Domenica 14 gennaio 1996 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-1


Stagione

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14 gennaio 1996 - 2682 - Campionato di Serie A 1995/96 - XVII giornata

LAZIO: Marchegiani, Romano (65' Bergodi), Nesta, Di Matteo, Negro, Chamot, M.Esposito (62' Iannuzzi), Fuser (65' Marcolin), Casiraghi, Winter, Rambaudi. A disp.: F.Mancini, Piovanelli. All. Zeman.

TORINO: Caniato, Falcone, Maltagliati, Cravero, R.Bacci, Bernardini (73' Dionigi), Angloma, Minaudo, Milanese, Rizzitelli, Karic. A disp.: Biato, Sogliano, Longo, Sommese. All. Scoglio.

Arbitro: Bettin (Padova).

Marcatori: 80' Rizzitelli, 93' Iannuzzi.

Note: ammoniti Nesta, Rizzitelli, Casiraghi.

Spettatori:

La gioia di Iannuzzi
Alessandro Iannuzzi abbracciato dal fratello raccattapalle Ivano
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Un articolo di giornale

Quella della Lazio e' una lenta caduta nel tempo. Mezz' ora buona, appena sottolineabile, poi più duro è stato il muro del Torino, e inesorabile il contropiede di Rizzitelli, a nove minuti dalla fine, nella domenica degli ex romanisti, Branca a San Siro e appunto Rizzitelli ieri sera all'Olimpico. Senza Signori e Boksic, tutti e due squalificati, la Lazio si e' infranta prima contro i suoi limiti e subito dopo contro la difesa del Torino, rudemente efficace nella chiusura degli spazi e nel controllo dell'unica punta biancoceleste, Casiraghi. Si e' salvata, la Lazio, quattro minuti dopo il novantesimo, grazie a Iannuzzi, un ragazzo di 20 anni subentrato a Esposito quasi a meta' del secondo tempo, su un calcio di punizione contestato concesso dall'arbitro, che in un primo momento aveva accordato il rigore per un mani di Maltagliati, in seguito alla segnalazione di un guardalinee (Gregori). Al quinto esame di campionato Scoglio resta cosi' imbattuto, strappando all'Olimpico il quarto pareggio consecutivo della sua gestione, dopo il successo iniziale ottenuto contro il Piacenza (4-1). Un punto che da' respiro alla sua classifica e che e' stato ampiamente meritato sul campo dai granata, mentre la Lazio rimane bloccata a terra, ancorata a un quinto posto che non le concede più alcuna speranza. Impossibile, e non da ieri sera, immaginare un decollo inutilmente atteso anche quest'anno, più ragionevole invece la preoccupazione di un posto in Uefa per la stagione ventura che la squadra di Zeman ora è chiamata faticosamente a conquistare. Mezz'ora solamente, dicevamo, in cui la Lazio, priva anche dell'infortunato Favalli, tutto sommato non ha giocato male, mantenendo lucidità e una discreta organizzazione di gioco, nonostante il triste ritorno in campo di Esposito (il peggiore in assoluto e fischiato dal pubblico) e la negativa serata di Rambaudi, partito a sinistra e poi scambiato da Zeman con Esposito sull'altra fascia. Lentamente la Lazio si è perduta: isolato Casiraghi in attacco, i biancocelesti si sono sterilmente spremuti alla ricerca del gol. Bravo e' stato il Torino a non perdere mai la concentrazione e a soffocare ogni iniziativa avversaria, cercando poi di ripartire con azioni di rimessa tutte ispirate da Rizzitelli, pericoloso nonostante la mancanza di Pelé, il suo partner più quotato. La partita, spentasi per quasi tutto il secondo tempo, si è improvvisamente riaccesa nel finale. Il capitano granata proprio in contropiede è riuscito a sorprendere la difesa laziale e a superare Marchegiani, al rientro dopo due mesi e mezzo, con un pallonetto incantevole. Sembrava chiusa qualsiasi storia, invece la Lazio in fase di recupero ha potuto salvare almeno la faccia. E toccato a Iannuzzi, una mezzapunta che l'anno scorso diede alla Primavera di Mimmo Caso lo scudetto con un gol molto simile realizzato sempre su punizione, indovinare l'incrocio dei pali e regalare il pari. Si placavano cosi' le polemiche per l'incertezza dell'arbitro: prima rigore, poi calcio piazzato dal limite, con Maltagliati, che andava espulso, nemmeno ammonito. Spiegava Scoglio: "E colpa mia che li faccio allenare a basket e volley. Risultato giusto: la sconfitta avrebbe penalizzato la Lazio". Non si placavano invece le polemiche del pubblico deluso: da una Lazio che non cresce mai e da un allenatore, Zeman, ai suoi ultimi cinque mesi di esperienza romana.

Fonte: Corriere della Sera