Martedì 2 novembre 1999 - Kyiv, Olimpijski Stadion - FC Dynamo Kyiv-Lazio 0-1


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2 novembre 1999 - 2861 - Champions League - Prima fase a gironi gruppo "A" - gara 6 - inizio ore 21.45

DYNAMO KYIV: Shovkovski, Golovko, Vaschuk, Dmytrulin, Mamedov, Gusin, Fedorov (46' Shatskikh), Kaladze, Kosovsky, Rebrov, Bialkevich. A disp.: Kernozenko, Gerasimenko, Vehlinski, Kormiltsev, Yezerski, Konovalov. All. Lobanovsky - in panchina Puzakh per indisponibilità del tecnico titolare.

LAZIO: Ballotta, Gottardi, Negro, Fernando Couto, Pancaro, Stankovic (64' Pinzi), Simeone, Sensini, Marcolin, S.Inzaghi, Mancini. A disp.: Marchegiani, Conceição, Boksic, Salas, Nedved, Veron. All. Eriksson.

Arbitro: Sig. Durkin (Inghilterra).

Marcatori: 17' Mamedov (aut).

Note: ammonito Kaladze. Calci d'angolo: 8-1. Recuperi 1' p.t., 2' s.t.

Spettatori: 70.000 circa.


Il programma della gara
Simone Inzaghi ci prova di testa durante una fase dell'incontro
L'azione che determina il vantaggio bianceceleste
Una figurina della formazione laziale: Sensini, Negro, Ballotta, Couto, Inzaghi, Pancaro; Stankovic, Simeone, Gottardi, Sensini, Mancini
Dario Marcolin festeggiato dai compagni di squadra
Un'altra immagine della rete laziale
Un'incursione di Simone Inzaghi

La Lazio continua a non perdere una battuta in Europa. A Kiev, con una formazione inedita, la squadra di Eriksson ha battuto la Dinamo con pieno merito, collezionando così il sedicesimo risultato utile consecutivo (l'ultima sconfitta nel maggio del '98, contro l'Inter nella finale di Coppa Uefa) e ribadendo la sua leadership nel gruppo A di Champions League (è la squadra, finora, ad aver ottenuto il maggior numero di punti: 14). Una sconfitta che non ha fatto male agli ucraini, qualificati grazie all'incredibile 0-0 del Bayer Leverkusen, in casa, contro il Maribor. L'autogol di Mamedov al quarto d'ora del primo tempo, forse spinto alle spalle da Marcolin, non dice tutto sulla tranquillità con cui la Lazio ha portato a casa il quarto successo europeo in questa prima fase.

Con 5 assenti (Almeyda, Nesta, Favalli, Mihajlovic e Lombardo) e sei titolari in panchina (Marchegiani, Conceição, Veron, Nedved, Salas e Boksic), i biancocelesti sono ugualmente riusciti a fornire una prova più che dignitosa, pur essendosi assicurati una settimana fa l'ingresso nella seconda fase della manifestazione. Con Ballotta fra i pali, Gottardi (autore del cross da cui è nato il gol) e Pancaro esterni di difesa, Negro e Couto centrali, con un centrocampo formato da Stankovic, Simeone, Sensini e Marcolin e un attacco che contemplava il rientro di Mancini, schierato in coppia con Inzaghi, la Lazio ha dato l'ennesima dimostrazione di possedere un organico fantastico e di non prendere sottogamba nessun appuntamento. Oltre a non aver mai rischiato nulla, la formazione di Eriksson ha sfiorato il raddoppio in diverse occasioni.

Bravissimo è stato il portiere ucraino Shovkovsky sulle botte ravvicinate di Simeone e Inzaghi. Egoista quest'ultimo, nel primo tempo, quando ha preferito concludere con un maldestro diagonale invece di servire Mancini solo in area.


La Gazzetta dello Sport titola: "Nella Lazio luccica tutto. Titolari in panchina, riserve in campo ma contro la Dinamo è ancora spettacolo e vittoria. La Lazio amministra la gara senza sforzo e il vantaggio si realizza in maniera un po' casuale. La reazione della Dinamo dura cinque minuti, poi la Lazio riprende il pallino in mano e si fa apprezzare per sicurezza e buon gioco. Mancini si diverte e diverte. Gottardi fra i protagonisti della serata".

Continua la "rosea": «Stiamo per beccare un gol» in ucraino deve dirsi «opa!», perché è con le orecchie piene di spaventatissimi «opa!» che si esce dal grande stadio nazionale di Kiev, a cavalcioni di una Lazio volante, incapace di perdere persino nelle serate in cui il risultato frega poco. Così poco che addirittura vince, 1-0 con un' autorete scemotta di Mamedov (vatti a fidare dei russi, come dicono in Ucraina), spinto da Marcolin un po' oltre il regolamento; ma è soprattutto questa Lazio a essere un po' (tanto) oltre, e qui il regolamento non c' entra. Sven Goran Eriksson viene a vincere in totale scioltezza sul campo della Dinamo Kiev con le seguenti truppe: il portiere di riserva Ballotta, due giocatori pressoché mai impiegati come Marcolin e Gottardi, un Mancini al rientro dopo un mese di convalescenza e, nella ripresa, persino il diciottenne Giampiero Pinzi, debuttante assoluto in prima squadra. Qui non è più questione di turnover, ma di tocco magico che ora bacia chiunque venga scelto dallo svedese: mettesse in campo i condomini del suo palazzo, con le panze e il fiatone, giocherebbero alla grande pure quelli. La sensazione che anche questa Lazio di scorta sia molto solida è immediata, come quella che la Dinamo arrivi stravolta dalla tensione alla serata del dentro o fuori.

L'ultima creazione di Lobanovsky, purtroppo ancora ricoverato all'ospedale e sostituito in panchina dal duo Mikhailichenko-Puzakh, è un esperimento di 3-5-2 con rotazioni frequenti e complicate. Se si esclude Rebrov, centravanti-sparatutto (suvvia, da 40 metri con tutta la difesa davanti, cerchi di evitare...), all' inizio non ce n' è uno che tenga una posizione fissa per più di due azioni. Marcandoli a uomo, in breve si finirebbe alla neuro; la bella e ordinata zona di Eriksson, invece, fa sì gli ucraini si annullino da soli. Anche perché il verbo ultraoffensivo della scuola-Dinamo produce l' effetto grottesco della rinuncia agli spazi in attacco. Quando la Lazio perde palla facendosi trovare un po' scoperta, l' uomo che dovrebbe lanciare in fretta il contropiede perde tempo in attesa che un numero sufficiente di compagni oltrepassi la linea del pallone. Che nel frattempo marcisce, perché verranno pure avanti gli ucraini, ma nello stesso tempo tornano indietro i laziali. Il gol del vantaggio arriva un po' a sorpresa, perché l' impressione è che la Lazio si accontenti di amministrare con calma i propri beni, studiando il frenetico movimento della Dinamo prima di provare a colpire. Il cross di Gottardi è lungo e spiovente, e dalla colluttazione Marcolin-Mamedov sbuca un pallone che inganna Shovkovshi. Ci si attenderebbe una reazione vigorosa degli ucraini, che arriva. La si prevede lunga e insistita, e invece dura cinque-minuti-cinque, il tempo perché superGottardi ribatta sulla linea un' inzuccata di Gusin e Bialkevich, sulla respinta, appoggi sull'esterno della rete. Basta.

Ci rendiamo conto che sia dura crederci, ma la Dinamo, su questa palla-gol, esala l'ultimo respiro consegnando alla Lazio le chiavi della partita e, non ci fossero 70 mila urlanti, anche dello stadio. Mancini è un buon Mancini, e si diverte con finte e tacchi a smarcare Inzaghino; Sensini e Simeone in mezzo sono i veri mammasantissima, dietro Negro e Couto non perdono più un duello volante, insomma, non c' è partita. Nemmeno quando, a inizio ripresa, entra l' impronunciabile Shatskikh (l' uzbeco erede di Shevchenko, che a calcio sa giocare). La Lazio spreca due occasioni limpidissime per andare avanti di due gol, al 4' quando un assist geniale di Sensini smarca Simeone, al 27' quando è Simeone a smarcare in mezzo all' area Inzaghino: due conclusioni sul portiere, ma qui non funziona nemmeno il detto del «gol sbagliato, gol subito», non funziona niente. Per fortuna dei 70 mila, corretti e commoventi nel loro tifo, non funziona nemmeno il Bayer Leverkusen, che dopo aver rotto le scatole alla Lazio («vedremo con quale formazione giocherete a Kiev...»), si fa bloccare sullo 0-0 dal Maribor ed esce. Pensando a Schumacher, viene voglia di far festa con la gente della Dinamo.


Il Messaggero titola: "Champions League. Battuta la Dinamo, nonostante non servisse. Lazio d’onore, sbancata Kiev".

Continua il quotidiano romano: Incredibile, spietata Lazio. Altro che Lazio Due! Cambiano gli uomini ma il risultato è sempre lo stesso. I vaticinii della vigilia davano per gran favorita la Dinamo, tesa a conquistare il successo per acciuffare la matematica qualificazione ma la Lazio di oggi è più forte di tutto e di tutti, perfino dei pronostici e dei dubbi, legittimi, dettati dal turn over. Nel mosaico realizzato dal tecnico svedese ogni nuovo elemento si inserisce con facilità ed anche la condizione fisica sembra invidiabile. Una corazzata. Una banda di leoni, per niente intimorita dalla sterminata e vociante platea ucraina, pronta a difendere e ad allungare l’imbattibilità europea, giunta adesso a sedici gare. Una vittoria limpida, al di là del risultato, una prestazione di spessore applaudita anche dal sindaco di Roma, Francesco Rutelli, presente in tribuna. In campo Eriksson ha mandato la Lazio delle seconde linee nobilitata dalla presenza di Mancini, Simeone, Stankovic e Sensini. Una Lazio comunque tonica, viva, determinata e geometrica che parte bene: pressing, fuorigioco alto, aggressività e discreta circolazione della palla. Giocando senza l’assillo del risultato, i biancocelesti appaiono subito disinvolti al cospetto di una Dinamo che stenta invece a carburare e che non riesce a fare la partita, nonostante sia sospinta dal tifo incessante di 70.000 tifosi che sognano la vittoria-qualificazione.

E che non si demoralizzano dopo il vantaggio laziale che matura in maniera alquanto rocambolesca al 18’: cross di Gottardi dalla destra, Inzaghi non arriva alla deviazione aerea, sulla palla piombano Marcolin e Mamedov con il difensore ucraino che, sbilanciato dal centrocampista biancoceleste, tocca nella propria porta. Subito Ballotta alza in corner una rabbiosa conclusione di Rebrov e al 22’ Gottardi toglie letteralmente dalla porta un colpo di testa di Gusin. La squadra ucraina prende coraggio e per qualche minuto si impossessa della sfida. Ma la Lazio tiene botta, riprende quota e punge con azioni di rimessa: Inzaghi pecca di egosimo quando preferisce la conclusione personale al passaggio per il liberissimo Mancini; poi Simeone sbaglia un pallonetto in diagonale che potrebbe chiudere l’incontro. Pur concedendo qualcosa, come è logico che sia, la formazione di Eriksson tiene bene il campo grazie al dinamismo e alla compattezza di un centrocampo tosto ed aggressivo dove Simeone, Sensini e Stankovic sono lesti nel chiudere gli spazi quanto tempestivi nelle ripartenze e negli inserimenti a sostegno delle punte. A vederla, non sembra proprio la Lazio Due, quella dettata dal turn over e che presenta quasi tutti i migliori elementi in panchina oppure a casa. Ma questo, è risaputo, rappresenta la grande forza dei biancocelesti. Un primo tempo autorevole, al di sopra delle aspettative, all’insegna del massimo impegno e senza concedere nulla agli avversari, così come speravano i tedeschi del Bayer Leverkusen. Una dimostrazione di forza e di onestà sportiva che meriterebbe anche l’applauso della Uefa.

Nella ripresa il canovaccio non cambia: è sempre la Lazio a comandare le operazioni con la Dinamo incapace di dare corpo ad un’azione organizzata ed incisiva. Forse non si aspettava un avversario così determinato, a tratti perfino assatanato, per niente disposto a perdere l’imbattibilità europea e pronto ad accettare la sfida su ogni metro di terreno. Gli ucraini si affidano all’estro ed alla velocità di Rebrov, l’unico elemento di classe pura della formazione, il quale però non trova mai l’assistenza dei compagni, piuttosto spaesati. Il piccolo guizzante attaccante si beve un po’ gli avversari ma non trova lo specchio della porta, poteva essere l’azione buona per rivitalizzare le speranze della Dinamo. Vive di sprazzi, di fiammate la squadra di Lobanowski (a casa con l’influenza e i postumi di un inarto), ma è sempre la Lazio a costruire le azioni più pericolose come quella che porta Inzaghi alla battuta volante su prezioso suggerimento di Simeone. Eriksson concede spazio e gloria perfino al giovane Pinzi, al debutto sulla scena europea: il ragazzo sostituisce Stankovic senza tradire emozione. Una bella serata anche per lui. E per tutto il pubblico che, dopo la delusione del risultato, può consolarsi e gioire con la notizia del pareggio del Bayer che elimina i tedeschi e qualifica la Dinamo. Una festa per due.


Tratte dalla Gazzetta dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

«Qualche anno ce l' ho - scherza il Marco portiere - ed è giusto che dia fiducia ai miei compagni. Ma sono stati tutti bravi a contenere la Dinamo. Solo a metà del primo tempo ci hanno un po' chiuso, ma su quella palla salvata da Gottardi ci sarei arrivato, tanto che ho dato a Guerino una gran botta alla testa. Siamo soddisfatti per una prestazione che ci ha fatto allungare a 16 la serie positiva in Europa, era il nostro maggiore stimolo. Il resto è merito di Eriksson, capace di gestire benissimo il gruppo». Il tecnico svedese non è tipo da prendersi i meriti, ma esalta i suoi ragazzi e la società: «Questa squadra costa molto e ha anche dei doveri. Stasera abbiamo dimostrato una grande onestà senza far favori a nessuno per la qualificazione. Sono contento oltre ogni aspettativa per la prestazione della squadra che anche quando cambia ha una sua identità di gioco ben precisa. Sono orgoglioso che in Europa si parla di noi, ma non dite che siamo i favoriti, porta male... Favorito resta il Barcellona. La panchina ha dimostrato di essere all' altezza. La soddisfazione è nell' aver dimostrato grande professionalità, orgoglio e stile. Sì, la Lazio ha sempre un suo stile».

Guerino Gottardi, zar per una notte, fa il modesto come sempre: «Sono contento di aver dato il mio contributo alla squadra. Se chiedo più spazio? No, spero di averlo ma bisogna accettare le leggi del turnover che sta funzionando bene: ognuno sta dando il massimo e questo conta. Sono felice di aver fatto la mia parte». Super felice è anche Gian Piero Pinzi, appena maggiorenne, vice campione d' Europa Under 18, all' esordio in prima squadra: «Meglio non poteva andare per me. Debuttare in Champions League con la Lazio può essere solo un sogno. Invece è realtà. Ero emozionato, ma tirando in porta mi sono scrollato le paure di dosso». Dario Marcolin reclama il gol: «Ho messo le gambe in mezzo a quelle di Mamedov, è vero, l' ho spinto un po' , ma la rete è mia. Al di là di tutto eravamo caricatissimi perché tutti davano per scontata una nostra sconfitta. Invece noi gregari siamo riusciti a sovvertire il pronostico».


Dal Messaggero:

Sven Goran Eriksson ha molti motivi per ritenersi soddisfatto dalla trasferta in terra ucraina. «Abbiamo dimostrato che non eravamo venuti in vacanza nonostante questa partita non avesse per noi alcun significato ai fini della qualificazione. Una prova di orgoglio, di professionalità e di stile, che merita di essere sottolineata ed apprezzata. Un successo indiscusso e voluto dai ragazzi a conferma di quanto sia valida la nostra panchina. Del resto abbiamo lavorato molto per realizzare una situazione del genere ed ora ne possiamo raccogliere i frutti». La Lazio ha stravinto il girone di qualificazione, dimostrando di potere ambire al ruolo di favorita per la Coppa Campioni. Eriksson, però, fa gli scongiuri. «Porta male. Il favorito resta il Barcellona, noi subito dopo. E’ comunque bello che in Europa si parli tanto e bene della Lazio. Personalmente non tifavo né per la Dinamo, né per il Bayer, volevo soltanto il massimo impegno per la regolarità del torneo: meglio di così non poteva andare». Guerino Gottardi ha vissuto una serata da protagonista. «Il turn over ha dimostrato di funzionare, Eriksson può sempre trovare soluzioni valide anche in panchina. Ognuno di noi è sempre pronto a dare qualcosa di suo alla squadra e questo dimostra quanto il gruppo sia compatto». Dario Marcolin ammette la spinta ai danni di Mamedov ma rivendica altresì la paternità del gol. «Sul cross lungo ho spinto un avversario mettendo il piede fra le sue gambe e toccando comunque il pallone, perciò credo di potere rivendicare la marcatura».

Marco Ballotta ha chiuso la partita leggermente acciaccato. «Ho avvertito un dolore muscolare e con il freddo ho preferito non calciare più i rinvii. Una bella vittoria, una bella dimostrazione di forza da parte di questo gruppo che ha sempre voglia di fare bene». Serata d’onore per il giovane Pinzi al debutto in Champions League. «All’inizio ero un po’ emozionato, un debutto indimenticabile in una grandissima formazione. Dopo un tiro finito fuori la paura è passata». Buone notizie per Salas: presto sarà greco, dunque comunitario. Balletto di voci sul futuro dell’argentino Palermo: secondo il suo procuratore si sarebbe fatto avanti il Milan.