Sabato 14 aprile 2001 - Reggio Calabria, stadio Oreste Granillo - Reggina-Lazio 0-2


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14 aprile 2001 - 2945 - Campionato di Serie A 2000/01 - XXVI giornata

REGGINA: Taibi, Jiranek, Stovini, Caneira, Vicari (84' Mozart), Brevi, R.M.Veron, Cozza (71' Nassi), Mezzano, Dionigi (77' Bogdani), Da Costa. A disposizione: Belardi, Greco, Zanchetta, Macrì. Allenatore: Colomba.

LAZIO: Peruzzi, Negro, Nesta, Fernando Couto, Favalli, Poborsky (75' Stankovic), D.Baggio, J.S.Veron, Simeone, Nedved, Crespo. A disposizione: Marchegiani, Mihajlovic, Colonnese, Baronio, Ravanelli, C.Lopez. Allenatore: Zoff.

Arbitro: Sig.Treossi (Forlì).

Marcatori: 16' Crespo, 70' Crespo.

Note: ammoniti D.Baggio, J.S.Veron, Favalli, Stovini. Recuperi: 2' p.t, 4' s.t.

Spettatori: 23.000 circa.


Hernan Crespo realizza la rete del vantaggio biancoceleste
Il raddoppio dell'argentino
Hernan Crespo e Diego Pablo Simeone esultano

Il filo che cuce lo scudetto sulle maglie della Lazio è molto più resistente di quello che si pensava. È fatto di fibre indurite dalla grinta di Simeone, dalla classe di Crespo, dalla sicurezza di Nesta, dalle vittorie che questo gruppo ha conquistato nell'era-Cragnotti e, in ultimo ma non per importanza, dalla saggezza di Zoff. Così la Lazio passa a Reggio Calabria con due verticalizzazioni brucianti di Simeone e due gol di Crespo. La Roma, ora, è a distanza variabile: da 10 a 7 punti, a seconda del risultato del recupero di mercoledì sera contro il Parma. Ma, soprattutto, è cambiato il distacco psicologico tra le due squadre e, con il derby di mezzo, tutto può succedere. Ha vinto una Lazio non brillantissima ma solida, che ogni volta che ha puntato la porta di Taibi ha fatto male. Simeone ha colpito un palo a portiere battuto all'inizio della ripresa, quando la partita sembrava ancora aperta sullo 0-1; Crespo si è mangiato la tripletta e il primato solitario in cima alla classifica cannonieri per un eccesso di sicurezza nel finale, quando la gara era già chiusa da tempo.

Nessun lustrino sulla vittoria, solo concretezza. E, a dire il vero, nel primo tempo al confine del cinismo. Per 45 minuti, infatti, la Lazio è solo un tiro di Crespo. Il particolare non trascurabile è che questo tiro è un gol, frutto di un'accelerazione di Simeone, che trova il compagno completamente dimenticato da Stovini. Il sinistro sotto la traversa è la sintesi del calcio. La qualità dei giocatori, spesso, arriva dove stenta la sola organizzazione di gioco. La Reggina, infatti, nel primo tempo fa qualcosa in più. Sfiora il gol in più maniere: casualmente quando Dionigi devia senza accorgersi a fil di palo un tiro dal limite di Cozza; attraverso la manovra quando Dino Baggio mette il piedone a impedire il cross-assist dal fondo di Vicari che sta spalancando la porta a Brevi; di nervi quando Dionigi finisce a terra in area, per un contrasto con Nesta, dopo che Peruzzi non ha trattenuto un tiro da fuori area. Ma questa volta Treossi, accolto con una bordata di fischi forte come la tramontana, in ricordo del rigore regalato a Ennynaya in Bari-Reggina, sembra avere ragione. A fine primo tempo, arriva anche il "gol telematico", quello segnato dal perugino Baiocco all'Olimpico contro la Roma. Sarà il tormentone del secondo tempo, passato con un occhio al campo e uno al tabellone.

Così al tiro di Brevi che incoccia sfortunatamente su Da Costa risponde il palo di Simeone. E al colpo di testa di poco alto di Mezzano, il 2-0 di Crespo con un perfetto lob che chiude la gara al 24'. Il resto è puro calcolo. In classifica e nel conto delle assenze. Mercoledì contro il Parma mancheranno i diffidati Dino Baggio e Veron; domenica prossima, all'Olimpico contro il Vicenza, lo stesso Veron e i compagni di nazionale Crespo, Claudio Lopez e Simeone. E quel giorno, senza la locomotiva argentina, la Lazio capirà il peso della componente italiana nella sua difesa dello scudetto. La Reggina saluta invece la serie A nel modo peggiore: contestazione al presidente Foti e scontri sul campo di gioco, a fine partita, tra ultrà e poliziotti. Incredibile l'attacco, cintura alla mano, di un hooligan contro un celerino. Incredibile come la sua fuga impunita. Un clima di tensione che fa più male di una sconfitta e che è più brutto di una ormai quasi sicura retrocessione.