Domenica 7 maggio 2000 - Bologna, stadio Renato Dall'Ara - Bologna-Lazio 2-3


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La partita della Juventus contro il Parma

7 maggio 2000 - 2901 - Campionato di Serie A 1999/00 - XXXIII giornata

BOLOGNA: Pagliuca, Falcone, Bia, Paganin (86' Gamberini), Dal Canto, Binotto (70' Goretti), Ingesson, Marocchi (90' Kolyvanov), Nervo, K.Andersson, Signori. A disposizione: Orlandoni, Wome, Zé Elias, Ventola. Allenatore: Guidolin.

LAZIO: Marchegiani (3' Ballotta), Negro, Nesta, Couto, Pancaro, Conceição, (46' Ravanelli), Simeone (86' Sensini), Veron, Nedved, Salas, Mancini. A disposizione: Favalli, Lombardo, Almeyda, Stankovic. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Messina (Bergamo) - Guardalinee Sigg. Ivaldi e Marano - Quarto uomo Sig. Esposito.

Marcatori: 25' Conceição, 39' Signori, 63' Simeone, 75 Salas, 89' Signori.

Note: giornata calda e nuvolosa. Terreno in buone condizioni. Ammoniti: Falcone, Nesta, Bia, Ravanelli per gioco falloso. Angoli 10-4 per la Lazio. Recuperi: 2' p.t., 5' s.t.

Spettatori: 36.317 di cui 13.833 paganti (tutti da Roma) e 22.484 abbonati per un incasso di £. 1.362.696.671.


La rete di Sergio Conceicao per il vantaggio biancoceleste
Il centrocampista portoghese festeggiato da Roberto Mancini
Beppe Signori pareggia per i felsinei
Diego Pablo Simeone sigla la rete dell'1-2
L'esultanza del "Cholo"
La terza rete biancoceleste di Marcelo Salas
Pavel Nedved festeggia il "Matador"
La rete del 2-3 di Beppe Signori
Juan Sebastian Veron batte una punizione
L'abbraccio a Marcelo Salas dopo la rete
Il biglietto della gara

Per la partita chiave contro i felsinei si mobilitano da Roma oltre 15.000 tifosi che intasano ancora una volta l'Autostrada del Sole con un lungo serpentone colorato di biancoceleste di auto, pullman e camper. Molti supporters laziali occupano anche i posti riservati a quelli rossoblù, acquistando biglietti della curva di casa. Fortunatamente la sportività del pubblico emiliano fa sì che non ci sia nessun incidente di rilievo. La Lazio parte subito all'attacco ma la prima occasione è del Bologna con l'ex Signori che trova un corridoio libero per Andersson ma Marchegiani, in uscita, para e s'infortuna alla spalla. Neanche 2 minuti di gioco e già la prima sostituzione: entra Ballotta. Al 15' prima grossa occasione per la Lazio con un potente tiro di Veron. Al 25' i biancocelesti passano: Mancini smarca Salas in piena area che viene anticipato da un difensore, ma raccoglie Conceição che insacca. I rossoblù reagiscono ed al 39' Signori, proprio lui, pareggia i conti con un guizzo dei suoi lasciando ammutoliti i tifosi laziali. Il primo tempo finisce in pareggio, come in pareggio a reti bianche è l'incontro di Torino tra Juventus e Parma. La ripresa vede entrare per i biancocelesti Ravanelli al posto di Conceição per dare maggior spinta in avanti.

La Lazio assale così la metà campo del Bologna schiacciandolo in difesa. Al 60' arriva la notizia del vantaggio juventino, ma 3 minuti dopo anche la Lazio si riporta in vantaggio: Veron crossa per Simeone che non sbaglia. Al 75' Salas chiude la partita sfruttando un preciso cross di Pancaro dalla sinistra tra il tripudio dei giocatori e dei tifosi. Ininfluente all'88' la rete di Signori che, dopo aver dribblato Negro e Nesta, batte Ballotta segnando il suo 150° goal in Serie A. Un minuto dopo un urlo di gioia viene subito soffocato sugli spalti. Il Parma pareggia con Cannavaro ma la rete viene inspiegabilmente annullata. La rabbia monta fra i tifosi e la vittoria ha un sapore di beffa atroce. Le polemiche nel dopogara e le discussioni nelle varie trasmissioni televisive saranno furiose. A 90 minuti dalla fine del Campionato la Juventus è prima con 71 punti e la Lazio seconda con 69.


La Gazzetta dello Sport titola: "La Lazio sogna per 15 minuti. Gara esemplare, giocata al massimo: di più i biancocelesti non potevano fare. Una doppietta di Signori non frena i romani. La partita è stata giocata molto in campo e un po' alla radio, seguendo quello che succedeva a Torino. In serie A torna a segnare Salas. Il gol del portoghese Conceiçao apre la festa della curva laziale, interrotta dalle notizie da Torino, poi il pari di Signori, quindi la Lazio prende il largo. Marchegiani si fa male, entra Ballotta".

Continua la "rosea": A testa alta sino alla fine: della tiratissima partita contro il Bologna, e soprattutto del campionato. Come un anno fa, però, non bastano gli elogi per consentire alla Lazio di presentarsi in pole-position all'ultimo gran premio del campionato. Perché due erano i punti di ritardo rispetto alla Juventus e due rimangono, mentre le giornate a disposizione per sognare almeno lo spareggio non sono più due ma una soltanto. Difficile, quindi, per Nesta e compagni consolarsi con questo 3-2 ricco di emozioni, ottavo e ineccepibile successo in trasferta, che rischia però di costituire un'inutile pillola per lenire il dolore di un altro scudetto sfumato tra le polemiche. Eppure, se i numeri non consentono ancora alla Juventus di festeggiare il suo ventiseiesimo triangolino tricolore, il merito è proprio di questa penultima prova della Lazio. Determinata, fresca sul piano atletico, ma anche quadrata tatticamente, la squadra di Eriksson riesce persino a far passare in secondo piano la grave assenza dello squalificato Simone Inzaghi, come dimostrano i tre gol segnati e quello annullato per un dubbio fuorigioco a Salas. Non tragga quindi in inganno il punteggio finale, perché in realtà la Lazio è quasi sempre padrona del campo. E stavolta, al contrario di quanto accadde tre settimane fa a Firenze dove il 3-3 finale frenò la rincorsa alla Juve, Nesta e compagni dopo aver regalato a Signori il gol del provvisorio 1-1, e poi quello del definitivo 3-2, non rischiano più di gettare al vento il successo negli ultimi minuti di recupero. Giocata un po' alla radio e molto sul campo, la sfida regala più emozioni che spettacolo consegnando complessivamente l'immagine di un Bologna inferiore, declinante sul piano tecnico, aggrappato soprattutto alla carica di Signori, e agli ultimi bagliori dell'applauditissimo capitan Marocchi.

Nessuna autostrada, comunque, si apre davanti alla grinta di Simeone, autentico propellente di questa irriducibile Lazio, costretta a far tutta da sola, col piede schiacciato sull'acceleratore fino all'ultimo secondo, nella speranza di non dare via libera in anticipo alla Juventus. Già priva dell'infortunato Mihajlovic e dopo soli 3' anche di Marchegiani, rilevato da Ballotta, la truppa di Eriksson non dà l'impressione di correre grossi rischi in difesa, dove Nesta e Couto devono comunque tenere gli occhi sempre aperti su Andersson e Signori, mentre Negro e Pancaro sulle fasce sono molto meno impegnati dai rispettivi, teorici, dirimpettai Nervo e Binotto. La vera differenza tra le due squadre, che si affrontano con un identico 4-4-2, emerge però in mezzo al campo. Perché nel cuore della battaglia Simeone anticipa spesso Marocchi, tamponando e rilanciando con la continuità del grande giocatore, mentre Veron che incrocia Ingesson si vede a intermittenza ma quando si vede si rende sempre pericoloso. Come al solito, inoltre, più di Conceicao, che fatica a seminare Dal Canto, brilla il mobilissimo Nedved, soltanto teoricamente a sinistra e quindi sempre imprendibile per Falcone. Ne consegue che Salas e Mancini non soffrono certo di solitudine, mentre Pagliuca non rischia di annoiarsi, un po' per le incertezze dei due centrali Bia e Paganin, e molto per la vivacità degli avversari, tutti chi più chi meno in grado di arrivare al tiro. Non a caso, infatti, il primo a trovare la via della rete è Conceicao, che non è un cannoniere ma è bravo a farsi trovare al posto giusto al 25' quando Simeone, dopo aver avviato l'azione, fa velo su un cross di Mancini, servendogli una facile palla gol. Il sogno dell'aggancio in vetta alla Juventus dura appena un quarto d'ora, perché al 39' Marocchi nobilita il suo addio al calcio con uno splendido passaggio smarcante per Signori, che entra in slalom tra Couto e Pancaro e infila Ballotta con un perfetto tocco di sinistro. Di nuovo staccata dalla Juventus, la Lazio risponde bene con un paio di conclusioni di Veron respinte di pugno da Pagliuca, ma visto che il secondo gol non arriva, Eriksson dopo l'intervallo inserisce Ravanelli al posto di Conceicao, come seconda punta al fianco di Salas, con l'arretramento di Mancini sulla sinistra e lo spostamento di Nedved a destra.

Più delle varianti tattiche, però, sono le motivazioni, decisamente superiori a quelle del Bologna, a far decollare definitivamente la Lazio. E soprattutto è Simeone a fare la differenza. Suo è il gran tiro che impegna Pagliuca, e suo è il tocco vincente di sinistro su punizione di Veron, che rovina la festa della Juve, soltanto 3 minuti dopo la rete-scudetto di Del Piero. Invece di afflosciarsi, la Lazio continua a crederci, e lo dimostra la rabbia con cui continua ad attaccare. Tre angoli consecutivi, altre due pericolose punizioni di Veron, e poi al 30' il gol del 3-1 di Salas, che devia di testa un cross di Pancaro, smarcato da Ravanelli e corretto involontariamente da Falcone. Potrebbe bastare così ma la Lazio non rallenta neppure stavolta, fermata soltanto da un guardalinee che nega a Salas la gioia di un altro gol per un dubbio fuorigioco del cileno. Poi quando esce Simeone, rilevato dal connazionale Sensini, guarda caso arriva la seconda rete di Signori, che beffa ancora gli immobili Couto e Nesta. La beffa più atroce, però, arriva dalla radio con quel boato dei tifosi laziali, che in pochi istanti si trasforma in un gelido silenzio. Perché, bene o male, la Juve riesce a battere il Parma. E così adesso la Lazio dovrà fare un pieno di fede, per sperare che a Perugia non finisca come un anno fa.


La partita della Juventus contro il Parma



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