Sabato 30 settembre 2023 - Milano, stadio Giuseppe Meazza - Milan-Lazio 2-0
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30 settembre 2023 – Milano, stadio Giuseppe Meazza - Campionato di Serie A, VII giornata - inizio ore 18.00
MILAN: Maignan, Calabria (69' Florenzi), Kjaer, Tomori, Theo Hernandez, Loftus-Cheek (28' Musah), Adli (69' Pobega), Rejinders, Pulisic (82' Chukwueze), Giroud (69' Okafor), Leao. A disposizione: Sportiello, Mirante, Jovic, Romero, Thiaw, Pellegrino, Bartesaghi. Allenatore: Pioli.
LAZIO: Provedel, Marusic, Casale, Romagnoli, Hysaj, Guendouzi (67' Kamada), Rovella (67' Vecino), Luis Alberto, Felipe Anderson (75' Pedro), Castellanos (75' Immobile), Zaccagni (82' Isaksen). A disposizione: Sepe, Mandas, Pellegrini, Patric, Lazzari, Cataldi, Gila. Allenatore: Sarri.
Arbitro: Sig. Massa (Imperia) - Assistenti Sigg. Vecchi e Perrotti - Quarto uomo Sig. Ghersini - V.A.R. Sig. Mazzoleni - A.V.A.R. Sig. Abbattista
Marcatori: 60' Pulisic, 88' Okafor.
Note: ammoniti 51' Marusic, 64' Romagnoli, 65' Leao, 82' Hernandez, 86' Maignan. Angoli 8 a 1. Recuperi: 2' p.t., 6' s.t.
Spettatori: 72.035, per un incasso di 2.678.479 euro.
► I calciatori convocati per la partita odierna
• Il Corriere dello Sport titola: “Lazio a metà, il Milan vola”. Prosegue il quotidiano sportivo romano: “Con un Diavolo di Leao (doppio assist), Pioli si consolida al vertice: dimenticato il tracollo nel derby. Sarri fa i conti con una squadra che non riesce a concretizzare. Dopo un primo tempo a tinte biancocelesti nella ripresa emergono i rossoneri (sesta vittoria in 7 giornate): Pulisic e Okafor esaltano San Siro”.
Il Diavolo si chiama Leao, sgomma in testa al campionato e nessuno gli sta dietro: Marusic e Casale gli hanno preso la targa, come tanti altri difensori della Serie A. Sono allunghi irresistibili. Due azioni in fotocopia e doppio assist per spedire al tappeto la Lazio, ora lontanissima dalla zona Champions. La svolta con Pulisic e il raddoppio di Okafor, il Milan vola: sei vittorie in sette giornate, Pioli si è rialzato dopo il tracollo nel derby e ha cominciato a correre più forte di prima, ma sarebbe sbagliato identificare solo nella stella portoghese il segreto di una crescita collettiva. I rossoneri possono pensare allo scudetto perché hanno ritrovato solidità difensiva e aggiunto soluzioni. Adli in regìa è il regalo più grande che Krunic, prezioso equilibratore, potesse confezionare al suo allenatore con l’infortunio. Il francese, acquisto ritardato di un anno, non è Pirlo, ma aggiunge rotondità al gioco del Milan, alterna i lanci al fraseggio corto, sa contrastare e mordere. Reijnders, invece, si muove come se si allenasse da una vita a Milanello. Trequartista di disturbo su Rovella, mezzala di inserimento. Sa fare tutto, ha alzato i ritmi del pressing, è andato al tiro, ha colpito un palo. Bene Musah, entrato alla mezz’ora per sostituire Loftus-Cheek, finito ko. Il piano strategico di Pioli sta funzionando, tutti coinvolti, organico ricco di alternative. Vittoria limpida: dopo l’intervallo, il gol era nell’aria, si aspettava solo il momento in cui Provedel si sarebbe arreso.
Carenze. La Lazio è durata un tempo. Ha perso “meno peggio” di altre volte a San Siro, come ha sottolineato Sarri, ma si tratta di una magra consolazione. Immobile è entrato nell’ultimo quarto d’ora perché era a rischio stiramento e il popolo biancoceleste farebbe bene a sostenerlo in maniera compatta. Solo i suoi gol possono risolvere limiti strutturali. La squadra biancoceleste fatica negli ultimi trenta metri e nell’attacco alla porta: non dipende dal centravanti, semmai dagli esterni e dalla mancanza di un guastatore a centrocampo. Castellanos non è male tecnicamente, ma non ha dato profondità e non è entrato in area, sparando a salve dal limite. Zaccagni va incontro alla palla perché aiuta difensori e mediani a costruire dal basso, esaurisce i suoi strappi nei primi 45 minuti, poi il calo è inevitabile, anche perché Sarri lo utilizza senza respiro. Uguale Luis Alberto. E il Taty, lanciato in profondità dall’unica invenzione del Mago, si è spaventato di Tomori senza abbozzare un tiro. Il vero assente si chiama Felipe, timido e impaurito: si è trovato sul sinistro il pallone buono per svoltare, sullo 0-0, e lo ha sparato da buona posizione sull’esterno della rete. Rovella si è confermato. Guendouzi, ancora spaesato e poco preciso, ha deluso. La Lazio, sino all’intervallo, si è difesa bene e non ha concretizzato diverse situazioni in cui aveva creato superiorità sulla tre-quarti: è mancato ogni volta l’ultimo passaggio. Maignan non ha fatto una sola vera parata.
Doppietta. Il Milan l’ha risolta dopo l’intervallo alzando la pressione in modo feroce. Determinante la corsa e il recupero “alto” di Reijnders, un altro centrocampista (come Loftus-Cheek) che Sarri avrebbe voluto portare a Formello in luogo di Milinkovic. Guendouzi ha lasciato la zona e Adli, alle sue spalle, ha trovato il corridoio giusto per Leao: Pulisic, bravissimo a staccarsi dalla linea difensiva laziale, ha castigato Provedel in controtempo. Non c’è stata quasi reazione, solo confusione. La Lazio era stanca. Vecino e Kamada non hanno aggiunto, semmai tolto. Marusic sbilanciato in avanti e Leao è ripartito, seminando Casale, per andare a servire il pallone del raddoppio a Okafor, appena entrato. Provedel, con un altro paio di prodezze, è riuscito a evitare la disfatta. Il fuorigioco di rientro di Immobile ha cancellato l’eurogol di Pedro in pieno recupero. Il segnale vale per Lotito, non solo per Sarri: sta tornando lo spagnolo, 36 anni...
• Il Messaggero titola: . Prosegue il quotidiano romano: .
• Il Tempo titola: . Prosegue il quotidiano romano: .
• La Gazzetta dello Sport titola: . Continua la "rosea":
• Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara.
Furia Sarri: "Lazio non sei una grande. Acquisti non miei". Lo sfogo del tecnico biancoceleste dopo il ko di San Siro: "La Champions per noi è un lusso. I calciatori che avevo chiesto sul mercato non sono arrivati. Serie A, Uefa, Fifa, Aic: ce l’ho con tutti, mandano i ragazzi al macello".
L’uomo che vuole essere sempre contro stavolta è davvero contro tutto e tutti. Nessuno può fermare Sarri quando apre le valvole di sfogo come ieri: "La classifica è brutta, non si deve guardare, ci vorranno mesi per risalire e i ragazzi lo sappiano. Non siamo una grande squadra e non lo eravamo un anno fa. La Champions per noi è un lusso, la vita ce la giochiamo in campionato, tornare in Europa sarebbe vitale. Il mercato? I giocatori che avevo indicato non sono arrivati e devo lavorare con quelli a disposizione. Sono ferocemente incazzato con Fifa, Uefa, Lega e Aic. Nell’ultima giornata ci sono stati 50 infortuni muscolari, non ho letto comunicati dell’assocalciatori in difesa degli iscritti. Mandano i giocatori al macello". Una sequenza di concetti così severi e perentori forse non s’era mai sentita tutta in una volta. Sarri non ha risparmiato nessuno, neppure la squadra: "Siamo vittime di un cocktail micidiale. Cazzata nostra nelle prime due partite e non ho mai visto affrontare a nessuno un calendario con Napoli, Juve e Milan subito fuori casa. Ma la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta".
L’analisi. Ad ogni sfogo ha fatto seguito una spiegazione più pacifica. L’attacco, ad esempio. Sarri ha lanciato Castellanos perché Ciro non se l’è sentita per gli acciacchi post-Torino. Mau ha visto troppi sprechi: "Tra occasioni create e gol fatti l’anno scorso eravamo primi, ora siamo 18esimi. Ci sono partiti tiri-ciofeca, a volte non era il caso di tirare fuori o dal limite, eravamo in parità numerica". Ha rinnegato il concetto di “grande squadra” spiegando il perché: "Contro squadre come il Milan c’è differenza di cilindrata. Con due “scassate” di uno che va a 35 all’ora (riferimento a Leao, ndi) il Milan ha segnato. Noi andiamo più piano, la soluzione diventa difficile". Con 7 punti in 7 partite sugli obiettivi non s’è espresso perché non può prevedere che campionato sarà: "Vediamo se riusciamo a mettere nel mirino qualche zona europea". L’approfondimento sulla stoccata di mercato a Lotito: "È difficile rispondere a domande di mercato, se è mio o della società. Io parto da A, poi si arriva a X o Y e scelgo tra questo o quello. Ma io sono partito da A, da certi nomi, però nel 95% dei casi ogni allenatore darebbe questa risposta. È sempre difficile confermarsi, erano prevedibili le difficoltà estreme".
La personalità. Sarri ha colto segnali diversi rispetto alla partita di Milano persa l’anno scorso a San Siro: "Abbiamo fatto un gran primo tempo, si è sofferto nei primi 15 del secondo. Florenzi ha fatto un miracolo su Isaksen prima del 2-0. A differenza di altre gare in questo stadio ho visto personalità. Nel primo tempo abbiamo recuperato 50 palloni e creato 10 situazioni. Ma non ci abbiamo tirato fuori niente. Si contano 14 tiri in porta del Milan contro 13 nostri, non facciamo fatica a trovarli. Verranno partite in cui segneremo di più". Sarri cambia e ricambia il centrocampo: "Colpa di questo calendario folle. Se giochi ogni 70 ore non puoi schierare gli stessi per 4-5 volte. I cambi li facciamo con giocatori al limite, arrivati ad agosto, questo ci crea difficoltà". Mercoledì c’è il Celtic in Champions: "Daremo tutto, è un palcoscenico importantissimo. Non è detto che avendo difficoltà in campionato si abbiano anche in Coppa". Su Ciro: "Penso giochi in Champions. Non era uscito bene dalla partita col Torino e aveva sentito qualcosa al flessore. Ha parlato con il medico e con me. C’erano rischi, non se la sentiva. Abbiamo tenuto aperta una chance, dopo il riscaldamento si sentiva meglio. Ha corso meno rischi giocando uno spezzone".
► Per questa partita il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha convocato i seguenti calciatori:
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