Domenica 21 novembre 1999 - Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 4-1


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

21 novembre 1999 - 2.863 - Campionato di Serie A 1999/00 - X giornata

ROMA: Antonioli, Zago, Aldair, Mangone, Cafu, Zanetti (67' Di Francesco), Assunção, Candela, Totti (90' Fabio Junior), Montella, Delvecchio (60' Tommasi). A disposizione: Lupatelli, Alenitchev, Gurenko, Rinaldi. Allenatore: Capello.

LAZIO: Marchegiani, Negro (47' Favalli), Nesta, Mihajlovic, Pancaro, Veron, Simeone, Almeyda (60' Conceição), Nedved, Boksic, Salas (73' S.Inzaghi). A disposizione: Ballotta, Sensini, Mancini, Couto. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Tombolini (Ancona) - Guardalinee Sigg. Di Mauro e Contente - Quarto uomo Sig. Strocchia.

Marcatori: 7' Delvecchio, 11' Montella, 26' Delvecchio, 31' Montella, 52' Mihajlovic (rig).

Note: giornata nuvolosa, terreno in ottime condizioni. Ammoniti: Assunçao, Totti, Zago, Almeyda, Pancaro per gioco scorretto. Angoli 5-2 per la Roma. Recuperi: 2' p.t., 5' s.t.

Spettatori: 77.988 di cui 36.643 abbonati per un incasso di £. 3.305.415.000.


La prima rete di Delvecchio
Il raddoppio di Montella
La seconda rete di Delvecchio
La doppietta di Montella
La rete di Sinisa Mihajlovic
Un altro fotogramma della rete biancoceleste
Pavel Nedved in azione contro Cafù
Pavel Nedved
Il biglietto della gara

La Lazio affronta il Derby capitolino con i favori del pronostico anche se i giallorossi, quarti in classifica, sono squadra da temere. E sul campo la situazione si ribalta subito. Già al 7' minuto i giallorossi sono in vantaggio grazie ad una rete di Delvecchio ben servito in profondità da Zanetti che batte Marchegiani con un sinistro a fil di palo. I biancazzurri sono storditi e 4 minuti dopo subiscono il raddoppio dei cugini. Questa volta è Montella a castigare i biancazzurri scattando sul filo del fuorigioco ed a realizzare con un pallonetto su Marchegiani in disperata uscita. I giallorossi controllano la gara in lungo e largo e portano a tre le marcature con Delvecchio che riprende un pallone calciato da Totti insaccando da pochi passi. Tre minuti dopo è doppietta anche per Montella che s'invola e scarta il portiere biancazzurro segnando a porta vuota. La Lazio è sotto shock ed i tifosi pure. La ripresa inizia con i biancazzurri indemoniati. Al 6', per un fallo di mano di Aldair, l'arbitro concede un rigore che Mihajlovic trasforma nonostante l'intuizione di Antonioli. Al 15' è ancora il serbo a sfiorare la seconda rete su punizione, ma il portiere giallorosso riesce miracolosamente a deviare sul palo. La Lazio attacca, ma è troppo tardi per riaprire la partita. La Roma vince e i suoi tifosi sognano il tricolore mentre i biancazzurri, alla prima sconfitta in questo campionato, escono ridimensionati e demoralizzati da questo Derby. In classifica la Lazio viene così raggiunta a 21 punti dalla Juventus mentre la Roma è terza a 19 punti.


La Gazzetta dello Sport titola: "La Roma distrugge la Lazio. Delvecchio e Montella doppiette esaltanti. La Roma ha stravinto, dando l'impressione di aver preparato la partita con feroce determinazione. La Lazio, sotto di due gol dopo 11 minuti, sembrava un pugile suonato, incapace di qualsiasi reazione: una squadra troppo brutta per essere vera, con una difesa inesistente".

Continua la "rosea": L'aveva detto Zeman. "Lazio favorita, dunque vince la Roma". Nemmeno lui, tuttavia, poteva immaginare che dopo trentuno minuti la Roma "sfavorita" potesse essere in vantaggio per 4-0. Il motivo? La Roma di Capello aveva giocato molto zemanianamente dalla metà campo in su, mentre la Lazio di Eriksson aveva fatto altrettanto, ma dalla metà campo in giù. Mirabilie ed orrori dell'era zemaniana si sono così sovrapposti producendo nel giro di due dozzine di minuti le doppiette di Delvecchio e Montella che hanno chiuso la partita con un'ora di anticipo, evento senza precedenti per un derby. Il rigore trasformato nella ripresa da Mihajlovic e concesso dall'ottimo Tombolini per un mani non si sa fino a che punto volontario di Aldair, ha semplicemente alleviato le sofferenze laziali per una batosta (4-1) comunque memorabile. La Roma ha stravinto, sola squadra in campo finché ha voluto e anche oltre, talmente pallida è stata la reazione della Lazio. Ha stravinto dando l'impressione di avere preparato il derby con feroce determinazione. Se sarà capace di comprendere che il campionato è tutto un derby, beh, potrebbe aprire anche il cassetto dove è racchiuso da diciassette anni il sogno scudetto. Un modo così speciale di vincere da chiamare direttamente in causa Fabio Capello. Che nel bunker di Trigoria deve avere lavorato molto di psicologia, poi (complice Pincolini) sui muscoli dei giallorossi e infine, ma solo infine, anche sulla tattica. La Roma ha addentato l'osso fin dal primo minuto e non lo ha più mollato se non dopo averlo spolpato. Più determinati, Sacchi direbbe intensi, più veloci, arrivavano sempre primi sul pallone, con il Totti libero da lacciuoli che si vorrebbe sempre vedere (e non capita mai) in nazionale, i giallorossi hanno segnato quattro gol, ma avrebbero potuto essere anche sei o sette, a far la conta delle occasioni. Decisivi, insieme al capitano, i due del filtro centrale di metà campo, Assunçao e soprattutto Zanetti, un giocatore fortemente voluto da Capello (scambiato con Di Biagio, anche se una metà del giovanotto è ancora dell'Inter) e al quale le frequentazioni con Tardelli fanno evidentemente un gran bene.

Decisivi anche, è ovvio, Delvecchio e Montella, killer implacabili di Marchegiani ogni qualvolta c'è stata l'opportunità di presentarsi soli al suo cospetto. La cosa è avvenuta quattro volte (uno sproposito!) e sono stati altrettanti gol, tre dei quali addirittura in contropiede. Osservazione che la dice lunga sull'atteggiamento col quale la Lazio, fin troppo brutta per essere vera, è scesa in campo. Nesta (impresentabile) e compagni hanno dato l'impressione d'avere trascorso sdraiati al sole dei Caraibi le due settimane di sosta. Ed Eriksson dovrà certo interrogarsi su cosa diavolo è successo sotto ai suoi occhi (o no?) in questi giorni di preparazione a Formello. Volendo pescare col senno di poi responsabilità sulle scelte dell'allenatore, è certo risultato infelice il ricorso alla coppia muscolare Almeyda-Simeone in mezzo al campo (con Veron dirottato esterno e dunque dimezzato), basata forse su taluni precedenti (Parma, Milan, Lecce) abbastanza confortanti. Qui si è forse sottovaluto il fatto che i due erano stati impegnati a tempo pieno con la nazionale argentina e sono tornati, proprio loro che fanno del peso e del dinamismo atletico la loro forza, con le ruote e i polmoni sgonfi. Ma sarebbe comunque riduttivo dire che la partita la Lazio l'ha perduta solo lì, al centro del campo. Questo squilibrio e questa mancanza di adeguato filtro non bastano infatti per assolvere una difesa che si è rivelata un autentico colabrodo. Tutte al centro le penetrazioni gol: Totti-Zanetti-Delvecchio per il primo e forse più bello della serie (7'), poi Mangone a spazzar via dalla sua metà campo per pescare Montella (11') solo, con Nesta e Mihajlovic in contemplazione, e con il giovanotto capace di scavalcare Marchegiani con una finissima scucchiaiata di palla. Un uno-due cui la Lazio ha reagito da pugile suonato senza che dall'angolo (pardon, dalla panchina) ci fosse qualcuno capace di lanciare la spugna o piuttosto di inventare qualcosa che non fosse il Conceiçao fatto a lungo scaldare sulla pista d'atletica.

Così, senza che la difesa della Roma fosse chiamata altro che a un normale disbrigo della corrispondenza firmata Nedved e Boksic (gli unici in vena di qualche accelerazione), si è materializzato anche l'uno-due bis, con Delvecchio (26') e Montella (31') in replica il primo su assist corto di... Negro, e il secondo ancora di Mangone che stavolta ha preso la mira ma nientemeno che dalla metà campo della Roma, con Nesta più che mai colpevole spettatore. La reazione della Lazio è stata tanto tiepida e passiva (nemmeno un orribile sputo di Zago sulla faccia di Simeone, fissato dalle telecamere, ha smosso l'orgoglio biancoceleste) da suggerire ad Eriksson di ripartire nella ripresa con lo stesso derelitto undici dell'inizio, non fosse altro che per una opportuna generale assunzione di responsabilità. Il rigore di Mihajlovic, che ha successivamente scheggiato il palo su punizione, ha rappresentato l'unico segno di vita d'una squadra (un solo corner battuto in 90' dai re delle palle inattive) che le staffette Negro-Favalli (obbligata), Almeyda-Conceiçao e Salas-Inzaghi, con relative varianti tattiche, non hanno modificato. Capello ha replicato (Tommasi per Delvecchio) passando al 4-4-2 e concedendo la standing ovation prima a Zanetti (per Di Francesco) e nel finale (per Fabio Junior) a Totti. Meritatissime.