Martedì 7 dicembre 1999 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Chelsea FC 0-0


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7 dicembre 1999 - 2868 - Champions League - Seconda fase a gironi gruppo "D" - gara 2 - inizio ore 20.45

LAZIO: Marchegiani, Gottardi, Nesta, Fernando Couto, Favalli, Lombardo (69' Boksic), Veron, Simeone, Nedved, Mancini (79' Conceição), S.Inzaghi (46' Salas). A disp.: Ballotta, Sensini, Pinzi, Marcolin. All. Eriksson.

CHELSEA: De Goey, Ferrer, Desailly, Leboeuf, Babayaro, Petrescu, Deschamps (75' Di Matteo), Wise, Poyet, Flo, Zola. All. Vialli.

Arbitro: Sig. Krug (Germania).

Note: espulso Vialli al 53'. Ammonito Ferrer. Calci d'angolo: 14-1. Recuperi: 0' più 3'.

Spettatori: 38.662 per un incasso di Lire 1.495.158.000.

La formazione laziale
Pavel Nedved in azione
Il programma della partita
Un intervento di Alessandro Nesta su Zola
Il biglietto della gara
Juan Sebastian Veron
Duello Inzaghi-Dechamps

Dal Corriere della Sera:

Troppo buoni, non potete. Perché il pubblico paga ed esige, perché la televisione aiuta a capire, perché gli assenti dell'Olimpico avevano intuito tutto prima di quelli che allo stadio sono effettivamente entrati. Lazio-Chelsea è stata una rappresentazione di calcio teorico con un'unica fiammata autenticamente apprezzabile: la plateale protesta di Gianluca Vialli, prima contro Kurt Ertl, l'assistente dell'arbitro tedesco Krug, e poi con il quarto uomo, il dispotico e quasi nevrotico Franz-Xaver Wack, eccessivo almeno quanto il tecnico degli inglesi. Ora, sia chiaro, a noi sta bene tutto perché siamo uomini di mondo e nel mondo del calcio c'è molto di peggio di un pari abbondantemente gradito e vistosamente condiviso. Siamo avvezzi anche al realismo della classifica e all'importanza di correre meno rischi possibili in una competizione così ricca di risorse (cioè di soldi) come questa ipertrofica Champions League. Tuttavia si poteva evitare di stare al gioco almeno rinunciando alle rimpatriate strapaesane e perfino allo zuccheroso revival Vialli-Mancini. Naturalmente qualcuno, a proposito di questo ragionamento, potrà eccepire sulla parte centrale della ripresa (e segnatamente dal 20' al 27' ), quando Veron ha colpito il palo direttamente da calcio d'angolo e Gottardi ha provvidenzialmente salvato l'incerto Marchegiani su pallonetto di Zola. Con malignità per nulla involontaria vorremmo rimarcare come, comunque, ci ritroviamo a commentare un'occasione per parte.

Al di là del giudizio (necessariamente soggettivo) sul confronto, ci sono dei dati che, soprattutto in ragione del mortificante primo tempo, non si possono trascurare. Per cominciare, l'assenza all'inizio di Salas (squalificato per domenica prossima e quindi per nulla bisognoso di riposare) e la presenza di Simone Inzaghi che ha mancato un gol sicuro (assist di testa di Veron al 38') e banalizzato un suggerimento dello stesso Veron e un altro di Simeone. L'inevitabile ingresso di Salas nel secondo tempo altro non ha potuto che rafforzare i dubbi sulla scelta poco felice di Eriksson. Ma, oltre a questo, non si affronta l'avversario teoricamente più temibile del proprio girone organizzando un turn-over cervellotico: fuori Sensini e dentro Couto (eppure l'argentino a Parma agiva da perno difensivo), fuori Sergio Conceição e inizialmente dentro Lombardo (tra i due non è possibile un raffronto credibile). E poi, sopra a ogni altra valutazione, il numero dei falli del primo tempo: tre quelli commessi dalla Lazio (13 in totale), sette dal Chelsea (17 alla fine). Un solo ammonito, Ferrer, e per proteste. Dov'era la forza agonistica? Dov'era la tensione per la partita tra le due migliori squadre del raggruppamento? No, troppo buoni, tutti, per essere creduti. E troppo brutti per essere scusati.

Il pareggio della Lazio col Chelsea: "Restiamo primi nel girone". Eriksson: "Un punto d'oro". L'allenatore: "Accontentiamoci". Salas: "Il rigore c'era". Guai a parlare di scampagnata tra amici. La sfida tra Lazio e Chelsea, ha giurato a fuochi spenti chi l'ha animata, è stata vera. Eriksson che, beato lui, aveva previsto un match zeppo di gol, ha ammesso solo la generale modestia del gioco: "Non è stata una partita bellissima, ma buona nel risultato e nei contenuti. So che possiamo fare meglio, però va bene così: questo è un punto importante. Certo, c'è mancata brillantezza e anche un po' di agonismo. Ma è impensabile schiacciare ogni volta l'avversario nella sua area. E poi, insisto, a me sta bene così: siamo in testa in campionato e in Champions League, come si fa a lamentarsi?". Nella Lazio, in effetti, s'è lamentato alla fine il solo Marcelo Salas, ancora una volta scontento di una direzione arbitrale: "Non c'è niente da fare, coi fischietti proprio non ho fortuna. C'era un rigore netto su di me: Poyet mi ha letteralmente affossato. L'arbitro però non l'ha visto o ha pensato che fosse regolare. Non so che pensare. Di sicuro non aver vinto mi secca di più del tempo trascorso in panchina". Ecco, la panchina. E, quindi, le scelte di Eriksson. Tutte giuste?

Mentre gli inglesi, Poyet in testa, ce l'hanno con lo stesso Salas e con Fernando Couto ("Sono due attori drammatici, capaci solo di buttarsi a terra come fulminati"), lo svedese si difende con calma: "Volevo una squadra fresca, ho scelto i giocatori giusti. Bravissimo Gottardi, che ha imparato a fare benissimo il terzino: ha salvato un gol. Salas doveva riposare un po'. E Conceição pure. Se ho sbagliato, è stato nel buttare dentro il portoghese, nel finale: si è fatto male, uno stiramento alla coscia rischia di togliermelo fino a Natale. E' questo il pericolo, quando si gioca ogni tre giorni". Sven insomma e' soddisfatto. E non raccoglie provocazioni. Un punto guadagnato o due persi? "Insisto, siamo primi nel girone e imbattuti in Europa. Perché mai dovremmo lamentarci?". Si lamenta, forse, chi rammenta come contro le grandi, si chiamino Inter, Roma, Milan, Juve o Chelsea, questa Lazio proprio non riesca a vincere. Eriksson ha invocato Lapalisse: "Contro una squadra forte vincere è più complicato che contro una debole. E' banale? No, a me sembra semplicemente logico".

Per chiudere, un benvenuto a Ravanelli: "Arriva a costo zero. S'è offerto alla Società, era un affare. Non potevo dire di no, davanti ad una situazione così e ad un giocatore, va detto, che può essere ancora molto utile. Sara' lui il nostro rinforzo di gennaio, non sono previsti altri acquisti". Attorno a lui, i sorrisi rilassati dei giocatori hanno evidenziato la volontà della Lazio (e degli stessi inglesi): contava soprattutto non farsi male. Capitan Nesta, contento per la solidità ritrovata dalla difesa (un solo gol subito nelle ultime cinque gare, dopo la batosta del derby) lo ha detto chiaro: "E' più importante vincere domenica che in quest'occasione. Ora la Champions League per un po' possiamo scordarcela: puntiamo a tornare soli in vetta al campionato". E Mancini? Troppo anziano, ha ammesso, per sentire emozione: "Ma vedere Luca in panchina mi ha colpito: forse perché solo io so cosa darebbe per giocare ancora. Chissà, forse s'è fatto cacciare per questo: non ne poteva più di fare solo da spettatore".


La Gazzetta dello Sport titola: "Lazio e Chelsea a braccetto. Uno 0 0 per non farsi male e restare al comando del gruppo D. Poca gloria per i due protagonisti più attesi: Vialli espulso dalla panchina per proteste, Mancini sostituito dopo una prova incolore. Lazio meno autoritaria che in altre occasioni, Chelsea che raggiunge l'obiettivo del punto".

Continua la "rosea": Non si fanno male Lazio e Chelsea ed escono a braccetto dal campo, tenendosi stretto uno 0-0 che delude solo le attese e il pubblico (per la verità scarso) dell' Olimpico. Con il pareggio continuano a guidare la classifica del gruppo, tenendo a distanza il Feyenoord. Forse le due squadre hanno rispettato fin troppo lo spirito di amicizia che anima Vialli e Mancini. Un primo tempo senza emozioni e giocato e ritmo blando, una ripresa più sostenuta ma ugualmente priva di grossi spunti di cronaca. Solo il dato dei calci d' angolo contraddice l' equilibrio espresso in campo dai due avversari: 14 corner a 1 a favore della Lazio testimoniano una più insistita pressione dei padroni di casa, ma sono estranei alla storia della sfida che per di più ha offerto scarsa gloria ai due protagonisti più celebri del match. Vialli è stato espulso al 9' della ripresa per intemperanze contro il quarto uomo, Mancini lo ha raggiunto poco dopo, sostituito da Eriksson dopo una prestazione incolore. Non si è vista la Lazio autoritaria, incisiva ed efficace degli altri incontri di coppa, se si esclude quello con il Bayer Leverkusen contro il quale però bastava un punto per la qualificazione. Stavolta non si può dire ancora se il punto sia stato un affare, ma evidentemente Eriksson ha ritenuto che gli interessi attuali del campionato fossero superiori. Ha tenuto in panchina per un tempo Salas e per quasi un' ora Boksic e Conceiçao, sperando che la squadra potesse cavarsela ugualmente contro un Chelsea reduce da una batosta contro il Sunderland. Invece Vialli ha schierato una formazione forte di tutti i suoi titolari e raggiunto senza troppi rischi il risultato che si era prefisso, cioè quello di uscire imbattuto dall'Olimpico. Un altro Chelsea, diverso da quello visto nelle due sfide con il Milan.

Quando gli inglesi avevano impressionato di più e lo stesso Zola, specie a Londra, aveva dato spettacolo, mentre ieri sera ha avuto solo qualche lampo di luce. Ma evidentemente questa gara non era ritenuta decisiva per la qualificazione. C'è pur sempre il ritorno a Londra per chiarire meglio la situazione. Se la prendono comoda le due squadre nei minuti iniziali: il Chelsea fa girare molto la palla per conservarne il possesso il più a lungo possibile, mentre la Lazio sta sulle sue, studia l'avversario e cerca di ripartire subito con lanci lunghi. Su uno di questi, effettuato da Veron, Ferrer appoggia di testa in angolo. La Lazio ne batte tre di seguito, sull'ultimo Nedved prova la staffilata in corsa da fuori area, con palla vicino al palo più lontano. All'8' ancora Veron allunga ad Inzaghi che per un pelo non approfitta di un liscio di Leboeuf. I laziali provano a serrare i tempi e a prendere il sopravvento su un Chelsea che sembra perdere compostezza quando viene attaccato in velocità. Mancini sta giocando al centro accanto a Inzaghi e non sulla fascia sinistra come fa quando c'è Salas. Veron e Lombardo si scambiano posizioni sulla destra e a volte raddoppiano. Comunque il secondo dà un occhio a Poyet per aiutare Gottardi dalla cui parte si sposta spesso il lungo Flo. Per ora il Chelsea si è fatto pericoloso solo con un paio di colpi di testa alti. Più minaccioso Nedved che si lancia in area inglese e, affrontato da Desailly, vola a terra, ma francamente non sembra sia stato colpito. L'arbitro fa segno di continuare. Il Chelsea soffre un po' a centrocampo per il movimento di Veron che si sposta continuamente: Deschamps e Wise devono «scambiarselo» spesso e ciò crea qualche crepa nella manovra inglese.

Mancini al 24' serve di tacco Inzaghi poi, per l' opposizione di Babayaro, non riesce a raccogliere il pallone prima che varchi la linea di fondo. Simeone al 26' spara alto da buona posizione dopo un altro assalto laziale. In definitiva, pur senza impegnare De Goey, la Lazio sta esercitando una sempre più netta superiorità. Un pasticcio di Simeone al 29' fa scattare un pericoloso contropiede del Chelsea con Flo che, pur allungando le sue lunghe leve, non riesce a raggiungere un pallone molto invitante davanti a Marchegiani. La Lazio si porta ancora in avanti, ma Inzaghi appare troppo fragile nella morsa Desailly-Leboeuf, specie quando alla mezz'ora Mancini ritorna sulla fascia sinsitra. Ci vuole al 38' un errore della difesa inglese, sfruttato da Veron che lancia di testa Inzaghi (tenuto in gioco sull' altro fronte da Ferrer), per creare la prima vera palla-gol della partita: l' attaccante laziale però non riesce a scavalcare De Goey uscitogli incontro e la palla schizza in angolo. Continua ad attaccare la Lazio e a conquistare calci d' angolo, anche grazie ad una difesa avversaria che non va tanto per il sottile e spazza via. Al 45' Nedved tenta di passare tra Deschamps e Petrescu, quest' ultimo lo stende e scatta la prima ammonizione della serata. La punizione battuta a fil di palo da Veron conclude un deludente primo tempo. Nella ripresa Eriksson capisce che bisogna smuovere le acque e manda in campo Salas che rileva Inzaghi. Il Chelsea è rimasto immutato. Conquista subito un angolo la Lazio, ma Veron batte male. Risponde al 4' Flo con un colpo di testa, su spiovente di Ferrer, che finisce oltre la traversa di Marchegiani. Continuano ad essere poco incisive le due avversarie, e a giocare su ritmi non certo proibitivi. Improvvisamente gli animi si scaldano quando Flo scatta in area avversaria e Couto rimane a terra. Krugh fischia il fallo contro il Chelsea, Flo se la prende con il laziale a terra accusandolo di far scena, capannello di uomini e anche Vialli viene trattenuto a stento dal quarto uomo. Pochi minuti dopo, al 9', Krugh si avvicina alla panchina inglese e invita Vialli a lasciare il campo.

Un'espulsione che lascia stupiti perché il clima della gara è tutt'altro che acceso. Il Chelsea comincia a crederci di più e si porta in avanti con tutti i suoi uomini. Si aprono spiragli per il contropiede laziale e arrivano così altri due calci d' angolo, praticamente consecutivi. Sul secondo si accende una mischia, ma nessun biancazzurro riesce a tirare in porta. La Lazio non dà continuità e profondità ai suoi attacchi. La folla invoca Conceiçao. Veron continua a battere calci d' angolo, al 20' becca il primo palo grazie anche a Lombardo che sfiora con la pelata la palla. Al 23' , invece di Conceiçao, Eriksson fa entrare Boksic e toglie Lombardo. Adesso la cronaca si fa più interessante, il Chelsea attacca con più vigore e la Lazio risponde per le rime anche se spesso va in affanno. Al 28' si vede finalmente Zola con un numero dei suoi: scatta sulla destra, liberandosi in area laziale di tutti gli avversari, e poi piazza un diabolico pallonetto che sorvola Marchegiani e casca appena oltre la base del palo opposto. Provvidenziale Gottardi che anticipa Poyet. Al 34' entra Conceiçao ed esce un Mancini sconsolato che va a raggiungere negli spogliatoi il suo amico Vialli, tenuto in stretta guardia dagli uomini dell' Uefa. Al 36' una pallonata di Boksic al basso ventre toglie dal campo Desailly incapace di continuare a giocare. Rientrerà dopo un paio di minuti. Nel frattempo Conceiçao scatenato piazza palloni al centro: su uno di questi De Goey esce a valanga su Salas facendolo cadere in piena area. C' è un grosso sospetto di rigore, ma Krugh fa segno di continuare. Si fa male subito dopo il portoghese e deve farsi fasciare la coscia sinistra. Assalto finale dei laziali che provano ad attaccare da tutti i versanti, ma la difesa inglese regge e anzi nei minuti di recupero sono Nesta e compagni a trovarsi in difficoltà. La gara si chiude con una girata alta di Boksic e con Mancini e Vialli che non partecipano alle strette di mano finali per uno 0-0 che in fondo non scontenta nessuno. Pubblico a parte però.


Il Messaggero titola: "Champions League. Pareggio senza gol e con poche emozioni. Delude Mancini e Vialli si fa espellere. La Lazio non graffia. Biancocelesti fermati dal Chelsea: manca l’affondo decisivo".

Continua il quotidiano romano: Non è stato un gran profeta, Eriksson. Aveva previsto una partita spettacolare, con molti gol. Il big match del girone D è invece finito con un pareggio senza reti e senza emozioni. Fiammate laziali, saggia disposizione tattica della più latina delle compagini inglesi, due rigori probabili negati ai biancocelesti, che per il resto non hanno mai impegnato seriamente il portiere olandese De Goey. Un punto per uno che avvantaggia il Feyenoord rilanciato dal secco successo su un Marsiglia ormai fuori gioco. Deludente anche la sfida fra Vialli e Mancini: il primo si è fatto espellere per esagerato nervosismo, il secondo ha inciso pochissimo in quella che doveva essere la sua partita. Si allunga solo la serie positiva europea delle due squadre, con la Lazio imbattuta dalla finale Uefa con l'Inter e vicinissima al record dell'Ajax.

Sul piano tattico, la scelta iniziale di Simone Inzaghi aveva lasciato qualche perplessità. E il giovane attaccante, discreto nei movimenti, deve averne sentito il peso perché ha fallito almeno due occasioni-gol procurategli dall'onnipresente Veron, arrivando prima in ritardo sul "buco" di Leboeuf e poi concludendo sulle gambe di De Goey un'azione sul filo del fuorigioco. La squadra messa in campo da Eriksson se l'è cavata sul piano del palleggio ma non ha creato altri pericoli nel primo tempo, a parte un destro leggermente fuori misura di Nedved e un possibile rigore per l'intervento di Desailly sullo stesso ceko partito in progressione, macchia evidente sul pedigree serale dell'esperto arbitro Krug. Per contro, l'atteggiamento del Chelsea ha peccato di prudenza: il finalizzatore norvegese Flo si è visto solo per le respinte aeree sugli otto angoli di Veron, piovuti al ritmo di due-tre per volta. Una sola volta il lungagnone nordico è partito nel corridoio giusto, senza arrivare però a toccare di quel poco che sarebbe bastato sulla pronta uscita di Marchegiani.

Simeone ha dato grinta ma poco costrutto al centrocampo, non avendo la propensione al tiro di Stankovic, Mancini ha navigato da destra a sinistra, entrando però raramente negli scambi stretti che pure gli sarebbero congeniali. Lombardo non ha i numeri offensivi di Sergio Conceicao, Nedved ha spinto con maggiore autorevolezza, senza peraltro trovare lo spunto decisivo. Così è apparso improcrastinabile, in avvio di ripresa, l'inserimento di Salas a discapito di Inzaghino. Nel frattempo Flo provava a defilarsi a sinistra, forte dei venti centimetri buoni di vantaggio su Gottardi, comunque encomiabile perfino negli stacchi, il migliore in campo, non più una sorpresa. A sorpresa, invece, è durata solo 54 minuti l'attesa partita di Vialli, espulso su segnalazione del quarto uomo per le proteste susseguenti ad uno scontro di gioco fra Flo e Fernando Couto. L'Olimpico si è scaldato solo quando finalmente la Lazio ha preso ad aggredire e Veron ha sfiorato la magia in area. Nel complesso, però, la Lazio ha provato troppo con i cross alti, dove svettavano i due centrali francesi, Desailly e Leboeuf.

Veron ha centrato il palo basso sull'ennesimo corner dalla sinistra "velato" dall'altra pelata, quella di Lombardo, sostituito poco dopo da Boksic. La partita si è ravvivata, almeno sotto porta, con un botta e risposta da brivido: Gottardi ha sradicato dalla linea di porta un pallonetto di Zola che aveva scavalcato Marchegiani, poi Salas si è girato benissimo al centro dell'area inglese, concludendo però senza forza. Dentro anche Sergio Conceicao per un Mancini troppo estraneo alla manovra, mentre Wilkins, il vice di Vialli, ha provato la carta Di Matteo, al ritorno all'Olimpico dopo le fortunate stagioni laziali. Il tedesco Krug non se l'è sentita di punire col rigore un affossamento di Salas da parte di Poyet, sporcando ancora un po' la sua discreta direzione. E la Lazio ha chiuso con Sergio Conceicao stirato. L'esultanza dei giocatori del Chelsea è per lo scampato pericolo. Ai biancocelesti è mancato, in fondo, soprattutto il guizzo decisivo.


Tratte dalla Gazzetta dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

Eriksson ci aveva provato: fuori tutti meno quattro titolari per affrontare gli inglesi del Chelsea di Gianluca Vialli. Ma il progetto, dettato dalla ferrea regola del turn-over e consigliato per opportunità visto il prossimo incontro all'Olimpico contro la rinvigorita Fiorentina, è rimasto in piedi per metà della gara. Salas, Boksic e poi anche Conceiçao sono stati chiamati a cambiare, o almeno a provarci, la faccia della Lazio. Ma non è bastato. Non è bastato per sbloccare uno zero a zero nervoso e deludente. Eriksson commenta così la prestazione della sua squadra: «Ho sbagliato previsione, avevo detto che non avremmo visto uno zero a zero, invece è finita proprio così, il calcio è bello per questo. Non siamo stati brillanti, questa è la verità, non piango su questo risultato, è un punto da non buttare via, questo era il Chelsea, non un avversario qualsiasi. Possiamo fare meglio, questo lo so, ma non è stata una brutta partita. Mi dispiace per Conceiçao, è contratto o stirato, non so. So però che non è entrato troppo tardi, ma troppo presto. Ho sbagliato a metterlo dentro, era meglio risparmiarlo e non si sarebbe fatto male».

«Noi avremmo avuto bisogno di giocare con palle più rasoterra - continua il tecnico svedese -, qualche volta l' abbiamo fatto e siamo riusciti a metterli in difficoltà. Ma solo qualche volta. Invece quelle palle lunghe ci hanno danneggiato, loro erano molto forti in difesa, hanno sbagliato pochissimo. Salas mi è sembrato come al solito molto in forma, sta bene, non è riuscito a trovare il gol ma è stato pericoloso in diverse occasioni. Non so se c' era un rigore su di lui, non ho visto. Ho deciso di farlo entrare in campo perché domenica contro la Fiorentina non potrà giocare per la squalifica. Inzaghi, comunque, non ha giocato un brutto primo tempo. La verità è che non si può sempre riuscire a mettere sotto l' avversario, per farlo bisogna avere la cattiveria giusta e una carica di agonismo che noi stasera non avevamo nella dose necessaria». «Ma la classifica non è certo preoccupante - aggiunge Eriksson -. Finché saremo primi in campionato e in Champions League io sono contento. Mi sembra che in questo torneo sia ancora tutto aperto, ora fino a febbraio di Champion League non si parlerà e noi ci potremo concentrare sul campionato. Con la Fiorentina non potremo contare su diversi giocatori importanti, non sarà facile. Ho visto molto bene anche Gottardi che ha giocato a un gran livello da terzino, ora è molto più riflessivo, ragiona, e si è rivelato una alternativa preziosa. Non credo che questo zero a zero sia frutto di una mancanza di ritmo e nemmeno penso che Mancini si sia fatto influenzare dalla presenza di Vialli, ormai è grande. Ha fatto delle buone cose come tutto il resto della squadra, non penso che ci sia mancato niente di importante. Non abbiamo preso gol e questo è veramente importante. Purtroppo non ne abbiamo fatti. Sono contento dell'arrivo di Ravanelli, dovrebbe essere con noi non prima di gennaio. E' un acquisto fatto per caso ma quando mi è stato chiesto cosa ne pensavo ho detto di sì senza esitazioni. A Marsiglia l' ho visto in gran forma e stava per farci un gol».


Dal Messagero:

Mancini ascolta divertito l'amico Vialli dopo la partita. Luca scherza sul fatto che non si sarebbe mai immaginato di trovare Roberto in campo. Il numero dieci è pronto a rispondere. «In effetti sono stremato ma Vialli a furia di stare con me alla fine ha imparato qualcosa. Il pari per loro è un bel risultato anche perché noi abbiamo fatto poco per vincere». Il numero dieci è uscito tra gli applausi. «Questo pareggio non complica il nostro cammino». Più severo Veron che ha ancora qualche fastidio fisico. «Siamo stati poco lucidi, in particolare sotto rete. E' stata una gara molto dura». La Lazio, nonostante tutto, ha creato qualche occasione. «Abbiamo creato le nostre occasioni ma non le abbiamo sfruttate. Forse quando è entrato Boksic abbiamo avuto più velocità».

Salas è rammaricato. Su di lui c'era un rigore, nel finale, che ha molti è apparso netto. «Ultimamente non sono fortunato con gli arbitri. Ho anticipato Poyet e sono stato spinto da dietro». L'attaccante cileno non è però arrabbiato per l'esclusione che lo ha portato ad entrare solo a gara iniziata. «Sono dispiaciuto solo perché non abbiamo vinto. Avevamo di fronte però un avversario bravissimo in difesa. E' stata una gara molto difficile e rimaniamo tranquilli». Alessandro Nesta ha una sua teoria. «Abbiamo dimostrato che la nostra difesa non è da quattro gol a partita». Nessun gol al passivo ma neanche all'attivo. «Era difficile trovare un varco con loro chiusi dietro. Ci rifaremo al ritorno quando saranno costretti a fare la partita. Il pareggio, comunque, ci soddisfa». Riesce a non avere pensieri Simone Inzaghi. «Ho avuto una buona occasione che ho sbagliato per demeriti miei ma anche per bravura del portiere che mi ha chiuso lo specchio. Sapevo di dover giocare un tempo e tutto sommato sono contento della prestazione. Domenica? Sono pronto».