Domenica 30 aprile 2000 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Venezia 3-2


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30 aprile 2000 - 2.900 - Campionato di Serie A 1999/00 - XXXII giornata

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Mihajlovic, Pancaro, Conceição (84' Lombardo), Simeone, Veron, Nedved, S.Inzaghi (70' Salas), Mancini (63' Sensini). A disposizione: Ballotta, Gottardi, Couto, Stankovic. Allenatore: Eriksson.

VENEZIA: Benussi, Bilica, Pavan, (83' Brioschi), N'Gotty, Ibertsberger (44' Nanami), Maldonado, Berg, Pedone, Valtolina (77' Ganz), Ginestra, Maniero. A disposizione: Casazza, Luppi, Iachini, Marangon. Allenatore: Oddo.

Arbitro: Sig. Racalbuto (Gallarate) - Guardalinee Sigg. Mirri e Tita - Quarto uomo Sig. Alvino.

Marcatori: 39' Simeone, 45' S.Inzaghi, 58' Pedone, 83' Maniero (aut), 90' Ganz.

Note: giornata calda, terreno in perfette condizioni. Ammoniti: Inzaghi per proteste, Nesta, Nanami e Ganz per gioco falloso. Angoli 12-5 per la Lazio. Recuperi: 3' p.t., 4' s.t. Da segnalare una piccola scaramuccia fra Bilica ed alcuni tifosi biancocelesti all'arrivo del pullman veneziano poco fuori lo stadio.

Spettatori: 51.747 di cui 3.990 paganti, 36.757 abbonati e 11.000 entrati gratis con il biglietto di Lazio-Marsiglia. Incasso £. 1.298.120.984.


Il biglietto della gara
Diego Pablo Simeone porta in vantaggio i biancocelesti
Un altro fotogramma della rete del centrocampista argentino
Il "Cholo" festeggiato da Giuseppe Pancaro
Il raddoppio di Simone Inzaghi
Un altro fotogramma della rete del bomber piacentino
Esultanza biancoceleste dopo il 2-0
Pedone accorcia le distanze per i veneziani
L'autorete di Maniero che porta il risultato sul 3-1
La rete di Ganz per il definitivo 3-2

Nella terz'ultima giornata del Campionato la Lazio gioca contro il Venezia ormai quasi retrocesso in Serie B. Sulla carta è un incontro agevole, come quello che vede la Juventus sul campo del Verona che vivacchia a centro classifica e non ha più nulla da chiedere al torneo. La gara è noiosa ed i biancazzurri, stranamente contratti, lasciano l'iniziativa ai veneti che più di una volta si rendono pericolosi in attacco. Verso il finale però i biancazzurri si svegliano e finalmente vanno in vantaggio con Simeone che è lesto ad insaccare di testa un cross di Pancaro. Neanche 5 minuti dopo arriva il raddoppio. Ancora discesa di Pancaro che crossa dalla sinistra e Benussi, pressato da Simone Inzaghi, sbaglia il rinvio facendo arrivare la sfera a Mancini appostato sul secondo palo e che appoggia per il numero ventuno biancoceleste che segna di destro. Mentre le squadre tornano negli spogliatoi un boato scuote lo stadio, tanto che i giocatori si fermano per capire dal tabellone cosa stia succedendo. E dopo 30 secondi appare la scritta "Verona-Juventus 1-0 - 45° Cammarata". Ma c'è ancora un tempo da giocare e tutto può ancora accadere. La ripresa inizia con Negro che salva sulla linea un tiro di Valtolina e poco dopo è Pedone, sempre su cross di Valtolina, ad insaccare alle spalle di Marchegiani.

La Lazio è imbambolata ma un altro boato la scuote e sul tabellone appare la scritta "Verona-Juventus 2-0 - 61° Cammarata". A questo punto lo stadio inizia ad incitare i biancazzurri che si scuotono e riprendono in mano le redini del gioco. Eriksson effettua quindi dei cambi per coprire di più la squadra. La rete della tranquillità arriva all'83' quando, su un corner battuto da Mihajlovic, Maniero sigla un autogoal. Ora la gara è in discesa e sugli spalti si ascoltano le radioline che trasmettono la partita di Verona. Al 93' arriva la rete di Ganz, ma un minuto più tardi arriva l'urlo dei 50.000 presenti: la Juventus ha perso e la Lazio ha vinto riducendo a soli 2 punti il gap di svantaggio. La classifica ora vede i bianconeri fermi a 68 punti mentre i biancocelesti salgono a 66. Il Campionato adesso è riaperto più che mai.


La Gazzetta dello Sport titola: "La Lazio esulta soffrendo. Due gol nel primo tempo, poi il k.o. della Juve paralizza la squadra di Eriksson. Simeone e Inzaghi hanno sistemato subito il Venezia e nella ripresa l'Olimpico festeggiava i gol del Verona quando la Lazio ha cominciato ad aver paura di vincere. Pedone ha accorciato le distanze, una crisi di nervi collettiva ha colpito i biancocelesti, ritornati tranquilli dopo l'autogol di Maniero che ha chiuso la gara".

Continua la "rosea": Ci sono segni del destino. Il colpo di testa con cui Maniero ha posto fine alle sofferenze della Lazio, infilando la propria porta come una volta Mancini soleva fare in quelle altrui, potrebbe essere uno di questi segni. E' il gol che a una manciata di minuti dal termine ha liberato la Lazio dal "braccino", quella paura di vincere che nel tennis prende ogni tanto i giocatori più esperti. Ai biancocelesti, un fenomeno del genere è capitato dopo una decina di minuti della ripresa. Il campionato riaperto, quei gol veronesi di Cammarata che venivano salutati e festeggiati dall'Olimpico assai più di quelli con cui Simeone e Inzaghi avevano sul finire del primo tempo apparentemente archiviato la pratica Venezia, la Lazio si è resa conto di trovarsi ad appena due punti dalla Juventus e ne è rimasta come paralizzata. Solo così si può spiegare quel che è successo subito dopo: il miracolo di Marchegiani su Ginestra, il salvataggio sulla linea di Negro, il gol di Pedone che dimezzava il vantaggio e le tre ammonizioni in altrettanti minuti di Conceiçao, Inzaghi (che per questo sarà costretto a saltare la sfida ora decisiva di Bologna) e Nesta. Una crisi di nervi collettiva. Una sola squadra in campo, il bel Venezia da ieri aritmeticamente retrocesso. Ecco perché il gol di Maniero, deviazione aerea all'altezza del primo palo sul corner numero undici di Mihajlovic, ha qualcosa di misterioso e di magico che si allunga forse sulle prossime due domeniche. Tanto più alla luce del golletto di Ganz che a tempo scaduto ha fissato il definitivo 3-2. Match curiosamente equilibrato, nonostante avversari lontani anni-luce, lo scudetto da una parte, la serie B dall'altra. La Lazio è scesa mentalmente in campo una buona mezz'ora dopo il fischio d'inizio del mediocre Racalbuto, peggio assecondato da un guardalinee (Mirri) che avrebbe spesso litigato coi fuorigioco di Inzaghino e Mancini. Un ritardo che ha consentito al Venezia di Oddo di prendere coraggio e dimestichezza con un modulo (3-4-2-1) nuovo e funzionale, con Valtolina e Ginestra alle spalle di Maniero, punta però troppo monumentale e come abbiamo visto decisiva poi alla rovescia.

Contro una difesa a tre efficace in Pavan e N'Gotty e molto meno in Bilica (a destra), Eriksson ha puntato sul rilancio di Mancini al fianco di Inzaghino. Con Ravanelli squalificato, lo spento Boksic in tribuna e Salas in panchina a smaltire il fuso orario, c'era solo da puntare su quei due, fidando anche nella capacità dei centrocampisti di inserirsi. E' quanto è avvenuto alla fine del primo tempo, quando la Lazio è passata dal calcio camminato ad accelerazioni importanti sulla corsia Pancaro-Nedved dove Mancini era intelligente nel creare spazi ai compagni in arrivo. Non per caso l'uno-due nel giro di otto minuti è arrivato da altrettanti cross di Pancaro, che Valtolina, bravo dalla metà campo in su, ha avuto il torto di non inseguire. Sul primo è stata risolutrice la testina d'oro di Simeone (quinto gol in questo modo tra campionato e coppa Italia), uno che ha ormai rubato il cuore dei tifosi ad Almeyda, ieri in tribuna. Sul secondo ci ha messo un po' del suo Benussi uscendo a vuoto e moltissimo Mancini, bravo ed altruista nel preferire l'assist allo smarcato Inzaghino piuttosto che la conclusione in proprio. Con Veron capace anche da fermo di ispirare la manovra e con un Nesta formato europei a presidiare la difesa, la Lazio ha pensato di poter tirare a campare. Ma non aveva fatto i conti con le radioline e con la voglia del Venezia di abbandonare la serie A nel modo più dignitoso. L'inserimento di Nanami al posto dell'infortunato Ibertsberger e il successivo rivoluzionamento tattico del centrocampo hanno reso ancora più aggressivo il Venezia, tanto che subito dopo l'1-2 (cross di Maldonado e gol di Pedone lasciato incustodito da Conceiçao e Negro) Eriksson è ricorso a san Sensini, levando Mancini, e poi a Salas, dando il cambio all'esausto Inzaghi. Ma non c'è stata tranquillità fin quando non ci ha pensato Maniero. Scudetto? Domenica a Bologna, contro due vecchi amici-nemici come Signori e Andersson, ci vorrà una Lazio meno distratta. Anche se pure lì, come ieri col Verona, un po' di testa correrà per forza di cose dietro al Parma.


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