Il Calciomercato 1925


Stagione

La Lazio è una delle poche società importanti ancorata al più puro dilettantismo. Mentre le potenti società del nord possiedono i mezzi finanziari per poter pagare stipendi ed ingaggi agli atleti, la Lazio, ancora permeata dallo spirito olimpico di Fortunato Ballerini, vede due tra i suoi migliori atleti partire alla volta di Torino per vestire la maglia della Juventus. Sono Sclavi e Vojak che, militari a Roma l'anno precedente, avevano disputato il campionato con la società biancoceleste. Soprattutto il portiere Sclavi si era così affezionato alla maglia che, pur di restare, si sarebbe accontentato di vitto e alloggio. La società, anacronisticamente, non aderisce a questa minima richiesta e i giocatori finiscono gratuitamente ai bianconeri. Giuseppe Ercoli, alto dirigente laziale, era l'unico, insieme a Bitetti, ad aver capito la dimensione professionistica che il calcio stava assumendo e per questo l'anno precedente aveva ingaggiato l'allenatore Desiderio Koszegi pagando di tasca propria, per non sentirsi opporre veti dai "puristi", lo stipendio al trainer. Koszegi fu quindi il primo professionista della storia della Lazio. Era un allenatore preparatissimo e severo che portava la sua visione del calcio fino agli estremi di un esasperato tatticismo. Per la stagione 1925/26 viene riconfermato e subito si mette al lavoro per formare la squadra. Oltre a Sclavi e Vojak la Lazio perde, momentaneamente, Saraceni (II) e Pardini e anche Mariani e Dosio lasciano per cause lavorative e Cattaneo, finita la leva, torna al nord. Arrivano Rosso, un militare già giocatore del Genoa, Zannelli, Berti II e il portiere Nicolini (sempre erroneamente riportato come Niccolini), prelevato dalla Pro Roma e incaricato di non far rimpiangere il portentoso Sclavi; inoltre si decide di aggregare in pianta stabile tra i titolari i giovani Okely (I), Rea e Galli. Vengono confermati Bernardini, Nesi, Fraschetti, Ottier, Filippi e Parboni.