Domenica 14 novembre 2004 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 2-1


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14 novembre 2004 - 3119 - Campionato di Serie A 2004/05 - XII giornata

LAZIO: Sereni, Oscar Lopez, Talamonti, Lequi, Seric (79' Negro), Manfredini, Dabo, E.Filippini, Cesar (73' Di Canio), S.Inzaghi (69' A.Filippini), Rocchi. A disposizione: Casazza, De Sousa, Liverani, Pandev. Allenatore: Caso.

BOLOGNA: Pagliuca, Juarez (46' Nastase), Petruzzi, Torrisi (15' Gamberini), Sussi, Binotto, Zagorakis, Colucci, Bellucci, Tare, Cipriani (74' Locatelli). A disposizione: Ferron, Loviso, Della Rocca, Paonessa. Allenatore: Mazzone.

Arbitro: Sig. Tagliavento (Terni).

Marcatori: 6' Rocchi, 53' Tare, 85' Di Canio (rig).

Note: giornata serena, terreno in buone condizioni. Espulsi al 67' Dabo per somma di ammonizioni, al 93' Di Canio e Tare per reciproche scorrettezze. Ammoniti E.Filippini, Colucci, Dabo, Talamonti, Di Canio. Angoli 7-5 per la Lazio. Recuperi: 2' p.t., 4' s.t. Esordio in serie A per Matias Lequi classe 1981.

Spettatori: paganti 2.569, incasso di 53.470 euro, abbonati 28.636 quota partita di 389.582,73 euro.

Tommaso Rocchi in azione
L'esultanza del bomber veneziano dopo la rete
Il fallo da rigore su Paolo Di Canio
Cesar impegnato in un contrasto
Un altro fotogramma del calcio di rigore
La rete di Paolo Di Canio su calcio di rigore
Un fotogramma della gara
Il biglietto della gara
L'espulsione di Di Canio e Tare

La Gazzetta dello Sport titola: "Di Canio nel bene e nel male. La Lazio segna e Tare pareggia. Lui entra, risolve, si fa espellere. Bastano 19 minuti a Di Canio per timbrare la gara. Cipriani colpisce Talamonti: prova tv ?"

Continua la "rosea": Una giornata così l'aspettava da quando è tornato in Italia. E l'avrà anche sognata a lungo nel corso delle numerose partite trascorse in panchina. E' vero che Paolo Di Canio aveva già firmato il successo della Lazio a Genova alla prima di campionato. Ma quello regalato ieri alla sua squadra contro il Bologna ha tutto un altro sapore, perché consumato davanti ai propri tifosi e perché giunto al termine di un periodo decisamente bruttino per la Lazio. Un momento-no che sarebbe quasi certamente continuato se Caso (la cui panchina è ora più salda), a un quarto d'ora dal termine di una partita che la Lazio aveva fatto poco per vincere, non avesse gettato nella mischia l'uomo giusto al momento giusto. Paolo Di Canio, appunto. A cui sono bastati 19 minuti per diventare il protagonista assoluto. Nel bene e nel male. Nel bene, innanzitutto. Perché senza la sua invenzione a 5 minuti dalla fine, la Lazio avrebbe rinviato ancora una volta il ritorno alla vittoria. Ed anche nel male. Perché dopo aver incassato la comprensibile ammonizione per eccesso di esultanza, il numero 9 della Lazio è riuscito pure a beccarsi un rosso diretto per reciproche scorrettezze con Tare (espulso anche lui). Episodi che offuscano solo in parte quanto l'ex asso del Charlton aveva fatto in precedenza.

Un rigore "conquistato" con classe e un pizzico di furbizia (ma giusto, perché il fallo di Gamberini c'è) e un'esecuzione da manuale nonostante la palla scottasse parecchio. E poi, dopo il gol-partita, la fascia di capitano che improvvisamente compare sul suo braccio. Di Canio l'aveva ricevuta da Cesar al momento del suo ingresso. Ma anziché darla ad un compagno l'aveva nascosta all'interno di un calzettone. Per poi estrarla e indossarla dopo il gol. Il Di Canio-show finale, oltre a regalare i tre punti alla Lazio, ha anche ravvivato una partita che fino a quel momento Lazio e Bologna stavano giustamente pareggiando per reciproci demeriti. La Lazio aveva cominciato benino, come peraltro le accade abbastanza di frequente, ma la sua verve non è durata più di un quarto d'ora. E anche questa non è una novità. Solo che stavolta la squadra di Caso è riuscita a capitalizzare la partenza convincente grazie a una combinazione Manfredini-Cesar-Rocchi che ha portato in gol l'ex empolese. Sul golletto iniziale la Lazio, ridisegnata da Caso con un più convincente 4-4-2, ha cercato di campare per tutta la partita. Ancora penalizzata da assenze importanti e intimorita dagli ultimi rovesci, la squadra biancoceleste ha infatti provato ad addormentare la partita piuttosto che chiuderla (anche se con Lequi e Inzaghi ha avuto comunque l'opportunità di farlo).

Così, superato lo choc dello svantaggio, è stata la squadra di Mazzone a fare la partita. Favorita anche dallo schieramento piuttosto audace mandato in campo dal tecnico trasteverino. L'allenatore del Bologna pensava, forse, di sfruttare le debolezze attuali della Lazio. Si è invece ritrovato a inseguire. Impresa coronata all'inizio della ripresa grazie ad una ripartenza di Binotto (palla persa da Seric) finalizzata da Tare, sul quale ha un po' dormito Talamonti (giornata-no per lui: il nonno, in tribuna, è caduto procurandosi fratture agli arti). Ma il Bologna avrebbe potuto pareggiare già nel primo tempo se Tagliavento avesse giudicato da rigore un mani di Lopez su punizione di Bellucci (nella stessa azione ci sono anche una testata e una gomitata di Cipriani a Talamonti: possibile la prova-tv). Una volta raggiunto il pareggio, però, gli emiliani hanno commesso lo stesso errore fatto dalla Lazio dopo l'1-0. I felsinei hanno preferito rallentare anziché insistere con un avversario in chiara difficoltà (anche perché dal 24' i laziali si sono pure ritrovati in dieci per il secondo giallo rimediato da Dabo). Pensavano di poter tranquillamente incassare un pareggio che li avrebbe accontentati. Non avevano fatto i conti con la voglia di rivalsa di Di Canio.


La Repubblica titola: "Il gruppo Caso va in vantaggio con Rocchi nel primo tempo. Pareggia Tare, poi entra Di canio che segna dal dischetto. Orgoglio Lazio all'Olimpico. In dieci battuto il Bologna".

Continua il quotidiano: In dieci contro undici, ma con Paolo Di Canio in campo, la Lazio riesce ad avere la meglio sul Bologna ed allontanare al momento la crisi. Sono bastati 15', quelli finali, al biancoceleste per rivoluzionare il match fermo sull'1-1 e dare tre punti importanti alla squadra e far respirare Mimmo Caso, che ultimamente aveva deciso di non affidarsi alla sua esperienza, almeno inizialmente. Di Canio è entrato alla mezz'ora della ripresa ed ha prima servito alcuni compagni esaltando le doti di Pagliuca e poi ha deciso di fare tutto da solo deliziando la platea con una magia ed andandosi a cercare il penalty che lui stesso (Inzaghi era già fuori) ha calciato alle spalle di Pagliuca per il 2-1. Poi, in trance, entra in contatto con Tare e lascia la sua squadra in 9' negli ultimi 2' (espulso anche Tare) ma la vittoria non scappa più. Mazzone aveva rimescolato le carte mettendo Binotto sulla fascia con Tare e Cipriani a fare da torri davanti, anche se è la squadra di Caso a partire con più disinvoltura e trovare il vantaggio già dopo 6'. Manfredini cambia gioco da destra a sinistra, Cesar raccoglie e rimette al centro dove trovo pronto Rocchi che di sinistro mette alle spalle di Pagliuca. L'Olimpico esplode di gioia, al contrario della panchina bolognese che deve già impegnarsi ad effettuare il primo cambio: fuori l'acciaccato Torrisi (14'), dentro Gamberini. Pagliuca e Tare, davanti, iniziano a creare apprensione a Lequi e Talamonti, comunque bravi, ma è ancora la Lazio a sfiorare il raddoppio poco dopo grazie al colpo di testa di Lequi che Zagorakis riesce a respingere sulla linea dopo un'uscita sbagliata di Pagliuca.

Il ritmo del match sale con il passare del tempo: Cipriani al 20' calcia fuori di testa da due passi e poi l'arbitro Tagliavento inizia a sventolare cartellini gialli perché il clima in campo diventa al limite del consentito. Nella ripresa, Mazzone mette Nastase per Juarez e la mossa dà ulteriore spinta alla manovra dei felsinei che pareggiano all'8' con Tare che di piatto sinistro deposita alle spalle di Sereni dopo un cross basso dalla destra di Binotto. La gara è abbastanza viva e la Lazio cerca di riprendersi il vantaggio dopo 1' ma il colpo di testa di Lequi è respinto sulla linea ancora da Zagorakis ed il successivo colpo di testa piazzato nel sette da Manfredini è deviato in angolo con grande merito da Pagliuca. Dabo complica le cose a Caso facendosi espellere per somma di ammonizioni al 22'. In dieci (dentro A.Filippini per Inzaghi e poco dopo Di Canio per Cesar ed il redivivo Negro per Seric), però, la Lazio gioca meglio e con la spinta di Di Canio impegna più volte severamente Pagliuca con Talamonti fino al 39' quando l'ex "inglese" entra in area si procura un rigore, segna il 2-1 finale prima di farsi espellere insieme a Tare per reciproche scorrettezze.