Domenica 22 febbraio 2015 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Palermo 2-1

Da LazioWiki.

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22 febbraio 2015 - Campionato di Serie A - XXXIV giornata - inizio ore 15.00

LAZIO: Marchetti, Cavanda, de Vrij, Mauricio, Radu, Cataldi, Biglia (60' Ledesma), Parolo, Candreva (81' Onazi), Klose (74' Keita), Mauri. A disposizione: Berisha, Strakosha, Perea, Novaretti, Cana, Braafheid, Ederson. Allenatore: Pioli.

PALERMO: Sorrentino, Terzi, G. Gonzalez, Andelkovic, Morganella (85' Rispoli), Jajalo, Barreto, Lazaar (70' Daprelà), Quaison (75' Belotti), Vazquez, Dybala. A disposizione: Ujkani, Emerson, Della Rocca, Ortiz, Bentivegna, Chochev, Vitiello, Milanovic, Joao Silva. Allenatore: Iachini.

Arbitro: Sig. Di Bello (Brindisi) - Assistenti Sigg. Posado e Marzaloni - Quarto uomo Sig. La Rocca - Assistenti di porta Sigg. Calvarese e Abbattista.

Marcatori: 26' Dybala, 33' Mauri, 78' Candreva.

Note: espulso al 94' Barreto per somma di ammonizioni. Ammoniti: Quaison, Parolo, Jajalo, Radu, Mauricio, Rispoli. Angoli: 6-2. Recuperi: 0' p.t., 6' s.t.

Spettatori: 27.000 circa con 9.816 paganti e 17.370 abbonati.

Mauricio in azione
Foto Bartoletti
Una fase di gioco
Foto Bartoletti
Federico Marchetti
Foto Bartoletti
Un momento della gara
Foto Bartoletti
Miroslav Klose
Foto Bartoletti
Marco Parolo
Foto Bartoletti
Stefan de Vrij e Mauricio
Foto Bartoletti
Lucas Biglia
Foto Bartoletti
Antonio Candreva
Foto Bartoletti
I saluti a fine gara
Foto Bartoletti
Il biglietto (alto) della gara
Il biglietto (basso) della gara
Mauri riporta la Lazio sulla parità
Messaggero Sport del 23/02/2015
L'esultanza di Dybala dopo il suo goal

I calciatori convocati per la partita odierna

La Gazzetta dello Sport titola: "Mauri-Candreva: il Palermo balla, la Lazio rimonta. Avanti con Dybala, i siciliani dietro sono fragili: Pioli sorpassa, Zamparini s'arrabbia con Iachini".

Continua la "rosea": Ancora Candreva, e la Lazio torna a sognare la Champions. Dopo il cucchiaio di Udine il romano regala altri tre punti d'oro alla sua squadra con un gol da campione, cui fa seguito un'esultanza fantozziana. Che però, alla fine, rende unico il suo pomeriggio. Perché non capita spesso di farsi male (pare senza conseguenze) per eccesso di gioia. Un'esultanza "preterintenzionale" da capire, tuttavia. Perché la Lazio in generale e Candreva in particolare inseguono e alla fine ottengono il secondo successo consecutivo grazie a un carattere grande così. Contro un Palermo che, pure all'Olimpico, si rivela ottima squadra ma con una fase difensiva problematica (e il presidente Zamparini alla fine tirerà le orecchie a Iachini per non aver confermato la difesa a quattro), i biancocelesti vanno sotto, rischiano il colpo del k.o., restano in piedi e con pazienza e tenacia ribaltano – meritatamente – il risultato. Priva di cinque titolari e con un Biglia a mezzo servizio causa febbre (uscirà dopo un'ora) la squadra di casa deve arrangiarsi. Lo fa con intelligenza, senza scomporsi nonostante un rigore negato sullo 0-0 (Gonzalez su Parolo) e un gol regalato agli avversari (Mauricio la fa grossa). Soffre anche, la Lazio, ma poi sale in cattedra negli ultimi venti minuti quando i giochi si decidono dopo il botta e risposta di Dybala e Mauri.

Per oltre un'ora, in effetti, la gara è in assoluto equilibrio. Lazio e Palermo la giocano a viso aperto, confermando di essere entrambe belle dalla cintola in su, molto meno quando c'è da difendersi. La Lazio cerca di sfondare sulle fasce con i tandem Candreva-Cavanda e Mauri-Radu. In mezzo però prevale la densità del Palermo e davanti Vazquez e Dybala sono sempre in agguato. Ma anche Quaison e Lazaar rompono il gioco e ripartono in un amen. È proprio lo svedese di origini ghanesi, in pressing, a provocare il macroscopico errore di Mauricio da cui nasce l'1-0 degli ospiti. Innescato da Quaison, l'argentino arriva tutto solo davanti a Marchetti e lo fredda. E un minuto dopo, con una Lazio in stato confusionario, potrebbe chiudere i giochi, ma spedisce alto l'assist al bacio di Vazquez. Arriva invece il pari di Mauri con un tocco felpato in area piccola su assist di Cataldi (ottavo gol stagionale per il capitano: record personale). Iachini giustamente si rammarica. E non è tutto, perché poco prima dell'intervallo i rosanero sprecano una doppia ghiotta occasione per tornare in vantaggio (Marchetti salva su Lazaar, poi De Vrij respinge il pallonetto di Vazquez). Ma il Palermo paga soprattutto un finale di partita in cui progressivamente sparisce dal campo.

Sì, perché l'inerzia della gara, in equilibrio per settanta minuti (anche la Lazio ha le sue occasioni, con Candreva e Klose), si spezza negli ultimi venti. Decidono la migliore condizione e la maggiore determinazione dei padroni di casa, ma anche i cambi degli allenatori. Pioli butta dentro prima Ledesma che organizza la manovra meglio del febbricitante Biglia, quindi Keita che ravviva il gioco d'attacco. Iachini, invece, prova a vincerla inserendo una punta (Belotti) per un centrocampista (Quaison), ma finisce per perderla. Perché la sua squadra, già in debito di ossigeno, si allunga pure, lasciando alla Lazio troppi spazi. Nei quali si infilano a meraviglia gli uomini più esperti di Pioli. Mauri va vicino alla doppietta di testa su cross di Candreva. Klose, prima di uscire, sfiora la traversa. Ma è Candreva quello che ha le gambe e la mira giuste. Ci prova due volte e Sorrentino si supera, ma al terzo tentativo fa bingo. Con un gol da top-player (esultanza a parte).


Il Corriere dello Sport titola: "Candreva: il colpo è grosso".

Prosegue il quotidiano sportivo romano: Servizio completo: un siluro dopo il cucchiaio di Udine. Risegna sempre lui, Antonio Candreva. I suoi piedini, si sa, non sono soltanto fiabeschi. Ha tirato fuori dal cilindro un missile per regalare la seconda vittoria di fila a Pioli, per portarlo a -2 dal terzo posto (aspettando il Napoli) e permettergli di riconquistare l'Olimpico dopo un mese (la vittoria mancava da Lazio-Milan 3-1, era il 24 gennaio). Ha fatto tutto Candreva: ha battuto l'angolo, ha triangolato con Parolo, ha superato Barreto e Jajalo, ha spolverato l'incrocio alla sinistra di Sorrentino, s'è involato sotto la Nord, è scivolato e per poco non s'è rotto un ginocchio. E' uscito per infortunio, sta bene. Per Pioli s'era messa subito male: rigore clamoroso negato dall'arbitro Di Bello a Parolo (fallo di Gonzalez ed ennesimo torto denunciato dalla Lazio); regalo di Mauricio a Quaison, assist per Dybala e svantaggio laziale (12ª perla stagionale per l'argentino, 15ª totale in 50 presenze in A col Palermo). Iachini lo sa bene, quando hai il destino in pugno, non importa come, devi giocarti meglio le carte. I suoi non l'hanno fatto. Dybala, un minuto dopo il gol, s'è divorato il raddoppio (assist di Vazquez). La Lazio s'è salvata e ha avuto la forza di pareggiare dopo sette minuti con Mauri (assist di Cataldi). Per il capitano colpo d'esterno e ottavo gol in A (record personale).

Il derby tra amici ed ex compagni di squadra l'ha vinto Pioli. Iachini, povero lui, s'è mangiato le mani e s'è dovuto beccare pure gli strali di Zamparini. Ma il Palermo, quando manovra palla a terra ed è sorretto dal fiato, ruba l'occhio ai guardoni del calcio, meriterebbe il sogno europeo. Nel primo tempo ha giocato in stile Lazio, ha tenuto le linee alte, ha pressato tantissimo, ha tolto aria ai portatori di palla di Pioli. Non ha retto più di 45 minuti, ecco il guaio, ed è calato. La Lazio di oggi non incanta, graffia. E se scivola al tappeto, rieccola in piedi: ha imparato a rimontare, ha vinto tre gare dopo essere andata in svantaggio (nessuna squadra ha fatto meglio). Il Palermo, invece, ha perso 18 punti da situazione di vantaggio (record negativo). Calcio ritmato ieri all'Olimpico, bello da raccontare, bello da vivere anche per il Presidente del Senato, Pietro Grasso, era in tribuna d'Onore. Pioli ha puntato sul 4-3-3, è partito senza Basta (febbre) e Felipe Anderson (squalificato), ha ritrovato l'amuleto Mauri. Iachini ha scelto un 3-5-2 che in fase difensiva diventava 5-3-2, è il modulo rinnegato da Zamparini. Il tecnico era senza Rigoni (squalificato) e Bolzoni (infortunato), ha dovuto effettuare tre cambi rispetto alla vittoria sul Napoli. Il motore della Lazio è sembrato subito ingolfato, la fase propulsiva risentiva dei movimenti macchinosi di Biglia (influenzato) e della ferrea opposizione garantita a centrocampo dai rosanero Quaison, Jajalo e Barreto.

Cataldi e Parolo facevano poco filtro, Candreva, Klose e Mauri andavano incontro ai centrocampisti per cercare palla, finivano in un imbuto. Vazquez e Dybala, invece, sgusciavano tra le linee e creavano pericoli. La Lazio ha commesso molti errori tecnici, non a caso il gol di Dybala e il suo mancato raddoppio sono nati da due palloni persi. La Lazio, dopo il pari di Mauri, ha rischiato di nuovo nel finale del primo tempo: Dybala ha tagliato in due la difesa, ha servito Lazaar (salvataggio di Marchetti), lo scavetto di Vazquez è stato intercettato da De Vrij (rinvio con mezzo liscio). Un brivido, a Marchetti, l'ha regalato anche Radu rischiando l'autogol di testa. La ripresa è iniziata con un'altra Lazio e con un Palermo stanco. Dopo il tiro di Vazquez si sono scatenati i laziali: colpo di testa di Klose e smanacciata di Sorrentino, colpo di testa di Mauri e salvataggio di Vazquez sulla linea. Pioli ha indovinato il cambio: fuori Biglia, dentro Ledesma. Il centrocampo è stato più solido e Candreva ha suonato la carica. Prima un bolide (finito fuori), poi un tiro a giro parato da Sorrentino (Klose, sulla ribattuta, ha sparato alto). Iachini ha puntato su Belotti, è passato al 3-4-1-2, ha continuato a subire. Pioli ha richiamato Miro, ha inserito Keita e ha continuato a dominare. Il baby spagnolo s'è divorato il gol su assist di Mauri, urgeva un colpo d'ala, l'ha regalato Candreva. E' finita con l'espulsione di Barreto (doppio giallo ravvicinato), dopo 6 minuti di recupero, al limite del blocco del traffico deciso dal Comune di Roma per le 17,30. Candreva era già andato via felice.


Il Messaggero titola: "Lazio, un gioiello per volare alto".

Continua il quotidiano romano: L'eurogol di Candreva ha scacciato persino le nuvole, nere e basse, che minacciavano il cielo sopra l'Olimpico. Il vocalizzo tecnico, dell'esterno azzurro, tornato in grandi condizioni di forma, è stato un bagliore accecante, di quelli che lasciano il segno. Un tracciante di rara potenza e precisione confezionato con uno slalom in piena area e finalizzato con un destro all'incrocio. Lo stadio, tutto in piedi, si è sciolto in un applauso, lungo e riconoscente, nei confronti del protagonista più incisivo che cercava gol e successo con pervicacia e continuità. Una perla di straordinaria bellezza con la quale la Lazio riusciva ad ammansire le velleità di un buon Palermo, bravo sul piano del pressing e del palleggio e capace di spaventare gli avversari con un primo tempo di grande applicazione e intensità. La partita, già complicata per l'ottimo assetto tattico dei rosanero, spesso in superiorità numerica a centrocampo e spigliati nella costruzione del gioco, è diventata più difficile quando una goffa amnesia di Mauricio, regalava a Dybala l'occasione per il vantaggio. Il gol cambiava gli equilibri con i biancocelesti primi vicini al tracollo e successivamente in grado di produrre una bella reazione, fisica e mentale. La manovra della Lazio scontava la mancanza di movimento senza palla, l'uomo che dettasse il passaggio e l'opaca prova dell'influenzato Biglia, statico e didascalico nelle giocate. Non c'era nemmeno la spinta sulle fasce e in questo modo o si preferiva il prevedibile lancio lungo, oppure bisognava affidarsi alle sgommate di Candreva e alla classe di Klose. Ed era proprio il tedesco che ha suonato la carica per una reazione importante che portava al pareggio di Mauri.

La gara, già interessante nella prima frazione, appariva brillante e divertente nella ripresa sia perché il Palermo ha sempre cercato di giocarla, senza alchimie tattiche, sia perché la Lazio è lievitata nel ritmo, nei movimenti, negli inserimenti rapidi, nella pericolosità delle azioni. E con Candreva sopra le righe, pronto ad attaccare ogni anfratto come si trattasse dello sbarco in Normandia, creando squarci sul settore sinistro della difesa rosanero. La squadra di Iachini, ben messa in campo, attenuava però la ferocia nel pressare il portatore di palla e così si vedeva costretta ad arretrare il raggio d'azione concedendo qualcosa di più agli avversari. Pur rimanando una sfida incerta, la Lazio, aveva una maggiore libertà d'iniziativa, Ledesma conferiva personalità e solidità al centrocampo, Klose e Keita tenevano sotto pressione i difensori, in costante e crescente affanno. Poi lo squillo favoloso di Candreva che consentiva alla Lazio, almeno per un giorno, di avvicinare il Napoli a meno 2 in classifica. Una vittoria sofferta, meritata e pesante, che ha rilanciato le quotazioni della squadra al Borsino del campionato. E liberato il cielo dell'Olimpico, tornato sereno e biancoceleste.


Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

La Lazio c'è. Perché al di là della seconda vittoria consecutiva, i biancocelesti contro il Palermo hanno fatto rivedere alcune delle belle cose messe in campo nel periodo più positivo di questa stagione. E Pioli, che è stato anche osannato dalla Curva Nord, si gode un successo bello e importante: "Sono punti pesanti – racconta il tecnico laziale – perché ottenuti contro una squadra che ci ha creato tantissime difficoltà. Loro mettono in campo un'ottima fase difensiva e un grande pressing. Ma dopo il primo tempo sapevamo che non avrebbero potuto reggere quei ritmi per tutta la partita. La Lazio ha giocato con intelligenza, maturità e carattere. E ha vinto meritatamente". Pioli parla ed è visibilmente soddisfatto: "Abbiamo mostrato maturità nell'atteggiamento e nello spirito, altrimenti non si vince un partita così, rimontando lo svantaggio. Tutte le vittorie ci fanno crescere, ovvio però che quando si tratta di un risultato ottenuto con difficoltà la soddisfazione sia maggiore". La Lazio non aveva cominciato bene la partita, tanto che il Palermo riusciva spesso a tenere il pallino: "Le difficoltà le abbiamo avute con la palla tra i piedi – conferma Piolima più che altro è stato così per la bravura degli avversari. Eravamo sotto pressione, per questo i difensori sono apparsi in difficoltà. Ma meglio fare un solo errore grande e vistoso (il riferimento è a Mauricio, ndr) che tanti piccoli... Si può dire che non abbiamo lavorato bene in transizione e che potevamo leggere meglio alcune situazioni. Abbiamo commesso degli errori, insomma. Ma alla fine la vittoria l'abbiamo voluta e cercata, perché anche mentre soffrivamo siamo sempre riusciti a creare buone occasioni. Ma non dimentichiamo che il cammino per il ritorno in Europa è ancora lungo e piano di insidie. Però siamo sulla strada giusta grazie alla voglia che abbiamo messo nell'ottenere le ultime due vittorie. Ora abbiamo basi ben solide su cui poter costruire ancora, siamo completi".

Pioli poi si concentra sui giocatori di maggiore qualità. Ieri è stato ancora il turno di Candreva, che per esultare si è fatto male sotto la Curva Nord: "Non c'è nulla di più bello che andare ad esultare con i tifosi, anche perché stavano soffrendo come noi. Antonio ha segnato un gol importante e per fortuna dopo la caduta non ha riportato danni gravi. I giocatori di qualità sono tali perché dovrebbero avere nei piedi i colpi risolutivi e quindi è giusto che li cerchino. Magari non con troppa insistenza come quando in passato si è esagerato. Candreva ha fatto una grande partita. Spesso si dimentica che gli infortuni tolgono ritmo ai giocatori, Antonio sta tornando in condizione. In tal senso mi dispiace per Felipe Anderson che stava ritrovando il passo e si è dovuto fermare". Dopo Candreva è stato sostituito anche Klose: "Ho inserito Keita perché mi serviva più movimento e Miro aveva dato tanto". Biglia sostituito? "E' stato male nell'intervallo, ha rimesso, forse è stata una lieve influenza". Cataldi ha trovato il suo primo assist in A: "Sta crescendo, ci sta dando una bella mano". Pioli alla fine insiste, perché evidentemente il successo rappresenta un passo importante: "Sappiamo di dover ancora migliorare, trovare più soluzioni. Lavoreremo con qualità crescente per sbagliare sempre meno. Ma se a Udine c'erano stati segnali positivi, con il Palermo siamo andati ben oltre: è un passo importante".


Rieccolo, Antonio Candreva. Finalmente a pieno regime. Era mancato tanto alla Lazio, perché lui è uno dei giocatori più importanti dal punto di vista tecnico e da quello della personalità. Ed era mancato soprattutto sotto l'aspetto della redditività negli ultimi sedici metri, in termini di gol. Poi, quasi d'improvviso, ecco due colpi risolutivi nel giro di due settimane. Contro il Palermo, così come accaduto una settimana fa con il rigore a cucchiaio di Udine, è stato infatti ancora Candreva a mettere a segno il gol decisivo per la vittoria. Ci aveva provato già qualche istante prima, solo che Sorrentino si era fatto trovare pronto sul destro basso e Klose non era riuscito a ribattere in rete. Ma nell'azione del 2-1, molto simile in tutto a quella precedente, Antonio ha gioito e con lui tutto il mondo-Lazio. Dunque, ecco il gioiello: partenza da sinistra, palla sul destro, una finta, poi un'altra e botta verso la porta del Palermo, stavolta sotto l'incrocio, dal basso verso l'alto, imprendibile e bellissima. E' il 2-1 biancoceleste: "E per me meritiamo tanti complimenti dopo risultati come questo – racconta soddisfatto Candreva a fine partita – il gol è sempre una grande emozione, ancora di più quando vale i tre punti per una vittoria pesante che dà continuità al nostro percorso".

Il pomeriggio di Candreva si è chiuso con un piccolo infortunio. Particolare, per la verità. Perché non capita spesso di farsi male mentre si esulta. L'esterno laziale, subito dopo aver segnato, non ha quasi capito più nulla. Ha cominciato a correre e a urlare tutta la sua gioia, sbattendosi le mani sul petto. Ovviamente era pronto a raggiungere la Curva Nord, casa del tifo della Lazio. Ma lì sotto, proprio nella zona centrale, a terra c'è un pezzo di cemento che inizia dove non c'è più la pista di atletica e finisce alla grata che chiude il passaggio ai non addetti ai lavori. E a questo punto ci si è messa l'umidità a fermare Candreva; il cemento bagnato dalla pioggia del mattino ha avuto l'effetto di una pista di pattinaggio sulla quale i tacchetti degli scarpini non hanno retto: volo a terra, tanto dolore ma nulla di grave. Da lì il rientro zoppicando verso il centro del campo, la sosta a terra con il Palermo che stava protestando perché non c'era stata ancora la ripresa del gioco, infine il cambio deciso da Pioli. Ma ciò che resta è la grande prova di Candreva, anche al di là del gol: "Anche io chiedo e pretendo tanto da me stesso – racconta ancora l'ala – quest'anno mi sono infortunato seriamente per la prima volta e ho avuto bisogno di tempo per recuperare. Mi mancava il tiro giusto con gol, ma l'importante è sempre fare bene per la squadra. Ora spero di tornare presto ai livelli del passato". Dopo Udinese e Palermo si può dire che sia sulla buona strada... Il gol decisivo è nato da angolo: "Ma non era uno schema, ho visto Parolo libero che mi ha ridato la palla e sono stato fortunato a metterla lì...".

Candreva si gode il momento, suo e della Lazio: "In casa del Sassuolo ci aspetta un'altra trasferta difficile, ma se troviamo continuità possiamo battere chiunque. Anche contro il Palermo non abbiamo mollato nulla". Infine Candreva risponde sorridendo a chi gli chiede della sfida tra barbe lunghe andata in scena con Morganella: "La mia la tengo perché mi piace...". E così, tra una risata e una presa in giro per la caduta sotto la curva, Candreva ha lasciato l'Olimpico con in tasca il suo quarto gol in campionato. E ai laziali piace di sicuro il fatto che sia tornato ad essere decisivo anche in termini di gol e non solo di gioco. In vista del rush finale, quando serviranno tutte le carte migliori e più in forma, è sicuramente una bella notizia.



Galleria di immagini sulle reti della gara
La rete del vantaggio rosanero
Il pareggio di Stefano Mauri
La rete-vittoria di Antonio Candreva



► Per questa partita il tecnico biancoceleste Stefano Pioli ha convocato i seguenti calciatori:




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