Domenica 9 maggio 2004 - Brescia, stadio Mario Rigamonti - Brescia-Lazio 2-1


Stagione

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9 maggio 2004 - 3100 - Campionato di Serie A 2003/04 - XXXIII giornata -

BRESCIA: Castellazzi, Martinez (76' Stankevicius), Di Biagio, Dainelli, Petruzzi, Castellini, Mauri, Guana (88' Schopp), Bachini (74' Correa), R.Baggio, Caracciolo. A disposizione: Agliardi, Mareco, Jadid, Maniero. Allenatore: De Biasi.

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Stam, Couto, Negro (46' Cesar), Fiore, Dabo, Albertini (80' Muzzi), Zauri, Corradi, C.Lopez (53' S.Inzaghi). A disposizione: Sereni, Mihajlovic, Giannichedda, Liverani. Allenatore: Mancini.

Arbitro: Sig. Racalbuto (Gallarate).

Marcatori: 36' Mauri, 44' R.Baggio, 93' Cesar.

Note: ammoniti S.Inzaghi per comportamento non regolamentare, Stam per gioco falloso. Recuperi: 1' p.t., 5' s.t.

Spettatori: paganti 6.650 per un incasso di euro 83.219; abbonati 8.350 per una quota di 130.000 euro.


Un'azione della gara
Luciano Zauri e Roberto Baggio in primo piano
La formazione del Brescia

La Gazzetta dello Sport titola: "Addio Champions, la Lazio si condanna da sola. Primo tempo sottotono, nella ripresa i biancocelesti si svegliano ma sono frenati dal portiere Castellazzi e dai pali."

Continua la "rosea": Il Brescia festeggia, anche oltre le aspettative, la sua quarta salvezza consecutiva e il (probabile) addio di Robi Baggio. La Lazio, invece, saluta la Champions, anche se la matematica le concede qualche chance, con il solito pieno di rimpianti. Ma stavolta, più che con la malasorte o con i torti arbitrali (che non mancano) se la deve prendere soprattutto con sé stessa. Per non essere stata capace di avere ragione di un Brescia desideroso sì di far bella figura nell'ultima recita stagionale davanti al suo pubblico, ma non certo animato dal sacro furore agonistico. E invece, pur contro un avversario che il suo obiettivo stagionale lo aveva già raggiunto prima di scendere in campo, la Lazio non è riuscita a tradurre in gol la solita, enorme, mole di gioco prodotta. Pali, occasioni sciupate ad un passo dalla porta, qualche grande intervento di Castellazzi: è lunghissimo l'elenco delle attenuanti a cui aggrapparsi. Ma, accanto al sacrosanto rammarico per queste occasioni sciupate, la Lazio deve anche e soprattutto recitare il mea culpa per aver deciso di fare sul serio solo dopo l'intervallo. Nei primi 45 minuti, infatti, la partita dei romani si è sviluppata su ritmi piuttosto lenti, ai quali il Brescia non ha avuto alcuna difficoltà ad adeguarsi.

Sembrava quasi che non solo la squadra di De Biasi, ma anche la Lazio non avesse più molto da chiedere a questo campionato. Un po' di colpe ce le ha pure Mancini che ha disorientato i suoi uomini con un 4-3-3 atipico, in cui Negro ha giocato da laterale difensivo di sinistra (lui che ormai fa solo il centrale) e Zauri, che in quel ruolo sarebbe stato il sostituto naturale dello squalificato Favalli, avanzato a comporre il tridente offensivo con Corradi e Lopez. E con Giannichedda, Liverani, Mihajlovic e Cesar fermi in panchina in vista della finale di coppa Italia (il serbo, però, non era al meglio). Eppure, anche in questa fase, la squadra di Mancini è riuscita ugualmente a creare tre nitide palle-gol e a reclamare - giustamente - la concessione di un rigore. A bucare Castellazzi ci ha provato prima Lopez (con una magistrale punizione dai venti metri alla quale il portiere si è opposto), quindi Corradi (fermato dalla traversa), infine Couto con due conclusioni di testa, la prima finita sopra la traversa, la seconda fermata dal braccio di Di Biagio (il rigore ci poteva stare). Occasioni importanti, ma nulla se paragonate a quella della ripresa, quando la Lazio è stata opportunamente corretta dal Mancio con gli ingressi di Cesar per Negro (Zauri arretrava in difesa per far posto al brasiliano) e Inzaghi per Lopez. Ma Castellazzi, tra i migliori in campo, ha detto di no un po' a tutti i laziali. Da Fiore a Inzaghi, passando per Couto, Stam e altri ancora. E, quando finalmente Corradi è riuscito a superarlo, ci ha pensato ancora una volta un legno a salvarlo. E' stato, forse, su quest'ultima occasione (inspiegabile come la palla, dopo aver preso la parte interna del palo, non sia entrata) che la Lazio si è arresa. Quasi da copione che, a quel punto, la beffa si completasse con il vantaggio del Brescia.

Che, puntuale, si è concretizzato negli ultimi dieci minuti di gioco con due perle di Baggio (assist di tacco per l'1-0 di Mauri e interno sinistro per il 2-0). Un uno-due atroce per la Lazio (reso solo un po' meno amaro dal gol di Cesar nel recupero), ma che per il Brescia non è piovuto dal cielo. La squadra di De Biasi ha avuto un po' di fortuna a non capitolare quando la Lazio ha pigiato sull'acceleratore, ma anche in questi frangenti non ha mai tirato i remi in barca, cercando sempre di ribaltare l'azione. E infatti, già prima dei due gol, Peruzzi aveva avuto il suo daffare. Nel giorno in cui avrebbe potuto pensare solo a godersi la festa-salvezza, il Brescia ha voluto confermare che la sua positiva stagione non è stata affatto casuale. E che qualche rimpianto per non avere una classifica ancora migliore sia legittimo. Rimpianti che, invece, sono tutto ciò che probabilmente resterà alla Lazio di questo campionato. La stagione, invece, può ancora essere salvata con la coppa Italia. L'appuntamento è per mercoledì al Delle Alpi con la Juve. La Lazio parte da un vantaggio di 2-0. Invece che farli, stavolta i gol dovrà difenderli. Viste le sue ultime esibizioni, molto meglio così.