Lunedì 30 ottobre 2023 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-0

Da LazioWiki.

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30 ottobre 2023 – Roma, stadio Olimpico - Campionato di Serie A, X giornata - inizio ore 20.45


LAZIO: Provedel, Lazzari, Patric, Romagnoli, Marusic, Guendouzi (67` Kamada), Rovella (63` Cataldi), Luis Alberto (67` Vecino), Felipe Anderson, Castellanos (77` Immobile), Zaccagni (77` Pedro). A disposizione: Sepe, Mandas, Gila, Pellegrini, Hysaj, Basic, Isaksen. Allenatore: Sarri.

FIORENTINA: Terracciano, Parisi, Milenkovic, Martinez Quarta, Biraghi (79` Ranieri), Arthur (71` Maxime Lopez), Duncan (46` Mandragora), Ikonè, Bonaventura (62` Barak), Gonzalez, Beltran (62` Nzola). A disposizione: Christensen, Martinelli, Sottil, Infantino, Mina, Comuzzo, Pierozzi, Amatucci, Brekalo, Kouamè. Allenatore: Italiano.

Arbitro: Sig. Marcenaro (Genova) - Assistenti Sigg. Berti e Cipressa - Quarto uomo Sig. Marchetti - V.A.R. Sig. Mazzoleni - A.V.A.R. Sig. Meraviglia

Marcatori: 90'+5' Immobile (rig).

Note: ammoniti al 31' Lazzari, 40' Duncan, 45'+1' Rovella, 45'+1' Ikonè, 55' Bonaventura, 60' Sarri, 67' Zaccagni. Angoli 0 a 3. Recuperi: 1' p.t., 5' s.t.

Spettatori: 37.000 circa.

La formazione
Luis Alberto
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Matteo Guendouzi
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Daichi Kamada e Adam Marusic
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Mattia Guendouzi
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Felipe Anderson
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Nicolò Rovella e Mattia Zaccagni
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Valentin Castellanos
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Patric e Alessio Romagnoli
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Il calcio di rigore trasformato da Ciro Immobile
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Ciro Immobile festeggia sotto la Curva Nord la rete-vittoria
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Ciro Immobile festeggia a fine partita

I calciatori convocati per la partita odierna

• Il Corriere dello Sport titola: “Immobile, troppo bello”. Prosegue il quotidiano sportivo romano: “Tre punti d’oro con il rigore di Ciro al 95’: festa Lazio. Primo tempo viola (Beltran, gol annullato e palo), poi i biancocelesti ci credono di più. La squadra di Sarri (terza vittoria di fila) esce alla distanza: decisivo il fallo di mano di Milenkovic. Il gol del bomber permette il salto in avanti a ridosso della zona europea”.

Quel pallone pesava un quintale o forse di più. Servivano coraggio, sangue freddo e personalità, con il cuore in tumulto, per mettere dentro un rigore così, al minuto 95 di una partita durissima, equilibrata e spigolosa. Ciro si era appena alzato dalla panchina. Non ha avuto paura, il killer istinct del bomber capace di resistere alle pressioni, la risposta a chi lo voleva rottamare o pensionare prima del tempo. Undici metri, la rincorsa e il fiato sospeso, perché il confine tra il tramonto e l’urlo liberatorio dell’Olimpico era quasi impercettibile. Terracciano da una parte, la palla dall’altra. La rete si è gonfiata e il capitano della Lazio è finito sotto la Curva Nord, con i suoi compagni, dentro un abbraccio collettivo che sa tanto di svolta. Perché è un risultato pesantissimo. Vale il sorpasso su Roma e Bologna con un balzo al settimo posto, a quota 16 punti, meno uno dalla Fiorentina. La Viola esce tra rabbia e rimpianti. Ha perso per un episodio, quando stava tentando il colpo gobbo e si sentiva sicura del pareggio. Un palo e un gol annullato nel primo tempo a Beltran, sbloccato dalla doppietta realizzata al Cukaricki, assai più pericoloso di Nzola. Italiano potrebbe aver trovato il centravanti. La notizia cattiva è che la ripresa non è stata dello stesso livello e la Lazio, alla resa dei conti, ha prodotto più occasioni. Terza vittoria di fila in campionato per Sarri. Sono arrivate le risposte giuste dal gruppo: temperamento e ordine tattico, braccio di ferro risolto all’ultimo assalto.

Palo e gol annullato. La Fiorentina sa palleggiare e costruire dal basso. Lo fa con velocità, sfruttando l’ampiezza oppure uscendo per vie centrali con Arthur. La pressione dei Viola ha disegnato subito duelli precisi. Duncan a incrociare Guendouzi, Bonaventura su Rovella, Luis Alberto raddoppiato da Martinez Quarta, come al solito portato a rompere la linea difensiva. Qualcosa, in termini di spazio e di imprecisioni, Italiano concede, ma la fascia destra con Parisi su Zaccagni ha tenuto. Le prime due occasioni della Lazio sono nate dalla parte di Biraghi: Guendouzi ha fallito il cross dopo un pallone consegnato da Nico Gonzalez, Luis Alberto ha sparato sull’esterno della rete l’assist di Castellanos servito in profondità da Lazzari. Poi dieci minuti di sola Fiorentina. Il lancio di Bonaventura ha sorpreso Romagnoli e Patric, Beltran ha dribblato Provedel e depositato in rete, ma si era aggiustato la palla con il braccio e il gol è stato annullato dal Var. L’ex centravanti del River Plate, subito dopo, ha timbrato di testa il palo.

Rigore. La Lazio ha reagito, capendo un aspetto fondamentale: aspettare e mettersi in attesa, come a Rotterdam, sarebbe stato un errore tragico. Partita di contrasto. L’arbitro Marcenaro stava fischiando poco e male. Felipe ha gestito malissimo una palla buona in area, Zaccagni ha peccato di egoismo, Provedel è stato bravissimo in uscita a terra su Gonzalez, Rovella ha rischiato il rigore a un sospiro dall’intervallo su Ikoné. Sotto la pioggia, nella ripresa, la Lazio ha preso coraggio, corpo e vigore. Doppia occasione fallita da Castellanos, la prima volta alzando la mira e la seconda, in posizione di dubbio fuorigioco, a lato. Terracciano d’istinto ha murato il destro ravvicinato di Felipe e non si è fatto sorprendere da Luis Alberto. Italiano ha sganciato Nzola e Barak, i viola hanno riacquistato freschezza e qualche metro di campo. Sarri ha cambiato il trio di centrocampo. Dentro Cataldi, Vecino e Kamada, richiamando persino il Mago. Il giapponese ha ispirato il contropiede di Felipe, murato da Milenkovic. Si è alzato anche Ciro dalla panchina. La Lazio non aveva più le stesse geometrie, cercava la profondità e il lancio lungo, ma ci stava con la fede e con la volontà. Quando la Viola si stava riaffacciando in avanti, il ribaltamento e l’episodio decisivo: il mestiere di Pedro, il colpo di testa di Vecino, il braccio largo di Milenkovic. Ciro, sul dischetto, ha sistemato i conti con il destino. Ora sono 199 centri con la Lazio. È tornato il re.


Il Messaggero titola: . Prosegue il quotidiano romano: .

Il Tempo titola: . Prosegue il quotidiano romano: .

La Gazzetta dello Sport titola: . Continua la "rosea":


• Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara.

Immobile è tornato "C’è prima la Lazio. Grande emozione. Abbiamo vinto perché ci abbiamo creduto di più. Provo gioia". Il capitano ha messo a segno la 199ª rete in biancoceleste: "C’era tanta pressione dal dischetto, ci serviva questo risultato. Non sto vivendo un momento brillante, sto raccogliendo i pezzi".

Sotto la Nord, sotto la pioggia, sotto lo sguardo di tutto lo stadio, sotto una pressione infinita. Se fosse stato affidato a uno sceneggiatore hollywoodiano il compito di scrivere un film sensazionalistico sulla partita di Immobile, l'avrebbe scritto esattamente così. Un gol decisivo all'ultimo secondo, che permette alla sua Lazio di vincere una gara importantissima dopo la brutta figura di Rotterdam e a lui di prendersi una personale rivincita: "Se devo mettere in ordine il momento della squadra e il mio, metto sempre il gruppo al primo posto. I ragazzi hanno lavorato bene, è stata una bella partita, aperta. Potevamo vincere così come perdere. Abbiamo vinto noi che ci abbiamo creduto di più. Sono contento, ci servono partite come queste dopo le cavolate che abbiamo fatto a inizio campionato. Ci siamo buttati giù moralmente e quello ci ha penalizzato un po'. E ora anche in Europa dobbiamo fare i punti, proprio come siamo tornati a fare in campionato".

Film. Sarri dal primo minuto ha scelto Castellanos, più in forma e più in palla. Ciro è stato mandato in panchina. E ci è rimasto, seduto, fino al 69' del primo tempo. A quel punto si è alzato per avviare il riscaldamento, accolto dall'ovazione della sua curva, prontamente ringraziata. Poi, sei minuti più tardi, è arrivato il momento dell'ingresso in campo, con Marusic che di corsa è andato a prendere la fascia di capitano stretta provvisoriamente attorno al braccio di Cataldi, per affidarla al legittimo proprietario. Sguardo serio e determinato, come a cercare di non tradire alcuna emozione, ha fatto subito vedere di avere una grande voglia di dimostrare qualcosa. Il resto è tutto ciò che di più bello potesse chiedere. Un calcio di rigore fischiato per un fallo di mano di Milenkovic all'ultimo secondo e lui, lo specialista Immobile, che si è preso la responsabilità di calciare dagli undici metri un pallone pesante come un macigno, con tutto lo stadio con il batticuore: "E lo avevo anche io, c'era tanta pressione, soprattutto perché la partita stava finendo e ci serviva questo risultato importante". Sguardo impassibile, solita rincorsa. Terracciano si è buttato alla sua sinistra, lui ha incrociato, lo ha spiazzato. Era il 94' e 52 secondi, la partita è finita con il suo 199esimo gol in biancoceleste, il 197esimo in Serie A.

Momento. Ciro è rimasto freddo anche dopo, ha iniziato la corsa verso la Nord a bocca chiusa, urlando solo dentro di sé tutta la rabbia in corpo e mostrando semplicemente la maglia che ha addosso, baciando quello stemma che ormai ha tatuato sul petto. Così, si preso l'abbraccio di tutti i compagni e della tifoseria: "La sto vivendo bene questa situazione. Raccolgo i pezzi, nel senso che vedo la gente che mi ama, partendo dalla mia famiglia, che mi fa sorridere anche nei momenti un po' così. Poi la società, i tifosi, la squadra. Sento la stima di tutti. Ovvio che non sto vivendo un momento brillantissimo, ma sto facendo di tutto per tornare al massimo. Quest'anno non ho iniziato con il piede giusto, ma è anche vero che tutta la squadra ha fatto fatica, stanno mancando i gol di noi attaccanti e la lucidità sotto porta. Essendo io il perno offensivo capisco che si parli di certi aspetti negativi. Ci sta, fa parte del calcio. Poi però ci sono momenti come questi che ti fanno vivere emozioni e gioia con la gente". Momenti da film hollywoodiano. Con il finale più emozionante che si potesse chiedere.

Sarri felice "Ho visto la squadra che voglio". "Partita difficile e loro forti: bravi noi a crederci fino all’ultimo. Ciro non è in discussione e a gennaio starà qui. Gli ho detto... vuoi fare come Altafini che entrava e segnava?". Il tecnico dei biancocelesti si gode un successo cruciale e prosegue la sua rincorsa alla zona Champions League "Buttate le prime due gare".

Ciro non si tocca e non può muoversi dalla Lazio: "Io penso sia assolutamente scontato che resti a gennaio, Ciro non è in discussione. Può avere un attimo di sconforto e dire qualche parola in più. Da come lo sento parlare la problematica non penso esista. Quando ha tirato ho guardato la Curva Nord, dalla reazione ho capito che avevamo segnato". Sarri s’è coccolato Ciro alla fine, deve gestire le sue esclusioni: "L’ho visto un minuto e gli ho detto “che pensi di fare come Altafini? Entrava e segnava”. Per fortuna era in campo, il rigore era pesantissimo. Spero abbia la fortuna di potersi allenare con continuità e sicuramente lo ritroveremo al 100 per cento tra non molto, a grandi livelli". Il grado di bomber “alla Altafini” sta sicuramente stretto a Ciro, ecco perché Sarri gli ha concesso poco più di 15 minuti. "La partita stava proponendo altri cambi, prima avevo avuto bisogno di altre sostituzioni. Ciro si deve allenare, negli ultimi due allenamenti sembrava un po’ in crescita. Aveva giocato in Europa di più".

I cambi. Sarri non fa più prigionieri in panchina, anche se Immobile parte di più da riserva. Sarri ora fa titolari e contitolari. Ne cambia cinque alla volta e i cambi gli svoltano le partite come ieri. Pedro, Vecino e Ciro hanno organizzato il colpaccio finale: "Quei minuti finali li ho vissuti come un’opportunità. Il calcio sta andando in questa direzione, il calendario è questo, gli impegni sono tanti, i 90 minuti duri per tutti. La mia sensazione è che a livello di rosa siamo più forti, ora dobbiamo dimostrare di essere forti almeno quanto l’anno scorso negli undici". La Lazio da ultimo minuto fa sobbalzare anche Mau: "La squadra ci crede fino alla fine. Era una partita difficile. I momenti di sofferenza erano inevitabili. La Fiorentina ti fa correre a vuoto, nel primo tempo abbiamo sofferto. Poi siamo andati in crescita concedendo pochissimo e creando 4-5 palle gol. Hanno legittimato la vittoria contro una squadra forte".

L’analisi. Sarri era stremato, inzuppato d’acqua per la pioggia, felice: "Ho visto quello che volevo. La squadra si sta ritrovando, speriamo di continuare in questa lunga rincorsa nella quale ci siamo dovuti infilare dopo le prime due partite". La Lazio ha sfidato quasi tutte le big, manca l’Inter: "Qualcosa in più hanno. Perdere a Milano e a Torino ci può stare. Contro le grandi ci manca un pizzico di personalità nei grandi stadi". I nuovi lo stanno conquistando sempre più: "Si stanno inserendo abbastanza bene, il problema è che quando sono entrati c’è stato il decadimento nelle prestazioni di chi l’anno scorso era andato benissimo. I problemi iniziali sono stati questi". Guendouzi è diventato titolare: "È giovane, ha già buone esperienze. Se trova più ordine, più linearità e pulizia può diventare un giocatore importante". Siparietto a Dazn con il cantante laziale Tommaso Paradiso sulla mancanza di un terzino mancino: "Pellegrini non ha giocato perché abbiamo trovato sempre esterni molto offensivi, lui è più bravo in fase d’attacco". Tommaso poi l’ha pregato di restare alla Lazio. La battuta di Sarri, forse non troppo battuta: "Io comincio ad avere qualche anno...".




La formazione biancoceleste:
La formazione iniziale biancoceleste in grafica



► Per questa partita il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha convocato i seguenti calciatori:

I convocati in grafica






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