriva infatti al 21': punizione dal limite di Signori e respinta dalla barriera, Rambaudi raccoglie al volo in area e segna di destro, con ultimo ma ininfluente intervento di Recchi.

L'Andria si getta ancora in avanti e tre minuti dopo il gol sfiora il pareggio, con Olive che in mischia scheggia la traversa con una bella rovesciata; poi al 29' Marchegiani salva la propria porta con un'uscita disperata su Frezza. Il tempo si chiude con la Lazio fin troppo arretrata ma comunque vicina al raddoppio con Signori, che sbaglia clamorosamente a tu per tu con il portiere avversario, dopo uno spettacoloso lancio di Jugovic. Il capitano sembra piuttosto appannato, lo scatto dei tempi belli è un ricordo, ma nella ripresa è proprio lui a siglare i gol-qualificazione. Dopo quattro minuti raccoglie un pallone respinto dalla traversa dopo un tiro di Casiraghi dal limite e segna da pochi passi; al 32' trasforma un rigore concesso da Cesari per un fallo di mano di Recchi su cross di Renato Buso. E' il 3-0.




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