Sabato 9 maggio 2026 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 0-3
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9 maggio 2026 – Roma, stadio Olimpico - Campionato di Serie A, XXXVI giornata - inizio ore 18:00
LAZIO: Motta, Marusic (77' Lazzari), Gila (56' Provstgaard), Romagnoli, Pellegrini, Basic, Rovella (56' Patric), Dele-Bashiru, Cancellieri (56' Isaksen), Noslin, Pedro (62' Dia). A disposizione: Furlanetto, Giacomone, Gigot, Nuno Tavares, Ratkov, Belahyane, Hysaj, Taylor, Maldini, Przyborek. Allenatore: Sarri.
INTER: Martinez, Bisseck, Acerbi, Bastoni (63' Luis Henrique), Doiuf, Susic (79' Mosconi), Barella (46' Frattesi), Mkhitaryan, Carlo Augusto, Thuram (46' Bonny), Lautaro Martinez (63' Dumfries). A disposizione: Sommer, Di Gennaro, De Vrij, Zielinski, Luis Henrique, Akanji, Dimarco, Darmian, Cocchi. Allenatore: Chivu.
Arbitro: Sig. Abisso (Palermo) - Assistenti: Sigg. Fontani e Biffi - Quarto uomo: Sig. Sacchi - V.A.R.: Sig. Meraviglia - A.V.A.R.: Sig. Massa.
Marcatori: 6' Lautaro Martinez, 39' Sucic, 76' Mkhitaryan.
Note: ammoniti 48' Pellegrini, 74' Noslin, 85' Mkhitaryan. Espulso 59' Romagnoli. Angoli 5 a 1. Recuperi: 0' p.t., 2' s.t.
Spettatori: 20.000 circa.

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► I calciatori convocati per la partita odierna
► Le dichiarazioni dei protagonisti
► La classifica dopo la XXXVI giornata di campionato
• Il Corriere dello Sport titola: “Lazio-Inter, la prima ai campioni”. Continua il quotidiano sportivo romano: “Nerazzurri freschi di scudetto, per nulla sazi e con il lutto al braccio per il Becca. Dopo il Toro, a segno Sucic e Mkhitaryan. Romagnoli rosso al 59’. Senza storia in campionato: Lautaro fa gol e assist. Mercoledì chi vince alza la Coppa”.
Tanta Inter, dominante con lo scudetto appuntato e coi tifosi a favore all’Olimpico. Poca Lazio, in bambola, ospite a casa sua senza tifosi, li avrà in finale. È andata come si pensava che potesse andare. Se Inter e Lazio sono queste la finale non ammetterà pronostici. Nulla che già non si sapesse dei campioni. Petto in fuori e baionette sguainate. Lautaro arma totale, gol su invito di Thuram e assist a Sucic. Il capitano ci ha messo 6' per colpire, è tirannia del gol (17ª rete). Sucic promosso vice Çalhanoglu, può esserlo mercoledì, suo il raddoppio dopo una signora azione. Di Mkhitaryan il tris. In più un nuovo Diouf, fionda da esterno. Da show-time lo 0-2: trenta passaggi più il colpo del croato. Dal rilancio di Martinez (il portiere) hanno toccato palla tutti tranne Thuram. Un minuto e 20 di possesso. La fotografia della Lazio passiva, toreata. Tutto è mancato alla squadra di Sarri. L’approccio, la carica, l’adrenalina. Molle e passiva nelle due fasi. Maschere di cartone gli uomini di Mau, senza titolari insostituibili come Tavares, Taylor e con Isaksen part-time. Si è rianimata quando è rimasta in 10 (rosso a Romagnoli, salterà il derby), per 15' ha trovato uscite e contropiede con Isaksen e Noslin. Ma l’Inter s’era appisolata. Mercoledì servirà tutto ciò che non c’è stato: giocatori, gioco, tifosi.
Il via. Sarri ha risparmiato Tavares, Taylor e Isaksen. A Rovella, ancora incerottato alla spalla, non si poteva chiedere la luna. L’entità del turnover di Chivu: fuori Akanji, Dimarco e Dumfries. Troppo forte la voglia di rilanciare Lautaro-Thuram. L’Inter nascondeva vipere dentro a ogni tocco. Lazio secondo indole, linee corte e strette, densità, ma come sempre le capita contro il 3-5-2 ha lasciato la giocata sull’esterno. I terzini, stringendo, lasciano spazi. Mismatch a sinistra: con Pellegrini niente argini. Li ha rotti Diouf. L’Inter apriva spazi sulle corsie sfruttando le rotazioni di mediani e difensori. A volte s’è abbassava Barella ed era alto Bisseck. Altre volte Diouf era dentro al campo e Barella faceva l’esterno. Pedro va per i 39, non riesce a coprire. Ma non lo ha fatto neppure Cancellieri. L’anteprima del gol con Diouf dentro al campo, ha chiuso il triangolo con Thuram ed è stato murato. La rimessa laterale di Bisseck s’è trasformata in un corner. Spizzata di Thuram tra le statuine, Lautaro, che aveva chiesto la spizzata, ha colpito tra Gila e Marusic. Un guizzo di rasoio. Era il 6'. Al 15' 63,5% di possesso Inter. Diouf ha borseggiato Pellegrini, sciagurato nel palleggio. Colpo respinto da Motta. La Lazio ha fatto fatica a pressare, a giocare, a coprire. Noslin ci ha provato su punizione. Inter in aggressione e in riaggressione. Sucic alto su Rovella. Tutti sull’uomo. Lazio al rallentatore. Noslin mai in profondità. Centrocampisti mai tra le linee. Pedro e Cancellieri troppo stretti. L’Inter ha colpito da sinistra. Il cross di Marusic è finito a Martinez. Dalla ripartenza di Sucic i famosi 30 passaggi. Mkhitaryan ha imbucato, Bastoni s’è infilato. Flipper tra Lautaro e Diouf, invasore sull’altra fascia, poi l’arabesco di Sucic. Azione iniziata al 37'30, finita al 38'50.
I cambi. Bonny-Thuram e Frattesi-Barella i cambi di Chivu. Sarri con Patric, Provstgaard e Isaksen. Romagnoli ha steso Bonny, prima il giallo poi il rosso di Abisso dopo l’OFR. Patric difensore nel 4-4-1. In 10 la Lazio ha ripreso vita. Carlos Augusto ha salvato su Isaksen. Dentro Dia per Pedro, fischiato dai tifosi dell’Inter, uomo scudetto per il Napoli a maggio. Chivu con Dumfries e Luis Hernique. Lautaro a riposo. Isaksen murato da Martinez. Luis Henrique ha salvato su Noslin. È bastato che l’Inter rigiocasse per trovare il tris di Mkhitaryan. Chivu ha lanciato Mosconi, 19 anni, all’esordio da mezzala. Ha sfiorato il poker. Inter o non Inter, servirà la Lazio ardita.
• Il Messaggero titola: “Troppa Inter. In Coppa serve un’altra Lazio”. Continua il quotidiano romano: “L’antipasto della sfida di mercoledì è senza storia. Nerazzurri avanti nel primo tempo con Lautaro e Susic. Romagnoli si fa espellere (salterà il derby) e Mkhitaryan fissa il 3-0. I biancocelesti in dieci per mezzora, provano a reagire con Noslin e Isaksen. Fra tre giorni torneranno Tavares, Taylor e Zaccagni”.
Basta un tramonto a far sparire la Lazio. Bisogna sperare che mercoledì notte si riaccenda una luce o sarà buio pesto. L'Inter dà solo un assaggio di quanto sia forte e abbia ancora appetito: Lautaro, Sucic e Mkhitaryan sbranano l'antipasto della finale di Coppa Italia e si godono il dolce scudetto già conquistato. I biancocelesti si arrendono all'impatto, perdono la prima ancora di salvataggio della stagione (la chance di riavvicinarsi in Serie A al settimo posto, valido per la Conference) e naufragano dentro un maremoto nerazzurro. Nessuna festa per il compleanno di Lotito (ieri 69enne), ma fra tre giorni ci sarà l'occasione di fargli un regalo doppio: un trofeo, sei anni dopo l'ultimo, e il ritorno in Europa League dal passaggio secondario. Certo, dopo ieri, affrontare i mostri dell'Inter sembra quasi come buttarsi di testa giù da un palazzo, ma la spinta del pubblico biancoceleste darà tutt'altro coraggio.
Le assenze pesanti. Basta lasciare l'Olimpico in mano agli avversari, la fede torni al proprio posto. Bandiamo lo sciopero e ogni altro cattivo presagio di ieri pomeriggio: la fuga dell'aquila Flaminia sopra il tetto, l'espulsione di Romagnoli (salterà il derby del 17 maggio) e la ferita di un terno secco. Sarri pensa alla Coppa Italia e alla Roma, il turnover è mirato, ma sette cambi rispetto a Cremona si sentono. In vista di mercoledì, preoccupano i rodaggi dei rientranti Gila e Rovella, nel pallone per larghi tratti dell'incontro. Mau risparmia Tavares e Taylor (diffidati e spremuti) in vista della prossima settimana clou. Soprattutto Dele-Bashiru fa rimpiangere l'assenza dell'olandese a centrocampo. Non funziona la mossa Pedro al posto dell'acciaccato Zaccagni (non preoccupa la botta al piede destro) e nemmeno Cancellieri sull'altro estero. Noslin parte centravanti, ma diventa più incisivo sulla fascia nella ripresa con Dia davanti e Isaksen a rimorchio. Sono indicazioni chiare, nelle prove generali di Mau. Chivu invece può inventarsi di tutto con quell'organico da fantacalcio, e infatti si permette di tenere a riposo Akanji, Dimarco, Dumfries e Zielinski, ed è anche senza gli indisponibili Calhanoglu e Pio Esposito. Sucic dona una regia strepitosa con Mkhitaryan e Barella ai suoi fianchi, davanti Bonny e Lautaro fanno ciò che vogliono. Sugli sviluppi di una rimessa laterale di Bisseck, proprio il capitano porta subito in vantaggio i nerazzurri con una girata al volo: Rovella e Pellegrini si fanno schiacciare dalla torre di Thuram, Marusic e Gila mollano l'argentino al centro. Palleggio sciolto e passaggi in verticale, c'è solo l'Inter in campo: Thuram sfiora due volte il raddoppio, prima con un rasoterra sul secondo palo, poi con un siluro parato da Gila con un braccio involontario. Una punizione di Barella accarezza il palo. Poi, Lautaro e Diouf triangolano nello stretto fra Marusic e Basic, e Sucic piazza un piattone mancino all'incrocio.
L'inferiorità numerica. La gara è indirizzata e a senso unico. Chivu preserva subito Barella e Thuram (dentro Frattesi e Bonny) e nel finale si permette pure di far esordire in Serie A l'attaccante della Primavera, Mattia Mosconi (classe 2007), giusto per rimarcare il dislivello. A inizio ripresa, però, c'è ancora Lautaro in campo e Dele-Bashiru è mogio su un contrasto: Motta vola per fermare Bisseck, poi Frattesi calcia in Curva Nord. La Lazio si rivede solo con un tiro al volo di Pedro, beccato dai tifosi nerazzurri per il tricolore strappato all'Inter l'anno scorso a San Siro. Sarri cerca forze fresche e un lampo: fuori Gila, Rovella e, in extremis, Cancellieri (che sente tirare il flessore sinistro), dentro Provstgaard, Patric e Isaksen, un cambio per reparto. Serve a poco, perché Romagnoli entra col piede a martello sul polpaccio di Bonny. Abisso va al Var ed estrae il rosso. Ottava espulsione stagionale per la Lazio. I biancocelesti restano in dieci per mezz'ora, ma con una sorta di 4-2-3 giocano meglio. Motta ferma Carlos Augusto, che poi ripiega su Isaksen e salva pure un gol. Sarri toglie Pedro (commosso alla quart'ultima partita prima dell'addio), inserisce Dia davanti e sposta Noslin sull'esterno. Tj non molla, lancia ancora Isaksen (che impegna Martinez sul secondo palo) e poi ci prova con un assolo, ma Luis Henrique gli nega la rete della bandiera con un tocco decisivo. Pochi sussulti d'orgoglio, poi cala il sipario: Dele-Bashiru perde un'altra palla rovinosa, Bonny aggira tutta la difesa biancoceleste, Mkhitaryan irride Marusic e Patric e fa 3-0. L'ultimo ko casalingo risaliva alla sfida con Atalanta (0-2), poi superata in semifinale di Coppa Italia, grazie ai rigori al ritorno a Bergamo. La Lazio può tornare bella di notte e cancellare il tramonto.
• Il Tempo titola: “Troppa Inter per questa Lazio”. Continua il quotidiano romano: “All’Olimpico l’”anticipo” finisce 3-0 per i nerazzurri. Mercoledì la rivincita in finale di Coppa Italia. Apre Lautaro, raddoppio di Susic e Mkhitaryan chiude la pratica. Espulso Romagnoli, salterà il derby”.
Peggio di così non poteva andare la prova generale, resta solo la speranza che mercoledì la finale di Coppa Italia possa avere un epilogo diverso. Troppa Inter, poca Lazio, in più il rosso di Romagnoli decretato dal Var che fa perdere il derby al ministro della difesa biancoceleste, non proprio un'altra buona notizia. Tris nerazzurro, segnano Lautaro, Sucic e Mkhitaryan: gara senza storia. Dall'altra parte solo amarezza e la sensazione che troppi giocatori siano arrivati coi cerotti all'appuntamento più importante della stagione. Sarri rilancia Gila e Rovella dall'inizio, in attacco il tridente è formato da Cancellieri, Noslin e Pedro, unico dei tre diffidati in campo (Tavares e Taylor restano in panchina e con l'arbitro Abisso meglio così). Chivu con lo scudetto sul petto e il tifo di uno stadio quasi tutto nerazzurro regala minuti a Lautaro e conferma Thuram per mettere pressione alla linea difensiva della Lazio. Stavolta l'aquila Flaminia atterra sul trespolo ma si concede un volo più lungo quasi volesse fare paura ai 15 mila interisti presenti all'Olimpico (solo lei ci riesce). Tutti si aspettano una gara a scacchi, nessuno ha voglia di scoprirsi, la testa è alla sfida che tra quattro giorni assegnerà la Coppa Italia 2026. Però, bastano pochi secondi, per capire che i campioni d'Italia fanno sul serio. Al'6' rimessa laterale di Bisseck, sponda di Thuram e girata di Lautaro con la difesa della Lazio immobile.
Dominio totale, l'Inter scherza, la creatura di Sarri viene sovrastata in ogni zona del campo con Rovella in evidente ritardo su tutte le giocate degli avversari. Al tramonto di un primo tempo fatto di possesso palla e accelerazioni a sinistra con Carlos Augusto e a destra con Diouf, arriva il meritato raddoppio di Sucic. Lo stadio chiede un saluto a Chivu che risponde quasi si trattasse di un'amichevole di metà settimana. Dopo l'intervallo subito Frattesi e Bonny tra gli ospiti, Sarri preferisce aspettare a cambiare qualcosa nella sua squadra che sembra svuotata al netto della superiorità dei nerazzurri. Dopo una decina di minuti, fuori Gila, Cancellieri e Rovella, dentro Provstgaard, Isaksen e Patric. Purtroppo la partita si complica: rosso diretto per Romagnoli, fallo col piede un po' alto su Bonny (l'arbitro Abisso, richiamato al Var toglie al difensore il derby della prossima settimana). Una catastrofe ma, tant'è, biancocelesti in dieci, Chivu sente odore di goleada inserendo Luis Henrique e Dumfries per aumentare la spinta sulle fasce. A sorpresa Carlos Augusto salva sulla linea il possibile 1-2 dopo un tiro chirurgico del danese che, poco dopo, impegna anche il Martinez portiere in una parata non semplice. Poi l'Inter cala il tris con Mkhitaryan dopo l'errore in uscita della Lazio e comincia la festa dell'Olimpico nerazzurro. Ora la sfida di coppa ma la creatura di Sarri ci arriva malissimo.
• La Gazzetta dello Sport titola: “Sempre Inter. Tripletta alla Lazio”. Continua il quotidiano sportivo: “Lautaro è tornato. Primo round a Chivu e adesso c’è la Coppa. I campioni d’Italia dominano, il capitano apre il 3-0. Mercoledì la finale sempre a Roma: è la partita che conta e Sarri cercherà la rivincita”.
Un 3-0 da maneggiare con cautela, da non scambiare per verità assoluta. L’Inter ha strapazzato la Lazio all’Olimpico in campionato, ma il Lazio-Inter che conta si giocherà mercoledì, sempre all’Olimpico, per la finale di Coppa Italia, e sarà, immaginiamo, una storia differente. Altri titolari cominceranno la partita, ieri sia Maurizio Sarri sia Cristian Chivu hanno praticato ampie turnazioni. A lungo l’Inter ha fatto ciò che ha voluto, qualche rischio l’ha corso quando si è trovata in vantaggio di un uomo per l’espulsione di Romagnoli, i nerazzurri presumevano forse che la questione fosse chiusa. Il 3-0 ha soffocato ogni discorso. Non c’è più stata storia, anzi non c’è mai stata storia. Se fossimo nell’Inter, diffideremmo di questo successo facile, anche per via di un precedente fresco. Giusto un anno fa, il 9 maggio, il Milan in Serie A vinse contro il Bologna a San Siro per 3-1 e pochi giorni dopo perse all’Olimpico per 1-0, sempre contro i rossoblù, nell’ultimo atto della coppa nazionale. Quel Bologna di Italiano non era tanto più forte di questa Lazio, chiuse il campionato al nono posto, laddove la Lazio oggi è ottava. Di sicuro quest’Inter è molto più tosta e definita di quel Milan, però massima prudenza lo stesso, in gara secca può accadere l’imponderabile. Tra Lazio e Inter il divario di valori è netto, lampante, e se il calcio fosse logico, dubbi non ce ne sarebbero, ma il pallone è irrazionale.
Thula-centrica. Gira e rigira, l’Inter resta Thula-centrica. L’1-0 è arrivato su assist di Thuram per Lautaro, un grande classico, e questo in vista di mercoledì è rassicurante. Lautaro ha rifinito il pallone per il 2-0 di Sucic, a conferma di come l’infortunio del capitano in Norvegia abbia guastato il cammino in Champions. Con Martinez in campo nel ritorno dei playoff contro i norvegesi, forse l’Inter non sarebbe stata eliminata. Nel giardino di Chivu fioriscono però nuove piante, anche Sucic e Diouf sono stati protagonisti del pomeriggio romano. Il croato ha surrogato Calhanoglu come regista e con il gol del 2-0 ha mostrato una volta di più quanta classe contengano i suoi piedi. Diouf è partito sulla destra, poi, uscito Lautaro, si è spostato davanti, in appoggio a Bonny. Ce ne sarebbe abbastanza per presumere che mercoledì almeno uno dei due possa iniziare dall’inizio e forse sarà Sucic.
Dominio interista. Tanta Inter e niente Lazio, questo ha detto il primo tempo. I neocampioni d’Italia sono partiti sparati, hanno azzannato la Lazio e in sei minuti hanno raccolto i frutti del dominio istantaneo. Tanto per cambiare, l’1-0 interista è sgorgato da una palla inattiva, perché tale è una rimessa laterale. Bisseck ha lanciato con le mani da destra, come se fosse stato un corner, e Thuram si è esibito nella spiazzata-assist per la girata di Lautaro. Tutto molto bello, però i demeriti laziali sono stati evidenti. Uno: non si può subire un gol su una rimessa, questo in assoluto. Due: non si può essere così blandi in marcatura su Thuram e Lautaro, come lo sono stati i difensori biancocelesti, in particolare Gila e Marusic su Martinez. Il capocannoniere del campionato - 17 gol senza rigori - meritava più attenzione. La Lazio non ha reagito, se non con una punizione di Noslin, un tiro centrale e innocuo. Lazio incapace di avanzare e di creare, Inter in controllo assoluto. Interessante la prestazione di Andy Diouf sulla destra, costante e insistente, e una domanda si faceva strada: che si sia perso del tempo con Luis Henrique? Che il vice Dumfries giusto fosse Diouf, per quanto il francese sia atterrato a Milano con l’etichetta di interno/ trequartista e non di esterno? Lazio sonnolenta, Inter dominante e puntuta. Poco prima dell’intervallo, doppio scambio tra Lautaro e Diouf, palla per Sucic al limite dell’area e grande mancino a giro del croato, con pallone in rete. Anche in questo caso: brava Inter, bravissimo Sucic, ma analfabetismo difensivo della Lazio, troppi i biancocelesti catatonici, spettatori non paganti.
Sciagura Romagnoli. In apertura di ripresa Bisseck di piede si è divorato il 3-0, poi Romagnoli ha avvelenato i pozzi laziali con un’entrata sciagurata su Bonny, subentrato a Thuram. Rosso via Var, Lazio in 10, però, con l’innesto di Isaksen, il più vivace dei biancocelesti, Sarri ha pungolato l’Inter e in 10 contro 11 si è avvicinato un paio di volte al gol della speranza. Finché l’inedito duo Diouf-Bonny, agevolato da uno strafalcione di Dele-Bashiru, non ha confezionato il 3-0 catacombale di Mkhitaryan. Chivu ha fatto esordire in A il 2007 Mosconi e il ragazzo lo ha ripagato con il quasi 4-0, dopo un triangolone con Luis Henrique. Verso la fine, nell’Inter si è intravisto qualcosa di diverso dal solito 3-5-2- o 3-5-1-1, ci è parso di scorgere un abbozzo di linea difensiva a quattro, per una sorta di 4-3-3. Sistema che non rivedremo di certo mercoledì, ma apprezziamo il tentativo di esplorare nuove tracce. Va sottolineato come i numeri del campionato interista comincino a essere importanti. Per esempio, 27 vittorie in 36 giornate: era successo soltanto altre tre volte. Oppure 13 successi fuori casa, e anche qui siamo alla quarta volta. Ciò che più colpisce è però la singolare coincidenza tra punti e gol realizzati, 85 gli uni e 85 gli altri. Una rete, un punto. Che cosa vorrà dire? Non lo sappiamo, però impressiona. L’Inter fa tanti punti quanto segna.
• Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara.
Mau grida “Così no”. Il tecnico della Lazio sferza la squadra: “Molli, passivi. Mercoledì serve un’altra gara. Merito loro? Più colpa nostra. In Coppa avremo i tifosi con noi. Poteva farci gol chiunque, poi però in 10 costruiamo 3-4 occasioni pulite. Capiamo perché”.
Sarri resetta tutto, non può fare altro: "Non deve restare niente di questa partita. Non possiamo avere così paura dell’Inter. Mercoledì speriamo che sia tutta un’altra gara vista la presenza dei nostri tifosi. È stato umiliante sentire solo il tifo nerazzurro nel nostro stadio". Troppo forte l’Inter, ma anche troppe colpe della Lazio: "L’Inter non ha fatto niente di eccezionale, ha fatto una gara normalissima. Non possiamo avere un approccio così contro una squadra più forte, dobbiamo essere cattivi, attaccare gli spazi in fase offensiva, lo abbiamo fatto in inferiorità numerica e infatti ci siamo presentati davanti al portiere in tre-quattro occasioni. È più colpa nostra che merito degli avversari". Analisi chiara di Mau che più chiara non si può: "Abbiamo fatto un approccio alla gara molle, bruttissimo, eravamo passivi in fase difensiva e offensiva. Avremmo preso gol da chiunque. Eravamo molli e scarichi dal punto di vista nervoso, fase difensiva passiva. Considerando la reazione del secondo tempo penso che sia un aspetto più mentale che fisico". Sarri ci credeva nel settimo posto, di nuovo lontano: "Sapevamo di avere poche possibilità di agganciare l’Atalanta, se mi chiedete se ci credevamo rispetto a quello che ho visto in campo dico di no".
L’allarme. Sarri nei giorni scorsi aveva notato un disallineamento difensivo: "Due-tre giorni fa ho fermato l’allenamento e ho detto “siamo migliorati nel palleggio”, ma l’intensità difensiva non è più quella giusta. Avevo avuto qualche sentore di questa mollezza dietro". Sarri avrà perso il sonno pensando ai gol presi: "Il gol di Lautaro fa parte del nostro approccio. L’abbiamo preso su fallo laterale, con due avversari in area. Di solito le squadre ne portano cinque. Il secondo uguale. Hanno fatto cinque passaggi in area senza che intervenissimo. Con quell’approccio prendiamo due gol da tutte le squadre di Serie A". Il rosso di Romagnoli: "L’espulsione è da Var. Mandano un fermoimmagine con il piede sul polpaccio, in dinamica è un fallo da giallo. Ora siamo al tempo del Var e bisogna accettarlo. Altro aspetto su cui porsi domande, perché in inferiorità numerica abbiamo avuto 3-4 palle gol? In dieci è difficile. Solo Isaksen poteva fare tre gol. Difficile da spiegare. Bisogna analizzare tutto senza farsi impaurire. Va preso coraggio pensando che in 10 abbiamo costruito".
La forza dell’Inter, Sarri ha rivisto un po’ delle sue teorie: "Loro hanno delle fasi di palleggio di ottimo livello, delle assonanze ci sono. Poi chiaramente giocano con un modulo diverso, con attaccanti con certe caratteristiche. C’è tanta roba diversa, ma qualche idea in comune". Sul rientro di Zaccagni: "Ha una risonanza negativa, solo una fortissima contusione. È stato preso su tre dita del piede destro mentre calciava, si spera di recuperarlo. Cataldi non si sta ancora allenando con noi. Dovrebbe cominciare. Sembra che Cancellieri abbia solo un piccolo affaticamento. Patric è uscito con un indurimento al polpaccio, ma sembra risolvibile. Rovella ha fatto uno spezzone in cui la squadra non lo ha aiutato. Non l’ho visto tra i peggiori, ma ha margini di miglioramento enormi".
In un altro articolo, le parole di Marusic: “Possiamo vincere”. Il montenegrino non cerca alibi, ma rimane fiducioso “Approccio alla partita sbagliato. Mercoledì sarà una gara diversa grazie anche allo stadio pieno”.
Nessuna scusa, nessun giro di parole. Marusic si assume la responsabilità, la allarga a tutta la squadra e indica subito la strada per ripartire. Dopo il pesante 3-0 incassato contro l’Inter in campionato, il terzino montenegrino ha analizzato una partita nata male e finita peggio: "Inaccettabile entrare in campo così. Approccio totalmente sbagliato nel primo tempo, loro hanno segnato dopo pochi minuti e a quel punto è stato difficile tornare in partita". È lì che la gara si è indirizzata, in quei minuti iniziali in cui i nerazzurri hanno trovato spazi e ritmo, mentre la Lazio è rimasta lunga, disordinata, incapace di reagire.
Zero alibi. Per di più, in uno stadio in cui praticamente c'erano solo interisti: "Per noi è difficile giocare senza i tifosi, ma questa non può essere una scusa per l'approccio totalmente sbagliato di ciascuno di noi. Non ci si può permettere di affrontare così nessuno, figuriamoci i campioni d’Italia". La differenza tra le due squadre si è vista soprattutto nella gestione degli spazi. "Nel primo tempo eravamo lunghi, abbiamo concesso troppo spazio e per loro era facile giocare". Una Lazio sfilacciata e l'Inter non ha perdonato. Eppure, nella difficoltà, qualcosa si è intravisto. "Nel secondo tempo con un uomo di meno abbiamo creato di più. Questo ci ha dimostrato che tutto è possibile, che dobbiamo crederci in vista di mercoledì. Non siamo riusciti a fare gol, ma almeno abbiamo visto che si può giocare contro questi avversari". È da qui che Marusic invita a ripartire, da quei segnali che possono diventare indicazioni utili in vista della finale.
Orgoglio. Il pensiero, inevitabilmente, è già a mercoledì. "Sicuramente sarà una gara diversa, probabilmente senza volerlo molti di noi già pensavano a quel giorno, perché sappiamo quanto ci sia in palio. Speriamo di vedere un altro risultato, con lo stadio pieno sarà una partita differente. I nostri tifosi sono molto importanti, con loro al nostro fianco abbiamo già dimostrato di potercela giocare con chiunque. Dobbiamo essere concentrati, lottare su ogni pallone. In queste sfide sono i piccoli dettagli che fanno la differenza e dobbiamo essere pronti a tutto". Infine, un passaggio sull’espulsione di Romagnoli, che salterà il derby. "Ho parlato con lui, mi ha detto che non voleva entrare così forte, voleva prendere la palla. Gli dispiace non poter giocare con la Roma". Ci sarà però nel secondo round contro l'Inter, quello più importante.
Motta, Gila, Dele-Bashiru, Romagnoli, Marusic, Basic; Noslin, Pedro, Cancellieri, Rovella, Pellegrini |
► Per questa partita il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha convocato i seguenti calciatori:
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• La classifica dopo la XXXVI giornata del campionato di Serie A:
| Classifica | Punti | GG | V | N | P | GF | GS | DR | Punti C | VC | NC | PC | Punti F | VF | NF | PF |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Inter | 85 | 36 | 27 | 4 | 5 | 85 | 31 | 54 | 44 | 14 | 2 | 2 | 41 | 13 | 2 | 3 |
| Napoli | 70 | 36 | 21 | 7 | 8 | 54 | 36 | 18 | 40 | 12 | 4 | 2 | 30 | 9 | 3 | 6 |
| Juventus | 68 | 36 | 19 | 11 | 6 | 59 | 30 | 29 | 37 | 10 | 7 | 1 | 31 | 9 | 4 | 5 |
| Roma | 67 | 36 | 21 | 4 | 11 | 55 | 31 | 24 | 39 | 12 | 3 | 3 | 28 | 9 | 1 | 8 |
| Milan | 67 | 36 | 19 | 10 | 7 | 50 | 32 | 18 | 32 | 9 | 5 | 4 | 35 | 10 | 5 | 3 |
| Como | 65 | 36 | 18 | 11 | 7 | 60 | 28 | 32 | 33 | 9 | 6 | 3 | 32 | 9 | 5 | 4 |
| Atalanta | 58 | 36 | 15 | 13 | 8 | 50 | 34 | 16 | 33 | 9 | 6 | 3 | 25 | 6 | 7 | 5 |
| Bologna | 52 | 36 | 15 | 7 | 14 | 45 | 43 | 2 | 21 | 6 | 3 | 9 | 31 | 9 | 4 | 5 |
| Lazio |
51 | 36 | 13 | 12 | 11 | 39 | 37 | 2 | 27 | 7 | 6 | 5 | 24 | 6 | 6 | 6 |
| Udinese | 50 | 36 | 14 | 8 | 14 | 45 | 46 | -1 | 23 | 6 | 5 | 7 | 27 | 8 | 3 | 7 |
| Sassuolo | 49 | 36 | 14 | 7 | 15 | 44 | 46 | -2 | 29 | 9 | 2 | 7 | 20 | 5 | 5 | 8 |
| Torino | 44 | 36 | 12 | 8 | 16 | 41 | 59 | -18 | 27 | 8 | 3 | 7 | 17 | 4 | 5 | 9 |
| Parma | 42 | 36 | 10 | 12 | 14 | 27 | 45 | -18 | 18 | 4 | 6 | 8 | 24 | 6 | 6 | 6 |
| Genoa | 41 | 36 | 10 | 11 | 15 | 40 | 48 | -8 | 22 | 6 | 4 | 8 | 19 | 4 | 7 | 7 |
| Fiorentina | 38 | 36 | 8 | 14 | 14 | 38 | 49 | -11 | 20 | 4 | 8 | 6 | 18 | 4 | 6 | 8 |
| Cagliari | 37 | 36 | 9 | 10 | 17 | 36 | 51 | -15 | 22 | 6 | 4 | 8 | 15 | 3 | 6 | 9 |
| Lecce | 32 | 36 | 8 | 8 | 20 | 24 | 48 | -24 | 17 | 4 | 5 | 9 | 15 | 4 | 3 | 11 |
| Cremonese | 31 | 36 | 7 | 10 | 19 | 30 | 53 | -23 | 16 | 3 | 7 | 8 | 15 | 4 | 3 | 11 |
| Verona | 20 | 36 | 3 | 11 | 22 | 24 | 58 | -34 | 8 | 1 | 5 | 12 | 12 | 2 | 6 | 10 |
| Pisa | 18 | 36 | 2 | 12 | 22 | 25 | 66 | -41 | 10 | 2 | 4 | 12 | 8 | 0 | 8 | 10 |
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