L'attacco alla SS Lazio dopo la partita contro l'Inter del 2 maggio 2010


La Curva Nord omaggia il gemellaggio con i sostenitori interisti
Lo striscione di scherno esposto dalla Curva Nord dopo le reti nerazzurre
Invito fin troppo eloquente
Giochi scudetto finiti per i tifosi
La Curva Nord dedica uno striscione all'allenatore nerazzurro
Uno stendardo in curva nerazzurra inneggiante a Giampaolo Pazzini, giustiziere dei giallorossi con una doppietta, in Roma-Sampdoria 1-2
La rete di Samuel (Foto AP)
Mauro Zarate in azione (foto Ansa)
L'attaccante argentino in azione di dribbling (foto Ansa)
Roberto Baronio in un fotogramma dell'incontro (foto Ansa)
Sergio Floccari contrastato dal nerazzurro Chivu (foto Ansa)

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In questa pagina riportiamo alcuni articoli di stampa pubblicati dopo la gara Lazio-Inter 0-2 del 2 maggio 2010 che ha causato molte polemiche.

3 Maggio

Dall'Adnkronos:

Il giorno dopo Lazio-Inter, si scatena il derby sul web. La sconfitta subita dai biancocelesti all'Olimpico fa gridare allo scandalo i tifosi della Roma. Su Facebook, il più popolare dei "social network", è nato un gruppo che lancia una petizione per chiedere alla Figc di intervenire sulla base dell'art.6 del codice di giustizia sportiva. "E' stato uno scandalo sportivo! Non è mai successa una cosa del genere!! Ora petizione e mandiamoli in B d'ufficio, non si meritano più di giocare un campionato di calcio", si legge sulla pagina del gruppo, che salva solo Muslera, Zarate e Baronio, gli unici "a cui vanno i complimenti". Di orientamento biancoceleste sembra invece il gruppo "Biscotto - Uniti contro le Forze del Male!" dalla foto emblematica: un pupazzo-biscotto sorridente che indossa una maglia per metà nerazzurra e per l'altra metà biancoceleste: non mancano, tuttavia, i commenti sdegnati dei romanisti. Divise le due tifoserie della capitale anche nei forum e nelle trasmissioni delle radio locali, con la sponda del Tevere romanista che attacca e i "cugini" che si difendono, ricordando anche la celebrazione-sfottò di Francesco Totti dopo il derby vinto dalla Roma.


Da Il Tempo:

Il giorno dopo Lazio-Inter, si scatenano le polemiche sulla partita. La vittoria dei nerazzurri provoca le critiche nel mondo dello sport ma anche in quello dello spettacolo. Il presidente della Roma parla di "partita vergognosa". Dal canto suo Moratti ribatte: "E' un problema tra la Roma e la Lazio".

ROSELLA SENSI - "Dopo quanto abbiamo visto, definire il nostro il campionato più bello del mondo è quantomeno un paradosso. Io al posto dell'Inter mi sarei vergognata di vincere in quel modo". Sono le parole del presidente della Roma Rosella Sensi pronunciate subito dopo la fine della partita tra Lazio e Inter. La Sensi, riportano oggi alcuni quotidiani, subito dopo la fine del match dell'Olimpico, ha convocato un vertice dirigenziale giallorosso, durante il quale ha manifestato la sua indignazione. "Comunque - le parole della Sensi - sono certa di una cosa: la gioia dei tifosi della Roma non è inferiore a quella dei tifosi nerazzurri". Sono le parole del presidente Rosella Sensi che ieri subito dopo la fine della partita tra Lazio e Inter ha manifestato la sua rabbia.

MASSIMO MORATTI - "Campionato chiuso? Proprio per niente, ci aspettano due partite dure e difficili. Nemmeno per sogno. E' stato meglio aver vinto la partita di ieri, ma abbiamo ancora due incontri molto difficili da affrontare". Così il presidente dell'Inter, Massimo Moratti, parlando con i giornalisti all'ingresso negli uffici Saras, chiarisce il suo pensiero in merito alle sorti del campionato e alle polemiche che hanno fatto da contorno al match andato in scena ieri sera allo stadio "Olimpico" tra Lazio e Inter. "Credo che quello delle polemiche sia un problema tra Roma e Lazio e che non riguardi noi. Durante la partita, devo ammettere che ho sofferto fino alla fine, sarò particolarmente apprensivo, ma ripeto, ho sofferto fino alla fine. Più che altro, era il pubblico laziale ad essere assolutamente dalla nostra parte e questa è una cosa molto strana". Rosella Sensi ha detto che "l'Inter si dovrebbe vergognare..". "Per cosa non saprei, però rispetto la sua sensibilità e preferisco non rispondere".

CARLO VERDONE - "Ieri all'Olimpico è stata scritta una delle pagine più basse del calcio. Vedere dei tifosi che fischiano il proprio portiere perché fa delle belle parate è uno spettacolo davvero miserabile". A parlare così del match Lazio-Inter è un Carlo Verdone arrabbiato e deluso. "Penso che questa città non crescerà mai dal punto di vista calcistico. È uno scontro condominiale, circoscrizionale senza spirito sportivo. Ha ragione Capello quando dice che ormai il calcio è in mano ai tifosi", aggiunge Verdone. "Sia ben chiaro che non ho mai tifato Lazio e quindi non l'ho fatto neanche ieri ma vedere i tifosi della Lazio tifare per la sconfitta della propria squadra è una cosa davvero squallida. Se fosse accaduto nella Roma io da tifoso mi sarei arrabbiato".


Da L'Unità:

Doveva lasciare il segno, Lazio-Inter. Comunque, qualsiasi fosse stato il risultato. E se la Federazione si era preoccupata di prestare l'occhio soprattutto a ciò che accadeva in campo, ciò che ha destato ancor più sdegno nel mondo sportivo è stato l'atteggiamento dei tifosi laziali tra gli spalti. E ora ognuno ha una parola da spendere al riguardo, ogni singolo addetto, sportivo, tra i bar della capitale, anzi di tutta Italia e non solo. Perché se Moratti si limita a sentenziare che trattasi di "un affare esclusivo tra Roma e Lazio|, la notizia di uno stadio intero che tifa contro la sua squadra ha fatto il giro del mondo. Insomma è normale solo nella nostra scellerata Italia, dove tutto ormai sembra possibile. Ma all'estero ci vanno giù duro, dal Guardian alla Reuters. Tutti parlano di "fatto incomprensibile" o di "assurdità della Serie A" e la Reuters si chiede se "c'è un modo per fermare le farse di fine stagione". Le parole di fuoco della Presidentessa della Roma, Rosella Sensi, a fine match ("Dopo quello che ho visto stasera all'Olimpico, dire ancora che la Serie A è il campionato più bello del mondo suona come un paradosso") riecheggiano tra le pagine dei maggiori quotidiani sportivi europei e probabilmente la numero uno giallorossa ha ragione, perché al di là della sua lotta per la causa (giallorossa), è fuor di dubbio che questo, sommato a Calciopoli e ai continui fatti di teppismo (di cui l'Olimpico ne è uno degli esempi di routine) darà agli altri il pretesto per confermare ciò che ormai soltanto i più miopi si ostinano a voler ignorare: siamo indietro. Rispetto agli inglesi per esempio. Vedere cosa è accaduto ieri in Premier League, solo qualche ora prima del match tra Lazio e Inter.

Nella partita tra Liverpool e Chelsea, vinta dai Blues, con i tifosi dei reds che avevano più di un motivo per tifare per i londinesi. Vincendo il titolo sui rivali del Manchester infatti, Ancelotti negherebbe di fatto il diciannovesimo scudetto ai red devils, che in questo momento si trovano allo stesso numero di titoli del Liverpool. E per il Liverpool e la sua Kop è un motivo di vanto essere la squadra con più Premier vinte. Nessuno però ha tifato contro la propria squadra, l'onore è salvo. Fin dall'ingresso in campo di Lazio e Inter invece sono piovute minacce, neanche troppo velate attraverso gli striscioni esposti in curva nord, dai "spostamose" ai "se vincete ve menamo". Un clima da guerra fredda, da non succede ma se succede, il trionfo del non-sense, di ciò che nessuno avrebbe voluto vedere. Perché in molti ieri e altrettanti oggi, sono voluti tornare ai fatti dell'Olimpico e come ha detto il dg della Roma, Giampaolo Montali al termine del posticipo di ieri, tra nerazzurri e biancocelesti "non ha perso la Lazio, ha perso lo sport italiano". Per non parlare dell'outing di Mughini a Controcampo, ultimamente più romanista che mai visto l'odio che distingue ormai interisti e juventini. E anche questo dunque appare surreale. Che l'Olimpico poi avesse tifato contro la sua squadra lo si sapeva da otto anni, dal famoso 5 maggio del 2002, quando allora gran parte dei laziali tennero per una vittoria nerazzurra mai arrivata (vinse infatti la Lazio 4-2 e lo scudetto alla fine andò alla Juve). Che poi la storia si dovesse ripetere, questo, probabilmente tutti lo sapevano, ma fino a ieri nessuno aveva voluto crederlo fino in fondo. Del resto la Lazio è ancora a rischio retrocessione, dicevano, ma poi arriva l'autogol di Peluso in Atalanta-Bologna, i bergamaschi con un piede e mezzo in B e quindi per i biancocelesti non c'è più necessità impellente di ergersi a baluardo di una lotta senza più bandiera.

La colpa? Forse esclusivamente della mancata coerenza della Federazione. Alla quale da anni si chiede di giocare in contemporanea le ultime quattro partite del campionato, ma che per logiche di business devono sottostare ai dettami inferti da tempi televisivi sempre più spalmati nel week end lungo. Lo hanno ammesso gli stessi giocatori biancocelesti a fine gara, tra i quali il più chiaro è stato il commento di Brocchi, confermando che "giocare con la propria tifoseria contro in parte condiziona". Ma a giudicare dalle parole di Maurizio Beretta, non pare essere un problema che la Lega intende affrontare: "Quando si vendono i diritti tv – ha chiarito il presidente della Lega Calcio - si sa quanti sono gli anticipi e i posticipi, lo decidono con grande responsabilità i presidenti delle società e una volta che la strada è presa va difesa. Penso che la contemporaneità sia un problema molto marginale. In queste giornate abbiamo visto squadre già condannate che hanno continuato a giocare, abbiamo visto bellissimi esempi sportivi".


4 Maggio

Da La Gazzetta dello Sport:

È come quando si guardano i finali di quei film che hanno fatto la storia del cinema: si sa già come andranno a finire, eppure fino in fondo vorremmo che Humphrey Bogart fuggisse con Ingrid Bergman ("Casablanca") o che Julie Christie si accorgesse che Omar Sharif è vicino a lei ("Dottor Zivago"). Invece no, i titoli di coda arrivano a chiudere la storia ciò che si conosceva. Ecco, lo stato d'animo dei calciatori giallorossi, dopo Lazio-Inter, ieri era simile a chi sapeva tutto eppure ci è rimasto male. Dagli "esperti" (perché romani) Totti e De Rossi ai disincantati frequentatori italiani di tanti palcoscenici calcistici. I più stupiti, i più arrabbiati, forse sono stati gli stranieri. Gente come Riise, come Burdisso, come Pizarro, i brasiliani. Calciatori abituati a derby in tutto il mondo, eppure stupiti da una romanità così provinciale.

Montali: l'Inter non c'entra. Dopo aver parlato alla squadra, Gian Paolo Montali è tornato a parlare delle malinconie di domenica. "All'Olimpico si è vissuta una delle pagine più brutte del calcio e ciò dovrebbe indignare chi si occupa di sport in questo Paese. Chi era più in imbarazzo sul campo era l'Inter, che non c'entra niente. Vedere una squadra così forte, così nobile, dover giocare in quelle condizioni è stato imbarazzante. Se avesse giocato come sa, avrebbe vinto comunque, ma in questo modo lo sport dovrebbe essere listato a lutto. Certo, se le gare fossero state giocate tutte allo stesso orario, sicuramente qualcosa sarebbe andato diversamente. Sarebbe bello sentire chi si occupa di sport in questo Paese. Le parole di Capello sul calcio italiano hanno suscitato clamore, ma ci aveva visto giusto. Bisogna cambiare la cultura di questo paese. L'odio fra Roma e Lazio ci sarà sempre, ma così rischiamo di crearlo anche fra altre squadre. Il calcio deve avere paura di rimanere come è adesso, non di cambiare".

Pradè all'attacco. Assai critico anche il d.s. Pradè. "Una pagina buia del nostro calcio - ha detto a Roma Channel -. Non è stata una partita, o neanche un'amichevole: è stata un'esibizione andata in mondovisione. Si è passati da Liverpool-Chelsea del pomeriggio a Lazio-Inter. Mi piacerebbe sentire il parere del presidente Lotito (che poi è intervenuto, ndr), a tutti è nota la sua loquacità. In settimana ha parlato molto: chissà cosa ne pensa della partita di Roma e di quella dell'Olimpico. Ora però pensiamo alla Coppa Italia, la vogliamo fortemente. Il gruppo è determinato, ci metteremo l'anima, ma anche nel finale di campionato non molleremo nulla. Noi ci crediamo. Nessuna partita è scontata, nessuna è regalata".

Mexes & Co. All'uscita da Trigoria, il gruppo giallorosso è sciamato via fra il rabbioso e l'ironico. Alessio Cerci ha detto: "Partita dopata", riferendosi all'atteggiamento arrendevole della Lazio. Mexes aveva la faccia ancora più scura, e ai tifosi che gli chiedevano: "Philippe, è stata una buffonata?", lui ha annuito subito. De Rossi ha sorriso: "Di queste cose ne parliamo in conferenza stampa", mentre Juan alla fine ha provato a rassicurare tutti: "Noi non molliamo". Gli hanno creduto tutti, ma la rabbia aveva bisogno di ben altro per evaporare. Ci siamo fatti riconoscere un'altra volta. È vero, certe cose non le facciamo solo noi, ma come le facciamo noi, nessuno. Steve Gerrard, capitano del Liverpool, ha servito di persona, con prevedibile gusto, l'assist a Drogba che ha spalancato la vittoria del Chelsea, negando probabilmente il titolo agli odiati rivali del Manchester United. Sospetti a palate, certo. Ma nel contesto di una partita apparsa vera. Vuoi mettere l'Olimpico di domenica sera? Il coro "se vincete, ve menamo" ai propri giocatori paralizzati, gli insulti a Muslera che parava come da contratto, gli inni a Mourinho, imperatore di un possibile scudetto strappato alla Roma. Non esattamente uno spot Pubblicità e Progresso. E infatti tutta l'Europa ieri rideva di noi.

Francia. Il sito dell'Equipe ha parlato opportunamente di "mondo al contrario". In un mondo a testa in su, i tifosi sostengono la propria squadra. Quella della Lazio è stata definita "partita barocca": Zarate dribblava tutti e si arricciava su se stesso, come il fronzolo di capitello, perché non poteva andare da nessuna parte. Come poteva fare gol là dentro? "Sono pazzi questi romani", titolava già alla vigilia, stile Asterix, il foglio francese. Solo Muslera ha raddrizzato il mondo. "Forse non era al corrente del complotto", chiosa l'Equipe, che parla di "etica sportiva malridotta" e spende un pensiero per l'Inter: "La sua traiettoria di finalista di Coppa Italia e di Champions non meritava la parodia di domenica sera".

Spagna. "Parodia" scrive l'Equipe, "Farsa" titola il sito del Mundo. Comunque una realtà distorta, la caricatura di una partita, una brutta recita. Perché se il Liverpool ha avuto le stesse intenzioni laziali, cioè ostacolare il trionfo di un nemico, lo ha fatto nel modo più dignitoso possibile, con tackle da Actors Studios, mimando voglia di vincere, senza ricatti dei tifosi. All'Olimpico i biancocelesti, di errore in errore, di omissione in omissione, sembravano voler urlare alla curva la loro reticenza. Una recita sguaiata. Attori maldestri, come i bambini che salutano i genitori in platea nel saggio di Natale. "Vergognoso" titola anche il sito di As. Agli spagnoli, che avevano appena finito di sparare contro il "catenaccio" dell'Inter, non sembra vero di poter ricaricare a pallettoni contro il nostro calcio. Ma non confondiamo, por favor. L'Inter del Camp Nou, ingigantita dall'inferiorità numerica, esaltata dalla sofferenza collettiva e dalla collaborazione solidale dei singoli, è stato un prodigio di dignità. L'esatto contrario della "farsa" laziale.

Inghilterra. Sembra di intuire il formidabile mento di Fabio Capello, che beccheggia compiaciuto, perché lui l'aveva detto: "Il calcio italiano è nelle mani degli ultrà". L'osservazione del c.t. inglese aveva sollevato spruzzi d'indignazione, ma, alla luce dei condizionamenti su una partita che può aver deciso lo scudetto, come dargli torto? Anche la stampa inglese ha dato visibilità alla notte dell'Olimpico. Il blog del Guardian, che parla dell'"assurdità della serie A", srotola un rotolone di commenti sulla vicenda, molti impietosi. Come questo: "Davvero sgradevole, ma qualcuno si sorprende? Il calcio italiano è questo. Succede sempre. Non è stata la prima volta e non sarà l'ultima. Ok, sono i campioni del mondo e hanno una squadra noiosa in finale di Champions, ma puoi prendere sul serio il calcio italiano? È una farsa". Anche loro. Dalla Spagna all'Inghilterra tutti d'accordo: una farsa. Ci siamo fatti riconoscere un'altra volta. Abbiamo dilapidato in un amen il prestigio di campioni del mondo e, quattro anni dopo, ci ritroviamo impaludati nel Calciocaos. Non si sentiva il bisogno della notte di Lazio-Inter. "La dignità del calcio è morta stanotte nella Città Eterna", annunciava domenica il commentatore di Canal Plus. Un filo catastrofico e retorico, certo. Ma una rifondazione etica dei nostri stadi serve ed è urgente. Senza che ce lo dicano gli altri.


AS. Sul sito del quotidiano spagnolo compare nella sezione calcio internazionale il disappunto della Roma per l'esito di Lazio-Inter.

The Guardian. Il titolo sul sito del quotidiano inglese è interpretabile così: "La Lazio si stende e lascia la Roma a denunciare l'assurdità della Serie A.

El Mundo. Il sito El Mundo.es apre il calcio internazionale titolando così: "Denunce a Roma per la farsa tra Lazio e Inter".

Reuters. Sul blog dedicato al calcio dal sito Internet dell'agenzia Reuters ci si chiede se "c'è un modo per porre fine alle farse di fine stagione?"...


Il tecnico giallorosso prima della finale di Coppa Italia Roma-Inter del 5 maggio 2010 commenta:

Ranieri è un pompiere che spegne ogni accenno di polemica, che cerca di abbassare i toni in tutti i modi, invita il proprio pubblico "a non creare incidenti, a essere leale. Grazie al loro sostegno siamo arrivati fin qui" e, giusto per non farsi mancare nulla, non risparmia complimenti agli avversari. "L'Inter è una squadra forte, costruita con grossi interventi economici anno dopo anno. Moratti ottiene oggi i frutti di quanto fatto e si merita le vittorie che sta ottenendo. Noi siamo una cosa diversa, noi siamo cresciuti in questa stagione superando le difficoltà e la finale, in questo senso, per noi è il punto di arrivo di un percorso cominciato a inizio stagione". Poi, chiaro, un conto è ammettere la bravura degli avversari. Altro è arrendersi prima di combattere: "Loro sono forti - dice Ranieri - e se la mettiamo sul piano del fisico come magari vorrebbe l'ambiente che ci circonda perdiamo di sicuro. Dovremo giocarcela con i nostri mezzo, che sono altri, e possiamo competere con loro solo in questi termini. Mi auguro che la partita dell'Olimpico sia una festa. Se mi sembra giusto che si giochi all'Olimpico? Certo, giochiamo in casa e non posso negare che questo rappresenti un piccolo vantaggio. Credo, però, che sia giusto designare la sede della finale prima. Succede così anche in Inghilterra con Wembley. E' bello che sia così. E poi mica era detto che saremmo arrivati fino in fondo: l'anno scorso, ad esempio, non c'eravamo".


Dall'Ansa:

Minacce di morte a Claudio Lotito "se non battete l'Inter". Lo denuncia lo stesso presidente biancoceleste in un lungo comunicato all'ANSA in cui rivela che che in una busta gli sono arrivati anche "proiettili di grosso calibro". "La polemica che è seguita all'incontro di calcio Lazio-Inter di ieri - è detto nella dichiarazione all'ANSA di Lotito - costituisce occasione per riprendere alcuni temi sui quali la Lazio, ed il suo Presidente, si sono costantemente impegnati in questi anni. Abbiamo più volte ribadito la necessità che l'antagonismo sportivo rimanesse nei confini della dialettica civile, senza mai debordare in violenza verbale o fisica e senza offendere la dignità dell'avversario: invece abbiamo assistito a manifestazioni, specie in occasione dell'ultimo derby, che hanno profondamente ferito la tifoseria laziale e che hanno generato un clima di istigazione alla violenza che si è protratto per tutta la settimana". "A tali manifestazioni - prosegue Lotito - si è accompagnata la cassa di risonanza della stampa e delle radio locali; ci si è poi lasciati andare a vere e proprie minacce fisiche sia ai calciatori che al Presidente ed ai dirigenti della Lazio, creando un clima di tensione che ha profondamente danneggiato l'immagine dello sport nella capitale e nel paese. La Lazio ed il suo Presidente ne sono stati vittime destinate: si è arrivati alla minaccia di morte (se non battete l'Inter siete finiti) inviata per posta, accompagnata da proiettile di grosso calibro, ma non per questo la battaglia contro un tal modo di intendere l'antagonismo sportivo è stata abbandonata. Stupisce, invece, che l'insulto e l'istigazione siano diventati bagaglio espressivo di dirigenti di altre società; riteniamo che il ruolo rivestito nel mondo del calcio debba costituire, sempre e comunque, un freno alla passione di parte e debba sempre prevalere, nel dirigente responsabile, il senso dell'istituzione e dell'esempio che le sue parole danno alla gente".

"A chi tale responsabilità non ha avvertito - prosegue Lotito - diciamo che la Lazio ed i suoi tifosi non accettano insulti, palesi o insinuati; che la sportività e lealtà della Lazio e dei suoi giocatori non può essere messa in dubbio da nessuno; che chi ha alimentato la tensione con comportamenti antisportivi e violenti non ha alcuna veste per impartire giudizi o lezioni di sportività". "A certi rappresentanti - dice poi il presidente della Lazio - della classe politica che, dopo il degenerare delle polemiche, sono intervenuti con dichiarazioni pubbliche, la Lazio ricorda che la contesa sportiva non vuole invasioni di campo, da qualunque parte provengano; piuttosto la politica dovrebbe darsi carico di intervenire sugli aspetti collaterali allo sport, dando alle società gli strumenti giuridici per garantire l'ordine a chi assiste alle partite, alle forze dell'ordine la possibilità di controllare i violenti ed isolarli, al giudice il potere di rendere effettivo il suo intervento dissuasivo nei confronti di chi va allo stadio solo per creare disordine". "La Lazio - conclude il presidente biancoceleste - non deve chiedere scusa a nessuno; deve piuttosto ricevere le scuse da parte di chi, ignorando le proprie responsabilità, ha lanciato sugli altri colpe inesistenti".

DENUNCIA NON FORMALIZZATA - Sarà la Digos di Roma, una volta formalizzata la denuncia, ad occuparsi delle indagini sulle minacce di morte rivelate all'ANSA dal presidente della Lazio, Claudio Lotito. Secondo quanto si è appreso, allo stato, esistono solo comunicazioni telefoniche tra Lotito e la polizia. Nelle prossime ore il presidente della Lazio consegnerà alla Digos la busta con i proiettili e le frasi minacciose.


19 maggio

Da La Gazzetta dello Sport:

Prima il match surreale tra Lazio e Inter, con i tifosi biancocelesti che all'Olimpico tifavano palesemente per i nerazzurri per non agevolare la Roma nella corsa scudetto. Poi Lotito che rivela di aver ricevuto minacce di morte accompagnate da un proiettile se la sua squadra non avesse battuto la capolista. Adesso però è la Procura di Tivoli a tornare su quella tanto discussa sfida. O meglio, su quello che è accaduto prima del match del 2 maggio.

Il fascicolo — È stato infatti aperto un fascicolo sulle presunte minacce che sarebbero state messe in atto da tifosi laziali ai giocatori della loro stessa squadra prima della partita con l'Inter, per convincerli a non impegnarsi e a perdere quella gara. Il Procuratore della Repubblica, Luigi De Ficchy, procede anche per le ipotesi di violenza privata e ha affidato alla Digos le indagini. Alcuni tesserati biancocelesti sono già stati ascoltati, tra questi ci sarebbero Roberto Baronio e il dirigente Maurizio Manzini. Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, ma alla base dell'indagine potrebbero esserci intercettazioni telefoniche e ambientali.

La nota della Lazio — Intanto, però, la Lazio diffonde una nota ufficiale: "I nostri giocatori non hanno ricevuto alcuna minaccia dai tifosi biancocelesti prima della gara di campionato contro l'Inter. Per questo motivo gli stessi calciatori e la società non hanno fatto alcun tipo di denuncia. Baronio è stato ascoltato come persona informata dei fatti. E noi restiamo a disposizione della Procura, ribadendo di non aver subito alcun tipo di minaccia dai nostri tifosi". Lo stesso Baronio, che oggi ha preferito non rilasciare dichiarazioni, due settimane fa aveva già spiegato: "Mai ricevuto minacce da nessuno. Chi ha fatto il mio nome si è sbagliato di grosso".

Reja cancella"Lazio-Inter? L'ho cancellata completamente". L'allenatore biancoceleste Edy Reja, intervenuto a Radio Radio, preferirebbe non parlare della gara della 17^ giornata, finita nel mirino per via dell'atteggiamento morbido che la sua squadra ha avuto in campo contro i nerazzurri, poi però spiega il suo punto di vista: "Ci ritorno sopra e poi chiudiamo l'argomento - spiega Reja - io ho preparato la gara in maniera importante perché si teneva a fare bella figura. Fino al sabato abbiamo fatto delle considerazioni tattiche per mettere in difficoltà l'Inter. Poi io ero in tribuna e ho visto che inizialmente c'era la volontà e la voglia di fare, ma poi quando ti trovi uno stadio con 50 mila persone, nostri tifosi, che applaudono l'altra squadra è difficile avere un rendimento diverso. Una volta che l'Inter è andata in vantaggio diventa difficile recuperare con quel clima che abbiamo trovato allo stadio. Le cose sono andate così è inutile nasconderle. Chiudiamo la parentesi".


Dal Messaggero:

A campionato finito si riaccende il derby. L'allenatore della Roma, Claudio Ranieri, ha riparlato di Lazio-Inter definendo la partita uno "spettacolo desolante". Il ds della Lazio, Igli Tare, gli risponde che non accetta lezioni e definisce "desolanti" le sue parole.

L'affondo di Ranieri. Lazio-Inter? Per Claudio Ranieri è stata un'enorme delusione, uno spettacolo desolante. Quanto a Mourinho, se davvero andrà via, la sua mancanza si sentirà. Il tecnico della Roma in una intervista a "Il Fatto Quotidiano" parla del finale di campionato. "Come sportivo è stata un'enorme delusione - sottolinea -. Regna il business e quindi, conseguentemente, anche spettacoli come Lazio-Inter. Come si vince la battaglia per uno sport pulito? Con tifosi che incitano la loro squadra, pretendendo il massimo, senza mettere al centro dei propri dogmi le altrui disgrazie e senza necessità di spettacoli desolanti come quello dello Stadio Olimpico".

La risposta di Tare. "Non capisco perché Ranieri parli di spettacolo desolante quando la sua squadra ha perso la partita scudetto per i meriti della Samp. Forse la più grande desolazione sono le sue parole che, invece di incoraggiare il suo gruppo che quest'anno ha fatto molto bene, invia questi segnali offensivi a noi laziali". Il direttore sportivo della Lazio, Igli Tare, risponde così all'allenatore della Roma. "Ha ragione Ranieri, nel calcio regna il business e quindi è dura arrivare secondi e non primi. Mi complimento per questa intuizione ma bisogna aggiungere che nel calcio regna anche l'agonismo, quello che la Lazio ha sempre dimostrato e grazie al quale nelle ultime due stagioni ha vinto Coppa Italia e Supercoppa. C'è anche da dire che qualora non avessimo raggiunto i nostri obiettivi non avremmo mai accusato nessuno perché è dal campo che arriva la verità e non dagli insulti; lo sfottò, prerogativa del tifoso, deve però sempre rimanere nei limiti del buon gusto soprattutto quando questo viene fatto da un calciatore o da un dirigente". Il dirigente della Lazio, dopo aver ricordato la stima per Ranieri, aggiunge: "Vorrei ricordare a tutti che a Roma questo sport è molto sentito tra le due tifoserie ma, qualsiasi sia il loro rapporto, in campo scendono sempre e comunque solo i giocatori che nel caso della Lazio sono veri professionisti che hanno sempre dato il massimo per la loro società. La sportività e lealtà dei questo club e dei suoi giocatori non può essere messa in dubbio da nessuno".