Sabato 4 ottobre 2008 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Lecce 1-1


Stagione

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4 ottobre 2008 - 3.296 - Campionato di Serie A 2008/09 - VI giornata - inizio ore 18.00

LAZIO: Carrizo, Lichtsteiner, Rozehnal, Siviglia, Radu (60' Kolarov), Brocchi (82' S.Inzaghi), Ledesma, Mauri (50 Meghni), Pandev, Zarate, Foggia. A disposizione: Muslera, Cribari, De Silvestri, Dabo. Allenatore: D.Rossi.

LECCE: Benussi, Polenghi, Stendardo, Fabiano, Esposito, Zanchetta, Giacomazzi, Ariatti, Caserta (70' Boudianski), Castillo (38' Konan), Tiribocchi (72' Cacia). A disposizione: Rosati, Diamoutene, Antunes, Munari. Allenatore: Beretta.

Arbitro: Sig. Pierpaoli (Firenze) - Assistenti Sigg. Copelli e Stagnoli - Quarto uomo Sig. Rocchi.

Marcatori: 27' Tiribocchi, 89' S.Inzaghi.

Note: serata fredda con pioggia, campo scivoloso. Angoli: 10-3 per la Lazio. Ammoniti: Pandev, Giacomazzi e Siviglia per proteste, Tiribocchi per gioco falloso, Benussi e Boudianski per comportamento non regolamentare. Recuperi: 2' p.t., 3' s.t.

Spettatori: 38.000 circa (paganti 13.610, ab­bonati 24.627), incasso non comunicato.


L'ingresso in campo della Lazio
La rete di Simone Tiribocchi
Il tocco vincente di Simone Inzaghi per il pareggio biancoceleste
La grinta dell'attaccante biancoceleste
Stefano Mauri in azione
Cristian Ledesma in un momento dell'incontro

Il Lecce sfiora il colpaccio all'Olimpico e alla fine raccoglie un preziosissimo punto contro la Lazio che ha sprecato un'occasione d'oro per continuare la sua marcia solitaria in testa al Campionato. È il primo pareggio in questa stagione per la formazione di Delio Rossi. Simone Tiribocchi con la sua rete e soprattutto una disattenzione di Carrizo stavano costando molto cara ai biancocelesti. Ci ha fortunatamente pensato Simone Inzaghi a firmare il gol del meritato pareggio. Non è stata una brutta Lazio, anzi avrebbe meritato qualcosa di più se Pandev e compagni non avessero sbagliato l'impossibile. Zarate è meno ispirato del solito, ma sul piano del gioco c'è ben poco da ridire.

Va dato comunque il giusto merito al Lecce che fa la sua partita cercando di chiudere più spazi possibili sfruttando le ripartenze. Delio Rossi deve rinunciare a Rocchi, alle prese con la febbre, e l'attacco è formato da Zarate e Pandev coadiuvati da Foggia. In difesa Rozehnal è in campo e Cribari va in panchina. Beretta recupera in porta Benussi, reduce da una contusione a una mano, mentre in difesa dà fiducia ad Esposito piazzandolo a sinistra. In attacco Tiribocchi la spunta su Cacia. Parte bene la Lazio che tiene il ritmo alto, agisce sugli esterni e mette sotto pressione la retroguardia giallorossa. Il Lecce controlla attentamente ed è sempre pronto a ripartire in velocità sfruttando le folate di Caserta e Castillo. Sono comunque i biancocelesti a creare pericoli. Molto attivo Lichtsteiner, abile negli inserimenti, non disdegnando neppure la conclusione a rete. A sbloccare il risultato al 27' è però il Lecce con un colpo di testa a schiacciare di Simone Tiribocchi: la palla rimbalza a terra e sorprende un incerto Carrizo che da l'impressione di poter arrivare sul pallone. È il primo gol di Tiribocchi ed anche il primo centro del Lecce in trasferta.

La Lazio prova subito a reagire procurandosi presto una buona occasione con una giocata del duo Pandev-Foggia. Tuttavia il Lecce continua a giocar bene e a ripartire ottimamente in contropiede come, al 38', quando Tiribocchi si ritrova contro l'estremo difensore biancoceleste ma esita un po' troppo prima del tiro consentendo a Siviglia di recuperare. I biancocelesti si innervosiscono, Pandev su tutti, e commettono alcune imprecisioni. E proprio il macedone, già ammonito, nel recupero rischia l'espulsione finendo a terra in area per un inesistente tocco di Fabiano. La ripresa ripresenta gli stessi ventidue giocatori in campo ed al 50' la prima sostituzione è Meghni al posto di Mauri. Poco dopo Kolarov rileva Radu. La Lazio si mantiene in avanti e al 61' Ledesma ci prova da fuori cercando l'incrocio. Il pareggio sembra cosa fatta al 66' quando, un velenoso sinistro di Kolarov, si stampa sulla traversa. Al 69' però è Foggia a divorarsi letteralmente il gol da ottima posizione. Beretta percepisce il pericolo e inserisce Boudianski al posto di Caserta e Cacia per Tiribocchi.

Si gioca con la Lazio costantemente in avanti e con il Lecce a difendersi con i denti, buttando via il pallone. Gli ultimi cambi vedono entrare nel Lecce Konan per Castillo e nella Lazio Simone Inzaghi per Brocchi. Si registrano ancora un'occasione di marca biancoceleste: Ledesma su punizione al 38' con Benussi graziato dalla fortuna. Il pareggio arriva però al 44' con una zampata in area di Simone Inzaghi che, sul filo del fuorigioco, trova la conclusione vincente. Grazie ai risultati della domenica seguente i biancazzurri rimangono sempre in testa con 13 punti assieme ad Inter e Udinese, seguono Palermo ed Atalanta a 12.


La Gazzetta dello Sport titola: "Lazio, che fatica col Lecce. I biancocelesti partono forte, ma una difesa non impeccabile si fa soprendere da Tiribocchi. Poi sono attacchi incessanti, c'è anche una traversa, ma per il pari serve in extremis (1-1) l'astuzia di Simone Inzaghi".

Continua la "rosea": Una faticaccia assolutamente imprevista. Nessuno avrebbe immaginato che la Lazio, la Lazio di quest'anno, avrebbe stentato così tanto contro un Lecce reso sapientemente cinico da Beretta. E invece è successo, e solo la furbizia di un certo Simone Inzaghi ha evitato il peggio. Si comincia, e con ciascuna squadra che recita diligentemente la sua parte. La Lazio attacca via via sempre più insistentemente, il Lecce si difende e prova ad abbozzare qualche contropiede. Sono soprattutto Lichtsteiner a destra e la coppia Pandev-Foggia a sinistra a spingere. Ed è così che maturano le occasioni di Mauri, chiamato a una difficile deviazione ravvicinata che finisce alta, e di Ledesma, che su punizione obbliga Benussi a un'acrobatica deviazione volante. Ma il Lecce è in agguato. Si difende ma capisce anche che la retroguardia laziale non è al meglio. Così, a metà tempo, al primo contropiede arriva subito il gol, a firma di Tiribocchi che schiaccia in rete un cross dalla destra. A quel punto la Lazio reagisce di rabbia, ci prova ancora più volte ma si innervosisce e subisce ancora il contropiede leccese fino alla chiusura della frazione di gioco.

Pochi minuti dopo il fischio della ripresa, Delio Rossi inizia a muovere le sue pedine. La prima a essere giocata è Meghni, che in effetti si mette subito in luce con alcuni dribbling. Poi tocca a Kolarov che pochi minuti dopo il suo ingresso colpisce la traversa con una bella punizione a rientrare di sinistro. Ma i minuti passano: ci provano Pandev, Zarate e Meghni, ma niente da fare. E' di Pandev l'occasione più ghiotta, quando il macedone si gira bene per un sinistro micidiale che esce di un niente. Rossi allora nel finale gioca la carta Inzaghi, che si rivela vincente: alla maniera del più noto fratello, irrompe sul filo del fuorigioco e mette dentro al volo da pochi passi. Poi agguanta il pallone per un arrembaggio nel recupero: ma un raddoppio sarebbe stato troppo.


Il Corriere della Sera titola: "Anticipo. Lecce fino all'89', poi Simone salva i biancocelesti dalla sconfitta. Vendetta dell'epurato Inzaghi. Entra, segna e insulta Rossi. Prima prova da capolista, la Lazio soffre di vertigini. L'attaccante urla "bastardo" e finita la partita minimizza: "Non ce l'avevo con il tecnico, solo speravo di entrare prima"".

L'articolo così prosegue: Zarate gira lontano dall'affollata area del Lecce, Pandev al momento buono sbaglia la mira. L'uomo della provvidenza laziale è Simone Inzaghi, amato e incoraggiato dalla curva Nord a dispetto delle scelte di Rossi, che in estate lo aveva lasciato ad allenarsi a Formello con gli altri epurati del gruppo: Mutarelli, Belleri e Stendardo. Proprio Stendardo, finito in Puglia con Beretta, serve involontariamente all'eroe di un sabato di pioggia l'assist che consente alla Lazio di acciuffare l'1-1 a un minuto dal 90' e di conservare la testa della classifica, seppure in coabitazione con l'Inter. Inzaghino è rimasto a Roma quasi per caso. Riaggregato al gruppo dopo la fine del mercato e rilanciato mercoledì negli ultimi minuti della sfida di Coppa Italia contro l'Atalanta. Stavolta di minuti il centravanti ne gioca sette (più tre di recupero), ma sono sufficienti a cambiare una partita stregata: guadagna subito una punizione dal limite e assesta il colpo liberatorio arpionando a un metro dalla porta una carambola impazzita. Un gol che vale il primato e una dolce vendetta. Vale anche una corsa di cinquanta metri con il pallone sottobraccio e un insulto a Delio Rossi sibilato a denti stretti: bastardo.

"Non ce l'avevo con lui, soltanto che speravo di entrare un po' prima", minimizzerà poi l'attaccante. Resta il fatto che, in attesa di Rocchi, Inzaghi è l'unico centravanti vero della Lazio. Il tridente scelto da Rossi è lo stesso che in questa stagione ha fatto meraviglie. Ma stavolta le stelle si fanno abbagliare e sbattono contro il muro salentino, abile a chiudere gli spazi e a ripartire in contropiede. Tiribocchi anticipa Siviglia e infila Carrizo sul cross teso di Polenghi. La Lazio attacca, ma è confusa e nervosa, sorpresa dalla reazione del Lecce. Siviglia, sullo scatenato Tiribocchi, evita il 2-0 con una perfetta scivolata. Nel secondo tempo i biancocelesti alzano il ritmo e gli avversari non riescono più uscire dal guscio. Però reggono l'urto. Zarate non graffia, Foggia e Pandev sbagliano come non avevano fatto nelle altre partite. Serve un killer dell'area di rigore per risolvere una serata così. Serve Simoncino Inzaghi, che l'ultima rete in serie A l'aveva segnata il 19 settembre 2004 su rigore alla Reggina, ma conosce bene il suo mestiere. "L'anno scorso questa partita l'avremmo persa", racconta Delio Rossi, che in campo non s'accorge della rabbia di Inzaghi e nello spogliatoio gli rende omaggio senza aizzare la polemica: "Mi fa ridere parlare di epurati. All'epoca erano scelte tecniche. Ma io sono capace di tornare indietro. Simone è l'unico tra i miei attaccanti che può segnare rubando palloni sporchi in area".

Beretta porta via due punti alla Lazio e favorisce l'Inter. Chissà se al ritorno Mourinho lo chiamerà ancora Barnetta... Una nota stonata: qualche buu razzista della curva Nord al povero Konan, entrato al posto di Castillo. L'Olimpico non approva.