Lunedì 25 maggio 2015 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 1-2

Da LazioWiki.

Stagione

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25 maggio 2015 - Campionato di Serie A - XXXVII giornata - inizio ore 18.00

LAZIO: Marchetti, Basta, de Vrij, Gentiletti, Lulic (55' Cavanda), Parolo, Biglia (78' Cataldi), Felipe Anderson, Mauri (76' Djordjevic), Candreva, Klose. A disposizione: Berisha, Strakosha, Braafheid, Mauricio, Ciani, Novaretti, Pereirinha, Onazi, Ledesma, Keita. Allenatore: Pioli.

ROMA: De Sanctis, Torosidis, Manolas, Yanga-Mbiwa, Holebas, Keita (68' Pjanic), De Rossi, Nainggolan, Florenzi, Totti (61' Ibarbo), Iturbe (85' Doumbia). A disposizione: Skorupski, Lobont, Astori, Spolli, Maicon, Holebas, Cole, Balzaretti, Paredes, Uçan, Pellegrini, Gervinho, Ljajic, Sanabria. Allenatore: Garcia.

Arbitro: Sig. Rizzoli (Bologna) - Assistenti: Di Liberatore e Nicoletti - Quarto uomo Sig. Faverani - Assistenti di porta Sigg. Mazzoleni e Irrati.

Marcatori: 73' Iturbe, 81' Djordjevic, 85' Yanga-Mbiwa.

Note: ammoniti Totti, Lulic, Gentiletti, Biglia, Klose e Florenzi per gioco scorretto, Torosidis per proteste, Iturbe per comportamento non regolamentare. Angoli 4-8. Recuperi: 2' p.t., 5' s.t.

Spettatori: 50.000 circa.


La spettacolare coreografia della Curva Nord
Marco Parolo
Foto LaPresse
Senad Lulic
Foto LaPresse
Dusan Basta
Foto LaPresse
Antonio Candreva
Foto LaPresse
Una fase di gioco
Ansa
Felipe Anderson contrasta un giocatore avversario
Foto LaPresse
Miro Klose tenta la via della rete
Istruzioni per la coreografia
Un intervento di Federico Marchetti
Un momento della partita

I calciatori convocati per la partita odierna

Le dichiarazioni dei protagonisti

La classifica dopo la XXXVII giornata di campionato

• Il Corriere dello Sport titola: “Urlo Roma: Champions più derby”. Continua il quotidiano sportivo romano: “Garcia ingabbia Pioli all'italiana e si prende proprio tutto Iturbe-Djordjevic, poi Yanga-Mbiwa condanna la Lazio”.

Non poteva esserci un finale più bello, più dolce, più entusiasmante di questo, un finale tutto romanista dopo una stagione che in certi momenti sembrava una via crucis. Prendersi la Champions, il secondo posto e il derby nella stessa giornata è irripetibile e lo è ancora di più mettere la Lazio nelle condizioni di non poter perdere al San Paolo contro il Napoli, pena la discesa in Europa League. Oggi è il 26 maggio, data indimenticabile per la curva Nord, così come lo diventerà questa del 25 per la Sud. Che era ancora incollata sui seggiolini quando la sua squadra è tornata in campo per una finta partitella di due minuti, come un attore che torna sul palcoscenico per prendere gli applausi prima di concedere il bis. Il Lulic del 25 maggio romanista è un ragazzo della Repubblica Centraficana, ex capitano del Montpellier, Yanga-Mbiwa entrerà nella storia del derby per il colpo di testa sulla punizione di Pjanic, un balzo fra Djordjevic (che aveva pareggiato il primo gol di Iturbe) e Gentiletti.

15' di vero derby. La Roma ha vinto la partita dopo averla riequilibrata a inizio ripresa. Nel primo tempo era stata alle dipendenze della Lazio, che ha iniziato a calare fisicamente dopo il 45' forse per la stanchezza del mercoledì di Coppa Italia. In un quarto d'ora il derby è esploso ed è stato in quel periodo che l'esperienza, il fisico, la cattiveria (due gol con gli unici due tiri nella porta di Marchetti) e anche i cambi di Garcia hanno preso il sopravvento. Entrato al posto di Keita al 23', Pjanic ha preso la squadra in mano e l'ha riportata nel centrocampo laziale con la sua nota qualità. Totti era già uscito, al posto del capitano Garcia voleva la velocità di Ibarbo. Il primo gol è nato dai due nuovi entrati, tacco di Pjanic, cross di Ibarbo (bruciato Gentiletti), tocco di Iturbe (bruciato Basta). Anche il cambio di Pioli (Djordjevic per lo spento Mauri) ha dato il risultato atteso, il cross di Felipe Anderson è stato girato in mezzo alla porta da un colpo di testa di Klose sul secondo palo (l'ha perso Holebas) e trasformato in gol da un altro colpo di testa di Djordjevic, perso da Yanga-Mbiwa che avrà il modo di rifarsi, eccome. Il meglio del derby, come emozioni, intensità, voglia di sopraffarsi, è racchiuso in questo quarto d'ora. Altro che biscotto.

Possesso della Lazio. Per le ragioni della classifica e non per le caratteristiche delle squadre, nel derby le parti si sono invertite. La Roma, che spadroneggia in Serie A nella classifica del possesso palla, ha lasciato alla Lazio, di cui è nota la capacità di verticalizzare e colpire in profondità, il pallone e l'iniziativa. La squadra di Garcia difendeva con 10 giocatori nel proprio centrocampo e quella di Pioli lo riempiva con quasi tutti i suoi uomini. La linea "geografica" dell'attacco laziale era data dai due terzini Basta e Lulic che salivano insieme, una ventina di metri oltre la linea di metà campo, mentre De Vrij e Biglia preparavano l'azione. Del resto, già all'annuncio delle formazioni si poteva intuire il tipo di gara che avremmo visto di lì a poco: Florenzi nel tridente era lì, a destra, per proteggere Torosidis dagli attacchi di Candreva e Felipe Anderson, come il "tattico" Seydou Keita doveva occuparsi principalmente dell'operazione di recupero palla davanti a Parolo.

Le occasioni. I primi 5' della Lazio sono stati una tempesta per la difesa romanista. Sono stati anche gli unici momenti in cui la squadra di Garcia ha concesso un po' di metri a Candreva, prima di addensare i propri uomini in 40 metri di campo. Torosidis doveva essere la vittima indicata da Pioli perché Candreva l'ha saltato dopo 3' e il suo diagonale ha scaldato subito De Sanctis. Ancora più clamorosa l'occasione di Klose, nata sempre da un attacco a sinistra di Candreva: il colpo di testa in tuffo del tedesco, a porta spalancata, è uscito senza che nemmeno lui lo ritenesse possibile. Nel primo tempo c'era un passo diverso fra le due squadre. La Lazio poteva tenere palla a buon ritmo perché la Roma, se escludiamo Florenzi, faticava a ripartire. Ecco, l'unico problema per la squadra di Pioli era data dall'insistenza e dalla condizione di Florenzi che andava a rosicchiare spazio alle spalle di Lulic. Alla Lazio serviva più cattiveria, perché quando nella ripresa la partita si è equilibrata come ritmo, la Roma ha colpito duro, dando perfino un avvertimento (gol mangiato da Ibarbo). È allenata da un francese, ma gioca meglio all'italiana: derby, Champions e secondo posto con 6 tiri in tutta la partita, mai fatto meno in questo campionato. Ma questi numeri, alla Roma, interessano poco.


Il Messaggero titola: “Roma, derby e Champions”. Continua il quotidiano romano: “Batte la Lazio e si qualifica per la fase a gironi. Determinanti le reti di Iturbe e Yanga Mbiwa. Di Djordjevic il provvisorio pari della squadra di Pioli che adesso rischia l'aggancio del Napoli”.

La Roma è in Champions, dove entra dalla porta principale per il secondo anno di fila. È la migliore dietro la Juve campione. E nella capitale. Perché, in una partita sola, stacca pure la Lazio che, dopo il derby, resta terza e adesso rischia di perdere anche i preliminari: domenica sera deve prendere almeno 1 punto al San Paolo, per non essere raggiunta e quindi superata (per gli scontri diretti) dal Napoli, oggi quarto con 3 punti di meno.

Rudi alla meta. Il secondo derby vinto da Garcia, da quando è sulla panchina giallorossa, è sicuramente il risultato più pesante della sua gestione biennale. E rende meno deludente questa stagione della Roma. Il 2 a 1 è risultato giusto, per le occasioni create dalle due rivali. I giallorossi meritano quindi i 3 punti di una sfida che per più di un'ora non ha offerto emozioni alle tifoserie che sono state la cornice da Champions, almeno a vedere la coreografia biancoceleste e ad ascoltare la voce giallorossa. Il francese si è aggiudicato il duello con Pioli. Alla distanza. Ha aspettato che la Lazio fosse stanca per colpirla. Con le sostituzioni giuste al momento giusto.

Umiltà contro presunzione. Garcia così prudente era stato solo una volta in questa stagione: a Monaco, il 5 novembre, nel secondo match contro il Bayern di Guardiola. Si presentò all'Allianz Arena con il 4-4-2 e più o meno gli stessi giocatori utilizzati contro la Lazio. Di nuovo, nel derby, solo De Sanctis per Skorupski e Totti per Destro. Pjanic in panchina, usato poi nel finale. Lì, contro la superpotenza bavarese, il muro ha retto 38 minuti. Stavolta fino alla fine. Ma l'obiettivo era lo stesso. Superiore nel gioco e nelle individualità il Bayern, nella condizione atletica i biancocelesti. Meglio prevenire e non rischiare. Per conquistare con un turno d'anticipo il secondo posto ecco il 4-1-4-1, con De Rossi davanti ai centrali Manolas e Yanga Mbiwa, con Torosidis e Holebas terzini per bloccare Felipe Anderson e Candreva, Iturbe e Florenzi sui lati per limitare le sovrapposizioni di Basta e Lulic. Keita e Nainggolan in mezzo, a far pressing. Totti lì davanti è subito fuori dal gioco, unica pedina inutile per il copione scelto in partenza. Pioli, invece, è stato troppo spavaldo. Perché ha scelto di mettere comunque in campo Biglia, non ancora recuperato, e di utilizzare Mauri dietro a Klose, tornando al 4-2-3-1. Sono stati gli interpreti peggiori del suo sistema di gioco. Altri biancocelesti sono sembrati subito in difficoltà: Lulic ha confermato di non essere più terzino e Gentiletti ha dato l'impressione di dare poche garanzie. Candreva e Felipe Anderson hanno fatto pochissimo, Klose solo la torre-assist per il momentaneo pareggio di Djordjevic.

Interventi mirati. La Lazio ha speso molto nella prima parte senza raccogliere nemmeno una conclusione in porta. Solo un tiro cross all'inizio di Candreva e un colpo di testa sul fondo di Klose. Un gol pappato. Poco per il sorpasso. La Roma è invece rimasta nella sua tana. A preparare la trappola. Nel secondo tempo la sfida è presto cambiata. Con l'evidente calo dei biancocelesti e con le mosse di Garcia, svelto a capire quando era il momento di colpire. Dopo un'ora, fuori Totti e dentro Ibarbo, sistemato a destra, con Iturbe avanzato da centravanti. Keita ha poi chiesto il cambio: ecco Pjanic. Le due sostituzioni hanno deciso il derby. Ibarbo, su corner di Pjanic sporcato da Yanga Mbiwa, ha prima sbagliato una rete grande così, ma si è subito riscattato con l'assist per l'1 a 0 di Iturbe, finalmente a segno all'Olimpico in questo torneo (28'). L'azione è sbocciata dal tacco di Pjanic che ha scatenato l'assalto di Nainggolan, veloce a smistare per Ibarbo. La solita distrazione giallorossa, Holebas si è perso Klose sul cross di Felipe Anderson e Yanga Mbiwa ha lasciato libero Djordjevic che ha fatto centro di testa in solitudine, ha permesso alla Lazio di tornare in partita (36'). La Roma, però, in meno di cinque minuti l'ha definitivamente chiusa. Punizione di Pjanic e girata di testa di Yanga Mbiwa, sempre sotto la Sud (40'). Da centravanti e da Champions, la prima rete in giallorosso del centrale difensivo.


Il Tempo titola: “Goduria Roma, inferno Lazio”. Continua il quotidiano romano: “La Roma ride, la Lazio piange. È il calcio, uno sport micidiale del quale i derby sono massima espressione. Può succede che fai la partita per oltre un'ora, ci provi, spingi, eppoi in cinque minuti entra l'uomo giusto che ribalta tutto e consegna la gara in mano agli avversari”.

È la sintesi della stracittadina giocata ieri all'Olimpico tra Lazio e Roma che escono dal match con risultati e orizzonti diversi. La squadra di Garcia pigliatutto: vince il derby, manda in delirio i suoi tifosi riscattando (seppur in parte) quello che i romanisti non faticano a chiamare il derby maledetto, ma soprattutto si assicura quel secondo posto che vale l'ingresso in Champions dalla porta principale, spazzando via lo spettro del preliminare a metà agosto. Quella di Pioli esce dal confronto con i "cugini" con le ossa rotte: perde male e si ritrova alle prese con un ultimo turno da incubo. Già, perché lo stop rilancia le ambizioni del Napoli che insegue a tre punti ma ha a suo favore gli scontri diretti: quindi in caso di arrivo a pari punti avrebbe la meglio sui biancocelesti. Non sarà una passeggiata, ma la Lazio va comunque al San Paolo con due risultati utili su tre. Si può fare.

Avvio tutto biancoceleste. Non c'è voluto molto per capire che partita sarebbe stata. Pioli ha caricato a pallettoni la sua Lazio aggressiva come mai e tutta proiettata in avanti. C'è Biglia ancora convalescente, la squadra kamikaze con i due terzini altissimi per asfissiare la difesa romanista. Dall'altra parte Garcia, al quale andava benissimo anche un pareggio, s'è messo sulla difensiva: Holebas e Torosidis bloccati dietro con Keita in mezzo al posto di Pjanic e Florenzi nei tre davanti. Obiettivo addormentare la gara. Pronti via è subito Lazio che prova a sfondare a destra con Torosidis più volte imbucato e sempre in affanno. Cinque minuti per la prima occasione vera che poteva cambiare la partita sul tuffo di Klose finito fuori a portiere battuto. La Roma? Non pervenuta, resta lì dietro, chiusa e non prova nemmeno a ripartire in contropiede tutta presa a non prenderle piuttosto che a darle. Il primo tempo si conclude così senza un tiro in porta dei giallorossi che soffrono anche nei primi venti della ripresa: fino alla svolta.

I cambi decisivi di Garcia. Minuto 23, entra Pjanic (scelta forzata per l'infortunio di Keita: un segnale anche questo) e la partita cambia. Sull'asse Pjanic-Iturbe la palla decisiva arriva sui piedi di Ibarbo (appena entrato per un Totti spento) che sbaglia da due metri. È il preludio del vantaggio romanista che arriva da un'altra intuizione di Pjanic: tacco a smarcare Nainggolan, palla a Ibarbo che va sul fondo e tocco delizioso di Iturbe che sblocca la gara. Qui la Roma avrebbe, un minuto dopo, l'occasione per chiuderla: ma il contropiede di Nainggolan va a vuoto. Così la Lazio torna in partita, riparte, spinge e dieci minuti dopo raggiunge il meritato pareggio: gran palla dalla trequarti di Anderson, Klose fa sponda di testa e Djordjevic (forse messo dentro un po' tardi da Pioli) riporta la Lazio sull'1-1 grazie alla dormita collettiva di Holebas e Yanga-Mbiwa.

L'uomo che non t'aspetti. A meno di dieci minuti dalla fine un pareggio potrebbe andar bene a tutti, ma la Lazio non ci sta, continua a spingere e costringe la Roma a fare altrettanto. Così, su un rovesciamento di fronte Cavanda commette un fallo ingenuo su Ibarbo: Rizzoli non ha dubbi, è punizione. Sulla palla va Pjanic che la scodella in mezzo dove ci sono ben tre romanisti in fuorigioco, ma ne spunta un quarto, Yanga-Mbiwa, in posizione regolarissima. L'inzuccata piega la Lazio e la condanna a un’ultima giornata infernale. Primo gol in giallorosso del difensore africano: incredibile ma vero. Dopo i tre fischi laziali in lacrime in mezzo al campo (mai come questa volta partivano con i favori del pronostico), mentre scatta la festa giallorossa tra selfie, magliette ironiche sullo spostamento della gara "richiesto" da Lotito e vendette consumate più o meno a freddo. Insomma normali scene da derby.


La Gazzetta dello Sport titola: "La Roma in paradiso”. Continua il quotidiano sportivo: “Due gol e tanti sfottò Lazio, ti tocca soffrire. Iturbe e Yanga-Mbiwa a segno: secondo posto sicuro. I biancocelesti si giocano la Champions domenica a Napoli".

Mai dire biscotto, finché non è ben cotto. Smentiti i malpensanti, la Roma vince il derby, si aggiudica il secondo posto e si garantisce la Champions League diretta. Lazio condannata a 90 minuti di sofferenza domenica al San Paolo contro il Napoli: una sconfitta la relegherebbe al quarto posto e in Europa League, perché a parità di punti la squadra di Benitez farebbe valere le due vittorie negli scontri diretti e si aggiudicherebbe terzo posto e pass per il playoff di Champions. Rudi Garcia si è asserragliato nella sua metà campo per difendere l'ultima trincea. Diceva bene uno striscione esposto nella curva romanista e rivolto ai dirimpettai laziali: "Per noi il minimo sindacale, per voi un trionfo mondiale". Giusto, la Roma è partita per vincere lo scudetto e il piazzamento d'onore alle spalle della Juve, acciuffato con certezza alla penultima giornata, seppure con una vittoria nel derby che è sempre una goduria, il secondo posto, dicevamo, va festeggiato con moderazione. L'obiettivo era un altro. Così come erano altri i progetti di gioco. Ieri per un'ora e passa la Roma non ha fatto altro che preservare lo status quo dello 0-0, rannicchiata com'era con nove uomini dietro la linea della palla. Formalmente un 4-3-3, di fatto un 4-1-4-1, con De Rossi schiacciato, più difensore centrale aggiunto che play basso. Spesso una difesa a cinque, per una sorta di 5-4-1, con De Rossi in difesa e con Totti malinconico vertice offensivo. Una formazione tenuta in piedi dal sudore di Florenzi e Iturbe, che sulle fasce si sono spremuti in una infinita serie di "vasche". Il francese Garcia se l'è giocata all'italiana, come da machiavellica nostra tradizione: al 37° turno tutti i mezzi vanno bene perché conta soltanto il fine.

Per un'ora la Roma non ha mai tirato in porta ed è inutile girarci attorno: i giallorossi hanno cominciato a rendersi pericolosi quando è uscito Totti, sostituito da Ibarbo, e quando poco più avanti Pjanic ha rilevato l'acciaccato Keita. La velocità è aumentata, la ricerca della profondità è venuta naturale. Un discorso già fatto. Totti non ha più il passo o perlomeno non ce l'ha più in partite ad alta intensità. Pjanic ha nei piedi una qualità irrinunciabile e vede in anticipo spazi dove in apparenza spazi non sembrano esserci. Appena entrato, il bosniaco ha imboccato Florenzi davanti alla porta, poi ha avviato l'azione del primo gol con un tacco a servire Nainggolan. A Pjanic va attribuita anche la primogenitura del decisivo 1-2, sua la punizione assist per la deviazione aerea di Yanga-Mbiwa. Massimo rispetto per Totti, che ha pieno diritto di gestire come gli pare il suo finale di carriera, ma negli ultimi tempi la Roma ha offerto il meglio senza il suo capitano.

La Lazio ha in parte rivissuto il film della finale di Coppa Italia contro la Juve. A lungo ha sceneggiato la partita, però non ha capitalizzato ed è stata punita. L'avvio è stato bruciante, alla faccia di ogni speculazione sul "pareggiotto". Candreva a sinistra ha incenerito più volte Torosidis. Al minuto 5 Klose, in tuffo di testa e a porta spalancata, ha messo fuori. Nei successivi 70 minuti, prima dello 0-1 di Iturbe, la Lazio non ha combinato granché in attacco, nonostante l'evidente padronanza in campo. Una sterile superiorità, certificata soltanto dalla predominanza nel possesso palla, 63 per cento nel primo tempo e 61,9 nella ripresa. Andato in svantaggio, Pioli ha raddrizzato il risultato con l'innesto di Djordjevic. Sotto di un gol, è passato al 4-2-4 e Klose ha smesso di sentirsi orfano. Non appena Anderson ha servito in area un pallone degno della sua fama, Klose e Djordjevic se lo sono palleggiato alla grande di testa, col serbo ad appoggiare in rete.

A quel punto sarebbe servita saggezza: mancavano pochi minuti alla fine e nessuno avrebbe obiettato qualcosa se Pioli avesse preferito l'uovo subito (il pari col terzo posto garantito) alla gallina domani (la vittoria col secondo posto probabile). Invece la Lazio ha ceduto al pensiero che il ribaltone fosse possibile e sulla punizione di Pjanic ha calibrato male il fuorigioco: il gol di Yanga è regolare per centimetri. A De Vrij sarebbe bastato spostarsi un passo in avanti, ma l'olandese in quel momento non aveva il senso dello spostamento di Lotito, così la Lazio rischia ora di essere spostata dal terzo posto.


• Tratte da Il Messaggero, alcune dichiarazioni post-gara.

Pioli furioso “Garcia è stato scorretto”. L'allenatore della Lazio polemizza con il romanista: “Perché darci dei piagnoni?”.

Lo sfogo. La Lazio perde il derby, Pioli la prende male, risponde a Garcia e accende il dopo-partita. Il tecnico biancoceleste è deluso, accetta la sconfitta, ma non lezioni dal collega. "Loro sono stati più bravi nella palla decisiva, ma non mi è piaciuto come si è comportato e quello che ha detto il loro allenatore il giorno prima la gara", la bordata di Pioli. Di solito sempre calmo, davanti a questo genere di situazioni, stavolta ha voluto replicare. Le parole e le battutine della vigilia di Garcia ("piagnoni") gli hanno fatto perdere le staffe. "Sono contento di come sono e da questo punto di vista ho poco da imparare - premette Pioli - non mi capita mai di parlare degli altri e se lo faccio, sempre con rispetto. Pensavo ci fosse da imparare dagli allenatori stranieri, tanto che nella mia testa c'è l'idea di fare un giorno un'esperienza all'estero, ma poi vedo che quando vengono qua cambiano e diventano peggio di noi. Dove ha sbagliato Garcia? In quello che ha detto, non c'era assolutamente bisogno di dire che siamo piagnoni e di parlare di una partita in cui non c'era. Io queste cose non le ho mai fatte. Tutto fa parte dello show? Ognuno è responsabile delle proprie parole e dei propri atteggiamenti, non serve accendere gli animi solo per fare il capopopolo". Sulle magliette di Totti e Florenzi: "Non le ho viste e non ci tengo a vederle, ma ci può stare".

Incontro-scontro con Rudi. Pioli è una furia e, appena terminata la conferenza, sulle scalette dell'Olimpico che portano in mix-zone, incrocia il tecnico romanista e, mentre Garcia tende la mano e gli fa i complimenti, l'allenatore della Lazio non ci sta e ribadisce il concetto: "Non mi sono piaciute le parole che hai pronunciato ieri, non si fa. Perché darci dei piagnoni?". Il collega giallorosso, sorpreso dalla reazione e visibilmente imbarazzato, tenta una giustificazione: "Dai Stefano fa parte dello show, non era mia intenzione offendere nessuno". Ma c'è chi sente altre parole: "Stai zitto, rosicone".

L'amarezza. Sulla partita Pioli non ha molto da aggiungere. "Dovevamo sicuramente sfruttare meglio alcune situazioni - ha spiegato il laziale - abbiamo giocato meglio ma loro ci hanno chiuso gli spazi e non era facile. Accontentarsi del pareggio? Chi ha questo atteggiamento, si avvicina alla sconfitta. La delusione è tanta, non ci sono dubbi, ma sono convinto che da domani i ragazzi sapranno reagire. Abbiamo ancora una possibilità di andare in Champions e a Napoli possiamo e dobbiamo rialzare la testa".




Galleria di immagini sulle reti della gara
La rete del vantaggio ospite
Il pareggio di Filip Djordjevic
La rete-vittoria



► Per questa partita il tecnico biancoceleste Stefano Pioli ha convocato i seguenti calciatori:



• La classifica dopo la XXXVII giornata del campionato di Serie A:

Classifica Punti GG V N P GF GS DR Punti C VC NC PC Punti F VF NF PF
Juventus 86 37 26 8 3 70 22 48 51 16 3 0 35 10 5 3
Roma 70 37 19 13 5 53 29 24 37 10 7 1 33 9 6 4
Lazio 66 37 20 6 11 67 36 31 37 12 1 6 29 8 5 5
Napoli 63 37 18 9 10 68 50 18 38 11 5 2 25 7 4 8
Fiorentina 61 37 17 10 10 58 46 12 30 8 6 4 31 9 4 6
Genoa 59 37 16 11 10 61 44 17 33 9 6 4 26 7 5 6
Sampdoria 55 37 13 16 8 46 40 6 30 7 9 2 25 6 7 6
Inter 52 37 13 13 11 55 45 10 25 6 7 5 27 7 6 6
Torino 51 37 13 12 12 43 45 -2 28 7 7 4 23 6 5 8
Milan 49 37 12 13 12 53 49 4 32 9 5 5 17 3 8 7
Palermo 46 37 11 13 13 51 54 -3 30 8 6 5 16 3 7 8
Sassuolo 46 37 11 13 13 46 56 -10 26 6 8 4 20 5 5 9
Verona 45 37 11 12 14 47 63 -16 25 7 4 7 20 4 8 7
Chievo 43 37 10 13 14 28 38 -10 21 4 9 6 22 6 4 8
Empoli 42 37 8 18 11 43 48 -5 26 6 8 5 16 2 10 6
Udinese 41 37 10 11 16 40 52 -12 23 6 5 8 18 4 6 8
Atalanta 37 37 7 16 14 37 54 -17 19 4 7 7 18 3 9 7
Cagliari 31 37 7 10 20 44 65 -21 13 3 4 11 18 4 6 9
Cesena 24 37 4 12 21 36 68 -32 16 3 7 9 8 1 5 12
Parma 18 37 6 7 24 31 73 -42 19 5 4 10 6 1 3 14

Note: Parma penalizzato di 7 punti per irregolarità amministrative e fiscali





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