Domenica 21 settembre 1997 - Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 1-0


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

21 settembre 1997 - 2.746 - Campionato di Serie A 1997/98 - III giornata

EMPOLI: Roccati, Fusco, Baldini, Bianconi, Tonetto, Ametrano (85' Pusceddu), Pane (80' Arcadio), Ficini, Martusciello, Esposito (71' Martino), Cappellini. A disposizione: Giannoni, Artico, Cribari, Pecorari. Allenatore: Spalletti.

LAZIO: Marchegiani, Negro (57' Venturin), Nesta, G.Lopez, Pancaro, Fuser, Almeyda (46' Nedved), Jugovic, R.Mancini, Boksic (55' Signori), Casiraghi. A disposizione: Ballotta, Grandoni, Marcolin, Rambaudi. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Bolognino (Milano).

Marcatori: 11' Martusciello.

Note: giornata calda, terreno in discrete condizioni. Espulso al 49' Jugovic per doppia ammonizione. Ammoniti: Roccati, Baldini, Ficini, Negro, Fuser, Nesta, Bianconi. Calci d'angolo: 2-8. La Lazio ha fallito un calcio di rigore battuto da Signori. Recuperi: 2' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 14.000 circa di cui 8.599 paganti, per un incasso di lire 264.385.000 (abbonati 4.200, per una quota di lire 48 milioni circa).

Lo scambio dei gagliardetti tra i due capitani prima dell'incontro
Il tiro vincente dell'empolese Martusciello
Un colpo di testa di Alen Boksic
L'occasionissima fallita da Roberto Mancini
La disperazione del numero 10 biancoceleste per la mancata realizzazione
Il calcio di rigore fallito da Giuseppe Signori

La Lazio viene sconfitta ad Empoli per una giocata vincente tra Fusco e Martusciello, due ragazzi che hanno appena esordito in serie A, al pari del loro portiere Roccati, impeccabile, fino al rigore accordato dall'incerto Bolognino per un veniale contatto fra Baldini e Nedved vicino alla linea di fondo. L'estremo difensore è stato decisivo nel parare il tiro dagli 11 metri di Signori, quando mancavano poco più di 15' alla fine. L'eroe della giornata incassa anche i complimenti di un Dino Zoff contrariato per la prestazione incolore dei biancazzurri. Il ritorno allo stadio Castellani della matricola toscana è stato subito vincente. Per tre volte Martusciello si è liberato in area, e all'11' ha scavalcato Marchegiani realizzando la rete del vantaggio. Nella retroguardia di Eriksson appariva molto incerto Lopez, la cui scarsa decisione nelle chiusure non poteva venire tamponata dalla classe di Nesta e dalla buona volontà di Negro.

Ma gli ospiti sono mancati principalmente a centrocampo, dove Jugovic si è notato soltanto per la doppia ammonizione, e Almeyda non è mai riuscito a trovare la posizione, tanto da cedere il posto a Nedved. Mancini si è visto in una sola occasione, quando Roccati si è opposto prima a Casiraghi e poi a Boksic nella fase conclusiva del primo tempo. Casiraghi è sembrato cercare soltanto lo scontro fisico con il pari peso Baldini, sintomo di una condizione atletica latente. Ma il dinamismo di Pancaro avrebbe anche potuto coprire l'opaca partita dei campioni laziali, se l'Empoli non avesse giocato una gara guardinga e tatticamente perfetta. A fine gara festa in campo con tutti i giocatori toscani ad abbracciare Roccati, eroe della gara. Per i biancazzurri ci sarà molto da lavorare.


La Gazzetta dello Sport titola: "La Lazio a lezione dall'Empoli. Jugovic espulso, Signori sbaglia un rigore: certi errori si pagano cari. La Lazio di ieri è stata la brutta copia di quella vista nelle prime due giornate e a tratti ha esercitato uno sterile dominio territoriale. L'Empoli ha vinto perché ha giocato meglio e perché ha difeso il vantaggio con grinta".

Continua la "rosea": Chissà contro chi ha giocato, ieri pomeriggio al Castellani, l'Empoli di Spalletti. Certo non contro la Lazio, la Lazio che si conosce, per le sue grandi ambizioni, per i suoi nomi altisonanti, per i suoi stipendi da emirato, per il grande calcio che a tratti ha già saputo esprimere in questa stagione. Quella di ieri era la brutta, bruttissima copia, di ciò che hanno e vorrebbero Cragnotti e Eriksson. Concediamole il gol incassato quasi a freddo. Concediamole pure la tempesta tattica seguita all'espulsione di Jugovic. Aggiungiamo il fatto che ha dovuto giocare quasi tutto il secondo tempo in inferiorità numerica e concludiamo con il rigore fallito da Signori: brutture e disgrazie che potrebbero ampiamente giustificare qualsiasi tracollo, ma che bastano appena per dare una spiegazione di una sconfitta che, a conti fatti e ad attenuanti considerate, non fa una grinza. Sì, l'umile Empoli di Spalletti ha vinto perché lo ha meritato, perché ha giocato meglio e perché ha lottato, davvero con le unghie e con i denti, per ottenere ciò che voleva nel suo stadio rinnovato. Un trionfo della classe operaia di fronte a una nobiltà un po' stanca, forse appagata (ma da che?), più probabilmente troppo convinta che bastasse un po' di sussiego per trasferire la sua superiorità dalla carta al campo.

Un 1-0 che ci sta, nonostante i lunghi minuti di sterile dominio degli ospiti e nonostante le molte discussioni intavolate su qualche episodio avvenuto nelle due aree: un tocco di mano di Casiraghi, una respinta forse da "autodifesa" di Fusco su cross di Boksic, lo stesso fallo di Baldini su Nedved che ha originato il rigore dell'illusione laziale (in aggiunta a un contrasto a metà campo, 12' del s.t., fra Casiraghi e Baldini nel corso del quale il bomber ha sfiorato con un gomito l'avversario). La Lazio ha cominciato male e poi, subito il gol e rimessa un po' di buona volontà sul prato, non è riuscita a trovare il bandolo del gioco. Velleitaria, raramente pericolosa, nonostante la pressione esercitata. E così ha vinto l'Empoli. Grazie alla difesa arcigna di Baldini. Grazie a Martusciello, che ha segnato il gol decisivo all'11' p.t., incuneandosi fra Lopez e Nesta impegnati nel gioco delle belle statuine, e che ha messo in crisi la fascia sinistra di Eriksson in cui Negro e Fuser giocavano a chi fa meno. Ha vinto, l'Empoli, grazie a poche idee ma chiarissime, mentre la Lazio nel primo tempo cercava inutilmente quelle di Almeyda e, nella ripresa, ha perso subito quelle di Jugovic, espulso al quarto minuto, 4 minuti dopo, cioè, aver sostituito l'argentino in cabina di regia.

Eriksson aveva già inserito Nedved, ha provato a mettere Signori al posto dello spento Boksic, ha rischiato togliendo un difensore (Negro) per inserire Venturin in una formula diventata per l'emergenza un 3-3-3... difficilmente il tecnico avrebbe potuto pensare e fare di più. Di più, semmai, nella ripresa, ci si poteva aspettare da Signori, che ha fatto appena un po' meglio del croato, da Mancini, che ha fallito l'unica vera occasione da gol al 19', da quel rigore che lo stesso Signori ha spedito verso i pugni protesi di Roccati. Occasioni meno pericolose, a ben vedere, dei frequenti contropiede dei padroni di casa.


La Repubblica titola: "L'Empoli stordisce la Lazio".

L'articolo prosegue: Non è un buon segno, se già al 32' del primo tempo si alzano due giocatori dalla panchina laziale. Sono Signori e Nedved, lasceranno la loro impronta, nel bene e nel male, sulla sconfitta di Empoli. Non è buon segno, se un uomo calmo e taciturno come Vladimir Jugovic, uno che appena sale sull'aereo si isola con le sue cuffiette, viene espulso quando inizia la ripresa per un inutile e stupido fallo a centrocampo. Non è un buon segno se Signori sbaglia un rigore e ammette "volevo tirare al centro, ma la palla è andata a destra", e se Mancini, tre assist superbi in Portogallo, raramente va oltre il tocchettino, l'appoggio, senza cercare il colpo che stordisce ed esalta. La corsa cominciata col Napoli, passata attraverso San Siro e Guimaraes, finisce qui, al "Castellani" rinnovato, consegnato a tempo record al Comune, all'Empoli e a una tifoseria emigrata per la prima di campionato a Firenze per vedere la sconfitta con la Roma. C'è un'inversione di tendenza, rispetto a quel giorno. Quell'Empoli, semplicemente, non c'è più. Sollevato da Ametrano, cavallo pazzo, scomposto, disordinato, spina nel fianco dei laziali che su uno dei suoi guizzi perdono Jugovic. Trasformato da Luciano Spalletti, 38 anni, ammiratore di Guidolin, ma anche di Ventura. L'Empoli che ha liquidato la Lazio dall'alto dei suoi zero punti sembra aver metabolizzato la lezione delle grandi "piccole", arroccate attorno a difensori tosti come Baldini, cattivo e pure pelato, che non guasta mai. Nascono così storie magiche come quella di Giovanni Martusciello, otto anni all'Ischia, prima di piazzare un destro al volo senza guardare la porta, e capire che si è segnato solo dall'urlo del pubblico.

Per non parlare di Marco Roccati, ventidue anni, torinese scuola Toro, appassionato di alianti, sostituto dello squalificato Pagotto, due pugni protesi a spegnere il rigore di Signori per poi confessare: "Se sono qui in prestito? Non lo so". Il bagno di follia europea della Lazio finisce così, con un antefatto che sembra innocuo ma forse non lo è. Chamot resta in tribuna, sembra l'ammissione che un Nedved in queste condizioni non si può escludere. Invece pare che l'argentino abbia concordato tutto con Eriksson, e che l'intervento chirurgico ai tendini che lo affliggono sia sempre più vicino. Sarà: intanto entra Negro, e Pancaro slitta a sinistra. In tribuna srotolano uno striscione: "Fabio, un cuore che batte con noi". E' dedicato ad un ragazzo, un ultrà di venti anni, che la città ha cercato di salvare dalla leucemia, trovando anche i fondi per il viaggio a Seattle. Ma lui non ce l'ha fatta. E' una domenica di calcio fondamentalmente civile, anche se i protagonisti più attesi latitano. Dov'è Mancini, innanzitutto? E l'intera manovra laziale, perché è così lenta e macchinosa. Nesta "buca" due volte in pochi minuti, è il prologo del gol. Dodicesimo minuto, Fusco è appena dentro la metà campo laziale, indirizza un passaggio teso verso Martusciello, che non ci sta a pensare due volte e batte in mezza girata. La reazione: blanda. Da segnalare una triangolazione Fuser-Casiraghi-Mancini con Roccati spugna sull'assist al centro. In compenso, si accendono le prime scintille dal 37': Boksic spinge Baldini, Bolognino lascia correre, lo stopper poi travolge Casiraghi.

L'arbitro rimanda l'ammonizione a Baldini fino al 13' della ripresa, ma grazia anche i biancocelesti per un probabile mani in area di Casiraghi, e giudica involontario il tocco di Fusco nello stesso tipo di azione. Al 40' Jugovic in profondità per Mancini, testa di Casiraghi, doppio intervento di Roccati, anche su un cross ravvicinato di Boksic. Poi l'espulsione, quando corre il 4' della ripresa e la Lazio sta cercando di carburare: Jugovic entra duro su Ametrano a centrocampo, è il secondo "giallo", Eriksson si ritrova con un 4-2-3 zoppo, poi corretto in 3-3-3 con Venturin. Al 19' su lancio di Nedved, Mancini è proprio sotto porta ma il suo sinistro è alto sulla traversa. Al 29' l'affresco del momento (nero) di Signori: Casiraghi lancia Nedved, Baldini intervenendo ottiene lo stesso risultato di Maldini otto giorni fa: è rigore, ma il sinistro del biondo è intercettato da Roccati.


Tratte dal quotidiano romano, alcune dichiarazioni post-gara:

Il sorriso stiracchiato di Signori è un ghigno che maschera mille imbarazzi. Stavolta non è riuscito, come a Milano, a raddrizzare la nave. E si è fatto parare il rigore decisivo dall'esordiente Roccati. Il capitano allora fa autocritica, ma con qualche riserva: "Ho sbagliato, non c'è dubbio. Volevo tirare forte e centrale, invece la palla è andata troppo verso destra e il portiere è stato bravo a tuffarsi dalla parte giusta. Tra l' altro io non ero stato designato come rigorista: l' incarico era di Jugovic, che però era stato espulso. Non è andata bene come a Milano certo; però è difficile entrare a freddo durante la partita, concentrarsi al meglio e andare sul dischetto con la cattiveria che servirebbe. Contro il Milan ho avuto più fortuna, stavolta non ce l'ho fatta. La sconfitta forse può farci bene, anche se non è del tutto meritata. E dire che io, in settimana, avevo avuto qualche brutto presentimento". I cattivi pensieri dei giorni scorsi, però, Signori non li chiarisce.

E neanche Eriksson, pur sforzandosi, riesce a comprendere la strana abulia della Lazio nei primi minuti di gioco: "A parte la gara contro il Napoli, abbiamo sempre faticato all'inizio delle partite. Di solito siamo stati in grado di recuperare, stavolta no. Abbiamo lasciato troppo spazio all'Empoli nella prima mezz'ora, loro hanno segnato e poi era troppo tardi per pareggiare, anche se c'era un'ora di gioco a disposizione. Non voglio credere che i miei giocatori abbiano sottovalutato gli avversari: ne avevamo parlato tutti i giorni di questa partita, mi ero raccomandato, avevo avvertito che non sarebbe stato un impegno facile. Invece siamo stati protagonisti di una partenza disastrosa, dimostrando poca voglia di vincere, poca fame, e io stesso sono qui a chiedermi il perché. E' chiaro che dovremo parlarne tutti insieme, certi errori si pagano a caro prezzo. In dieci contro undici abbiamo assediato l'Empoli, perché non ci siamo riusciti prima?" La domanda di Eriksson fluttua nel vento, senza risposta.

Spara a zero Mancini: "Siamo stati dei polli". E aggiunge: "Ci vorranno almeno quattro vittorie di seguito per recuperare il morale". Marchegiani preferisce invece un atteggiamento di parziale assoluzione: "Non è una sconfitta salutare, perché in fondo ci mancano tre punti e ci avrebbero fatto comodo. La sconfitta è arrivata su un episodio, poi abbiamo giocato a una porta sola, quella dell'Empoli. Il gol? Non critico la difesa, che si è però aperta un po' troppo. Poi è stato bravo Martusciello a inserirsi. Se avessimo perso subendo gli avversari, mi preoccuperei di più. Il risultato di questa partita non può e non deve cambiare i nostri programmi, né provocare processi. Adesso ci mettiamo di nuovo al lavoro, preparando le gare contro Andria e Bari, senza abbattersi troppo". Arrivano intanto brutte notizie per Chamot. Il difensore argentino è andato in tribuna e lui stesso chiarisce la situazione: "Ho concordato tutto con Eriksson. Non sto bene, ho ancora molti problemi ai tendini. E se continua così, temo proprio che mi dovrò operare".


Dalla Gazzetta dello Sport:

La Lazio è rimandata a ottobre, invece Spalletti può continuare a coltivare il suo sogno-salvezza da raggiungere attraverso i sentieri del bel gioco. Pensi alla vittoria di Davide contro Golia, ma il giovane tecnico toscano ammonisce: "Non fatevi impressionare solo dai nomi dei nostri avversari. Io ho a disposizione ottimi giocatori, anche se sconosciuti. Ad esempio uno come Martusciello di gol belli come quello di oggi, me ne fa 6-7 in allenamento". Non c'è spocchia nelle sue dichiarazioni, ma solo voglia di gridare che anche l'Empoli esiste. "Il rigore ? Non vorrei commentare le decisioni arbitrali. Roccati ? Confidavo sulla maturità del nostro giovane portiere e sono soddisfatto. Voi volete sapere se ora lui e Pagotto partono alla pari, ma non ve lo dico...". Signori, a capo chino, commenta il suo errore dal dischetto: "Ho sbagliato. Volevo tirare forte e centrale e non ci sono riuscito. Ma tutto si è complicato con l'espulsione di Jugovic". Lo slavo però non vuol fare da capro espiatorio: "I due "gialli" sono nati su falli come se ne sono visti tanti in partita, ma ho pagato solo io. Non credo però che la sconfitta sia dipesa dalla mia espulsione. Chiedete ad Eriksson". E lo svedese prova a spiegare questa prima sconfitta, arrivata nell'unica occasione in cui la Lazio non ha segnato. Stavolta non è servito il terzo rigore in altrettante gare procurato da Nedved, preferito a Chamot rimasto in tribuna per un riacutizzarsi del problema ai tendini d'Achille (rischio intervento per l'argentino). "Siamo partiti giocando male. Era già capitato ad Andria, a Milano ed anche in Portogallo. Concediamo troppo spazio e tempo all'avversario. Nella prima mezz'ora non abbiamo avuto fame. Poi siamo cresciuti, ma con Jugovic espulso, non siamo stati molto furbi nell'occasione, è sballato tutto e siamo stati sfortunati sul calcio di rigore. Dobbiamo cambiare mentalità: l'Empoli potevamo metterlo subito sotto, altrimenti non si capisce perché ci siamo riusciti dopo, in inferiorità numerica". Efficace la sintesi di Mancini: "Siamo stati dei polli".