Domenica 7 dicembre 2025 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 1-1
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7 dicembre 2025 – Roma, stadio Olimpico - Campionato di Serie A, XIV giornata - inizio ore 18.00
LAZIO: Provedel, Marusic, Gila, Romagnoli, Nuno Tavares (46' Lazzari), Guendouzi, Cataldi (75' Dele-Bashiru), Basic (80' Patric), Isaksen (46' Cancellieri), Castellanos (59' Noslin), Zaccagni. A disposizione: Mandas, Furlanetto, Provstgaard, Vecino, Belahyane, Pedro, Dia. Allenatore: Sarri.
BOLOGNA: Ravaglia, Zortea, Heggem, Casale (39' De Silvestri), Miranda, Moro (64' Ferguson), Pobega, Orsolini (64' Bernardeschi), Odgaard, Cambiaghi (64' Rowe), Castro (84' Dallinga). A disposizione: Pessina, Franceschelli, Holm, Immobile, Lykogiannis, Lucumi, Dominguez, Sulemana, Fabbian.. Allenatore: Italiano .
Arbitro: Sig. Fabbri (Ravenna) - Assistenti: Sigg. Preti e Politi - Quarto uomo: Sig. Sacchi - V.A.R.: Sig. Mazzoleni - A.V.A.R.: Sig. Nasca.
Marcatori: 38' Isaksen, 40' Odgaard.
Note: ammoniti 19' Nuno Tavares, 30' Moro, 48' Cambiaghi, 67' Lazzari, 78' Gila, 84' Miranda. Espulso 78' Gila per doppia ammonizione. Angoli 7 a 3. Recuperi: 4' p.t., 6' s.t.
Spettatori: 45.000 circa.

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► Il ritorno di Ciro Immobile all'Olimpico
► I calciatori convocati per la partita odierna
► Le dichiarazioni dei protagonisti
► La classifica dopo la XIV giornata di campionato
• Il Corriere dello Sport titola: “Lazio-Bologna alla danese”. Continua il quotidiano sportivo romano: “Odgaard risponde a Isaksen, ma il protagonista è Ravaglia. Italiano non sfrutta la superiorità numerica dopo l’espulsione di Gila: Rowe, Bernardeschi e Dallinga non riescono a cambiare l’inerzia”.
Per la Lazio rabbia, rimpianti e la sensazione di essere tornata a buoni livelli, anche se gli manca un vero 9. Uno scherzo del destino nella serata in cui Immobile, lasciato in panchina da Italiano, tornava all’Olimpico. È andata meglio al Bologna, un punto firmato da Ravaglia, in versione Jascin. Otto parate, almeno quattro decisive nel secondo tempo, in cui i rossoblù, palleggiando, hanno rischiato di prendere più volte il secondo. Anche Sarri, alla resa dei conti, si tiene il pareggio in salsa danese (gol di Isaksen, risposta immediata di Odgaard a un filo dall’intervallo) senza eccessive inquietudini. Il rosso a Gila, quando mancavano dodici minuti e cinque di recupero, si poteva trasformare in una beffa. La Lazio, invece, non ha sbandato. Squadra tosta, equilibrata, mai al completo da inizio stagione. Taty non ancora al top, Cataldi appena recuperato, Rovella fermo, Isaksen ko all’intervallo, Luca Pellegrini diventato padre e perso in mattinata. Si è visto quanti danni possa combinare Tavares, a cui Mau ha concesso un’altra opportunità, in fase difensiva. Il gioco, però, sta decollando: 16 tiri, di cui 9 nello specchio. Anche il Bologna non era al top. Fuori Freuler, si è fatto male Casale, Lucumi in condizioni precarie, così Italiano ha adattato De Silvestri da centrale. I rossoblù ci hanno provato alla fine, senza sfondare, in superiorità numerica.
Equilibrio. Partita tattica, ma assai piacevole e bella da vedere. La Lazio, muovendo palla con un tocco, nei primi venti minuti è riuscita a trovare con regolarità lo spazio e i tempi per saltare la pressione rossoblù e viaggiare in campo aperto. Sarri ha insistito su Taty, in evidente ritardo di condizione e neppure ispirato quando si trattava di concludere o di rifinire. Tardivo l’ingresso di Noslin. Dietro il Bologna non usciva con sicurezza, ha accumulato errori, ma davanti pressava con efficacia, rallentando la costruzione dal basso di Provedel, Gila, Romagnoli e Cataldi. Da un’imprecisione di Casale è nato il rigore fallito in movimento da Isaksen. Le omissioni di Tavares, l’anello debole della difesa biancoceleste, avevano permesso a Orsolini e Odgaard di andare al tiro con pericolosità.
Gol danesi. I due difensori sono entrati, in negativo, anche nel botta e risposta sul finire del primo tempo. Casale si è fatto male, De Silvestri era pronto al cambio, ma i rossoblù non hanno temporeggiato per favorire il cambio e la Lazio è passata in vantaggio prima che si concludesse l’azione. Bravo Guendouzi a verticalizzare, cross di Marusic, Ravaglia si è allungato sul diagonale di Zaccagni e Isaksen ha messo dentro. La cosa più difficile era sbloccare il risultato. I rimpianti di Sarri sono racchiusi nel modo bislacco in cui, dopo appena due minuti, il Bologna ha agguantato il pari. Male Gila, Castro ha cambiato gioco, Zortea si è inserito, tunnel a Tavares, tap in di Odgaard a porta vuota sulla respinta del palo.
Ravaglia top. Copione diverso nella ripresa. Il Bologna ha palleggiato senza mai tirare. La Lazio, invece, ha creato tantissimo. Il portiere rossoblù si è esaltato due volte su Guendouzi e sui due colpi di testa di Cancellieri (entrato per Isaksen) e di Noslin. Bravo Provedel in uscita, Ferguson, da fuori, ha sparato in curva. Il Bologna ci ha provato solo quando si è fatto cacciare Gila. Italiano ha scelto Rowe, Bernardeschi e Dallinga. Niente Immobile. No Ciro, no gol. Una legge di natura.
• Il Messaggero titola: “Lazio, un pari tra rimpianti e nostalgia”. Continua il quotidiano romano: “Davanti a Immobile, i biancocelesti vanno avanti con Isaksen ma uno svarione favorisce Odgaard e il Bologna si prende l’1-1. Ravaglia para tutto, l’Europa si allontana. E Gila si fa espellere. Crescita confermata ma anche sterilità offensiva. Si è sentita l’assenza di Pellegrini, diventato papà. Ansia per Gustav, finito ko”.
C'è del marcio in Danimarca: neanche il tempo di gioire per la rete di Isaksen, che segna Odgaard. È un punto pieno di rimpianti e amarezza. Forse il pari può andar bene al Bologna, che stacca il Como e si avvicina al quarto posto della Roma. La Lazio viene invece scavalcata da Sassuolo e Cremonese ed è decima. Anzi, undicesima se oggi l'Udinese batterà il Genoa. Così l'Europa resta lontana. Ed è davvero un peccato, perché i biancocelesti dominano, confermano la compattezza e una netta crescita, ma pagano le amnesie di Tavares più dell'ingenuità finale di Gila. Non basta la sostituzione di Nuno nella ripresa, non bastano nemmeno 17 tiri (di cui 8 nello specchio) perché Ravaglia alza la saracinesca. C'è anche un Taty spento, poco cinismo sotto porta: questa ormai non è più una novità e aumentala nostalgia. Quanto mancano le punizioni di Sinisa (c'è tutta la famiglia Mihajlovic in campo per ricordarlo) nella partita del cuore col Bologna. Che strano effetto fa rivedere Immobile all'Olimpico con la maglia rossoblù in panchina. Riempiono la serata, le lacrime di Ciro sotto la Curva, un anno e mezzo dopo la sua dipartita. Stupendo l'abbraccio con l'amico ed erede Zaccagni, che gli consegna una targa, dove è incorniciata la sua vecchia maglia biancoceleste numero 17, 207 gol che han fatto la storia.
La scelta sbagliata. In campo c'è anche il vice-capitano. La prima sorpresa di formazione, infatti, è il ritorno di Cataldi in regia, con un solo allenamento sulle gambe dopo l'infortunio al polpaccio. Sarri è costretto a rilanciare anche Tavares a destra perché Pellegrini dà forfait (è diventato papà) all'ultimo minuto. Nuno non ripaga la fiducia, è un disastro: dopo una manciata di secondi lascia un buco a Orsolini, che sfiora il palo. Immediata la reazione degli esterni biancocelesti, ma né Isaksen né Zaccagni hanno il grilletto caldo. Manca la precisione, c'è tanto agonismo, le squadre si sbranano, ma gli errori tecnici rovinano lo spettacolo. Taty non angola un diagonale, Isaksen rifiuta un regalo di Casale, Tavares fa sempre peggio: piede a martello sulla caviglia di Orsolini, Fabbri lo grazia col giallo. Castro si contorce di testa, ma non trova T'angolo giusto. I pericoli maggiori arrivano dagli inserimenti dei centrocampisti: Basic viene chiuso in corner da Miranda, Odgaard viene fermato dal piedone di Provedel, dopo un pasticcio di Marusic. Strepitoso il portiere friulano su un siluro angolato di Pobega. L'ex Casale si accascia a terra, il Bologna resta in dieci (De Silvestri non riesce a entrare subito) e la Lazio affonda il contropiede decisivo: Ravaglia respinge Zaccagni sul secondo palo, ma Isaksen stavolta è un falco e realizza il suo secondo centro di questo campionato. Neanche il tempo di esultare, che Nuno dorme di nuovo: si scansa sul dribbling di Zortea, la prima conclusione viene parata da Provedel con l'aiuto del palo, ma Odgaard fa 1-1 con un colpo da golf. I rossoblù ritrovano coraggio e per poco non sfiorano subito il raddoppio: Gila salva sulla linea un pallonetto di Miranda, deviato ancora da un Provedel sbalorditivo.
I cambi a metà. Troppi rischi sul fronte mancino. Entra Lazzari a destra, Marusic trasloca a sinistra al posto di Nuno. Forse sarebbe stata questa, la migliore scelta dal principio. Non esce nemmeno Isaksen dallo spogliatoio (affaticamento all'adduttore destro). Cancellieri non riesce a sfruttare subito uno scivolone di Miranda, Taty non risponde invece al suo invito successivo. Sarri ci riprova con Noslin al posto dell'argentino, e la mossa sembra funzionare come in Coppa contro il Milan, perché l'attacco è più vivo. Astuta una finta dell'olandese su una sgommata in area di Basic, Ravaglia è decisivo sul piattone di Guendouzi a fil di palo. Italiano ricorre a un triplo cambio: fuori Cambiaghi, Orsolini e Moro, dentro Rowe, Bernardeschi e Ferguson. La Lazio si allunga, ma il Bologna non fa male con un misero tacchetto di Castro. Piuttosto Ravaglia è ancora provvidenziale su un tiro deviato di Guendouzi e una capocciata di Noslin diretta all'incrocio. Sarri vuole chiudere le sostituzioni con Dele-Bashiru, ma Gila complica tutto al 79: prima si becca il giallo per una gamba tesa su Castro, poi Fabbri gli sventola il rosso per una parola di troppo. Fuori Basic, con Patric si passa al 4-4-1. Italiano si gioca Dallinga come una ultima carta ma, nonostante la superiorità numerica, il suo Bologna sembra accontentarsi del punto. I rimorsi dilaniano solo la Lazio.
• Il Tempo titola: “Pari e rimpianti”. Continua il quotidiano romano: “Lazio fermata in casa dal Bologna e da un super Ravaglia. Biancocelesti in vantaggio con Isaksen poi subito Odgaard. Sarri resta decimo in classifica a cinque punti dalla zona Europa. Sabato c’è il Parma”.
La Lazio sbatte contro Ravaglia, pareggia con il Bologna e perde il treno che porta in Europa. Il verdetto del campo è legittimo, ma severo: i biancocelesti pagano a caro prezzo un errore individuale di Tavares, creano numerose occasioni da rete e non rischiano quasi mai. Nonostante questo, finisce uno a uno. All’Olimpico le emozioni non mancano, a partire dal ritorno di Ciro Immobile dopo otto stagioni da protagonista assoluto; l’ex capitano viene celebrato sotto la Curva Nord e non riesce a trattenere le lacrime, poi è il momento del ricordo di Sinisa Mihajlovic, con i familiari pronti a sensibilizzare la nobile causa dell’ADMO. Si può cominciare, Tavares sbaglia subito su Orsolini presentando la sua nuova collezione di errori-orrori; il sinistro del bolognese finisce sull’esterno della rete. La Lazio fatica a impostare la manovra, soffre la pressione della squadra di Italiano che sale in maniera aggressiva per impedire lo sviluppo del gioco laziale; Taty ci prova dal limite, poi Tavares regala un altro pallone a Odgaard che minaccia Provedel. Dall’altra parte Casale non fa meglio; Taty recupera palla sulla trequarti e serve un pallone d’oro a Isaksen: il danese calcia su Ravaglia proteso in uscita. Tavares continua a mostrare la propria galleria di orrori, e prende un cartellino giallo per un fallo inutile su Orsolini; l’intervento è ai limiti, in ogni caso sconsiderato.
La Lazio trova il vantaggio dopo trentotto minuti: Guendouzi verticalizza per Marusic, Zaccagni raccoglie il cross del montenegrino e calcia a rete, sulla respinta di Ravaglia Isaksen insacca a porta vuota. Il vantaggio laziale pone i migliori presupposti per gestire la partita, ma l’ennesima leggerezza di Tavares regala il pareggio al Bologna; Zortea punta il portoghese che approccia al duello con sufficienza, il bolognese gli fa un tunnel e calcia in porta, Provedel si oppone come può e Odgaard infila a porta vuota. La Lazio a questo punto vacilla, serve un intervento risolutivo sulla linea di porta di Gila per evitare il vantaggio degli ospiti dopo un pallonetto di Miranda. Nella ripresa la Lazio spinge maggiormente, e Ravaglia si prende la scena; respinge in angolo una conclusione di Guendouzi, intercetta un colpo di testa di Cancellieri, interviene ancora su un tiro dalla distanza del francese, smanaccia un colpo di testa di Noslin indirizzato verso l’incrocio dei pali. A dieci minuti dal termine la Lazio resta in dieci per l’espulsione di Gila, allontanato dal campo per protesta dopo essere stato sanzionato dall’arbitro per un intervento deciso su Castro; il Bologna – nonostante la superiorità numerica – si accontenta del pareggio. La prestazione dei biancocelesti è migliore del risultato, ma Sarri paga a caro prezzo gli errori dei singoli.
• La Gazzetta dello Sport titola: “Lazio e Bologna, show e rimpianti”. Continua il quotidiano sportivo: “Sarri-Italiano un punto a testa nessuno decolla. Gol di Isaksen, risponde Odgaard dopo 2 minuti. I rossoblù restano in 11 contro 10 per il rosso a Gila ma non sfruttano il vantaggio”.
Due concetti: la Lazio meriterebbe più della classifica che ha e il Bologna ha una classifica con dentro un sacco di meriti. Dentro a questi due punti cardinali, un calderone in cui si è visto il bene e il male, l’offesa (all’arbitro Fabbri) e la ritmata fase offensiva, un gol preso in 10 uomini (ingenuità grave dei rossoblù nel cambio ritardato) e un arrembaggio bolognese nell’11 contro dieci (espulsione di Gila) che non è stato scorticante abbastanza. Quindi? La scena se l’è presa spesso Ravaglia che si è trasformato in “X-Men” davanti a una Lazio che le conclusioni le trova perché la fase di sviluppo di Sarri è un quadro sempre da ammirare. Italiano, però, è uno che non molla mai un centimetro di gara. E i suoi con lui: martellando, anche se ieri meno del solito. Per questo un passettino in avanti di entrambe porta più statistiche che sorrisoni oltre ai due gol nati in Danimarca (Isaksen e Odgaard): la Lazio ha preso gol dopo 400’ in casa ma continua a non perdere all’Olimpico da settembre; per il Bologna è la settima trasferta di fila senza ko, Coppa compresa.
Errori ed orrori. In questo dipinto un po’ schizofrenico, l’aperitivo di tutto - in un primo tempo in cui la Lazio sviluppa temi offensivi più sciolti e “violenti” mentre il Bologna la profondità la annusa ben poco - è stata una parentesi lunga due minuti che sembrava architettata da uno che aveva alzato un po’ il gomito. Dal 38’ al 40’ vanno in scena un’omissione grave, scivoloni in serie, la martellata della Lazio che però non tiene botta fino a prendersi la roncolata dell’1-1. Due minuti folli, da raccontare. Al minuto trentotto, dopo che Casale era a terra da 3’ (quindi palesemente da cambiare) la panchina del Bologna non ha un uomo scaldato e pronto, quantomeno che avesse corricchiato un po’. Va bene “sperare” di recuperare Casale, ma la differita – in questo caso – si impossessa di Italiano e i suoi: mentre De Silvestri (Lucumi non sta bene, questione di tendine) si toglie la tuta, la Lazio va in gol con respinta laterale di Ravaglia e poi Isaksen che la infila in diagonale col Bologna in 10 e De Silvestri costretto a guardare dall’area tecnica in maglia da gioco ma senza poter ancora giocare. Autostrada laziale dopo il vantaggio? Macché: siccome il Bologna dalla gara non esce praticamente mai, ecco che l’ondivaga Lazio si prende una pausa immediata e decisiva, perché l’azione che parte da Castro, passa da Orsolini con sovrapposizione e tiro di Zortea (e Tavares saltato), arriva alla deviazione di Provedel sul palo, dalla Fase Rem diffusa della difesa di Sarri e con Odgaard che la appoggia come fosse nel giardino di casa propria ferendo la Lazio in casa dopo appunto 400’ (non prendeva gol all’Olimpico dal 4 ottobre, Torino). Folle e divertente, diciamo così. E, attenzione: prima di quei 2’ bizzarri, sia Ravaglia (su Taty e soprattutto Isaksen) e Provedel (su Odgaard) avevano messo il piedone salvifico. Un Luna Park, un po’ folle appunto.
Ravaglia extralarge. Così Sarri – con Cataldi recuperato e utilizzato subito - tenta di fermare la giostra e fa, appena comincia il secondo tempo, quel che forse avrebbe dovuto fare dall’inizio: senza Pellegrini, dentro Lazzari a destra e Marusic che si prende la fascia mancina al posto di un Tavares che concede concede concede e concede ancora. La Lazio riparte benone. A tal punto che fino all’offesa che si prende Fabbri da Gila ("Sei scarso" gli avrebbe detto il laziale, due volte) confeziona e srotola calcio a ripetizione. Così, Ravaglia lavora di spirito e reattività di continuo, il sistema-Sarri spunta da ogni dove, non con fare devastante ma con quelle punture ragionate che lui ben sa fare: Guendouzi due volte, Cancellieri e una retrozuccata di Noslin diventano colpi di qualità anche del numero uno rossoblù, perché il Bologna racconta di un punto che va benone anche per i tappi del vice-Skorupski.
Stanchezza. E poi? Succede che a dieci (più recupero) dalla fine, Gila si faccia verbalizzare l’offesa da Fabbri. E lì, la lucidità rossoblù diventa un optional, figlia del doppio e anche triplo impegno: scelte frettolose, anche sbagliate, palloni non sfruttati nella maniera giusta dai cambi e anzi dando due occasioni offensive alla Lazio. L’imbattibilità perdurante da sette trasferte di fila (Europa compresa) è cosa buona e giusta, la stanchezza è evidente anche se rispetto alla Coppa Italia il sudoku di Italiano ha prodotto 9 cambi rispetto all’undici visto contro il Parma. Morale: Bologna stanchino. Ma dentro a una gara mai stancante.
• Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara.
Sarri: “Ora i rinforzi”. L’allenatore a muso duro con Lotito che sulle strategie di mercato era stato ambiguo: “Non basta non indebolire la Lazio. La difficoltà di Tavares è mantenere concentrazione”.
Sarri non scende più a patti e sulle parole non accetta giochetti. È stato fulmineo nel contraddittorio nato a distanza con Lotito. Il presidente, prima di Lazio-Bologna, aveva parlato di mercato con i suoi classici trucchi verbali: "Se la squadra verrà rinforzata? Ho detto che la Lazio a gennaio non verrà indebolita, tutto quello che necessita verrà messo in atto". Mau, a scanso di equivoci, a Sky ha messo i puntini sulle “i”: "Indebolita non basta, questa Lazio va rinforzata. Se devono arrivare giocatori che non ci migliorano, meglio non arrivino. Devono arrivare calciatori che possono effettivamente migliorare il gruppo, che sta lavorando benissimo". Non sa ancora come la Lazio potrà operare, quasi certamente a saldo zero (uscite ed entrate): "Non ho risposte". Ha indicato i ruoli da rinforzare, non i nomi per quanto aspetti Insigne: "Ho fatto presente gli interventi che ci potrebbero aiutare. L’ho detto alla società, non lo dico qui". Ha fatto un confronto con la sua prima Lazio: "Questo è un gruppo diverso per caratteristiche mentali, se questa squadra avesse le qualità tecniche di quella precedente farebbe grandi cose e viceversa. I giocatori che hanno grandi qualità tecniche e mentali costano quasi 100 milioni".
I gol. Nove tiri nello specchio non sono bastati per vincere: "Partita da squadra in grande crescita, rimane il rammarico per non averla vinta. Il gol preso? Errori in serie. I recuperi negli ultimi 20-25 metri, con loro completamente aperti, non sono stati sfruttati, siamo mancati a livello di scelte. Stiamo tirando molto di più". Sarri ha difeso Taty, per quanto uscito nervoso: "Dopo essere stato fermo per tanto tempo non è al massimo della condizione. È nervoso e voglioso di stare meglio. A noi servirebbe qualche gol in più, poi se li fanno il centravanti o gli altri non ci interessa. C’è da essere un po’ più cattivi in zona gol. Noslin non è un attaccane puro, con Dia siamo a metà strada. Aspettiamo un po’". I centravanti con Mau hanno sempre segnato, ci ha tenuto a ricordarlo: "Higuain 36 gol, Mertens 29, Hazard 22, Ronaldo 32, Ciro 27 il primo anno". Taty deve essere più concreto, in un’occasione ieri anziché puntare la porta ha servito di tacco Tavares: "Perché ha capito che non era in condizione per allungare", l’alibi regalato da Sarri. Mau ha spiegato l’episodio che ha portato al rosso di Gila: "Ha detto a Fabbri per lui non è un arbitro di alto livello, senza offese. Altri si girano e vanno via, forse lui è un po’ più permaloso". Tavares bocciato dopo 45’: "La sua difficoltà è mantenere la concentrazione". L’abbraccio con Ciro: "La Lazio è casa sua. L’ho lasciato con i compagni, è una bandiera, giusto il tributo dei tifosi". Sarri è stato invocato dalla Nord: "Non ci scordiamo che siamo a metà classifica e vedere questo spettacolo di tifo è straordinario. Non finirò mai di ringraziarli".
In un altro articolo le dichiarazioni della dirigenza. Lotito: “Sarri ci dirà se ha bisogno di ritocchi a gennaio. Sono ventidue anni che sono presidente, il tempo passa. Non impoverirò la Lazio, c’è logica”. In attesa di sapere se potrà operare sul mercato. “Immobile uno di famiglia. Poi ho scelto di chiudere. I nostri piacciono ma non sono in vendita”.
La glorificazione di Ciro ha ispirato una morale mai pronunciata da Lotito in 21 anni e mezzo. Di solito predica per gli altri, stavolta anche per lui stesso: "Purtroppo tutto ciò che ha un inizio ha una fine, il tempo determina i cambiamenti. Io sono 22 anni che faccio il presidente, il tempo passa per tutti". Può sembrare che riveli una prima vulnerabilità del presidente, contestato e oltraggiato continuamente nei 15 minuti iniziali di Lazio-Bologna dalla Curva Nord, poi a riprese. Ma anche i suoi più feroci contestatori conoscono la sua combattività, la persistenza a restare in carica. Sarà stata solo una trasposizione simbolica. Lotito ha rivendicato l’arrivo di Ciro: "L’ho acquistato io, ho puntato su di lui e l’ho trattato come uno di famiglia. Grande giocatore, poi ha scelto di non proseguire, una scelta fatta autonomamente". Chiuso l’amarcord, ha parlato di mercato, sono queste le dichiarazioni che Sarri ha voluto correggere nell’indirizzo: "Se la squadra verrà rinforzata? Ho detto che la Lazio a gennaio non verrà indebolita, c’è una logica. Altrimenti continuiamo a fare i ragionamenti sul mercato, non siamo al supermercato dove pago uno e prendo tre. Faremo le cose che necessitano per migliorare e non mortificare le persone che ci sono all’interno dell'organico. L’allenatore ci dirà se ha bisogno di ritocchi per la squadra. I nostri giocatori sono tutti appetiti da tante squadre, ma non li abbiamo messi sul mercato". Sarri ha già detto alla società cosa serve, l’ha confermato ieri.
Le voci. Lotito ha smentito, come se ce ne fosse bisogno, i ritorni di Luis Alberto o Milinkovic: "C’è un confronto sereno e costruttivo in società, dobbiamo anche valorizzare il patrimonio che abbiamo. Ci sono giocatori che erano fuori dal progetto e che oggi hanno mostrato il loro valore. Dobbiamo far sì che si raggiunga sempre il meglio per centrare i nostri obiettivi". La Lazio è rimasta decima, aspettando l’Udinese. Lotito ha parlato di obiettivi: "Stiamo trovando una quadra, un gruppo che si è cementato, che ha delle potenzialità. Possiamo dire la nostra contro tutte le squadre, secondo me è un problema di concentrazione. Sarri ci dirà quello che serve per crescere ulteriormente. Sono convinto che la nostra sia una rosa con potenziale. Con il lavoro di tutti si possono creare le condizioni per riprendere un percorso che ci ha sempre visto in qualche modo presenti in Europa. Non dobbiamo fasciarci la testa prima di rompercela, senza voli pindarici, ma consapevoli di avere un gruppo molto motivato e unito". Lotito era ottimista, chissà cosa avrebbe detto dopo la partita, forse è l’unico passaggio confermabile: "Stanno rientrando gli infortunati, così la squadra potrà mostrare il proprio valore con la regia sapiente di Sarri". E con un vero mercato.
Provedel, Gila, Romagnoli, Marusic, Nuno Tavares, Basic Castellanos, Isaksen, Guendouzi, Cataldi, Zaccagni |
► Per questa partita il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha convocato i seguenti calciatori:
(*) poi depennato dalla lista |
• La classifica dopo la XIV giornata del campionato di Serie A:
| Classifica | Punti | GG | V | N | P | GF | GS | DR | Punti C | VC | NC | PC | Punti F | VF | NF | PF |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Milan | 31 | 14 | 9 | 4 | 1 | 22 | 11 | 11 | 16 | 5 | 1 | 1 | 15 | 4 | 3 | 0 |
| Napoli | 31 | 14 | 10 | 1 | 3 | 22 | 12 | 10 | 19 | 6 | 1 | 0 | 12 | 4 | 0 | 3 |
| Inter | 30 | 14 | 10 | 0 | 4 | 32 | 13 | 19 | 18 | 6 | 0 | 2 | 12 | 4 | 0 | 2 |
| Roma | 27 | 14 | 9 | 0 | 5 | 15 | 8 | 7 | 12 | 4 | 0 | 3 | 15 | 5 | 0 | 2 |
| Bologna | 25 | 14 | 7 | 4 | 3 | 23 | 12 | 11 | 13 | 4 | 1 | 1 | 12 | 3 | 3 | 2 |
| Como | 24 | 14 | 6 | 6 | 2 | 19 | 11 | 8 | 15 | 4 | 3 | 0 | 9 | 2 | 3 | 2 |
| Juventus | 23 | 14 | 6 | 5 | 3 | 18 | 14 | 4 | 15 | 4 | 3 | 0 | 8 | 2 | 2 | 3 |
| Sassuolo | 20 | 14 | 6 | 2 | 6 | 19 | 17 | 2 | 10 | 3 | 1 | 3 | 10 | 3 | 1 | 3 |
| Cremonese | 20 | 14 | 5 | 5 | 4 | 18 | 17 | 1 | 9 | 2 | 3 | 2 | 11 | 3 | 2 | 2 |
| Lazio |
19 | 14 | 5 | 4 | 5 | 16 | 11 | 5 | 14 | 4 | 2 | 1 | 5 | 1 | 2 | 4 |
| Udinese | 18 | 14 | 5 | 3 | 6 | 15 | 22 | -7 | 8 | 2 | 2 | 3 | 10 | 3 | 1 | 3 |
| Atalanta | 16 | 14 | 3 | 7 | 4 | 17 | 17 | 0 | 10 | 2 | 4 | 1 | 6 | 1 | 3 | 3 |
| Cagliari | 14 | 14 | 3 | 5 | 6 | 14 | 19 | -5 | 8 | 2 | 2 | 3 | 6 | 1 | 3 | 3 |
| Genoa | 14 | 14 | 3 | 5 | 6 | 15 | 21 | -6 | 6 | 1 | 3 | 3 | 8 | 2 | 2 | 3 |
| Parma | 14 | 14 | 3 | 5 | 6 | 10 | 17 | -7 | 6 | 1 | 3 | 3 | 8 | 2 | 2 | 3 |
| Torino | 14 | 14 | 3 | 5 | 6 | 14 | 26 | -12 | 8 | 2 | 2 | 3 | 6 | 1 | 3 | 3 |
| Lecce | 13 | 14 | 3 | 4 | 7 | 10 | 19 | -9 | 6 | 1 | 3 | 3 | 7 | 2 | 1 | 4 |
| Pisa | 10 | 14 | 1 | 7 | 6 | 10 | 19 | -9 | 6 | 1 | 3 | 4 | 4 | 0 | 4 | 2 |
| Verona | 9 | 14 | 1 | 6 | 7 | 11 | 21 | -10 | 6 | 1 | 3 | 3 | 3 | 0 | 3 | 4 |
| Fiorentina | 6 | 14 | 0 | 6 | 8 | 11 | 24 | -13 | 2 | 0 | 2 | 4 | 4 | 0 | 4 | 4 |
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