Mercoledì 24 novembre 1999 - Marseille, Stade Vélodrome - Olympique de Marseille-Lazio 0-2


Stagione

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24 novembre 1999 - 2864 - Champions League - Seconda fase a gironi gruppo "D" - gara 1 - inizio ore 20.45

OLYMPIQUE MARSEILLE: Porato, Perez (67' Maurice), Gallas, Berizzo, Fischer, Brando, Luccin, Dalmat, Pires, Dugarry, Diawara (57' Ravanelli). A disp.: Trevisan, Issa, Montenegro, Bakayoko, Reina. All. Courbis.

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta, Mihajlovic, Favalli, Conceição, Stankovic, Sensini, Nedved (81' Almeyda), Mancini (73' Veron), Salas (79' Boksic). A disp.: Ballotta, Gottardi, Fernando Couto, Lombardo. All. Eriksson.

Arbitro: Sig. Diaz Vega (Spagna).

Marcatori: 64' Stankovic, 77' Conceição.

Note: ammoniti Stankovic, Berizzo, Maurice, Marchegiani, Pancaro, Sensini, Mihajlovic, Nesta, Favalli. calci d'angolo: 5 - 5. Recuperi: 1' più 4'.

Spettatori: 42.261 paganti.


La rete di Dejan Stankovic
Nestor Sensini
Marcelo Salas in azione
L'attaccante cileno in un'azione di contrasto
Alessandro Nesta
La gioia dei giocatori laziali

Dal Corriere della Sera:

Roma Europa oppure Roma provincia d'Italia? Lo spartiacque delle fortune laziali sta tutto in questo gioco di parole, nella scelta tra una dimensione capace di travalicare quella nazionale ed una che, per contro, si inaridisce ai margini del grande calcio, privilegiando i confini cittadini e le beghe di borgata. Quello che è accaduto in coda al derby di domenica, e che il successo (2-0) di ieri sera al Velodrome marsigliese ha soltanto parzialmente contribuito ad annacquare, è semplicemente la messa a fuoco di un processo evolutivo affatto semplice. La Lazio infatti fatica a crescere perché troppo sensibile agli umori di un ambiente provinciale, che ha nella sfida con la Roma il punto di riferimento stagionale.

E che le scorie di un derby perduto dopo sette mesi di verginità fossero ancora appiccicate addosso al gruppo di Eriksson ha provveduto a certificarlo in maniera addirittura impietosa la prima tranche della sfida con l'Olympique. Eppure per una ventina di minuti abbondanti perfino il sostituto di Ravanelli (costretto misteriosamente alla panchina per quasi un'ora da Rolland Courbis), il ventiquattrenne Kaba Diawara, neppure lontano parente del difensore torinista, è parso una sorta di iradiddio, capace di mettere in crisi la retroguardia romana con un immediato sinistro sull'esterno della rete e addirittura con un gol (5') annullato per un suo millimetrico fuorigioco.

In realtà erano i difensori laziali a cacciarsi in un imbuto di difficoltà, con un atteggiamento prossimo alla schizofrenia, in sintonia con lo stato di confusione collettivo. Errori di piazzamento e di rilancio tali da paventare un crollo rovinoso. Squadra impaurita, quella di Eriksson, frastornata dalla Roma ma soprattutto dall'isteria del piccolo mondo che la circonda. Fortuna che, favoriti dalla oggettiva pochezza dei marsigliesi, i vicecampioni d'Italia hanno gradualmente ritrovato le consuete certezze, cominciando ad esprimere un calcio certamente non stellare ma comunque sufficiente a chiudere gli avversari nella propria metà campo. Così, sorretti dalla saggezza del vecchio Sensini, in pratica playmaker aggiunto davanti alla retroguardia, e dalla tenacia di Marcelo Salas, unico punto di riferimento avanzato ma in grado di trasformarsi in velenoso suggeritore (grossolani gli errori di Conceição allo scadere del primo tempo e metà ripresa sui suoi tocchi smarcanti), la Lazio ha costruito il successo che le consente di allentare le pressioni grazie alla testa di Stankovic su parabola da destra di Pancaro (18' del secondo tempo) e con Conceição (31'), finalmente a bersaglio sull'ennesima invenzione in verticale di Salas.

Non sarà comunque semplice metabolizzare gli incubi del derby (e soprattutto di quanto è accaduto dopo il derby): lo dimostrano le incertezze difensive, culminate nel salvataggio sulla linea di Stankovic (29') dopo l'inzuccata di Ravanelli causa uscita a vuoto di Marchegiani (peraltro pronto al riscatto su girata aerea di Maurice), le isterie (di Mihajlovic in particolare) e la serie di inutili cartellini gialli collezionati a partita già decisa. Per il recupero della sicurezza perduta servirà tempo.

La Lazio ritrova subito la vittoria, ma non l'armonia all'interno dello spogliatoio. Plateale il malumore di Roberto Mancini quando, al 28' del secondo tempo, Eriksson lo sostituisce per inserire Veron. "La partita in quel momento era in una fase difficile, volevo restare dentro per lottare con gli altri - spiega l'attaccante alla fine della delicata sfida -. In ogni caso l'importante è aver portato a casa il risultato". Il derby è acqua passata, dunque? "Domenica scorsa, contro la Roma, la Lazio si è assentata dal campo per 35 minuti. Tutto qui: non ci siamo mai persi del tutto. Certo, all'inizio contro il Marsiglia eravamo un po' tesi per quello che era successo all'Olimpico, ma poi ci siamo sciolti e abbiamo disputato una buona partita". Lazio guarita e di nuovo in corsa su due fronti? Mancini ha la risposta pronta: "Sapevamo che domenica era successo qualcosa di strano, che al massimo può capitare una volta. E infatti non si è ripetuto". Archiviato con soddisfazione il risultato, però, Eriksson ha dovuto subito scrostare la ruggine tra Mihajlovic e Marchegiani, che a pochi minuti dalla fine della partita, dopo che la Lazio aveva sventato un'azione pericolosa di Ravanelli, sono quasi venuti alle mani.

Il portiere, in particolare, ha rimproverato Mihajlovic per non aver fatto scattare il fuorigioco e il serbo non ha accettato di buon grado la vigorosa strigliata. Così ha affrontato a muso duro il compagno di squadra, tanto che Sensini, a cui poco prima era stata tirata una lattina dagli spalti (nessun danno), è dovuto accorrere per separarli. Ovviamente contento il presidente Cragnotti: "Questo è un risultato importantissimo per le nostre ambizioni europee. Serviva ripartire con il piede giusto". Poi il presidente ha "perdonato" Mancini: "E' chiaro che ci teneva, il suo sogno è finire la carriere vincendo la Champions League. Capisco il suo nervosismo. Il derby? Un incidente di percorso".


La Gazzetta dello Sport titola: "La Lazio suona i marsigliesi. Stankovic e Conceiçao fanno dimenticare il derby: e adesso c'è la Juve. Il Marsiglia parte bene. La Lazio sembra risentire ancora della batosta nel derby, poi prende coraggio, cresce, e ha il merito di non accontentarsi mai. Adesso la Juve fa meno paura, ma i segnali di nervosismo sono preoccupanti: sette ammoniti e un violento battibecco tra Mihajlovic e Marchegiani".

Continua la "rosea": E adesso, in attesa del Chelsea, ben venga la Juventus. Perché la Lazio che vince 2-0 sul campo del Marsiglia dimostra, almeno in apparenza, di avere assorbito il tremendo kappaò nel derby. Niente da dire, infatti, sull' importante successo degli uomini di Eriksson, capaci di non accontentarsi né del- l' iniziale 0-0 né del successivo gol di vantaggio di Stankovic nella ripresa, prima del raddoppio di Conceiçao. Semmai, fermi restando i meriti tecnici dei biancazzurri, rimane ancora qualche perplessità sulla saldezza dei nervi di troppi giocatori, come dimostrano i sette cartellini gialli (Mihajlovic, Pancaro e Stankovic salteranno il match con gli inglesi), e il duro faccia a faccia finale tra Marchegiani e lo stesso Mihajlovic. Il previsto e positivo rilancio di Mancini, che poi lascia malvolentieri il posto a Veron, coincide con l' inattesa esclusione di Ravanelli, al quale viene inizialmente preferito Diawara. Chiara l' intenzione del clan dei marsigliesi di sorprendere la Lazio sul piano della velocità. Non basta però l' ancor evidente sindrome derby, che nei primi minuti paralizza soprattutto Nesta, e per contagiosa conseguenza Pancaro a destra e lo stesso Mihajlovic, per trasformare in Montella, Delvecchio e Totti i vari Diawara, Dugarry e Pires. E così, grazie alla provvenziale bandierina del guardalinee che al 5' segnala il fuorigioco di Diawara in occasione del suo tiro che supera Marchegiani, l' incerta difesa di Eriksson supera indenne i primi temutissimi minuti, dominati sul piano della corsa, del ritmo e dell' iniziativa dai padroni di casa. Si capisce chiaramente che il derby ha lasciato tracce profonde sul piano psicologico, ma per fortuna di Eriksson il Marsiglia mostra in fretta i suoi limiti in fase di conclusione.

Una punizione del trequartista Pires e una conclusione di Dugarry, sul quale vigila l' esterno sinistro Favalli, non spaventano Marchegiani, bravo a chiudere definitivamente dopo un quarto d' ora i vani assalti dei vicecampioni di Francia. E allora, finalmente, si intravedono le prime tracce di questa Lazio, riveduta e corretta in omaggio al consueto turnover. Davanti al quartetto che ha chiuso il derby, rispetto a domenica scorsa ci sono soltanto Nedved in mezzo al campo e Salas davanti. Ma soprattutto, al di là del ritorno di Conceiçao sulla destra, di Stankovic e Sensini in mezzo è importante la collocazione di Mancini, che in pratica fa il quinto centrocampista a sinistra, con l' accentramento di Nedved, anche se il numero dieci è bravissimo a sganciarsi in attacco per non lasciare troppo solo Salas. E proprio Mancini si rivela subito il più lucido e continuo nella metà campo avversaria, anche se le occasioni migliori capitano a Conceiçao. Peccato, però, che il portoghese fallisca due gol clamorosi: al 15' quando calcia sul portiere un invito di Salas, e poi al 46' quando spedisce a lato un altro passaggio regalo del cileno. Ma oltre a lui vanno al tiro anche Stankovic, ugualmente sciagurato sull' ennesimo assist di Salas, e poi lo stesso Mancini che almeno riesce a inquadrare la porta, senza riuscire a sorprendere Porato. Per il numero e la qualità delle occasioni da gol, la Lazio chiude quindi in credito il suo contraddittorio primo tempo, durante il quale soltanto Luccin riesce ancora a spaventare Marchegiani, con una conclusione fuori di poco. Cresce la sensazione che la Lazio delle serate migliori saprebbe chiudere in fretta una pratica simile. E allora Courbis, rendendosi conto della (brutta) aria che tira, al 12' della ripresa si decide a mandare in campo Ravanelli al posto di Diawara.

Mossa che rischia di rivelarsi vincente, perché proprio Ravanelli si rende subito pericoloso con una bella girata, deviata in angolo da Mihajlovic. Ma si tratta del classico lampo isolato, perché poi la Lazio conferma la propria crescita. E non a caso, dopo una punizione fuori misura di Mihajlovic, al 19' arriva meritatissimo il gol di Stankovic, pronto a deviare di testa un lungo lancio di Pancaro. A quel punto Eriksson può richiamare Mancini, mandando in campo Veron. Il Marsiglia reagisce con Ravanelli, che prima impegna Marchegiani su punizione e poi, sfruttando una sua uscita a vuoto, trova lo spiraglio giusto di testa, ma si vede negare il gol da un provvidenziale salvataggio sulla linea di Mihajlovic. Neppure questo brivido toglie però coraggio alla Lazio, di nuovo pericolosa con Conceiçao, che per la terza volta spreca un assist di Salas. Il cileno, però, al 32' vede finalmente premiata la sua generosità, quando sul suo passaggio Conceiçao non può più sbagliare il pallone del definitivo 2-0. E a quel punto tutto il resto è puro, anche se movimentato contorno, a cominciare dal duro faccia a faccia tra Marchegiani e Mihajlovic. Inedita sigla finale di una serata comunque felice. Perché adesso la Juve fa un po' meno paura.


Il Messaggero titola: "Champions League. Bella prova dei biancocelesti a Marsiglia. Lite tra Mihajlovic e Marchegiani. E’ sempre EuroLazio. Dimenticato il derby: segnano Stankovic e Conceiçao, grande Salas".

Continua il quotidiano romano: La Lazio ha mantenuto l'impegno preso con la sua gente. In Champions League è sempre la stessa, pratica e micidiale. Solida in difesa, determinata col suo centrocampo a cinque, dove ha brillato uno straordinario Stankovic, inesorabile in attacco dove Salas si è trasformato in uomo-assist per eccellenza. Un colpo assestato al momento giusto, dopo una lunga fase di predominio territoriale, e la pronta replica in contropiede dopo che l'Olympique aveva sfiorato il pareggio col sempre valido Ravanelli. Peccato solo che, nel finale, la tensione abbia giocato un brutto scherzo a Marchegiani e Mihajlovic, che si sono presi a parolacce forse per colpa di Dugarry, con cui Sinisa ha discusso a lungo. E che in tre, lo stesso Mihajlovic, Pancaro e Stankovic, dovranno saltare l'attesa sfida col Chelsea. Ma è la vittoria quella che conta, un passo avanti importantissimo verso i quarti e la crisi già dietro le spalle, evidentemente una semplice burrasca: sono 17 le partite consecutive senza macchia in Europa, un gradino solo dal record del mitico Ajax. La sindrome da derby, del resto, è durata appena un paio di minuti: il tempo di pasticciare su un disimpegno difensivo e spalancare la porta a Diawara, schierato in attacco dal tecnico Courbis al posto di Ravanelli. Il francese ha insaccato ma era in fuorigioco, sia pure di pochi centimetri.

Così, la spinta dei marsigliesi, sostenuti da un tifo indiavolato e molto becero, è andata via via affievolendosi, a parte una punizione centrale, in qualche modo ammansita da Marchegiani. E si è intravista la Lazio ragionatrice, disposta con accortezza (le critiche servono a qualcosa) ma capace di ribaltare il fronte con efficacia. Nel prosieguo del primo tempo si sono contate, infatti, solo occasioni per i biancocelesti, spezzate appena da una conclusione di poco a lato del baby Luccin, già messosi in luce nell'Under transalpina. Sempre Salas protagonista, con tre assist finissimi: due li ha sprecati Sergio Conceiçao, centrando prima il corpo di Porato in uscita e poi attraversando, col suo diagonale, tutto lo specchio della porta; un altro ha trovato Stankovic sbilanciato col destro, pallone in curva. Nel frattempo anche Mancini aveva trovato il modo d'impensierire il portiere avversario con un tiro a rientrare. Eriksson ha cercato di limitare le fonti di gioco avversarie, con la saggia copertura di Sensini nella zona del capitano Pires, così che l'attivissimo Dugarry è stato spesso costretto a retrocedere per trovare palloni giocabili e impreziosire la manovra. Mentre Courbis ha dirottato a sinistra l'interessante Gallas (seguito anche da Governato e Pulici), affiancando all'argentino Berizzo il meno esperto Fischer. Cui Salas è sfuggito anche in avvio di ripresa, su lancio di Mihajlovic, concludendo però debolmente.

L'OM si è limitato alla rimessa, ora sovrastato a centrocampo dalla buona lena di Stankovic e Nedved, cercando unicamente lo scatto di Diawara alle spalle dei difensori laziali. Ci voleva Ravanelli per risollevare il Marsiglia: appena entrato, si è girato bene in area trovando l'opposizione disperata di Mihajlovic, a sua volta vicino al gol su punizione subito dopo. Lazio padrona del campo, finalmente coraggiosa e convinta. Il gol è arrivato come premio legittimo, dopo una decina di minuti di pressing a tutto spiano, da un cross lungo di Pancaro da destra corretto in splendida elevazione da Stankovic. Dentro un'altra punta marsigliese, Maurice, ma ancora Salas protagonista, con un'ubriacante percussione centrale: pallone ingioiellato per Sergio Conceiçao, ancora sciagurato nel tiro, stavolta alle stelle. E' uscito anche Mancini, piuttosto seccato con la sua panchina, per Veron. Poi, in due minuti, la svolta: Stankovic ha respinto sulla linea un colpo di testa di Ravanelli, dopo un'uscita sbagliata a smanacciare di Marchegiani. E sulla replica, un rinvio di Nesta, spizzato da Veron, ha lanciato Salas in solitario verso la porta: morbido tocco per Sergio Conceiçao, oltre il portiere in uscita, per un raddoppio facile facile, sul quale i francesi hanno protestato lungamente (Sensini colpito anche da una bottiglietta) invocando il fuorigioco. Finale tutto francese, con tante mischie da brivido, un salvataggio di Marchegiani su Maurice, la selva di ammoniti che costringerà Eriksson a reinventare la difesa. Inezie, si brinda alla Lazio ritrovata.


Tratte dalla Gazzetta dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

Il fuoriclasse biancazzurro racconta la sua serata di contrastanti emozioni Mancini, dalla rabbia alla gioia Mancini dopo la sfuriata: «Una vittoria terapeutica, abbiamo capito di non essere quelli del derby». Marchegiani e la lite con Mihajlovic: «Solo tensione, temevo lo espellessero» Smaltita la delusione per la sostituzione si scioglie: «Sappiamo che non siamo quelli di domenica scorsa» Al fischio finale, le sensazioni di Roberto Mancini sono ancora contrastanti. E' ancora infuriato per essere stato sostituito proprio in una delle partite cui teneva di più, ma alla fine prevale l' orgoglio per l' impresa appena compiuta dai biancocelesti e il fantasista laziale non può che trovare parole di elogio, e soprattutto di sollievo, per la vittoria strappata a Marsiglia. La cosa a cui tiene di più il fuoriclasse biancoceleste, però, è rimarcare è come «quei 35 minuti di amnesia del derby con la Roma sembrano superati». Ammette che la tensione prima della partita nello spogliatoio laziale si tagliasse a fette: «Eravamo tesi, del resto arrivare a Marsiglia, subito dopo la figuraccia di domenica scorsa, non poteva lasciarci indifferenti. La cosa importante, comunque, è che ci siamo risollevati soprattutto dal punto di vista psicologico. E' stata, in pratica, una vittoria terapeutica». Mancini, in pratica, è soddisfatto della ritrovata identità di squadra di livello internazionale. «Sapevamo - dice - che ci sono giornate storte che nel corso dell' anno possono avvenire una, al massimo due volte. Ora sappiamo che non siamo quelli di domenica scorsa». Poi è la volta di Luca Marchegiani, che chiarisce la «lite» , vista in Eurovisione, con Mihajlovic: «Non c' è nessun problema tra me e Sinisa, temevo solo che lui venisse espulso (probabile che in un' azione non ripresa dalla tv, il serbo abbia avuto da ridire con qualche marsigliese, ndr) e l' ho ripreso, chiedendogli, forse un po' animatamente di non fare sciocchezze. In quel momento eravamo tutti un po' troppo nervosi e ne è venuta fuori quella scena non molto bella da vedere. Comunque, non c' è nessun problema tra noi due: Sinisa è certamente uno dei compagni con cui vado più d' accordo. Sono cose che capitano anche tra amici». Courbis s' inchina davanti alla Lazio «Una splendida macchina da gol» Dice il tecnico dell' Olympique: «Contro di loro ci sarebbe voluta una prova superlativa e noi non siamo andati oltre la sufficienza».


Dal Messaggero:

Nel battibecco finale tra Mihajlovic e Marchegiani c'è tutta la grinta della Lazio. Il difensore racconta l'episodio. «Ero andato a contrastare Dugarry e Ravanelli si era liberato in piena area. Non avevo sbagliato perciò non capivo perché Luca continuava a rimproverarmi ed ho reagito. Però negli spogliatoi ci siamo chiariti. Al derby ci avevano accusato di scarsa determinazione e rabbia agonistica, questa volta abbiamo dimostrato di averne anche troppa». Sinisa verrà squalificato. «Sette ammoniti dall'arbitro Diaz Vega, qualcuno veramente in modo strano. Nell'altra gara diretta dallo spagnolo gli ammoniti della Lazio furono cinque: troppi». Marchegiani sorride e sfuma il bisticcio. «Ci siamo parlati, ci siamo spiegati: nessun rancore, nessun problema. Solo la tensione per una partita importante che arrivava dopo le polemiche del derby».

Mancini spiega la gara della Lazio e la sostituzione. «Tornavo dopo due mesi, avevo bisogno di ricomiciare. Ho giocato in una posizione molto dispendiosa dal punto di vista fisico. La Lazio ha reagito bene, non tanto al derby quanto alle contestazioni di lunedì. I problemi della prima parte sono legati proprio a questi episodi. Avevo visto e sentito i miei compagni parlarne spesso nelle ore della viiglia, segno che era difficile dimenticare. Per fortuna lo choc è stato assorbito in fretta. Quando sono stato sostituito mi sono arrabbiato: non volevo uscire». Il campione compirà 35 anni domani. «Ma il regalo spero di farmelo domenica». Marcelo Salas è stato il grande protagonista. «Per una volta ho fatto il Mancini della situazione distribuendo numerosi assist, soprattutto a Conceicao. Nell'ultima occasione avrei potuto tirare però ho visto Sergio meglio piazzato e gli ho servito la palla: è il segno di come il gruppo sia compatto. Adesso mi auguro che Conceicao si "sdebiti" contro la Juventus».

Il portoghese è soddisfatto a metà. «Avrei potuto segnare almeno tre gol, per fortuna Marcelo mi ha servito anche il pallone buono. Gli ripagherò il favore domenica, però anche in altre occasioni mi sono dimostrato altruista con lui. Certo, se avessi sbagliato anche quella palla, sarei tornato in Portogallo a piedi...» Dejan Stankovic è risultato il match winner: un gol ed un salvataggio sull'1-0. «Quella palla respinta sulla riga è stata più importante della rete perché altrimenti non avremmo vinto. Mi sono trovato bene soprattutto nella ripresa, adesso spero di giocare anche contro la Juventus». Nesta "ringrazia" la Roma... «La sconfitta nel derby ci ha fatto maturare. Mai più una Lazio così presentuosa che scende in campo convinta di essere la più forte: siamo cresciuti a pronti ad altre grandi sfide. Nei primi quindici minuti abbiamo risentito della sconfitta e delle contestazioni però, pian piano, abbiamo riacquistato fiducia e sicurezza. Già nel primo tempo avremmo potuto segnare, il punteggio è stretto ma la vittoria ci rilancia». Veron spiega perché ha cominciato dalla panchina. «Avevo un piccolo problema muscolare e non abbiamo rischiato in vista della Juventus». Contro il Chelsea, Eriksson dovrà rinunciare agli squalificati Mihajlovic, Pancaro e Stankovic.


Sergio Cragnotti ritrova il sorriso e la sua Lazio. L'aveva detto alla fine del primo tempo: «Bisogna eliminare le scorie del derby. Poi...». Poi? «Ci vediamo alla fine», come per dire che quando Salas e compagni giocano non ce n'è per nessuno. E alla fine il patron ha avuto ragione. Quando in tribuna gli chiedono se vorrebbe rigiocare il derby subito, risponde che non ha fretta: «La Roma? L'aspettiamo al ritorno...». Anzi, sarebbe perfino disposto a perderne un altro di derby, pur di vincere la Champions League: «Sì, firmerei subito...». Ma forse è solo scaramazia. Cragnotti, primo dei tifosi, un derby non lo regalerebbe mai. Abbracciato da un gruppo di tifosi al termine della partita, il presidente guarda con fiducia al futuro. Partendo dalla gara con il Marsiglia: «All'inizio c'era troppa tensione, poi dopo i primi dieci minuti la squadra ha controllato la partita e ha conseguito un risultato importante sia per il prosieguo del campionato che della Champions League. Le critiche, evidentemente, hanno fatto bene a tutti». Il pensiero vola al lunedì nero di Formello. «Ci sono state delle dimostrazioni, nate da molte incomprensioni». Prima dell'incontro Cragnotti ha incontrato la squadra. Cosa ha detto ai giocatori? «Niente, non c'era niente da dire. Questo è un gruppo forte che stasera ha ritrovato la determinazione». Che non c'era stata nel derby. Perché? «Quella con la Roma è stata una partita nata male e finita male. C'era troppa esuberanza da parte nostra...».

Ma quanto vale ora Stankovic? Il presidente non lascia scampo a eventuali pretedenti del serbo: «Sia lui che tutti i giocatori della Lazio valgono cento miliardi». Il litigio tra Marchegiani e Mihajlovic? Il patron ride. Poi commenta sornione: «Forse volevano perdere tempo, stavamo alla fine. Mancini? Capisco la sua reazione, ci tiene a chiudere la carriera con questo grosso trofeo». M Arriva la notizia della vittoria del Chelsea: «Hanno vinto? Bene, all'Olimpico vedremo un grande partita, così come domenica prossima contro la Juventus. Spero di battere i bianconeri per mantenere gli obiettivi di inizio stagione». La Roma non ha cancellato i sogni dell'aquila che riprende a volare nel cielo di Marsiglia. Cragnotti ne è l'immagine: «Io credo in questa squadra e ci crederò sempre». A fine gara lo ha detto negli spogliatoi anche ai giocatori. Complimenti di cuore.