Mercoledì 22 settembre 2004 - Brescia, stadio Mario Rigamonti - Brescia-Lazio 0-2


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22 settembre 2004 - 3107 - Campionato di Serie A 2004/05 - III giornata

BRESCIA: Castellazzi, Adani (43' Stankevicius, 46' Mannini), Di Biagio, Mareco (64' Del Nero), Martinez, Milanetto, Guana, Domizzi, Bachini, Sculli, Caracciolo. A disposizione: Agliardi, Zoboli, Dipasquale, Dallamano. Allenatore: De Biasi.

LAZIO: Sereni, Oddo, Negro, Couto, Zauri, Dabo (81' Giannichedda), E.Filippini, A.Filippini, Pandev (46' Oscar Lopez), Rocchi, Muzzi (62' S.Inzaghi). A disposizione: Casazza, Di Canio, D.Baggio, Liverani. Allenatore: Caso.

Arbitro: Sig. Racalbuto (Gallarate).

Marcatori: 29' Rocchi, 45' Fernando Couto.

Note: espulsio Rocchi (rosso diretto) per gioco scorretto al 48' p.t. Ammoniti Domizzi, Bachini e Di Biagio per gioco scorretto. Recuperi: 6' p.t., 2' s.t. Esordio in serie A per Oscar Lopez classe 1980.

Spettatori: paganti 1.880 per un incasso di € 34.185, abbonati 5.100 per una quota di € 83.050.


Una fase della gara
Tommaso Rocchi in azione
Goran Pandev in azione
Tommaso Rocchi festeggiato dopo la rete
Tommaso Rocchi in un momento della gara
L'espulsione di Tommaso Rocchi
Ousmane Dabo in azione

La Gazzetta dello Sport titola: "Alla Lazio basta Rocchi a metà. La punta prima va in gol, poi è espulso. Bis di Couto, il Brescia non ha scampo".

Continua la "rosea": Ombre e nebbia sul Brescia. Nebbia come quella creata dai fumogeni dei tifosi che ha fatto interrompere la gara per tre minuti. E magari fosse stata vera, di quelle di una volta che coprono tutto in Lombardia e che fanno sospendere anche le partite. Avrebbe nascosto le ombre di una squadra ancora troppo orfana di Baggio e la nebbia di una classifica che già mette paura. Zero in casella contro i sette di quella che doveva essere una Lazietta dopo tutte le cessioni eccellenti e invece Lazietta non lo è per niente. Uno-due micidiale grazie anche a un Oddo in gran spolvero e poi resistenza con un uomo in meno per tutto il secondo round per l'espulsione molto severa di Rocchi. La gara ha detto parecchie cose: che il Brescia non può permettersi il turnover (quel Del Nero in panchina era l'unico che poteva accendere il gioco, e Mannini è il suo fresco compagno ideale), che non ha ancora trovato l'assetto giusto, soprattutto in difesa e che deve aggiungere, se ce l'ha, qualità al centrocampo. E poi ha detto che la Lazio può permettersi persino il turnover (Inzaghi, Giannichedda e Liverani a fianco del tecnico senza risentirne), che ha già una sua fisionomia e può passare senza anni dal 4-4-2 al 4-2-3-1 a seconda degli uomini che usa e che si conferma squadra da trasferta (vittoria anche a Genova con la Samp e a Donets in Uefa, senza subire gol). Verranno banchi di prova più duri per la conferma.

Intanto ha chiarito di essere due gradini sopra alle squadre che devono lottare per la salvezza come il Brescia. Che è partito molto aggressivo, come se volesse subito il colpo del k.o per rasserenarsi. Ma usava due vie soltanto: il lancio sulla fascia per Bachini o l'allungo a Caracciolo per far salire la squadra. Questo perché il 3-4-3 messo in campo da De Biasi è andato presto modificandosi in un 5-2-3, un po' per la propensione di Martinez e Domizzi a stare in coperta e un po' perché la Lazio faceva muovere bene le sue tre mezze punte, che giocavano palla a terra in velocità e con triangoli fitti. Niente di trascendentale, quanto bastava per placare gli ardori rivali. Così il solo Guana cercava inserimenti al centro. E se Bachini aveva un mastino di nome Zauri tra le caviglie, Caracciolo aveva il suo da fare con Couto e Negro e Sculli era più latitante che presente sulla sinistra, ecco che il Brescia non aveva mezzi per portare il pugno del k.o. Se si eccettua un tacco di Caracciolo su corner, tanto bello quanto occasionale, salvato da un gemello ex, Antonio Filippini, le rondinelle non sono mai volate per tutto il primo round verso l'altro ex Sereni. La Lazio al tiro non ha fatto di meglio, se si eccettua un gol di Rocchi su invito di Oddo siglato però dopo il fischio di Racalbuto per fuorigioco. Ma al minuto 29' la stessa ditta ha confezionato lo 0-1: gran lancio dalla difesa di Oddo, Rocchi in velocità sul capello del fuorigioco ha bruciato Martinez, scivolato, e ha scagliato una sassata come se avesse una fionda al posto del sinistro (primo gol su azione della Lazio in campionato). Reazione del Brescia? Pari a zero. Così il castigo non s'è fatto attendere molto.

Racalbuto, da buon don Abbondio, ha punito una spintarella in area al secondo gemello ex, Emanuele Filippini, portando il fallo fuori. Ha battuto Oddo e Couto prima ha dato la zuccata giusta e poi ha regalato il salto mortale. L'arbitro poi, con una tendenza esattamente opposta al compromesso mostrata prima, ha voluto mettere il pepe sulla gara sbattendo sul viso stupefatto di Rocchi il rosso diretto per un'entrata da dietro su Bachini. Il fallaccio c'era, ma era il primo. Il Brescia così aveva un round in superiorità numerica per tentare di raddrizzare la partita. De Biasi ha inserito subito il talento Mannini per il povero Stankevicius, che aveva appena sostituito l'infortunato Adani. Dopo una ventina di minuti ha messo anche l'altro baby-gioiellino Del Nero togliendo un difensore, Mareco, mentre Caso si era premurato inserendo Oscar Lopez per Pandev. Le cose sono andate leggermente meglio per il Brescia, che ha guidato la gara. Ma questo possesso palla portava a poco di buono, nonostante il risveglio di Sculli (gran cross in mezzo che ha cercato inutilmente padrone), e il "calibro" di Del Nero (cross sulla testa di Sculli, parata tranquilla di Sereni). Caso ha poi tolto lo stanco Muzzi per cercare con Inzaghino una palla vagante in contropiede. Dalle parti di Sereni si è svolto un party con pressing, spioventi in area, tiri ribattuti, mischie (fallo di mano di Dabo, poteva starci il rigore), inviti non accettati: niente. Era serata da ombre e nebbia.


La Repubblica titola: "I biancocelesti vincono la seconda partita in trasferta grazie ai gol di Rocchi, poi espulso, e Couto. La Lazio in dieci batte il Brescia e vola al secondo posto".

E' bastato poco, pochissimo alla Lazio per confezionare la sua seconda vittoria su due in trasferta. Il Brescia, inchiodato ancora a zero in classifica, con una prestazione a tratti sconcertante ha aiutato i biancocelesti ad impacchettare con fiocco i tre punti. E pensare che la Lazio ha giocato in inferiorità numerica tutto il secondo tempo per via dell'ingenerosa cacciata dal campo di Rocchi. Difficile dire dove la Lazio ha vinto e il Brescia ha perso. Quel che si può dire è senz'altro che la differenza tra le due squadre si è principalmente sentita a centrocampo, dove i gemelli Filippini hanno giganteggiato. Tutto come da previsioni della vigilia in casa Brescia, con De Biasi che opta per un 3-4-2-1 molto duttile dato che Martinez e Domizzi a turno ripiegano in difesa. Caso invece sceglie a sorpresa di schierare tutti e due i grandi ex ed idoli bresciani, i fratelli Filippini. Tatticamente la Lazio è disposta con un 4-3-1-2 con Pandev chiamato ad agire alle spalle di Rocchi (che spesso però rientra a centrocampo) e Muzzi. La gara si apre con Antonio Filippini a salvare sulla linea al 2' un colpo di tacco ravvicinato di Caracciolo innescato da un angolo di Domizzi. E' il 10' invece quando un tiro cross di Oddo viene intercettato e quindi deviato in rete da Rocchi che però è in posizione di fuorigioco: Racalbuto vede e provvede.

Non è una gran partita e non è nemmeno una grande Lazio, ma la squadra di Caso ha di fronte un Brescia poco lucido e sottoritmo. Così arriva il vantaggio biancoceleste. Il tabellino si schioda al 28': lancio lungo dalla difesa (Oddo) e palla a Rocchi che si mangia Martinez, scende tranquillo sulla sinistra, si accentra e quindi supera Castellazzi con un sinistro incrociato. E' il primo gol su azione della Lazio. Di male in peggio per il Brescia che al 43' perde Adani per infortunio dopo uno scontro di gioco con Rocchi. La squadra di De Biasi appare confusa, quasi smarrita, e al 47' incassa il 2-0. Oddo calcia una punizione dal fondo del lato corto dell'area sinistra e pesca la testa di Couto: non fa neanche troppa fatica visto che i piedi dei difensori bresciani rimangono incollati a terra. In un primo tempo quasi infinito, dati i sei minuti di recupero decretati dall'arbitro, c'è anche il tempo per assistere all'espulsione di Rocchi, reo di un fallo a metà campo su Bachini: il rosso appare eccessivo. Fischio di chiusura su tiro dai 25 metri di Di Biagio parato a terra da Sereni. Nella ripresa, De Biasi e Caso adottano mosse e contromosse. Il tecnico del Brescia leva Stankevicius (rimasto in campo 8 minuti, comunque sufficienti per indicarlo come il principale colpevole per il 2-0 subito) ed inserisce la carta della disperazione Mannini: l'attacco diventa a tre con Bachini e Sculli sulla stessa linea di Caracciolo.

Per contro, nella Lazio esce un trequartista, Pandev, ed entra un difensore, Lopez. Ma la musica non cambia per il Brescia che non riesce a sfruttare la superiorità numerica. E' il 22' quando il Brescia effettua il primo tiro in porta: colpo di testa di Sculli neutralizzato da Sereni. A seguire, staffilata di Domizzi dal limite dell'area che si spegne a lato. 'Doppio' Sereni invece al 33': l'altro ex di serata si oppone nella stessa azione in mischia, prima a Del Nero e poi a Bachini. Poco prima, da registrare una protesta bresciana per fallo di mano di Dabo in area. Finisce così, con i tifosi del Brescia sistemati in Curva sud a ricordare Roberto Baggio e ad esporre lo striscione 'A.A.A. urgono rinforzi'.