Mercoledì 7 maggio 2008 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-2


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7 maggio 2008 - 3.286 - Coppa Italia 2007/08 - Semifinale, gara di ritorno - inizio ore 21.00

LAZIO: Ballotta, De Silvestri (87' Tare), Siviglia, Cribari, Zauri (66' Kolarov), Dabo (80' Mutarelli), Ledesma, Behrami, Pandev, Bianchi, Rocchi. A disposizione: Muslera, Rozehnal, Mudingayi, Mauri. Allenatore: D.Rossi.

INTER: Toldo, Burdisso (68' Materazzi), Rivas, Chivu (77' Maicon), Maxwell, Zanetti, Bolzoni (59' Cruz), Pelé, Cesar, Jimenez, Suazo. A disposizione: Julio Cesar, Cambiasso, Siligardi, Crespo. Allenatore: Mancini.

Arbitro: Sig. Saccani (Mantova) - Assistenti Sigg. Niccolai e Papi - Quarto uomo Sig. Russo.

Marcatori: 52' Pelé, 85' Cruz.

Note: serata fresca, terreno in buone condizioni. Espulso al 53' il tecnico dell'Inter Mancini per proteste e all'83' Materazzi per comportamento scorretto. Ammoniti: Behrami, Kolarov, Mutarelli, Pelé, Cruz. Recuperi: 1' p.t., 5' s.t.

Spettatori: 45.000 circa.


Un'azione della gara
Cristian Ledesma in azione
Goran Pandev
Lorenzo De Silvestri
Un momento dell'incontro
Momenti di tensione
Ousmane Dabo
Sebastiano Siviglia
Tommaso Rocchi
Rolando Bianchi
Il biglietto della gara

Serata triste per la Lazio, che termina il suo percorso in Coppa Italia e manca così il duplice obiettivo di salvare una stagione infelice e di guadagnarsi un posto in Uefa, che la finale di Coppa Italia le avrebbe garantito. La cornice di pubblico è confortante, l'Inter tiene in panchina molti dei suoi pezzi migliori, in vista della volata finale in campionato, anche se Mancini mette in campo in ogni caso un undici di tutto rispetto: gli ingredienti per una grande serata ci sono tutti. La Lazio ci crede e appena al 2' Ledesma, su punizione, centra il palo alla destra di Toldo. I primi minuti sono tutti di marca biancoceleste e al 6' Rocchi, lanciato alla perfezione in profondità, viene fermato per un fuorigioco inesistente. La Lazio colleziona angoli, ma conferma i soliti difetti cronici nel gioco aereo e difetta nell'ultimo passaggio, le occasioni arrivano ma per lampi individuali: al 14' è Rocchi a scheggiare il palo con un bel tiro da fuori. Dopo la sfuriata iniziale dei laziali, l'Inter si riassesta e cerca di guadagnare metri; il ritmo si abbassa e la Lazio viene ben controllata dai nerazzurri, che si affacciano anche dalle parti di Ballotta: il portiere laziale anticipa di pochissimo Jimenez su un traversone dalla sinistra, poi viene graziato dallo stesso Jimenez che si libera bene in area ma conclude a lato.

Il secondo tempo riparte col copione del primo: Lazio generosamente all'assalto, pericolosa in un paio di occasioni, ma al 7' arriva il gol che gela l'Olimpico: traversone dalla destra per Pelé che infila nel sette con un gran destro. Alla Lazio servono ora due reti per passare il turno, ma oltre l'impegno gli undici di Delio Rossi non sembrano poter offrire molto altro, il tridente questa sera non lascia il segno. Entrano Cruz e Kolarov; Pandev di sinistro impegna Toldo con un rasoterra preciso ma non irresistibile. La partita, mal gestita dal sig. Saccani che dopo lo 0-1 non riesce più a dare continuità al gioco, abilmente spezzettato dai giocatori interisti, degenera: Mancini applaude ironicamente il direttore di gara e viene espulso, entra Materazzi che si produce in una serie di provocazioni e di interventi fallosi, fino al calcione rifilato a Pandev che gli costa il rosso diretto. L'espulsione toccherebbe anche a Cruz, che colpisce al viso Kolarov a palla lontana, ma il fallo non viene visto dall'arbitro, che invece ammonisce entrambi i calciatori per proteste.

Mancano ormai pochi minuti e arriva la classica ciliegina su una torta già avvelenata: Ballotta esce con colpevole sufficenza e consegna sui piedi di Cruz la palla per il comodo 0-2. Il pubblico in Monte Mario si abbandona a una comprensibile contestazione nei confronti del presidente Lotito, che lascia anzitempo lo stadio: è l'amarissimo finale di una stagione da mettere alle spalle, senza però dimenticare nessuno degli innumerevoli errori che l'hanno costellata.


La Gazzetta dello Sport titola: "Squadra cannibale. Anche la finale di coppa Italia: è un'Inter cannibale. E spietata nell'oscurare gli orizzonti di gloria della Lazio, che già pregustava la finale del 24 maggio contro la Roma, un derby storico per la capitale. Niente da fare, mezza capolista basta per battere la migliore formazione che Delio Rossi poteva schierare scacciando così la depressione post derby. In vista del Siena, ecco una bella iniezione al morale".

Continua la "rosea": Adesso è Mancini a pregustare il duello finale da Ok Corral con Spalletti, una vittoria a testa e un pareggio finora. Sempre che Walterone Zenga, stasera, non faccia l'impresa prenotando il primo confronto da allenatore con il club della sua vita. Ma è assai difficile che il Catania possa sprecare tante energie visto che domenica va a giocarsi la salvezza sul campo della Juve. Quindi la elementare previsione dice di un Roma-Inter edizione numero 4: già, sarebbe la quarta finale consecutiva di coppa Italia con protagoniste le due formazioni. Record difficilmente battibile. La Lazio ci ha provato con la sua arma più acuminata, l'orgoglio. E' stata sfortunata in apertura (due pali su tiri da fuori area) quando un pubblico formidabile l'ha spinta ben al di là dei suoi limiti. Ma si è acquietata in fretta e progressivamente è finita nella ragnatela dei nerazzurri, scesi in campo con appena 3-4 elementi di quelli che domenica hanno il compito di portare a casa lo scudetto. Tenendo fede all'operazione-Siena studiata prima del derby, Mancini ha varato una squadra accorta, con Suazo unica punta, Jimenez di supporto e Cesar assaltatore esterno, ma tutt'altro che rassegnata.

Aveva dentro, anzi, l'energia speciale delle riserve che ci tengono a ben figurare. Un'elettricità che oltre a determinare numerosi scontri fra giocatori, si è propagata allo stesso Mancini, spedito fuori al diciottesimo minuto della ripresa per aver detto qualche parolina di troppo all'arbitro. Stessa sorte, nel finale ha condiviso Materazzi, espulso su segnalazione del guardalinee Papi per un rude contrasto con Pandev. Un intervento evitabilissimo. Mancavano otto minuti più recupero, la Lazio lì si è rianimata pur dovendo realizzare due reti per passare, ma 120" dopo una grave incertezza in uscita di Ballotta su un cross innocuo spalancava a Cruz la strada per il gol della sicurezza. E a quel punto scoppiava in curva una rumorosa contestazione che induceva il presidente Lotito a una precipitosa fuga. Una nottata vivacissima... I padroni di casa non sono riusciti a sfruttare quell'avvio lanciato. La gara al 16' era già tornata in equilibrio e a fine primo tempo il rammarico per il mancato vantaggio era diviso in parti eguali. Ledesma e Rocchi hanno visto i loro tiri respinti dai legni, dall'altra parte Jimenez ha avuto due ottime palle da trasformare in gol e non c'è riuscito. L'Inter ha centrato il prezioso vantaggio in apertura di ripresa su un superbo spunto in velocità di Suazo che ha poi servito al millimetro Pelè, finalmente degno del... suo nome quando ha saputo trasformare con tiro micidiale all'incrocio.

Mancini aveva modificato sul finire del primo tempo l'assetto tattico dei suoi portando Zanetti, inizialmente ala destra, nel vivo del centrocampo in modo da dare al reparto esperienza, forza fisica e contrastare sul nascere le iniziative di Pandev, l'unico talento laziale in grado di inventare calcio. Altra mossa rivelatasi felice l'innesto di Cruz, cioè della seconda punta, al posto del giovane cursore Bolzoni: una dimostrazione di sicurezza ma pure la carta che avrebbe impedito un assalto all'arma bianca degli avversari. Un infortunio subìto da Burdisso (dentro Materazzi, ma per poco...) e la solita spalla ballerina di Chivu hanno poi stravolto l'assetto difensivo: Zanetti ha concluso il match da marcatore centrale. Inviando un bel messaggio pure allo spavaldo allenatore senese Mario Beretta: qui ci adattiamo a fare tutto. E abbiamo fame di vittorie.