Sabato 30 settembre 2006 - Torino, stadio Olimpico Grande Torino - Torino-Lazio 0-4


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30 settembre 2006 - 3.211 - Campionato di Serie A 2006/07 - V giornata

TORINO: Abbiati, Comotto, Di Loreto, Franceschini, Balestri, Barone, Gallo (77' Ardito), De Ascentis, Rosina (57' Muzzi), Fiore (74' Ferrarese), Stellone. A disposizione: Taibi, Pancaro, Cioffi, Abbruscato. Allenatore: Zaccheroni.

LAZIO: Ballotta, Oddo, Stendardo, Siviglia, Zauri, Manfredini, Mudingayi (72' Baronio), Ledesma, Mauri (80' Belleri), Pandev, Rocchi (74' Tare). A disposizione: Berni, Cribari, Bonetto, Foggia. Allenatore: D.Rossi.

Arbitro: Sig. Pieri (Lucca).

Marcatori: 48' Rocchi, 55' Oddo (rig), 67' Oddo, 71' Mauri.

Note: serata piovosa, terreno in buone condizioni. Ammoniti: Siviglia e Barone. Angoli: 5-3 per la Lazio. Recuperi: 0' p.t. e 2' s.t.

Spettatori: 20.000 circa con 2.158 paganti (incasso 78.311 euro) e 17.800 abbonati.


Il calcio di rigore trasformato da Massimo Oddo
Esultanza biancoceleste alla rete di Tommaso Rocchi
Un fotogramma dell'incontro
Tommaso Rocchi in azione
La rete di Stefano Mauri
Cristian Ledesma in stacco aereo
Un momento dell'incontro
Christian Manfredini in un momento della gara
Da Epolis 1/10/2006

La Repubblica titola: "I biancazzurri travolgenti, finisce 4-0: segnano Rocchi, Oddo (2, uno su rigore) e Mauri. Granata in grande difficoltà. Lazio, che quaterna in trasferta, per il Torino di Zac è crisi nera".

Continua il quotidiano: La Lazio espugna Torino e si avvicina a due lunghezze dalla quota zero. Per il Toro di Zaccheroni una sconfitta pesante che induce a riflettere sui limiti della squadra granata. La prima mezz'ora di gara è quasi soporifera, con gli uomini di Zaccheroni che tentano di impossessarsi del bandolo del gioco, senza tuttavia arrivare mai pericolosamente dalle parti di Ballotta, il cui unico intervento è una facile parata su un innocuo colpo di testa di Barone. Soltanto al 29' si vede la prima azione degna di nota dei granata, con Comotto che riesce a trovare un corridoio per servire in profondità Rosina, la cui conclusione è fuori di poco. Un minuto dopo, sul fronte opposto, è Rocchi a rendersi pericoloso con un diagonale di destro che sfiora il palo opposto della porta difesa da Abbiati. Al 42' Stellone prova la deviazione di testa su una punizione di Rosina ma la conclusione del centravanti granata è fuori dallo specchio della porta. La Lazio dà l'impressione di aspettare il momento propizio per affondare il colpo e all'inizio della ripresa i capitolini vanno in vantaggio. Pandev, sfuggito completamente al controllo di Comotto, si invola sulla sinistra e mette in mezzo per Rocchi, che segna eludendo la guardia dei centrali granata. Il vantaggio dei laziali getta il Toro allo sbando. Il raddoppio dei biancocelesti giunge pochi minuti dopo. Pieri giudica irregolare un intervento di Di Loreto su Rocchi e assegna ai laziali il penalty che Oddo trasforma con un tiro che centra l'angolo basso alla sinistra di Abbiati. Le reti dei laziali diventano tre quando una conclusione da fuori area di Oddo, deviata da un granata, si insacca alle spalle dell'esterrefatto Abbiati. Sui granata piovono i fischi dell'Olimpico ed anche il quarto gol di Mauri, che insacca sulla respinta di Abbiati sul precedente tiro di Rocchi.


Il Corriere della Sera così racconta la gara:

Terza vittoria consecutiva, terza partita senza subire gol, penalizzazione ridotta da meno 11 a meno 2. Il campionato della Lazio comincia ora. A Torino Delio Rossi ha avuto la conferma che dopo le due sconfitte iniziali questa squadra è attrezzata per puntare più che ad una salvezza risicata. Il 4 a 0 all'Olimpico di Torino ha fatto da spartiacque tra il passato e quello che può essere il futuro biancoceleste. Frenata psicologicamente dagli undici punti iniziali di handicap, ora la Lazio potrebbe ritrovarsi in classifica alla ripresa del campionato con un segno positivo sperando nella "benevolenza" dell'arbitrato del Coni che si pronuncerà l'undici ottobre. Più forte delle critiche ed anche dell'arbitro Mazzoleni, che ha rimesso la Lazio nel mirino dell'ufficio indagini della Federcalcio con le dichiarazioni su presunte pressioni ricevute in occasione di Lazio-Cagliari. Delio Rossi, come è nel suo stile, resta con i piedi per terra: "Ci siamo difesi con ordine. Nel primo tempo eravamo timorosi ma ordinati. Sapevamo la forza del Torino. Nella ripresa abbiamo corretto qualcosa, siamo stati più intraprendenti e vinto meritatamente. Volevo fare anche un applauso al pubblico di Torino che ha sempre incitato la propria squadra. Noi abbiamo giocato con personalità". Una Lazio che non subisce gol da tre partite. Novità assoluta nella gestione Rossi: "È cambiato che adesso siamo più attenti e compatti. Esteticamente eravamo belli anche prima ma non curavamo i particolari. Siamo ancora sott'acqua malgrado le tre vittorie di fila. Tre partite in cui abbiamo sempre meritato la vittoria perché abbiamo giocato meglio degli avversari".

Il tecnico sa quella di questa stagione potrebbe essere un'impresa che rimarrà per sempre nella storia della Lazio: "Io sono quello che viene chiamato per le imprese disperate, la mia carriera è all'insegna della sofferenza. L'obiettivo è convincere tutti, anche i tifosi, che se ci salviamo all'ultima giornata abbiamo fatto un grande campionato. Poi con l'arbitrato se le cose cambieranno ne prenderemo atto. Non mi sento un simbolo di niente. Faccio solo l'allenatore e cerco di farlo al meglio. Con il Torino era una partita difficile perché dovevamo confermarci dopo due vittorie. I gol potevano essere anche più di quattro". Un gol, un rigore guadagnato ed un mezzo assist. Per Tommaso Rocchi quella di Torino una serata da ricordare. "Sono contento di aver fatto gol. Potevo fare anche il quarto ma è stato bravo Abbiati. Ho procurato il rigore, magari avrei potuto fare un gol in più, ma penso di essere risultato sempre determinante nelle azioni e poi l'importante è che la squadra abbia vinto. Dediche? La farò più avanti a mia moglie quando nascerà la bambina. Questo è un anticipo. La classifica cannonieri? Io ho detto di voler arrivare tra i primi e migliorarmi rispetto allo scorso anno".


Un altro articolo riporta:

Voleva andare via dalla Lazio. Anche se adesso non lo ammetterà mai. Ma la tentazione di provare una nuova avventura era forte, com'era forte l'illusione di poter andare al Milan, lottare per lo scudetto, forse, e giocare la Champions League. Massimo Oddo prima aveva perso e poi ritrovato la fascia da capitano. Superate le incomprensioni col presidente Claudio Lotito e confermatagli la fiducia da Delio Rossi, Oddo si è ripreso la Lazio. A Torino ha segnato due gol (il secondo deviato da Di Loreto), ha giocato un'ottima partita in fase difensiva, insomma è stato tra i migliori. Come sempre. "Io non ho mai detto che volevo andare via dalla Lazio, ma ho sempre dichiarato che avrei preso in considerazione la possibilità di andare in una grande squadra. Io alla Lazio sono sempre stato bene, e tuttora lo dimostro sul campo. Le motivazioni le trovo giocando". In classifica la Lazio sta risalendo in fretta. Partita da meno 11, ora e meno 2 (e spera sempre in uno scontro dall'arbitrato del Coni a fine mese): il successo di Torino conferma come il peggio sia passato. "Stiamo facendo bene dopo le due sconfitte iniziali. Ora siamo più attenti, concentrati e molto più concreti. Siamo sempre stati ottimisti ora lo siamo ancora di più". Ha trasformato il tredicesimo gol consecutivo su rigore, anche se Abbiati gli stava per dare un dispiacere. "Il rigore l'ho tirato male. Abbiati mi conosce molto bene e sapevo che sarebbe rimasto fermo il più possibile. Non ho neanche guardato. Ho mirato l'angolino ed è andata bene, ma me lo stava quasi per parare".

Ed ora si prepara all'appuntamento con la nazionale: la qualificazione agli Europei 2008 è difficile da centrare, per non parlare della contestazione che gli azzurri potrebbero ricevere sabato sera all'Olimpico contro l'Ucraina. "Fischiare la nazionale sarebbe stupido. Capisco che ci sono stati problemi con qualche giocatore, in passato. Ma non mi sembra giusto attaccare un gruppo che ha fatto grandi cose quest'anno. Abbiamo vinto un Mondiale e adesso vogliamo andare agli Europei, la nazionale deve essere l'orgoglio di tutti, compresa Roma". Luciano Zauri cerca di mantenere il giusto equilibrio. "Non siamo diventati dei fenomeni come non eravamo dei brocchi dopo le prime due partite. Bisognerebbe evitare quest'altalena di giudizi. La fascia di capitano? Tutto è andato per il meglio, com'era giusto che fosse. Ora la cosa più importante non è la fascia ma il rinnovo del contratto. La volontà c'è da entrambe le parti ma la volontà da sola non basta".