Domenica 15 marzo 2026 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-0
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15 marzo 2026 – Roma, stadio Olimpico - Campionato di Serie A, XXIX giornata - inizio ore 20:45
LAZIO: Motta, Marusic, Gila, Provstgaard, Nuno Tavares, Dele-Bashiru, Patric, Taylor (90' Belahyane), Isaksen (67' Pedro), Maldini (67' Dia), Zaccagni (83' Cancellieri). A disposizione: Furlanetto, Giacomone, Pellegrini, Noslin, Ratkov, Hysaj, Przyborek, Lazzari. Allenatore: Sarri. .
MILAN: Maignan, Tomori (58' Athekame), De Winter, Pavlovic, Saelemaekers (86' Ricci), Fofana (66' Nkunku), Modric, Jashari, Estupinan (58' Bartesaghi), Pulisic, Leao (66' Fulkrug). A disposizione: Terracciano, Pittarella, Odogu. Allenatore: Allegri.
Arbitro: Sig. Guida (Torre Annunziata) - Assistenti: Sigg. Peretti e Perrotti - Quarto uomo: Sig. Ayroldi - V.A.R.: Sig. Chiffi - A.V.A.R.: Sig. Maggioni.
Marcatori: 28' Isaksen.
Note: ammoniti 55' Estupinan, 70' Motta, 81' Nuno Tavares, 90'+4' Pedro, 90'+5' Patric. Espulso Sarri al 96'. Angoli 1 a 9. Recuperi: 1' p.t., 8' s.t.
Spettatori: 55.000 circa.

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► I calciatori convocati per la partita odierna
► Le dichiarazioni dei protagonisti
► La classifica dopo la XXIX giornata di campionato
• Il Corriere dello Sport titola: “Max s’inchina al Comandante”. Continua il quotidiano sportivo romano: “Sarri presenta una Lazio eroica. E il Milan finisce a -8 dall’Inter. L’Olimpico di nuovo pieno incoraggia i biancocelesti. Rossoneri opachi e nervosi: Isaksen decisivo, gol annullato ad Athekame”.
Quant’è bello e come balla l’Olimpico pieno. Lazio ad effetto laziali, per Sarri notte da re. Sotto la Curva prima e dopo la partita, con la sciarpa al collo. Era stato espulso nel finale, che impeto. Notte al contrario per Allegri, l’effetto derby ha sgonfiato clamorosamente il Milan e ha lanciato incredibilmente l’Inter a più 8. Corona e scettro a Mau, l’ha vinta con Patric difensore-regista per quasi 100 minuti, partita ardita al cospetto di Modric. L’onda di rientro dei 50.000 ha spinto la Lazio, straziata dalle assenze, ha lottato incessantemente col suo popolo. Peccato che l’Olimpico torni vuoto. Sarri rende possibile l’impossibile, la forza del mito si è radicata in lui. Mondi rovesciati con Lotito. Povero Max, tradito da tutti, inammissibile quanto fatto da Leao. Mai in partita, sciaguratamente languido. Aveva rifiutato la sostituzione nel secondo tempo, è uscito dopo aver battibeccato con Pulisic, sfuggendo alla marcatura di Maignan (lo voleva calmare). In panchina ha scalciato bottigliette. Allegri ha cambiato i terzini, gli attaccanti, quattro moduli: 3-5-2, 4-3-3, 4-2-3-1, di nuovo 4-3-3. Il centrocampo ha fatto acqua. Fuocherelli di paglia nel secondo tempo. Il primo si era chiuso con 0 tiri in porta, il Milan aveva perso tutti i duelli. La Lazio, Sarri e l’Olimpico. Triplo capolavoro scenografico e tattico. Allegri e il Milan, doppio harakiri. Isaksen ha schiacciato Estupinan, l’eroe derby.
L’avvio. Sarri se l’è giocata in contropiede. Allegri altissimo, lasciando campo. Gioie e dolori si sono visti subito. La Lazio s’è impossessata delle fasce. Isaksen invasato contro Pavlovic ed Estupinan. Tavares in accelerazione a sinistra. Il Milan, per 10 minuti, non ha pressato, non ha palleggiato. Costruiva a tre o quattro con Tomori largo o dentro al campo. Quand’era stretto saliva Pavlovic, da una ripartenza è nata l’occasione del serbo. Ha risposto Isaksen, traversa viziata da un fallo di mano. Il Milan ha alzato il baricentro, il possesso palla è schizzato al 61 per cento. Lazio schiacciata. Patric giocava all’indietro, ma è stato eroico per impegno e sacrificio. Il Milan stando alto ha iniziato a regalare ripartenze uno contro uno. De Winter inseguiva Maldini fino a centrocampo. Leao vagava. Modric era solo. Jashari impalpabile. La pressione del Milan è diventata a uomo, il colpo di testa di Estupinan (anticipando Isaksen) è nato costringendo Motta a sballare un rinvio. Il cross era stato di Saelemaekers, su Estupinan c’era Isaksen. La Lazio s’è scossa, traversa di Taylor. Il Milan, da alto ad altissimo, ha pagato il fio. Fallo di Fofana su Taylor. Dal lancione di Marusic è nato il gol di Isaksen. Ha bruciato Estupinan, scappato tardi. Jashari era su Marusic, Pavlovic su Dele-Bashiru. Niente uomo in copertura. Isaksen, al 27', aveva nelle gambe 11 scatti. Leao ha toccato il primo pallone al 36' e l’ha regalato alla Lazio: Provstgaard con un fuoricampo ha pescato Maldini, uno contro uno con De Winter. È arrivato molle davanti a Maignan. Il Milan aveva 9 uomini in avanti. Allegri infuriato. Leao ha regalato un altro pallone a Taylor. La partita del Milan al 45': zero tiri nello specchio. I duelli erano 38 a testa, i rossoneri ne avevano vinti il 39.5%.
I cambi. Allegri ha cambiato il Milan: 4-3-3. Più copertura e presenza in area. Motta in tuffo su Pulisic. Isaksen ha costretto Estupinan al giallo. Allegri l’ha sostituito, dentro Athekame e Bartesaghi. Ecco Nkunku e Fullkrug. Fuori Leao. Sarri con Dia e Pedro. Milan col 4-2-3-1, Nkunku sottopunta. Gol di Athekame annullato per tocco di mano. Gila gladiatorio. Motta a giganteggiare. Sarri con Cancellieri e Pedro. Milan di nuovo 4-3-3 con Ricci. Il nome di Sarri, cantato sotto la Nord, è l’eco di una musica struggente. Rintrona Max, allieta Chivu.
• Il Messaggero titola: “Segna Isaksen. Lazio, notte da grande”. Continua il quotidiano romano: “Il Milan sconfitto all’Olimpico, decisiva una rete del danese al 27’. Una gara perfetta dei biancocelesti davanti ai tifosi tornati all’Olimpico. I rossoneri perdono l’occasione di accorciare sull’Inter, che ora va a +8. Un primo tempo senza errori, sofferto il finale, ma arriva il secondo successo in fila. Espulso il tecnico laziale”.
Una serata così dolce da bere in cinquantamila dentro un Olimpico così pieno. E speriamo davvero non sia una festa d'addio. I tifosi tornano e fanno tornare grande la Lazio: battuto per la seconda volta il Milan (dopo gli ottavi di Coppa Italia), si chiude forse qui la lotta scudetto con l'Inter a +8. Incredibile, ma vero: l'ammazza-big Isaksen va di nuovo a segno, centra il secondo successo consecutivo (mancava da febbraio 2025) e fa impazzire uno stadio ritrovato. È una gara stoica, giocata dai biancocelesti con la bava alla bocca, preparata da Sarri con il massimo acume tattico. Gestione e ripartenze da urlo, giro di campo finale strameritato. E la vittoria di un popolo, di nuovo stretto in un abbraccio unico con il suo Comandante, rosso fuoco e in trionfo con la sciarpa al collo sotto la Curva al triplice fischio.
Partenza col turbo. Cinquantamila applausi (nonostante i soliti cori contro la gestione Lotito) scandiscono il ritorno del pubblico all'Olimpico, dopo quattro gare di sciopero. Maestosa e simbolica, la coreografia dei gruppi del tifo organizzato: "Scudo e spada della Lazio e dei laziali", si legge nello striscione sotto la gigantografia di un tifoso biancoceleste con l'aquila al suo fianco in Nord. La squadra ringrazia e si carica sotto la balaustra nel riscaldamento. Sarri mantiene subito la promessa di un saluto commosso. Tripudio per il tecnico. Serve di nuovo questo sostegno, perché l'infermeria continua a condizionare la formazione di Mau: Provstgaard sostituisce Romagnoli in difesa, c'è un gigantesco Patric al posto di Cataldi in regia con Taylor braccio sinistro. Allegri conferma il 3-5-2 con Jashari mezzala, Estupinan a sinistra, con Leão e Pulisic in attacco. La Lazio è galvanizzata dalla spinta del pubblico e parte con un ritmo supersonico: in particolare, Isaksen mette il turbo, ma le sue ripetute sgommate inizialmente si spengono col solito fumo. Il Milan ritrova un accenno di possesso grazie ai tocchi deliziosi di Modric e si affaccia davanti con un assolo di Pavlovic su cui il muro di Provstgaard è decisivo.
L'arbitro Guida fischia un tocco di mano di Zaccagni su una traversa di Isaksen, ma Allegri è già furioso. Sarri è invece soddisfatto della manovra orchestrata da Patric, anche se i rossoneri cominciano a cercare le vie centrali e ad alzare pressing e baricentro. Isaksen si perde la marcatura di Estupinan, che si tuffa di testa su un cross di Saelemaekers e sfiora il gol. Maldini è bravo a sgomitare e a vincere un duello con De Winter, prima di scaricare la palla per l'inserimento di Taylor, che colpisce un incrocio clamoroso. È il preambolo del vantaggio: visionario il lancio di Marusic per Isaksen, che lascia sul posto Estupinan, controlla di testa e batte Maignan sul secondo palo. Quarta rete in questo campionato per il danese ammazza big, che non segnava da inizio febbraio allo Stadium. Il Milan è spento e continua a regalare spazi alle ripartenze della Lazio: una sgroppata di Tavares viene disinnescata da Estupinan, che si riscatta ed evita il 2-0. Maldini invece sfrutta un contropiede ma si divora il raddoppio con un piattone centrale e mogio.
Ripresa sofferente. Primo tempo biancoceleste da standing ovation. Nella ripresa Allegri passa al 4-3-3 a specchio e i rossoneri sembrano avere un altro piglio. Motta compie la prima parata su Pulisic, poi Fofana lo grazia con una testata soft da un metro. Ci sono continui ribaltamenti, il risultato resta in bilico: un tiro-cross di Dele-Bashiru attraversa tutta l'area, Estupinan rischia l'autogol con un retropassaggio su un traversone di Taylor. Allegri trema e cambia la difesa con Athekame e Bartesaghi al posto di Tomori e del traballante terzino ecuadoriano. Leao continua a vagare nel vuoto ed esce furibondo: dentro Fullkrug, ma anche Kunku al posto di Fofana, il modulo diventa 4-2-3-1. Motta compie una gran parata sul nuovo attaccante francese, che però è nettamente in fuorigioco. Sarri vede Maldini e Isaksen in affanno e inserisce Dia e Pedro. Athekame invoca invano un rigore per un piede a martello di Taylor e poi, sugli sviluppi di un corner, trova addirittura il pareggio con una girata al volo: l'arbitro Guida annulla la rete per un tocco di mano. Il Milan lancia l'assedio finale, Gila chiude Pulisic in angolo ed esulta come se fosse arrivato il triplice fischio. Invece, manca ancora un quarto d'ora e i rossoneri insistono senza concedere respiro. La Lazio è tutta rintanata dietro, persino Zaccagni (poi sostituito da Cancellieri) si sacrifica in ogni raddoppio. I sei minuti finali di recupero sono da infarto, come l'ultimo tiro di Fullkrug in fuorigioco. Sarri si sfoga e viene espulso fra i cori di tutto l'Olimpico. Il boato liberatorio dei tifosi è vita, i lumicini accesi e i canti sono vita, lunga vita alla Lazio.
• Il Tempo titola: “Bentornata Lazio”. Continua il quotidiano romano: “Il gol di Isaksen decide la sfida contro il Milan di Allegri. I biancocelesti risalgono in classifica e ora sono noni. Il tifo ritrovato spinge la squadra di Sarri. Rossoneri ko e l’Inter ormai in fuga gode”.
Scorrono i titoli di coda sul campionato. Il Milan perde per uno a zero contro una Lazio arrembante, e oltre ai tre punti lascia all'Olimpico anche le residue speranze di una rimonta tricolore. Il verdetto del campo è legittimo, la squadra di Sarri ha prevalso su quella di Allegri, ha avuto maggior voglia di vincere, una superiore disposizione tattica e una migliore disponibilità al sacrificio. Le storie di calcio - tra bilanci e plusvalenze - nascondono ancora qualche riga di romanticismo. L'amore tra Sarri e i tifosi laziali è qualcosa di raro che va oltre il campo e i risultati; la scenografia della Curva Nord è un chiaro riferimento al tecnico toscano: «Scudo e spada della Lazio e dei laziali». E lui, si presenta sotto la Nord con gli occhi di un innamorato, si porta la mano sul cuore, poi fa un timido cenno di saluto: è amore assoluto, cristallino, incondizionato. Si comincia, la prima minaccia verso la porta laziale arriva da Pavlovic che salta in dribbling Gila e batte a rete trovando la pronta respinta di Provstgaard. Poi Estupinian - da posizione invitante - fallisce il bersaglio con un colpo di testa ravvicinato. La manovra milanista - fluida fino alla trequarti avversaria - si infrange contro il muro di Sarri che presenta una formazione raccolta in quindici metri; l'archistar Modric cerca sentieri impraticabili, ostruiti dalla selva di gambe dei difendenti. La fase di interdizione del Milan non funziona, i rossoneri prestano il fianco alle rapide ripartenze laziali.
La Lazio - dopo un'ottima incursione di Maldini sulla sinistra - accarezza il vantaggio con un violento sinistro di Taylor che si stampa sulla traversa. È il preludio al gol che arriva al 27'; lunga verticalizzazione di Marusic per Isaksen, il danese vince il braccio di ferro con Estupinian, entra in area, orienta il pallone con la testa e con il sinistro apre il piatto battendo Maignan in diagonale. Il Milan accusa il colpo, e poco prima dell'intervallo la Lazio prova a pungere con Maldini che scappa alla guardia di De Winter ma calcia debolmente verso Maignan. Si ricomincia, e Motta è reattivo nell'intercettare un destro dal limite di Pulisic prima di ritrovarsi tra le mani - nella stessa azione - un colpo di testa ravvicinato di Fofana. A metà ripresa gli allenatori provano a mischiare le carte con due cambi per parte, il Milan cresce e colleziona una serie di corner infruttuosi, la Lazio di Sarri - espulso nel finale - abbassa eccessivamente il proprio baricentro portando gli avversari dentro la propria area di rigore, ma difende il proprio fortino fino al meritato successo.
• La Gazzetta dello Sport titola: “Crollo Milan. Che regalo all’Inter”. Continua il quotidiano sportivo: “La Lazio gode con Isaksen. Max a -8 da Chivu. I rossoneri sprecano l’occasione: vetta più lontana. Leao si arrabbia con Allegri per la sostituzione”.
Dalla grande occasione al grande spreco. Dal sogno del -5 al ritorno sulla Terra. Il pari dell’Inter diventa un mezzo successo: uno dei Milan più inconcludenti finisce malamente ko con la Lazio e dilapida la possibilità di un avvicinamento che avrebbe fatto tremare i nerazzurri. Adesso fa di nuovo freddo, quasi gelo: siamo a -8, però con due giornate in meno da giocare dalla vigilia del derby. Il Milan era a un niente dal riaprire il discorso scudetto, approfittando del fiatone e di una certa confusione mentale dell’Inter, ma è crollato sul più bello perché non è abituato a comandare. Come diceva “Vujadin” Allegri, per lo scudetto serviva che l’Inter perdesse e il Milan vincesse. Ma, sempre ricorrendo a Boskov, si può dire che “partita è vinta da chi fa gol”. E il gol l’ha segnato la Lazio che ha usato le armi classiche dei rossoneri: difesa bassa senza rischiare troppo, ripartenze letali e “corto muso” grazie a Isaksen. Il danese ha firmato l’1-0 e per un tempo ha devastato la sinistra del Milan, in particolare l’irriconoscibile Estupinan infilato da tutte le parti. Non sono serviti i tre cambi di sistema di Allegri nel secondo tempo e l’entrata di Fullkrug e Nkunku: un ammassare di attaccanti con poca strategia e apparente disperazione. Sempre in tema di qualcosa di grande, non c’è grande bellezza in questo Milan.
Solidità laziale. Non è bellissima neanche la Lazio, ma è solida, attenta e geometrica come non le è accaduto spesso quest’anno. Anche dovendo ricorrere a un play di fortuna, il difensore Patric, perché Rovella e Cataldi erano out. Però Patric è stato uno dei simboli dell’umiltà laziale. Anche Sarri ha rinnegato un po’ dei vecchi principi offensivi, compattandosi su due linee difensive molto strette e lasciando Maldini a fare la lotta con un De Winter in difficoltà. Sarri ha avuto la meglio perché al solito Milan senza centravanti non sempre può andare bene. Ci sono partite in cui dal 9 non si può prescindere. Avendone uno decente in panchina, Fullkrug, non un fenomeno ma ex centravanti di una Germania seppur non epocale, poteva essere l’occasione per questo “azzardo” fin da subito. Il suo ingresso al 22’ della ripresa per un vano 4-2-4 è stato lo specchio di una certa improvvisazione.
Milan alto e in difficoltà. Il successo è figlio del bel primo tempo laziale. Difesa stretta, mediana che articolava veloci le ripartenze e soprattutto gli scatti di Isaksen che hanno messo in croce Estupinan. La posizione larga del danese ha fatto danni come il baricentro molto alto del Milan, almeno per i suoi standard (56 metri). Non abituati a proteggersi così alti, i rossoneri sono spesso andati in panne sulle verticalizzazioni laziali. Tutto questo perché gli attacchi erano un estenuante giropalla attorno all’area senza un filtrante – causa serataccia di Leao e Pulisic – e senza un cross con vero destinatario in un’area vuota di attaccanti veri. Così la Lazio strappava il possesso e ripartiva. Senza centravanti anche Sarri, ma Maldini era utilissimo per fare fionda, attirando De Winter, mentre gli attacchi si sviluppavano tutti sulle fasce. Male Leao centravanti a sua insaputa, male Fofana senza uno strappo, Jashari povero in regia e in marcatura, Saelemaekers tra volontà e confusione. Non basta Modric: anche lui, se costretto a inseguire, è umano e soprattutto quarantenne.
Isaksen devastante. Primo tempo tutto della Lazio con tre tiri e tre pericoli da allarme rosso: traversa di Taylor, parata di Maignan sul tiro centrale di Maldini scappato a De Winter, infine gran sinistro di Isaksen in contropiede. Per il Milan un colpo di testa di Estupinan a sfiorare il palo e nient’altro. Nella ripresa il Milan s’è spinto ancora più avanti, ma non ha approfittato di una Lazio progressivamente stanca e incapace di reagire. I rossoneri si sono fatti prendere dall’impazienza, altro che la “calma” allegriana, e hanno cominciato un assedio senza mai procurare un vero pericolo ai biancocelesti se non il tiro di Pulisic e il colpo di testa di Fofana parati dal bravo Motta tra il 6’ e il 7’. Troppo poco.
Milan cambi vani. Vero che Allegri le ha tentate quasi tutte, ma più per tentativi che per strategia. Dopo un primo tempo in cui il 3-5-2 diventava un 4-3-3 in impostazione, con Estupinan terzino, la linea a quattro è diventata fissa nella ripresa, almeno fino all’entrata di Nkunku e Fullgrug che sono andati a comporre un 4-2-4 con Pulisic e Saelemaekers ai lati. Un affollamento che ha fatto il gioco della Lazio tanto che, dentro Ricci per Saelemaekers, Allegri ha chiuso il match di nuovo con il 4-3-3. Senza conquistare che un’infinità di angoli (9) e di cross alti in area finiti tutti con la presa di Motta o i rilanci laziali, oltre al “rosso” a Maurizio Sarri. Che la Lazio sia in ripresa lo dicono i due successi consecutivi contro Sassuolo e Milan, mentre non si capisce bene il momento dei rossoneri: dal derby alla Lazio sono due mondi lontani e non può bastare la mancanza di Rabiot per spiegare la distanza. Si riparte con Milan-Torino e Fiorentina-Inter, ma non è il testa a testa che qualcuno si aspettava. Visto che siamo al tutto per tutto, sarà un Milan con un attaccante da subito?
• Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara.
Sarri e la notte magica. Sotto la Curva prima e dopo la gara. Ed è stato un trionfo “Una delle emozioni più forti di sempre. Rivedere l’Olimpico così è stato bellissimo”.
I laziali e Sarri, un legame fortissimo, sentimentale, magico: "Ho vissuto una delle emozioni più forti di sempre. C’era un clima bellissimo. Questa notte è da ricordare per l’emozione che mi ha dato lo stadio, non per la vittoria. Chissà quanti punti in più avremmo se l’Olimpico non si fosse svuotato". Mau sotto la Curva prima e dopo. Lui e i tifosi riempiono i vuoti di questa stagione insensata: "Sarebbe stato bello anche senza risultato, fa piacere aver vinto. I ragazzi hanno dato al pubblico questa soddisfazione. Rivedere l’Olimpico così, con un tifo spettacolare, è stato bellissimo". Un rimpianto, per quanto valga: "Peccato aver chiuso il primo tempo solo 1-0. L’intensità abbiamo fatto fatica a tenerla e anche in panchina avevamo cambi limitati, questa è stata la più grande difficoltà". La Lazio cresce: "Questa partita come metro di paragone non la prenderei. C’era un’atmosfera particolare, i ragazzi erano galvanizzati dalla presenza del pubblico, non è un punto di riferimento. La squadra sta crescendo in tante cose e speriamo di porre una buona base per il futuro". Questa stagione di Sarri è da letteratura calcistica: "La stagione è stata la più difficile, non dico della carriera, ma da quando sono in Serie A sì. Ho fatto un plauso alla squadra perché ci potevano essere i presupposti per mollare e invece si allena su buoni livelli". La svolta nelle ultime settimane, dal flop di Torino in poi: "A livello caratteriale c’è qualcosa in più".
Il futuro. I tifosi, se non cambieranno idea, lasceranno l’Olimpico vuoto fino alla fine della stagione. Sarri non crede in una svolta improvvisa: "Questo sinceramente non lo so, leggendo il comunicato dei tifosi credo che questa sia stata una presenza una tantum, io spero che la bellezza di questa notte non abbia colpito solo me e che ci sia un ripensamento. Poi ci sono tanti motivi per cui c’è questa situazione, non so se è sanabile in poco tempo. Un appello? Rispetto le decisioni, è chiaro che a me fa male, ma non posso avere la presunzione di non rispettare la scelta". Maldini più avanti di Ratkov: "Guardo gli allenamenti e decido. Maldini mi dà più garanzie. Se fra un mese avrò sensazioni diverse farò altre scelte". Patric play ha retto: "Aveva provato anche in altri anni. Ha doti di palleggio e può interpretare bene il ruolo. Avrebbe bisogno di fare un percorso. L’interpretazione del ruolo ce l’ha".
Il gioco. Lazio da contropiede contro Allegri, strano ma vero: "Abbiamo una squadra da strappo più che di palleggio, si possono accompagnare le caratteristiche dei giocatori. Nel secondo tempo qualcuno strappava troppo e l’ho cambiato, ci si allungava e si dava campo aperto al Milan. Nel primo tempo gli abbiamo fatto male". Sarri nota un po’ di palleggio in più: "La squadra sta crescendo anche a livello di palleggio. La base per il futuro dipende da quanta qualità si può mettere o meno". Il Sarri finale è da cinema. Sull’espulsione di Guida: "Ho detto “dove c.... tiri fuori altri due minuti di recupero dopo i 6 dati". Io arbitro, al 97', avrei soprasseduto. Non ho offeso nessuno, solo un’espressione forte". Un plauso a Motta: "Tra i pali bene, sulla distribuzione di piede ha commesso 2-3 errori, poi si è ripreso. Deve crescere, speriamo la crescita non ci costi nulla". La battuta sul Flaminio, lui che avrebbe voluto allenare la Lazio nel nuovo stadio: "Vedendo i tempi di realizzazione sarà dura essere qui. Non penso di potercela fare. Se sarò vivo vorrei essere invitato".
In un altro articolo, le parole dei calciatori biancocelesti in una serata speciale. Olimpico, festa tanto attesa “Tutto dedicato ai laziali”. Il pubblico biancoceleste è tornato a esultare prima di riprendere la protesta. Serata perfetta dal volo dell’aquila alla scenografia. Gila: “Giocare con i tifosi è come avere un uomo in più in campo. La squadra ci mette energia, non molleremo niente sino alla fine”.
Una festa degna di una notte da Oscar, tutti insieme sotto la Nord come non accadeva da tempo. Dopo tanti sacrifici d'amore, la tifoseria della Lazio si meritava una serata da “miglior film”. Il ritorno sugli spalti con il Milan - prima di riprendere la protesta e lo sciopero del tifo fino al termine della stagione - era un modo per celebrarsi, la squadra sul campo ci ha messo il suo confezionando il regalo perfetto.
Regia. A idearlo, ovviamente, Maurizio Sarri, a cui va simbolicamente la statuetta della miglior regia per questa gara memorabile, a cui teneva particolarmente a prescindere dal risultato. Al momento dell'annuncio delle formazioni è stata per distacco quella per il Comandante l'ovazione con i decibel più alti. Poi dopo se l'è presa un'altra prima del fischio d'inizio, quando è andato sotto la Nord. E per concludere, il sentitissimo abbraccio virtuale al termine delle gara, quando è stato riportato in campo da Pellegrini per andarsi a prendere, sventolando la sciarpa biancoceleste e battendosi il pugno sul cuore, il giusto tributo sotto la curva che lo stava aspettando. Prima di lui anche i calciatori hanno approfittato di un clima di festa che mancava da troppo, godendosi i propri sostenitori, quelli capaci di dare una marcia in più da veri attori protagonisti della serata. Sì, perché l'atmosfera è stata da dodicesimo uomo in campo dall'inizio alla fine, autoalimentandosi a vicenda con la prova gladiatoria dei giocatori in campo.
Coreografia. Prima della partita anche l'aquila Flaminia si è soffermata di più nei suoi volteggi, come se volesse godersi uno scenario che in questo modo non era ancora mai riuscita a vedere, con 50.000 spettatori a riempire l'Olimpico. Poi è arrivato il momento dell'annunciata coreografia da urlo, con un maxi telone raffigurante un tifoso della Lazio a sorreggere una spada e uno scudo con la scritta Curva Nord e l'aquila appoggiata. Dietro di lui una gigantesca bandiera biancoceleste riprodotta anche lungo tutta la Nord a sovrastare lo striscione: "Scudo e spada della Lazio e dei laziali". Il disegno doveva continuare anche in Tevere, dove si sono visti solamente alcuni cartoncini bianchi sparsi. Lì sarebbe dovuta comparire a caratteri cubitali la parola “libertà”, ma a quanto pare i fogli sarebbero stati fatti rimuovere prima della partita. Quella parola, però, è stata cantata a lungo per gran parte della partita.
Gila. Un clima che ha caricato ancora di più i giocatori: "È stato tutto molto diverso per la grinta che ci hanno dato - ha raccontato Gila alla fine - è come avere un giocatore in più e questa cosa non si può negare. Noi gli abbiamo regalato una bellissima vittoria. Abbiamo avuto tante difficoltà, ma devo dire che nelle ultime gare stiamo vedendo una Lazio diversa. Si sente l’energia in campo. Il fatto che abbiamo avuto tanti problemi ci sta facendo crescere molto. Coppa Italia? È un obiettivo, ma dobbiamo essere forti anche in campionato. Poi penseremo alla semifinale".
“Gioia Isaksen” Gustav letale: è diventato il capocannoniere della Lazio “Ci mancava un’atmosfera di questo tipo. I compagni mi aiutano ogni giorno: il gol è per loro”.
Sbloccarsi nel big match con lo stadio pieno, così c’è ancora più gusto. Ancora più Gustav. Spingeva e non concludeva, creava ma non concretizzava. Isaksen ha scelto la serata migliore possibile per cambiare versione di se stesso: incisivo e risolutivo, ha cambiato spartito contro il Milan. Anche in questa stagione spesso è stato tanto voglioso quanto fumoso. Ieri sera tutto il contrario: pimpante fin da subito, accelerazioni e sterzate, soprattutto freddo a tu per tu con Maignan. Ha buttato giù Estupinan nel corpo a corpo, è arrivato in volata sul lancio in profondità di Marusic, ha bucato il portiere piazzando il mancino all’angolino. Pallone toccato con la manona dal francese, si è infilato lo stesso alle sue spalle. Esultanza dal sapore di liberazione, un dito al cielo e poi a braccia larghe come a dire “finalmente”.
Timbri. "Ci voleva una gioia così, ci mancava un’atmosfera di questo tipo", ha detto a Dazn con in mano il premio di “man of the match”. Ha ricevuto l’abbraccio di tutti i compagni a fine partita: "I ragazzi mi aiutano ogni giorno, dedico il gol a loro e a tutti i tifosi. È veramente una bella serata". L’ultimo gol l’aveva segnato l’8 febbraio, un’altra sfida di livello, in quel caso sul campo della Juventus. Poco più di un mese dopo si è ripetuto diventando il capocannoniere della Lazio in campionato, per quanto ancora dai numeri insoddisfacenti (4 reti totali, ha staccato il gruppetto a quota 3). È sembrato rigenerato, piede pigiato sull’acceleratore dal principio. Ha puntato l’uomo in continuazione, un paio di volte ha ritardato il passaggio per i compagni, si è fatto perdonare con il sinistro del vantaggio. Poco prima aveva fatto le prove generali colpendo la traversa su un’azione poi interrotta per un tocco di mano di Zaccagni. Ha tentato di nuovo nella ripresa, una conclusione gli è stata respinta quando s’è accentrato al limite dell’area di rigore.
Energia. Sarri l’ha sostituito al 67’, ha gettato Pedro nella mischia per dare nuove energie, contemporaneamente ha inserito Dia al posto di Maldini. Due terzi di tridente cambiati a poco più di 20 minuti dalla fine, servivano forze fresche per resistere agli assalti milanisti e difendere a denti stretti il gol decisivo. Isaksen, prima di uscire, aveva costretto all’ammonizione Estupinan, contro cui ha vinto tutti i duelli individuali: anticipo secco del danese, intervento duro dell’esterno rossonero, ammonito e sostituito anche lui a stretto giro. Confronto stravinto, su quella fascia non c’è mai stata partita.
Gioia. Un Isaksen così fa la differenza, è tutto ciò che pretende Sarri, è quello che chiedono i tifosi. Ieri si sono goduti la sua prestazione. Non si è acceso a intermittenza, si è espresso al top nella sfida più attesa (semifinale di Coppa Italia a parte) con i laziali tornati per l’occasione sugli spalti. Protagonista in una delle poche serate di gala della stagione biancoceleste. I tifosi hanno caricato, festeggiato e ringraziato la squadra a fine gara. Il giro di campo e il saluto sotto la Curva Nord hanno avuto un gusto più dolce grazie al suo mancino nel primo tempo.
Motta, Gila, Maldini, Marusic, Nuno Tavares, Provstgaard Isaksen, Taylor, Dele-Bashiru, Patric, Zaccagni |
► Per questa partita il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha convocato i seguenti calciatori:
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• La classifica dopo la XXIX giornata del campionato di Serie A:
| Classifica | Punti | GG | V | N | P | GF | GS | DR | Punti C | VC | NC | PC | Punti F | VF | NF | PF |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Inter | 68 | 29 | 22 | 2 | 5 | 65 | 23 | 42 | 35 | 11 | 2 | 2 | 33 | 11 | 0 | 3 |
| Milan | 60 | 29 | 17 | 9 | 3 | 44 | 21 | 23 | 28 | 8 | 4 | 2 | 32 | 9 | 5 | 1 |
| Napoli | 59 | 29 | 18 | 5 | 6 | 45 | 30 | 15 | 34 | 10 | 4 | 0 | 25 | 8 | 1 | 6 |
| Como | 54 | 29 | 15 | 9 | 5 | 48 | 22 | 26 | 29 | 8 | 5 | 2 | 25 | 7 | 4 | 3 |
| Juventus | 53 | 29 | 15 | 8 | 6 | 51 | 28 | 23 | 29 | 8 | 5 | 1 | 24 | 7 | 3 | 5 |
| Roma | 51 | 29 | 16 | 3 | 10 | 39 | 23 | 16 | 29 | 9 | 2 | 3 | 22 | 7 | 1 | 7 |
| Atalanta | 47 | 29 | 12 | 11 | 6 | 40 | 27 | 13 | 29 | 8 | 5 | 2 | 18 | 4 | 6 | 4 |
| Bologna | 42 | 29 | 12 | 6 | 11 | 38 | 34 | 4 | 17 | 5 | 2 | 7 | 25 | 7 | 4 | 4 |
| Lazio |
40 | 29 | 10 | 10 | 9 | 29 | 28 | 1 | 25 | 7 | 4 | 4 | 15 | 3 | 6 | 5 |
| Sassuolo | 38 | 29 | 11 | 5 | 13 | 35 | 39 | -4 | 20 | 6 | 2 | 7 | 18 | 5 | 3 | 6 |
| Udinese | 36 | 29 | 10 | 6 | 13 | 33 | 42 | -9 | 19 | 5 | 4 | 6 | 17 | 5 | 2 | 7 |
| Parma | 34 | 29 | 8 | 10 | 11 | 21 | 36 | -15 | 14 | 3 | 5 | 6 | 20 | 5 | 5 | 5 |
| Genoa | 33 | 29 | 8 | 9 | 12 | 36 | 40 | -4 | 19 | 5 | 4 | 6 | 14 | 3 | 5 | 6 |
| Torino | 33 | 29 | 9 | 6 | 14 | 32 | 50 | -18 | 20 | 6 | 2 | 7 | 13 | 3 | 4 | 7 |
| Cagliari | 30 | 29 | 7 | 9 | 13 | 31 | 41 | -10 | 16 | 4 | 4 | 6 | 14 | 3 | 5 | 7 |
| Fiorentina | 28 | 29 | 6 | 10 | 13 | 34 | 43 | -9 | 14 | 3 | 5 | 6 | 14 | 3 | 5 | 7 |
| Lecce | 27 | 29 | 7 | 6 | 16 | 21 | 39 | -18 | 16 | 4 | 4 | 7 | 11 | 3 | 2 | 9 |
| Cremonese | 24 | 29 | 5 | 9 | 15 | 23 | 44 | -21 | 12 | 2 | 6 | 6 | 12 | 3 | 3 | 9 |
| Pisa | 18 | 29 | 2 | 12 | 15 | 23 | 49 | -26 | 10 | 2 | 4 | 9 | 8 | 0 | 8 | 6 |
| Verona | 18 | 29 | 3 | 9 | 17 | 22 | 51 | -29 | 7 | 1 | 4 | 9 | 11 | 2 | 5 | 8 |
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