Sabato 27 settembre 1997 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bari 3-2


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27 settembre 1997 - 2.748 - Campionato di Serie A 1997/98 - IV giornata

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta, G.Lopez, Favalli (46' Negro), Fuser, Venturin (74' Rambaudi), Nedved, R.Mancini, Casiraghi, Boksic (55' Signori). A disposizione: Ballotta, Grandoni, Gottardi, Marcolin. Allenatore: Eriksson.

BARI: F.Mancini, De Rosa, Sala, Neqrouz (58' Ripa), Manighetti, Giorgetti, Volpi, Ingesson (78' Sassarini), Bressan, Zambrotta, Ventola (69' Masinga). A disposizione: Gentili, Sordo, De Ascentis, Marcolini. Allenatore: Fascetti.

Arbitro: Sig. Bonfrisco (Monza).

Marcatori: 6' Nedved, 48' Venturin (aut), 61' Ripa, 91' Signori, 94' Nedved.

Note: espulso all'86' Masinga per fallo di reazione. Ammoniti Boksic, Negro, Nedved, Manighetti, Bressan, Ingesson, Zambrotta, Ripa, Volpi, F.Mancini.

Spettatori: 41.000 circa di cui 10.003 paganti per un incasso di 355.495.000 lire. e 31.525 abbonati per una quota di 910.058.000 lire.

Pavel Nedved scocca il tiro vincente...
... che si infila in rete per l'1-0 biancoceleste
La palla, deviata da Giorgio Venturin, finisce nel sacco per il pareggio pugliese
Il vantaggio biancorosso
Beppe Signori scocca il tiro su calcio di punizione...
... che si insacca per il pareggio biancoceleste
Pavel Nedved calcia verso la rete barese...
... Francesco Mancini sbaglia l'intervento ed è il 3-2 per la Lazio
Giorgio Venturin in azione
Un altro fotogramma del tiro vincente di Giuseppe Signori
L'esultanza del bomber biancoceleste
Il biglietto della gara

Nedved e Signori, salvano la Lazio a tempo scaduto, ringraziando l'ex portiere Francesco Mancini, responsabile della sconfitta del Bari. Così è il calcio, ma il gruppo biancoceleste, resta ancora senza un'identità rassicurante. Anzi, l'immediata prodezza di Nedved sveglia subito gli avversari, che ristabiliscono l'equilibrio a un soffio dalla fine del primo tempo, con Marchegiani ingannato da una deviazione in barriera di Venturin sulla punizione violenta ma centrale calciata da Volpi. Senza Chamot, Jugovic e Almeyda, il mister Eriksson propone Venturin insistendo su tre soli mediani poco incisivi in difesa, sommersi dal centrocampo degli ospiti. Certo, la partenza laziale è sparata e il portiere F.Mancini viene subito costretto a rintuzzare, quasi da dentro porta, la schiacciata di Casiraghi, su passaggio di Boksic. Non ha la stessa fortuna sul bolide successivo di Nedved, che gli piega le mani. La Lazio attacca attraverso iniziative personali, mai sorretta da un gioco accettabile, mai in grado di fornire un varco valido a Casiraghi. Ne approfitta il Bari, anche se resta troppo "lungo". Proprio Giorgetti, costringe Nedved allo sgambetto che frutta la punizione del pareggio.

Eriksson va in confusione e si presenta nella ripresa togliendo l'incolpevole Favalli per Negro, che non chiude nulla e accentua la fragilità difensiva. Nessuno si preoccupa di marcare Ripa appena entrato al posto di Neqrouz; svetta nel reparto difensivo e fissa il vantaggio barese. Poi tutti all'arrembaggio. Signori brucia sotto misura due occasionissime, girando fuori perfino l'occasionissima che gli capita a tiro dopo la traversa centrata di testa da Casiraghi. Poi, espulso Masinga per una sciocca reazione, nei 3' di recupero proprio Signori e Nedved sorprendono il disastroso F.Mancini e capovolgono la scena. I tifosi stentano a crederci che dall'1-2 a tempo scaduto si passi alla vittoria finale per 3-2. Comunque la Lazio non è affatto piaciuta e ci sarà da lavorare duro a Formello.


La Gazzetta dello Sport titola: "Ecco una Lazio che non finisce mai. Emozioni col Bari: da 1-2 a 3-2 nel recupero. La squadra di Eriksson riesce a vincere una partita che ormai aveva perso".

Continua la "rosea": Avesse giocato l'intera partita come i cinque minuti di recupero concessi dal generoso arbitro Bonfrisco la Lazio avrebbe archiviato con largo anticipo la pratica Bari. Finisce invece con un 3-2 che non è esagerato definire rocambolesco (al 90' il Bari vinceva 2-1!), attingendo a un linguaggio antico come le marcature a uomo di Fascetti. Che comunque era e resta bestia nera di Eriksson, il cui aplomb, andando avanti di questo passo, rischia d'essere fatale alla Lazio delle grandi potenzialità e della smisurata presunzione. Apre e chiude Pavel Nedved, l'uomo che questa estate veniva ritenuto superfluo e leggerino dal tecnico svedese che evidentemente lo conosceva poco. E che ora farebbe benissimo, tra rigori conquistati e gol decisivi, a tenersi ben stretto. Aspettando di ritrovare la Lazio. La nostra memoria fatica a rispolverare una squadra disposta così totalmente a uomo come il Bari. Ma tant'è, Fascetti è fatto così, prendere o lasciare. Un libero staccato come De Rosa, tre marcatori con consegne ferree. Manighetti su R.Mancini, Neqrouz su Boksic e Sala su Casiraghi. Stessa musica a metà campo, dove c'è Bressan per Nedved, Volpi per Venturin, Ingesson a sinistra per Fuser. Deroga straordinaria per gli esterni Giorgetti e Zambrotta, preferito a Masinga per chiari motivi di contenimento tattico. L'uno presidia la corsia di destra, l'altro quella di sinistra, ma il risultato è sempre quello di essere i puntuali dirimpettai di Favalli e Pancaro. Ventola spazia tra Nesta e Lopez ricavandone poco. La marcatura a uomo ha un difetto antico: basta che un tassello venga meno e buonanotte ai suonatori. Capita assai presto, dopo un difficile intervento di Mancini (Franco) su colpo di testa di Casiraghi innescato da Boksic.

E' Bressan che diserta sulla galoppata di Nedved; lo insegue Volpi ma con poca convinzione, tanto non è l'uomo suo. Così Nedved arriva al limite e scarica un destro violento che piega le mani protese (e poco adatte, sarebbero stati meglio i pugni) di F.Mancini. Prologo di goleada? No. Perché la Lazio di Eriksson non possiede più i ciechi furori zemaniani. Si è imborghesita. Cammin facendo (è il caso di dirlo, perché si corre poco e ci si allunga molto) la Lazio più presuntuosa che sorniona piace sempre meno e finisce con l'accorgersene pure il Bari. I marcatori di Fascetti non sbagliano più un'entrata e se lo fanno ricorrono alla trattenuta (ammoniti a gogò a cura di Bonfrisco) e si mette in evidenza la sparuta minoranza di zonaroli. Giorgetti mette in crisi il settore sinistro della difesa della Lazio. E' da un fallo su di lui, al limite dell'area, che in pieno recupero nasce la punizione di Volpi. Il tiro non è irresistibile, ma lo diventa per via della deviazione di Venturin, ultimo uomo in barriera. Pari un po' trovato, ma una Lazio così merita questo e altro. Te l'aspetti diversa alla ripresa, ma i classici quattro strilli del gentiluomo Eriksson o non ci sono stati (e sarebbe grave) o nessuno se li è filati (e sarebbe ancora più grave). C'è la novità Negro (a destra, con Pancaro a sinistra) al posto di Favalli, ma non c'è la Lazio. Eriksson tenta la carta Signori per lo spento Boksic, dopo pochi minuti marca visita il suo guardiano Neqrouz e la sua uscita di scena è tanto casuale quanto decisiva.

Entra infatti Ripa, destinato a Casiraghi, mentre Sala prende in consegna Signori, ma destinato soprattutto, tra l'incuranza generale dei biancocelesti, a colpire il suo primo decisivo pallone un minuto dopo l'ingresso in campo (16'). E' una zuccata su corner di Volpi. L'incredibile 1-2. La reazione della Lazio è tutta sussulti nervosi e niente calcio. C'è pure un pizzico di sfortuna: Casiraghi centra la traversa e sulla ribattuta Signori mette incredibilmente fuori. Eriksson butta dentro il Rambaudi della disperazione per Venturin. Bonfrisco butta fuori il subentrato Masinga per una reazione che non vale davvero il rosso. Sono i minuti finali: è in pieno recupero che Signori scarica tutta la sua rabbia su punizione per il 2-2. E poi c'è Nedved stavolta col sinistro. L'assist è di F.Mancini. Quello del Bari, però.


La Repubblica titola: "Olimpico, miracolo Lazio".

L'articolo prosegue: Al 18' del secondo tempo sembra finito un grande amore estivo. Quello tra la Lazio e una tifoseria che crede, credeva, allo scudetto. Il primo coro verso gli undici che perdono col Bari è irripetibile, ma è chiaro che i giocatori qualcosa hanno rotto... Il secondo coro dice "mercenari". Al 27' una valanga di fischi sommerge un innocuo disimpegno difensivo. La fine si avvicina. Cinque minuti, segnala il quarto uomo. Signori litiga e si sbraccia per la distanza, non sembra il modo migliore per battere una punizione. Ma alla fine il suo sinistro arriva sul pallone, è una botta tremenda, un diagonale che riequilibra almeno il punteggio, visto che il morale è a pezzi. Si arriva al quarto del recupero, in una pioggia di ammonizioni e con Masinga espulso dopo pochi minuti dal suo ingresso in campo. Fuser per Mancini, che libera Nedved. Controllo con la coscia destra e affondo, inevitabile sinistro che scivola sotto il ventre di Mancini, il portiere. Due gol a tempo scaduto, una vittoria per 3 a 2, dal processo all'euforia.

Folle Lazio, anche se i segnali non sono buoni, dopo Empoli e il forte richiamo morale, emozionale di questa settimana. Chissà quando Eriksson riproporrà ancora questo 4-3-3, ricco di attaccanti di forza, genio e straordinaria inconcludenza. Perché a tratti, a frazioni di secondo, Boksic e Mancini sono stati bellissimi, ma a risolvere sono stati poi le riserve Nedved e Signori. Il Bari a un certo punto ha meritato pure di vincere, e forte è il rammarico per Fascetti. Se la Lazio aveva concesso finora lunghe fasi di appannamento, stavolta accelera subito. Al 3' Boksic sfugge a Bressan, traversone per Casiraghi, Mancini (Francesco) si tuffa quando la palla è in posizione sospetta. Non ha varcato la linea, la prima impressione è errata. Due minuti dopo Nedved avanza verso l'area. Dovrebbero saperlo che da quelle parti spara bordate tremende, eppure nessuno gli impedisce di liberare il destro. Che è potente e piega le mani di F.Mancini. Il primo tempo è ormai una questione di pochi secondi da recuperare, quando Volpi va alla battuta di un calcio piazzato. Li tira sempre rasoterra, ma stavolta la traiettoria è sporcata da Venturin, si impenna leggermente ad altezza barriera, Marchegiani si piega verso sinistra mentre scopre che la palla si sta piantando al centro. Impreca, è gol.

Nel secondo tempo si prepara l'impensabile. Ripa non fa in tempo ad entrare al posto di Neqrouz che si batte un corner. Sarà la sorpresa, ma il difensore si trova libero di sbucare in area e schiacciare di testa. Signori show, nel bene e nel male. Al 17' entra come può - in elevazione col ginocchio - F.Mancini è costretto alla deviazione. Al 28' entra di nuovo come può - mezza sforbiciata di sinistro - dopo cross di R.Mancini e traversa di testa di Casiraghi: ma è talmente solo in area da far sollevare di indignazione il pubblico. Sembra finita. Sembra, appunto.


Tratte dal quotidiano romano, alcune dichiarazioni post-gara:

Sono stati ai margini, nelle ultime settimane, in panchina, ma l'hanno spento loro, il Bari, loro hanno salvato la Lazio nei minuti di recupero, loro hanno trasformato una notte di fischi, contestazioni e gioco brutto in un successo che maschera i guai della squadra, almeno per un po', e allontana i sibili della curva e le telefonate velenose alle radio. Hanno spento il Bari con il carattere e con la rabbia, così si dice sempre, in questi casi. Uno è Woodstock, cioè Pavel Nedved, che ha fatto doppietta; l'altro è Giamburrasca, cioè Giuseppe Signori, che con una punizione dei giorni belli - la palla che corre veloce e gonfia la rete - ha voluto dire a tutti: attenzione, ci sono ancora, sono l'attaccante di scorta, va bene, sto fuori, così vuole Eriksson, ma non mi arrendo. Non parla, Signori, alla fine, forse lo farà oggi, a Formello, ma già alla vigilia era stato chiaro: risponderò ai miei detrattori con i gol.

Detto fatto, e siamo alla sesta rete dell'annata in partite ufficiali che poi non è uno score disprezzabile per uno che fa su e giù tra campo e panchina. Nedved, invece, è felice, normale. Grande notte. Dice: "Sono contento, ringrazio Dio che mi ha aiutato e Mancini (portiere del Bari, ndr) che mi ha dato una mano a segnare. Volevo correre a festeggiare con i tifosi, ma ero stato ammonito, fortunatamente mi sono fermato in tempo. Sì, brutta partita, non abbiamo giocato bene, ci sono problemi, ma l'abbiamo vinta con la grinta e questa è una cosa parecchio importante. Starò fuori nuovamente? Che devo dire: quando Eriksson mi sceglie cerco di fare quello che posso per le fortune della Lazio". Cioè tanto, non le pare, Eriksson? "Effettivamente è difficile metterlo fuori - risponde - Se i giocatori però mi dimostrano, sul campo, che sto sbagliando, sono il primo a cambiare. Nedved sta facendo molto, in questo periodo, come Signori che stasera ha segnato una punizione capolavoro". Poi, sulla partita. Non va, la Lazio: poco gioco, troppe difficoltà, con la gloria che si sta allontanando... "Bisogna migliorare e lavorare tosto, così non possiamo ambire a grandi traguardi. Stasera la squadra ha giocato bene per mezz'ora, poi si è innervosita, mi è sembrata confusa, ha fatto troppi lanci e cross non riuscendo a dare coralità al gioco. Devo però anche dire che aver vinto il carattere è un segnale importante. E' la seconda volta che riusciamo a recuperare partite difficili e questo dimostra che c'è voglia di non arrendersi".

E' severo, Zoff, il presidente, mentre Cragnotti non rilascia dichiarazioni, ma fa cenno di toccarsi il cuore: "La Lazio deve e può fare meglio, troppe sofferenze". Notiziario, infine: si è fatto male nuovamente Giuseppe Favalli: distorsione alla caviglia destra con interessamento anche del ginocchio. Tempi abbastanza lunghi per il suo ritorno in campo: da due a quattro settimane. Dopodomani, ancora calcio, all'Olimpico, per la Coppa Uefa contro il Vittoria (all'andata successo dei biancazzurri per 4-0): "Faremo il 4-4-2", annuncia Eriksson. Già, è ancora tempo di esperimenti perché così la Lazio proprio non va.