Mercoledì 20 dicembre 2006 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-2


Stagione

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20 dicembre 2006 - 3.223 - Campionato di Serie A 2006/07 - XVII giornata

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Siviglia, Cribari, Zauri, Mudingayi (76' Behrami), Ledesma, Manfredini (54' Foggia), Mauri, Makinwa (81' Tare), Pandev. A disposizione: Ballotta, Stendardo, Bonetto, Firmani. Allenatore: D.Rossi.

INTER: Julio César, Maicon, Burdisso, Materazzi, Maxwell (60' Adriano), Vieira, Cambiasso, J.Zanetti, Stankovic, Ibrahimovic, Crespo (74' Figo). A disposizione: Toldo, Andreolli, Solari, Gonzalez, Recoba. Allenatore: R.Mancini.

Arbitro: Sig. Rocchi (Firenze).

Marcatori: 40' Cambiasso, 85' Materazzi.

Note: espulso al 47' Ibrahimovic per doppia ammonizione. Ammoniti: Mudingayi, Materazzi, Oddo, Pandev, Maicon per gioco scorretto. Calci d'angolo: 7 - 5. Recuperi: 2' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 40.000 circa di cui 22.362 paganti per un incasso di 516.313 euro; abbonati 12.841 per una quota di 172.724,03 euro.


La prima rete nerazzurra di Cambiasso
L'esultanza del calciatore argentino
Luciano Zauri in azione
Christian Manfredini in un momento dell'incontro
L'espulsione di Ibrahimovic
Goran Pandev in un fotogramma della gara
La seconda rete nerazzurra di Materazzi
Da City del 21/12/06, La cronaca della gara
Duello tra Makinwa e Materazzi

La Gazzetta dello Sport titola: "È strapotere Inter. Mezzo scudetto è suo".

Continua la "rosea": Un'Inter da 10 in tutti i sensi. Perché 10 sono le vittorie consecutive in campionato, 10 sono gli anni passati dall'ultimo successo sul campo della Lazio, 10 sono i nerazzurri che nella ripresa, dopo l'espulsione di Ibrahimovic, difendono il gol di Cambiasso e poi firmano il 2-0 con Materazzi, guadagnandosi anche la lode per il titolo d'inverno, in perfetto orario sulla nuova stagione che incomincia oggi, e persino in anticipo di due giornate sulla fine del girone d'andata. In attesa di sapere se la Roma, che mantiene i 7 punti di distacco grazie al successo sul Torino, sarà staccata anche all'inizio del 2007, quando su quello stesso campo Zanetti e compagni potrebbero strappare ai giallorossi il record di 11 vittorie consecutive, ancora una volta bisogna inchinarsi alla schiacciante superiorità fisica, tecnica e tattica dell'Inter. Magari si potrà eccepire sul punteggio, ma 1-0 o 2-0 cambia poco perché la squadra di Mancini merita fino in fondo il successo e il primato, avviandosi a concludere il girone d'andata con un impressionante filotto di vittorie in trasferta, a cominciare dalla prima all'esordio a Firenze, aperta proprio da un gol di Cambiasso come ieri sera, cui sono seguite le altre in casa della Roma, del Milan e del Palermo. A parte il convalescente Cordoba, sostituito da Burdisso, Mancini presenta quella che ormai può essere considerata la formazione-tipo, varata proprio all'Olimpico tre mesi esatti prima in occasione dell'importantissimo 1-0 contro la Roma, firmato Crespo. Stavolta, così, è Delio Rossi a sorprendere tutti, con il rilancio di Manfredini al posto di Firmani, che sembrava l'alternativa obbligata allo squalificato Mutarelli, come secondo valletto di Ledesma, insieme con Mudingayi. Confermato, invece, in attacco l'impiego di Makinwa, per rimpiazzare l'altro squalificato Rocchi. E confermata soprattutto la voglia della Lazio di infrangere l'imbattibilità in campionato dell'Inter, con una partenza ricca di buone intenzioni, testimoniata dal primo tentativo di Makinwa che obbliga Julio Cesar a una difficoltosa respinta.

Tanta corsa e tanta spinta sulle fasce laterali, di Oddo da una parte e Zauri dall'altra, non sono però sufficienti per spaventare la capolista, capace di soffrire e di resistere grazie agli eccezionali recuperi di Cambiasso, tornato ai suoi livelli migliori dopo la lunga sosta per infortunio. Priva di due punti di riferimento importanti la Lazio che, come la Roma e il Palermo, non ha la panchina dell'Inter, fatica a trovare i varchi giusti, perché Manfredini fa scena muta in mezzo al campo dove non bastano i lanci di Ledesma. Per la verità un'apertura dell'argentino smarca Makinwa, che però crolla in area come se fosse travolto e non sfiorato da Materazzi, in arrivo alle sua spalle. Il classico caso da moviola è però l'ultimo pericolo corso dall'Inter in un primo tempo in cui i nerazzurri impressionano per la facilità con cui pungono in contropiede. Se Cambiasso è il prezioso regista difensivo, Stankovic è il perfetto radar che orienta le iniziative di Ibrahimovic e le serpentine di Crespo. E non a caso dai piedi di questi quattro giocatori nascono le azioni più belle e pericolose che introducono la rete del vantaggio, firmata con una splendida girata di sinistro di Cambiasso, dopo uno spunto personale di Crespo, più bravo a servire i compagni che a concludere. Mancano 7' all'intervallo, compresi i 2' di recupero, ma l'Inter non può esultare perché proprio allo scadere Ibrahimovic, già ammonito, calcia in porta quando l'arbitro ha appena fischiato il suo quarto fuorigioco, meritandosi un secondo, anche se fiscalissimo, cartellino giallo subito trasformato in rosso. Con un uomo in più per tutta la ripresa, dopo 9' Rossi toglie l'inutile Manfredini, azzardando un nuovo 4-3-3 con l'innesto di Foggia a destra dell'improvvisato tridente completato da Makinwa al centro e Pandev a sinistra, con l'arretramento di Mauri. Mancini risponde con uno dei suoi colpi di tacco, togliendo 6' più tardi Maxwell per rilanciare Adriano.

Zanetti scala così in difesa nel ritoccato 4-3-2 in cui Stankovic slitta a sinistra davanti al capitano, con Adriano e Crespo davanti. Costretta a rischiare, la Lazio spinge sull'acceleratore tradita però da tutti i suoi attaccanti che sbagliano regolarmente la mira, mentre Stankovic su punizione impegna Peruzzi. Figo per Crespo, poi Behrami (al debutto in campionato) per Mudingayi e infine Tare per Makinwa sono le ultime correzioni che non modificano il copione di una gara mai banale, anche se più intensa che bella, in cui la Lazio abbaia ma non morde, grazie anche a Julio Cesar che sventa le uniche conclusioni di Oddo nel finale. E quando l'Inter dà l'impressione di accontentarsi dell'1-0, ecco il raddoppio, ancora al 40' come nel primo tempo, con un perfetto colpo di testa di Materazzi su punizione di Figo. Con tanti saluti alla Lazio, e a questo 2006 che sembra soltanto l'anticipo di un 2007 ancora più dipinto di nerazzurro.


Il Corriere della Sera così racconta la gara:


È un'Inter da dieci. La decima vittoria consecutiva in campionato (il primato assoluto della Roma è a quota undici), in casa della Lazio, dove non vinceva da dieci anni (3 marzo '96, autorete di Nesta), spinge i nerazzurri alla conquista dello scudetto d'inverno, con due giornate di anticipo e dopo un'attesa durata quindici anni. Era dal 20 gennaio '91, con la squadra dei tedeschi, di Zenga, Bergomi, Ferri, Berti e Serena e Trapattoni in panchina, che l'Inter non riusciva a chiudere in testa il girone di andata. Il traguardo è più che simbolico, ma il vantaggio dalla Roma resta inalterato e significativo, anche perché è stato conquistato contro la Lazio, che solo dieci giorni fa aveva vinto 3-0 il derby e giocando per un tempo in dieci, causa l'espulsione di Ibrahimovic, che anche questa volta ha dimostrato di avere colpi da fuoriclasse, ma che rischia sempre qualcosa di troppo. L'Inter ha giocato all'Olimpico con la stessa autorevolezza con la quale era andata a vincere a Firenze, in casa della Roma, a Palermo, per dire dei successi più significativi conquistati lontano da San Siro. Ha concesso alla Lazio mezz'ora di buon gioco, rischiando anche di andare sotto per un intervento di Materazzi in area su Makinwa, che ha provocato la rivolta della panchina laziale (23'). Il rigore ci stava, ma Rocchi ha ritenuto che il nigeriano avesse cercato l'intervento del difensore interista, rallentando la corsa, niente danno procurato, niente penalty. E alla fine l'attaccante ha dato ragione all'arbitro. Uscita indenne dal tunnel del pericolo, l'Inter che già aveva cominciato a produrre spunti di gioco interessanti, ha cambiato passo e si è progressivamente impossessata della partita. Il salvataggio di Zauri su Stankovic, l'errore di Crespo sul diagonale davanti a Peruzzi, su assist straordinario di Ibrahimovic hanno fatto da annuncio al gol del vantaggio, nato da una percussione magnifica di Crespo sulla sinistra, quasi identica a quella che gli era servita per battere la Roma (stessa porta).

Stavolta ha preferito alzare la testa, mettere il pallone in mezzo all'area, servire Cambiasso, solo e pronto a calciare in porta (39'). Peruzzi ha toccato, ma non trattenuto il pallone. Festa grande intorno all'argentino, che era stato fermo due mesi per un doppio infortunio al polpaccio e che all'Olimpico è tornato a prendere in mano la squadra. In assenza di segnali di reazione da parte della Lazio, ci ha pensato l'Inter a complicarsi la vita: Ibrahimovic, già ammonito e poi perdonato per una manata in faccia a Zauri da giallo, si è visto sventolare il rosso per una seconda ammonizione, per aver calciato il pallone in fuorigioco (che non c'era), in contemporanea con il fischio di Rocchi. Così l'Inter per tutta la ripresa ha dovuto giocare con l'uomo in meno, ma il gran lavoro della linea di centrocampo (Vieira e Cambiasso, più di tutti e poi Stankovic) e di Zanetti (retrocesso a terzino, dopo l'uscita di Maxwell e l'entrata di Adriano) ha consentito all'Inter di non farsi mai schiacciare. La Lazio, che nel primo tempo aveva puntato tutto sul pressing, non è mai riuscita ad avvicinarsi alla porta di Julio Cesar, che è stato reattivo sulle conclusioni da lontano di Oddo. L'Inter ha dimostrato di sapersi muovere da grande squadra e di avere sempre la forza per ripartire e per far male. C'è riuscita quando Figo si è procurato una punizione tipo calcio d'angolo, l'ha calciata e ha pescato la testa di Materazzi: 2-0 come domenica in casa con il Messina. Il difensore, terzo gol in campionato, dopo Milan e Messina, ha ringraziato il portoghese, baciandogli lo scarpino. Sabato c'è l'Atalanta per chiudere un 2006 da ricordare; mancheranno Materazzi (diffidato e ammonito) e Ibrahimovic. Ma le risorse, anche morali, dei nerazzurri sembrano non finire mai.