Domenica 22 marzo 2026 - Bologna, stadio Renato Dall'Ara - Bologna-Lazio 0-2

Da LazioWiki.

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22 marzo 2026 – Bologna, stadio Renato Dall'Ara - Campionato di Serie A, XXX giornata - inizio ore 15:00

BOLOGNA: Ravaglia, Zortea (89' Ferguson), Vitik, Heggem (75' Lucumi), Miranda, Moro, Sohm; Orsolini (62' Domiguez), Bernardeschi (75' Dallinga), Rowe (62' Cambiaghi), Castro. A disposizione: Pessina, Franceschelli, Helland, Freuler, Casale, Joao Mario, Lykogiannis. Allenatore: Italiano.

LAZIO: Motta, Marusic, Gila (28' Provstgaard), Romagnoli, Nuno Tavares, Dele-Bashiru, Patric, Taylor, Isaksen (62' Cancellieri), Maldini (62' Dia), Pedro (46' Noslin). A disposizione: Furlanetto, Giacomone, Pellegrini, Ratkov, Belahyane, Hysaj, Przyborek, Lazzari, Farcomeni. Allenatore: Sarri (in panchina Ianni).

Arbitro: Sig. Feliciani (sez. Teramo) - Assistenti: Sigg. Berti e Laudato - Quarto uomo: Sig. Zanotti - V.A.R.: Sig. Di Paolo - A.V.A.R.: Sig. Giua.

Marcatori: 72' Taylor, 82' Taylor.

Note: al 50' Motta ha parato un calcio di rigore tirato da Orsolini. Ammoniti 65' Castro, 67' Italiano, 77' Taylor. Angoli 2 a 1. Recuperi: 2' p.t., 5' s.t.

Spettatori: 27.172.


Kenneth Taylor, mattatore odierno con una doppietta e miglior giocatore
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Il calcio di rigore neutralizzato da Edoardo Motta ad Orsolini
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Daniel Maldini
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Pedro
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Boulaye Dia
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Gustav Isaksen
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Nuno Tavares
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Alessio Romagnoli
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Fisayo Dele-Bashiru
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Patric
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I calciatori convocati per la partita odierna

Le dichiarazioni dei protagonisti

La classifica dopo la XXX giornata di campionato

• Il Corriere dello Sport titola: “Taylor firma il sorpasso”. Continua il quotidiano sportivo romano: “Doppietta e festa Lazio: Sarri scavalca il Bologna in classifica. Un’altra vittoria biancoceleste dopo il blitz in Coppa Italia. I rossoblù si fermano all’incrocio dei pali di Moro e al rigore di Orsolini parato da Motta”.

Dopo averlo eliminato ai rigori dalla Coppa Italia, la Lazio ha fatto piangere di nuovo il Bologna in campionato, scavalcandolo anche in classifica. E’ stata una doppietta di Taylor a costringere la squadra di Italiano a vivere l’ottava sconfitta nelle ultime 10 partite giocate al Dall’Ara, e dopo aver dato i giusti meriti alla Lazio che nell’ultima mezzora ha praticamente dominato la scena va sottolineato come il Bologna sia calato dopo che all’inizio del secondo tempo Orsolini si è fatto parare un rigore da Motta (nella stessa porta lo aveva tirato fuori davanti a Provedel) e come abbia avvertito sia mentalmente che fisicamente le fatiche figlie dei 120 minuti di giovedì notte all’Olimpico dopo il primo gol dell’"olandese volante" di Sarri, che alla fine della partita ha esultato nella sua postazione in tribuna per un’altra vittoria piena di significati, alla luce della realtà che la Lazio sta vivendo.

I due strateghi. L’acuto nei primi attimi di Marusic, su cui Ravaglia ha confezionato una paratona, poi Bologna e Lazio hanno fatto da subito capire quella che era la loro strategia. Già vista nella serata della Coppa Italia quella di Sarri, palleggio, dai e vai continuo, triangolo e imbucata più sul proprio sentiero di destra che su quelli centrale e di sinistra, con Marusic e Isaksen che hanno creato tanti affanni a Miranda ed Heggem. Poi quella del Bologna, con Bernardeschi a fare il regista sulla trequarti, Miranda e Zortea ad appoggiare sui lati Rowe e Orsolini, e con Castro a fare da specchio per le allodole davanti a Gila (poi rilevato da Provstgaard per guai fisici) e Romagnoli. Qual è stato il risultato? Che la squadra di Italiano ha girato e rigirato il pallone nel tentativo di trovare un pertugio entro il quale infilarsi, e qualche volta lo ha anche trovato, ma è mancata nella finalizzazione. Se non quando Moro con una conclusione da fuori area ha colpito in pieno l’incrocio dei pali. Per il resto ai punti ha fatto qualcosa in più il Bologna, che tuttavia ha sofferto la Lazio su un paio di ripartenze. Ecco, diciamo che di qua e di là hanno combinato poco gli attaccanti, perché Maldini è stato esteticamente bellino ma poco concreto e perché Castro e Rowe non sono stati brillanti nell’uno contro uno.

Taylor protagonista. Nella seconda parte, con Noslin in campo al posto di Pedro, il Bologna ha avuto subito la grande occasione per passare in vantaggio: Dele Bashiru ha avuto la cattiva pensata di appoggiare un pallone tra Motta e Provstgaard, Castro l’ha letta, e Motta lo ha atterrato. Il rigore lo ha calciato Orsolini (e non Bernardeschi) che ha confermato le sue difficoltà attuali, facendoselo parare da Motta. Che, va detto, è stato molto bravo, al di là dell’errore dell’Orso sempre più grigio. Come lo è stato poco più tardi Ravaglia sul solito tiro a giro dal limite di Isaksen. Una volta rimarcato come questo secondo tempo sia stato meno tattico del primo, anche perché le due squadre con il passare dei minuti hanno finito per perdere alcune dosi di equilibri e distanze, ecco che la partita si è accesa. Morale: al minuto 27 la Lazio è passata in vantaggio, Moro è stato troppo passivo e anche i suoi compagni che erano nelle vicinanze non sono stati impeccabili, Taylor ne ha approfittato e ha battuto Ravaglia. Poi Vitik ha salvato sulla linea di testa una conclusione di Cancellieri, che pochi attimi dopo ha costretto Ravaglia a fare un’altra parata importante. Come potete capire la Lazio è diventata padrona del campo, e sempre con Taylor ha segnato il gol del 2-0. Il Bologna? Fate conto come una volta sotto di colpo dallo stesso campo sia uscito, in parte per una questione fisica e in parte per una questione mentale, avendo capito che a quel punto davanti avrebbe avuto il Mortirolo da scalare, soprattutto dopo i 120 minuti dell’euroderby vinto contro la Roma.


Il Messaggero titola: “Motta e Taylor è la nuova Lazio”. Continua il quotidiano romano: “Un’ottima prova a Bologna: terzo successo di fila e ottavo posto. Il portiere para un rigore a Orsolini, poi sale in cattedra l’olandese con una doppietta. Decisivi i quattro cambi di Sarri (dalla tribuna). Sorpassati i rossoblù. L’Europa rimane lontana (7 punti) ma non è più impossibile. Recuperato Romagnoli però si ferma Gila”.

Caro amico Taylor: esultanza da sergente, numeri da mago. Come in Coppa Italia, Kenneth si conferma l'incubo del Dall'Ara, dove la Lazio non vinceva in Serie A dal 26 dicembre 2018. Una doppietta dell'olandese sfata il tabù e regala ai biancocelesti un tris di successi consecutivi, che mancava da novembre 2024. I tre punti in terra emiliana (gli ultimi in trasferta a Verona risalivano all'11 gennaio) valgono oltretutto l'immediato sorpasso al Bologna all'ottavo posto: l'Europa resta lontana sette lunghezze, ma ora non è più un miraggio. Le nubi si scoprono, la Lazio non si ferma più: è ordinata, concentrata, ha un'identità, regge la pressione della squadra di Italiano, sa giocare con il tempo e le debolezze dell'avversario. S'intravedono sprazzi di palleggio e il coraggio di reagire ai soliti fantasmi, che prima tolgono di mezzo Gila e poi prendono forma nell'errore quasi illegale di Dele-Bashiru. Se di quella follia si parlerà solo per dovere di cronaca, il merito è tutto di un altro colpo di mercato: il classe 2005 Edoardo Motta disinnesca il rigore di Orsolini (peraltro ben tirato), conserva la seconda porta inviolata dopo le sue prime tre apparizioni da grande e spalanca un portone a un finale da sogno. Decisivi anche i quattro cambi di Sarri dalla tribuna (squalificato, Ianni per la prima volta in panchina) perché il risveglio di Dia (al posto di un Maldini sempre mogio) sembra un altro segno dal cielo.

Patric capitano. Terza battaglia vinta contro le solite avversità del Fato e un'infermeria horror: torna il titolare Romagnoli dal 1’. In assenza di Zaccagni (Pedro al suo posto) e Cataldi, Patric prosegue da regista e si riscopre capitano: è un altro coniglio dal cilindro di Sarri, allenatore inspiegabilmente mai abbastanza esaltato di fronte al suo genio. Italiano cambia cinque uomini per provare a non pagare le fatiche di Coppa contro la Roma, ma schiera un 4-2-3-1 troppo offensivo, con Orsolini, Rowe e Bernardeschi dietro Castro. Il centrocampo è leggero, il primo vero pericolo è un assolo di Marusic, ma manca l'ultimo tocco. La Lazio trova i corridoi verticali con un bel palleggio, ma il Bologna cresce piano piano: Taylor stoppa Orsolini, Marusic controlla Rowe, Gila è attento su Castro. Solo Tavares si lascia sfuggire troppe spesso l'uomo alle spalle, ma per fortuna viene sempre graziato. I biancocelesti cercano di sfruttare i contropiedi, come contro il Milan, ma Maldini non ci mette mai il veleno giusto, nemmeno con un tiro al volo. Un'improvvisa bomba dalla distanza di Moro colpisce invece in pieno l'incrocio. Gila fa una chiusura strepitosa su Rowe, ma si accascia a terra, toccandosi il solito tendine rotuleo destro (infiammato) e chiede il cambio: al 26’ dentro Provstgaard al suo posto. Ancora un destro insidioso di Moro spaventa Motta, poi Marusic sfiora il sette con un cross sballato. Il Bologna è poco dinamico, ma i biancocelesti lo attendono: Isaksen scorrazza a vuoto, il primo affondo di Tavares arriva a fine primo tempo, ma si conclude con un nulla di fatto.

La svolta dal dischetto. La strategia funziona, ma serve uno scatto. A inizio ripresa Sarri ordina l'ingresso di Noslin al posto di uno spento Pedro, ma Dele-Bashiru rischia di rovinare il piano-gara con un indolente retropassaggio. Motta esce alla disperata e atterra Castro, ma poi ipnotizza Orsolini dal dischetto (errore anche in Coppa Italia insieme a Ferguson). Primo rigore parato in serie A (il terzo in carriera su sei gare tra i professionisti) dal portiere piemontese, che viene abbracciato da tutta la squadra per il miracolo compiuto all'angolino basso. Isaksen impegna Ravaglia con un tiro a giro, ma poi viene sostituito insieme a Maldini con Cancellieri e Dia per un nuovo inizio. Taylor recupera una palla in uscita su Zortea, Dia calcia, una deviazione di Moro diventa l'assist perfetto per l'olandese, che piazza il piattone nel sacco. Zortea e Ravaglia fermano due volte Cancellieri ed evitano per un attimo il raddoppio. Ma Dia continua a sgomitare, fa un lavoro straordinario e s'inventa l'assist perfetto per un altro inserimento di Taylor, che supera Ravaglia e appoggia in porta il 2-0. Terza doppietta, la prima italiana alla tredicesima gara di fila per l'olandese, che cancella in una giornata i miseri otto gol segnati nelle precedenti 14 trasferte di questo campionato. Un impatto immediato e determinante, tutt'altro che casuale, viste le qualità e il senso tattico plasmato alla scuola Ajax, in perfetta aderenza al Sarrismo. Perché, al netto delle chiacchiere e delle frasi a effetto, i giocatori forti e funzionali spostano ancora tutto e soprattutto cambiano questa Lazio. Dunque, i migliori affari sono quelli che si fanno. Tavares prova a infilare anche il tris, ma si allunga la palla e arriva il triplice fischio. Sarri esulta in tribuna con la sigaretta in mano, la squadra abbraccia il vice Ianni e poi si dirige sotto il Settore Ospiti per salutare i pochi tifosi presenti (c'è ancora il divieto del Viminale in esterna) non residenti nel Lazio. Da quando non sono più partiti, c'è una grossa novità lontano dall'Olimpico: caro amico Taylor.


Il Tempo titola: “Tris Lazio”. Continua il quotidiano romano: “Terza vittoria consecutiva e sorpasso sul Bologna: al Dall’Ara finisce 0-2 con doppietta di Taylor. Decisivo Motta che respinge un rigore di Orsolini a inizio ripresa. Biancocelesti all’ottavo posto. Difesa impeccabile. Per la quattordicesima volta non ha incassato reti”.

Doppietta di Taylor, terza vittoria consecutiva in campionato (non succedeva da novembre del 2024), quattordicesima partita senza incassare gol: la Lazio passa a Bologna, lo sorpassa in classifica salendo all'ottavo posto e soprattutto vince al Dall'Ara dove negli ultimi cinque anni non aveva mai segnato perdendo quattro volte. Numeri confortanti, la creatura di Sarri (ieri in panchina il vice Ianni) cresce nonostante defezioni eccellenti e infortuni, l'ultimo di Gila che porta a 38 il numero totale degli stop fisici in una stagione maledetta. Nel piovoso pomeriggio bolognese, scopre di aver una rosa meno modesta di quanto si potesse pensare soprattutto dopo le partenze di Castellanos e Guendouzi. Oltre allo strepitoso olandese volante, impressiona la calma e la serenità mostrata dal giovanissimo portiere Motta (21 anni) che ieri ha parato il rigore di Orsolini all'inizio della ripresa. Certo, dopo un primo tempo equilibrato, era stato lui a provocarlo con un'uscita avventata su Castro per colpa di una clamorosa disattenzione di Dele-Bashiru, però l'ha bloccato con una sicurezza che fa stare più sereni per il futuro vista l'assenza prolungata di Provedel. L'unica brutta notizia è l'infortunio di Gila costretto a lasciare prima della mezz'ora a Provstgaard, ancora una volta prezioso nel tenere la linea difensiva con il solito Romagnoli.

Nel cuore della ripresa, grazie all'ingresso di Cancellieri e Dia e prima ancora di quello di Noslin al posto di Pedro, la Lazio è cresciuta nella qualità delle ripartenze. Non che Maldini e Pedro avessero giocato male, ma, col passare dei minuti, il Bologna ha pagato la stanchezza per il trionfo di giovedì notte all'Olimpico in Europa League e i nuovi entrati hanno infilato la difesa troppo alta di Italiano. A proposito, Sarri si è confermato una bestia nera dell'attuale tecnico dei rossoblù, con quella di ieri sono sei vittorie del toscano in nove confronti in serie A. Tornando alla gara del Dall'Ara al 72' è arrivato il primo gol di Taylor che ha sfruttato un rimpallo dopo un tiro di Dia. Poi il sigillo, dieci minuti dopo, con un contropiede griffato da Noslin, dall'assist al bacio del centravanti senegalese e dalla tecnica di Kenneth bravo a saltare il portiere Ravaglia e infilare la porta vuota con un dolce tocco di sinistro. Gli assalti finali del Bologna che, stavolta, non ha avuto grandi benefici dai cambi nonostante la profondità della rosa dei padroni di casa soprattutto in attacco (sono entrati Dallinga, Domingues, Cambiaghi, l'eroe di coppa e Ferguson, hanno prodotto pochissimo grazie all'ottima prova della difesa). Ora la sosta, alla ripresa il sabato di Pasqua la sfida contro il Parma per continuare a scalare la classifica e preparare al meglio la semifinale di Coppa Italia di ritorno del 22 aprile contro l'Atalanta. Le premesse per giocarsela ci sono tutte, è una Lazio che comincia a piacere.


La Gazzetta dello Sport titola: “Una Lazio da sorpasso”. Continua il quotidiano sportivo: “Motta para Taylor colpisce. Bologna a picco. Orsolini si fa ipnotizzare dal portierino sul rigore, poi l’inglese firma la doppietta: biancocelesti ottavi”.

Era la Giornata dell’Orso: capitano e rigorista. Era tutto apparecchiato: miele e buoni propositi. Poi, dalla foresta, è spuntato Taylor: caccia-grossa per la Lazio e saluti a Orsolini che quel rigore lo sbaglia e pure al Bologna che in casa sa quasi solamente perdersi nel bosco delle proprie inspiegabili incertezze. Otto ko al Dall’Ara: e Sarri, dal gabbiotto in cima allo stadio, colpisce a mo’ di killer, nel modo giusto, nel momento giusto e con una ferocia prima attendista e poi spietata che sancisce la rinascita avvenuta con tre vittorie di fila e il sorpasso sui rossoblù che spalanca l’ottava poltrona. L’arredatore è Taylor: doppietta impietosa e Lazio che l’ha vinta inaridendo e ferendo, soprattutto coi cambi perfetti.

Umiltà e disinnesco. Sarri (squalificato) ha Ianni in panca e Patric regista, Italiano è nella condizione di sfoderare il Bologna 4 stelle: Orsolini avrebbe preso male un’esclusione e diventa capitano, Bernardeschi meritava la titolarità e inizia da sottopunta (per 10’), Rowe e Castro sono “on fire” e quindi ecco il perché del poter osare. La Lazio? Basicità feroce, con Gila che si fa male dopo 26’ ma con la fascia destra che vive dei soliti Giochi Preziosi: anche per questo Marusic arriva due volte davanti a Ravaglia e su Isaksen c’è bisogno di un raddoppio da parte di Heggem. C’è una caratteristica che si evince dal primo tempo: nella Lazio ognuno ha i suoi compiti in certi spazi del campo (mutabili perché non è calciobalilla); il Bologna va invece spesso in modalità “multiruolo” in tanti suoi elementi e torna a pressare più alto rispetto agli ultimi tempi. Moro (20’) colpisce il palo (alto) ed è l’emozione più forte di un primo tempo che dà un’idea: la Lazio non sgasa e attende umilmente, capisce come va il vento e poi sterza dove il terreno è morbido; il Bologna post-euforia da Europa League vive con la foga e la sicurezza di segnare e questo porta all’ultima decisione affrettata.

I cambi cambiano. Insomma, classica gara in cui un errore o una prodezza cambiano tutto. Ecco: ci sono entrambi, a forti dosi, al 5’ st. Motta esce su Castro dopo sciocchezzona di Dele Bashiru ma l’intuizione nell’andare a prendere la “chiamata” di Orsolini su rigore, beh, è da portiere di Serie A. Lì poteva cambiare la gara, ma è cambiata la testa di Orso – due gol nel 2026, secondo rigore sbagliato contro la Lazio dopo quello in Coppa Italia, una crisi sulla quale il Dall’Ara non infierisce applaudendolo alla sostituzione – e il coraggio offensivo della Lazio. Ianni, in diretta con Sarri, trasforma la faccia offensiva: i cosiddetti cambi che cambiano. Dia, Cancellieri e Noslin danno la propulsione che prima solo Isaksen e Marusic avevano azionato. Ed è tutto semplice, a quel punto: il Bologna dai suoi cambi riceve nulla, la Lazio tutto.

Ken l’interventista. Dia s’infila nella doppietta di Taylor, Noslin comincia la narrazione delle azioni decisive, il Bologna ancora aggrappato all’impresa dell’Olimpico contro la Roma pensa che tutto sia possibile. Invece no. Stanchezza? Più di testa che di gambe. Dallo scorso dicembre, nessuna squadra ha guadagnato meno punti del Bologna in casa e in A (4 in 10 gare). La Lazio ne segna due dopo che nelle ultime 14 gare ne aveva infilati otto. E Taylor è forte, evidentemente forte, ha un tempismo e una sostanza da paura: Ken è il poster dell’interventismo (e con Sohm fermo come un fotogramma…).


• Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara.

Taylor: “Qui mi sento a casa”. La prima doppietta con la Lazio festeggiata in stile Milinkovic “Sono felicissimo e voglio dare il massimo. Ce la sto mettendo tutta per accontentare Sarri.

Fa un certo effetto vedere Taylor che festeggia nella rievocazione di Milinkovic, facendo il saluto del Sergente. Una scena che è un tuffo al cuore. Toccata e fuga, questo Taylor soldatesco è l’ideale per la Lazio mordi e fuggi di Sarri, per questo canovaccio eversivo rispetto al sarrismo: "Dal primo giorno che sono qui mi sento a casa. Sono felicissimo e voglio dare il massimo alla Lazio". Mezzala piratesca, pronta a inserirsi. Sarri lo sta perfezionando. Taylor ha spirito d’avventura. Malinconicamente i laziali ricordano Milinkovic e Luis Alberto, avevano un bisogno disperato, quanto Sarri, di avere una mezzala d’assalto. Taylor vale la suggestione in questa stagione balorda. L’esultanza in stile Milinkovic e un dato che lo accomuna ad Aaron Winter, l’ultimo centrocampista olandese capace di segnare più di tre gol con la Lazio in un’annata (6 reti nel 1995-96). Taylor è salito a 3 in un mese e mezzo: "Felice per la vittoria, era importante portarla a casa, sono felice anche per la doppietta. Sul primo gol ho avuto fortuna, sul secondo invece è stata bellissima la palla di Dia". Prima doppietta con la Lazio, terza in carriera. L’ultima risaliva al 5 maggio 2024 con la maglia dell’Ajax contro il Volendam in Eredivisie. Il primo colpo con la Lazio risaliva al 30 gennaio, al match col Genoa in casa. Taylor si è già superato, ha segnato 3 gol in 11 presenze. Con l’Ajax, in 15 partite, prima di arrivare alla Lazio, aveva segnato due volte.

Gli ordini. Sarri l’ha lanciato subito, nelle idee del tecnico doveva essere uno in più, la mezzala mancante dall’estate. Non doveva essere il sostituto di Guendouzi. Mau gli ha chiesto di integrarsi nell’idea del suo calcio, per quanto ormai variata, nel ritmo intenso dei suoi allenamenti. Da Taylor ha preteso subito un impatto forte e aiuto in fase difensiva: "Il mister chiede a tutti di dare il massimo, chiede tanto. A me in particolare chiede di aiutare in fase difensiva e ce la sto mettendo tutta". Aveva parlato prima della partita col Bologna: "è un match importante da vincere per la classifica. Io ho bei ricordi a Bologna, gare come queste devono essere importanti per il futuro in Coppa Italia". Il ricordo è legato al rigore decisivo ai quarti. Fu Taylor a regalare alla Lazio il passaggio in semifinale, è stato Taylor ieri a regalare la terza vittoria di fila in campionato; è sempre ardito e sbagliato azzardare paragoni, ma questo Taylor che incede a testa alta, che sbuca all’improvviso, a palla lanciata o imbucata, che punta e buca la porta, che esulta in stile Sergente, scatena emozioni sopite.

In un altro articolo, l’altro protagonista della partita “Motta penalty hero”. I suoi guanti sulla vittoria della Lazio. “Ai miei amici avevo detto: non compratemi al fantacalcio”. In stagione ha parato il 50% dei rigori. Fermato anche Orso.

L’ha parato, l’ha bloccato. I guanti di Motta sulla vittoria della Lazio: ha tenuto in piedi il risultato, poi definito dalla doppietta di Taylor. Pomeriggio magico per il classe 2005: ha negato a Orsolini la gloria dal dischetto, anzi, ha tenuto lì il pallone tra le mani rendendo ancora più simbolico il suo intervento. Rigore murato a 21 anni e 68 giorni, per trovare un portiere più giovane capace di respingere un penalty in Serie A bisogna tornare al 20 ottobre 2019, alla prodezza di Donnarumma contro il Lecce (20 anni e 237 giorni). “Penalty Hero”, com’è stato definito dai social della Lega Serie A, con in allegato la foto dell’abbraccio dei compagni. Umile a dismisura a fine partita: "Mi fa piacere, vuol dire che sto facendo qualcosa di discreto", ha commentato ai canali ufficiali.

Soddisfazione. Si è autoincolpato della chance concessa al Bologna, con l’uscita bassa non era arrivato in tempo sul retropassaggio scellerato di Dele-Bashiru: "Ero convinto che Castro volesse saltarmi per prendere il rigore, mi spiace averlo causato. Ho rimediato dopo, va bene così, ho cercato di tappare il buco che avevo creato...". Che soddisfazione alla terza presenza con la Lazio. Già due clean-sheet personali, tre vittorie su tre da quando si è preso la porta per l’infortunio di Provedel. Meglio di così non poteva iniziare: "Ci sarà sempre margine di crescita. Cerco di imparare tutti i giorni, dalle minime cose a quelle più importanti. Tengo un profilo basso, non ho fatto ancora nulla". Ieri ha fatto tantissimo, non ci sono dubbi.

Dopo diciotto anni. "Non è stata pulitissima come partita, ma eravamo determinati a non prendere gol e portare a casa il risultato", ha aggiunto. "I miei amici al fantacalcio hanno avuto fiducia nel comprarmi, gli avevo detto di non prendermi perché non avrei quasi mai giocato". Il destino, al contrario, gli ha donato i pali biancocelesti fino alla fine del campionato. L’ultimo portiere della Lazio a parare un rigore in Serie A prima di compiere 22 anni era stato Fernando Muslera: per l’uruguaiano 21 anni e 323 giorni, era il 4 maggio 2008, data della sfida con il Palermo. Per Motta non è stata la prima volta in stagione, già con la maglia della Reggiana ne aveva respinti due: a Ilie dell’Empoli il 15 agosto in Coppa Italia e ad Adorante del Venezia lo scorso 10 gennaio, poche settimane prima dell’arrivo a Roma.

Protagonista. Quest’anno, conti alla mano, 3 volte su 6 ha vinto il duello con i tiratori dagli undici metri. Il rigore di ieri, la gioia maggiore. Dall’esordio improvviso con il Sassuolo, pochi giorni dopo lo stop forzato di Provedel (operato alla spalla destra), alla trasferta trionfale del Dall’Ara. Al momento del trasferimento invernale nessuno si aspettava uno scenario del genere: ha preso il posto di Mandas, vice che aveva giocato una sola partita in stagione prima della cessione al Bournemouth, ha vissuto soltanto 5 giornate in panchina prima di avere l’occasione di svelare il suo valore. "Per me è un sogno che si realizza, è un punto di partenza perché non ho molta esperienza. Ho giocato in Serie B soli 6 mesi, quindi essere qui è fantastico", disse nella conferenza di presentazione. Un mese e mezzo dopo ha dimostrato di valere eccome la chiamata della Lazio.




La formazione biancoceleste:
Motta, Gila, Maldini, Romagnoli, Marusic, Nuno Tavares
Pedro, Isaksen, Taylor, Dele-Bashiru, Patric
La formazione iniziale biancoceleste in grafica



► Per questa partita il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha convocato i seguenti calciatori:

I convocati in grafica



Dal sito http://www.legaseriea.it/it/serie-a/
Dal sito http://www.legaseriea.it/it/serie-a/



• La classifica dopo la XXX giornata del campionato di Serie A:

Classifica Punti GG V N P GF GS DR Punti C VC NC PC Punti F VF NF PF
Inter 69 30 22 3 5 66 24 42 35 11 2 2 34 11 1 3
Milan 63 30 18 9 3 47 23 24 31 9 4 2 32 9 5 1
Napoli 62 30 19 5 6 46 30 16 34 10 4 0 28 9 1 6
Como 57 30 16 9 5 53 22 31 32 9 5 2 25 7 4 3
Juventus 54 30 15 9 6 52 29 23 30 8 6 1 24 7 3 5
Roma 54 30 17 3 10 40 23 17 32 10 2 3 22 7 1 7
Atalanta 50 30 13 11 6 41 27 14 32 9 5 2 18 4 6 4
Lazio 43 30 11 10 9 31 28 3 25 7 4 4 18 4 6 5
Bologna 42 30 12 6 12 38 36 2 17 5 2 8 25 7 4 4
Sassuolo 39 30 11 6 13 36 40 -4 20 6 2 7 19 5 4 6
Udinese 39 30 11 6 13 35 42 -7 19 5 4 6 20 6 2 7
Parma 34 30 8 10 12 21 38 -17 14 3 5 7 20 5 5 5
Genoa 33 30 8 9 13 36 42 -6 19 5 4 7 14 3 5 6
Torino 33 30 9 6 15 34 53 -19 20 6 2 7 13 3 4 8
Cagliari 30 30 7 9 14 31 42 -11 16 4 4 7 14 3 5 7
Fiorentina 29 30 6 11 13 35 44 -9 15 3 6 6 14 3 5 7
Cremonese 27 30 6 9 15 25 44 -19 12 2 6 6 15 4 3 9
Lecce 27 30 7 6 17 21 40 -19 16 4 4 7 11 3 2 10
Verona 18 30 3 9 18 22 52 -30 7 1 4 9 11 2 5 9
Pisa 18 30 2 12 16 23 54 -31 10 2 4 9 8 0 8 7





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