Domenica 11 gennaio 1998 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Lecce 4-0


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11 gennaio 1998 - 2.767 - Campionato di Serie A 1997/98 - XV giornata

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta, Negro, Chamot, Fuser (78' Gottardi), Almeyda, Jugovic, Rambaudi (57' Venturin), R.Mancini (86' Marcolin), Boksic. A disposizione: Ballotta, G.Lopez, Grandoni. Allenatore: Eriksson.

LECCE: Lorieri, Sakic, Cyprien, Viali, Rossini, Rossi (70' Martinez), Govedarica, Conticchio, Casale (85' Di Chio), Palmieri, Atelkin (46' De Francesco). A disposizione: Aiardi, Iannuzzi, Baronchelli, Annoni. Allenatore: Prandelli.

Arbitro: Sig. Serena (Bassano).

Marcatori: 55' Rambaudi, 75' Fuser, 84' Boksic, 92' Boksic.

Note: ammoniti Palmieri per proteste e Venturin per gioco scorretto.

Spettatori: 38.424 per un incasso totale di Lire 1.172.551.052 (abbonati 32.238 per una quota di lire 955.506.052, paganti 6.186 per un incasso di lire 217.045.000).


Roberto Rambaudi colpisce la sfera di testa...
... e porta la Lazio in vantaggio
Un altro fotogramma dell'azione
L'esultanza dell'attaccante biancoceleste
Diego Fuser scocca il tiro del 2-0
Un altro fotogramma dell'azione
L'esultanza del centrocampista biancoceleste
Alen Boksic calcia il pallone da posizione decentrata...
... e la sfera si insacca in rete per il 3-0 laziale
L'attaccante croato scocca un tiro...
... che si infila tra palo e portiere: è il 4-0 definitivo

Boksic aggiusta la mira e la Lazio fa festa grande. Quattro botti laziali in devastante successione, lasciando solo nel primo tempo al Lecce lo sfizio di tormentare Eriksson come dodici anni fa. Quattro prodezze per ripristinare la leadership cittadina (sorpassati pure i milanisti) a 360 gradi e rimpiangere il tempo perduto. Affrancata da Signori e dai malumori del turnover questa Lazio non può che sprigionare ragguardevoli risorse, senza amnesie, senza ingorghi. Certo, l'organizzazione biancoceleste carbura tardi dopo una settimana di festeggiamenti, ma quando preme sull'acceleratore-Boksic, franano i poveri "prandelliani", impegnati nel resuscitare l'impossibile miracolo tutto difesa-contropiede, datato 20 aprile 1986. Oggi non c'è più traccia dell'Eriksson romanista e zonarolo, votato all'autolesionismo. Assenti Favalli, Nedved e Casiraghi, la Lazio aspetta le occasioni propizie con una rigorosa lettura sul campo di quanto serve; o almeno di quanto va tatticamente evitato. Niente fretta, anche se la traversa colpita subito sotto misura dallo smarcato Jugovic (slalom travolgente di Boksic) sembrerebbe preannunciare l'assalto frenetico dentro l'area pugliese. Non date retta: la compagnia-Mancini sa ormai scegliere l'orientamento redditizio, basato sugli improvvisi cambi di marcia decisi dall'equilibratore Almeyda e dagli altri centrocampisti "rubapalloni".

E' un 4-4-2 a tratti poco appariscente, comunque omologato dal proficuo inseguimento verso i quartieri alti del campionato e soprattutto dal fragoroso poker rifilato a Zeman nel derby dell'Epifania. Il Lecce abbocca e viene via via castigato con la stessa procedura di sgretolamento. A cosa serve ritardare i guai, inalberando per mezza partita l'opposizione corta e attenta nel chiudere qualsiasi spazio? Sono scrupolosi i guastatori Sakic e Rossini sulle corsie esterne; sono ammirevoli Govedarica e Rossi, finché reggono le energie, dietro Jugovic, Mancini, Boksic, Rambaudi. Tuttavia si tratta d'una lotta impari; l'esplosione della qualità laziale è nell'aria. Beh, prima di crollare, il Lecce ha perfino la sensazione di superarsi nell'unica sortita azzardata: scappa Casale per la centrata carogna, Negro rintuzza e Palmieri prova a sorprendere Marchegiani dai sedici metri. L'esecuzione poco angolata chiude l'arrampicata dei leccesi sui propositi da blitz. E si scatena Fuser, procurandosi sparato l'angolo che spezza l'anomalo equilibrio. Palla disegnata per la rifinitura aerea di Pancaro a beneficio dell'incornata-Rambaudi. Sì, proprio Rambaudi, sottratto finalmente al retrobottega per sostituire con profitto l'assente Nedved sul binario sinistro. Così, semplificati grazie alle assenze i problemi d'abbondanza, la Lazio procede per accumulo, spalancando football da applausi. Sotto a chi tocca: Jugovic propone, Mancini aggiunge un tacco delizioso e Fuser piomba al raddoppio spettacolare. Poi il finale è uno show dello smisurato croato di questi periodi di tranqullità.

E' lui che trascina i compagni alla seconda goleada in cinque giorni, piantando in rete la mazzata-traversa del solito Venturin, che ha appena rilevato Rambaudi. Segue il pezzo di bravura, suggeritore Jugovic, per accogliere Alen nella quaterna con tanto di doppietta. In alto i cuori e chissà dove arriverà la Lazio impreziosita dal nuovo Boksic, campione che ha smesso di regalare ai portieri. L'ex romanista Lorieri può testimoniare. Le streghe leccesi non abitano più qui. Eriksson è soddisfatto: "Abbiamo festeggiato i 98 anni della Lazio senza commettere gli errori di frenesia che in passato ci costarono cari. Con Negro centrale accanto a Nesta, la difesa è diventata pressoché imbattibile. Poi, permettemi di citare Boksic: quando inquadra la porta non ha rivali, è il più forte al mondo nel ruolo. Ora si tratta di proseguire nell'inseguimento ai vertici, senza vuoti".


La Gazzetta dello Sport titola: "Dopo il poker segnato in coppa Italia alla Roma, ecco quello servito al Lecce in campionato. Boksic direttore d'orchestra. Un gioco che pare una sinfonia: la squadra di Eriksson sempre più su. Succede tutto nel secondo tempo: dopo il gol segnato da Rambaudi il controllo che la Lazio esercita sulla partita è assoluto, così negli ultimi 20 minuti arriva la goleada. Il Lecce si muove bene ma è totalmente incapace di pungere. Solo da palla inattiva nasce qualcosa".

Continua la "rosea": Ha ragione Eriksson quando dice che la Lazio ha preso tranquilla consapevolezza della propria forza. E ha ragione anche quando sostiene che un Boksic capace di segnare vuol dire avere in squadra uno dei più forti attaccanti del mondo. Le due osservazioni, sommate, danno corpo al 4-0 che i biancocelesti infliggono al derelitto Lecce limitandosi a spingere sull'acceleratore solo oltre la seconda metà della partita, quando vanno in gol prima Rambaudi, poi Fuser, infine due volte il croato. Prova di grandissimo spessore, che accentua interrogativi e rammarichi (di campionato) rispetto al passato prossimo e a taluni sciali (Empoli e Piacenza fuori, Atalanta e Udinese all'Olimpico, due punti in quattro partite) che se appena parzialmente evitati avrebbero dato alla classifica della Lazio ben altro connotato che non quello di trovarsi quinta ma a 11 punti dall'Inter. Prova di forza, quella di ieri, accentuata dal fatto che per la prima volta nella stagione erano contemporaneamente assenti Casiraghi e Nedved (oltre a Favalli). Due tradizionali grimaldelli per scardinare altrui difese e squadre provinciali che, come il Lecce ieri, scendono all'Olimpico con l'obiettivo di non prenderle. L'imbarazzo è invece durato solo un tempo. E a guardar bene più per la "pancia piena" che la squadra s'è portata dietro dopo il 4-1 nel derby della Befana che per altro.

Difesa ritoccata con l'esordio a tempo pieno in campionato di Chamot quale terzino sinistro, centrocampo rimodellato con Rambaudi inedito laterale sinistro, coppia d'attacco Mancini-Boksic ispirata e, per quel che riguarda il croato, in condizione fisica esplosiva. Contro la Lazio, Prandelli ha opposto un Lecce modificato per cinque undicesimi rispetto a quello che all'Olimpico perse contro la Roma 3-1 nonostante una lunga superiorità numerica (l'espulsione di Konsel). Altra squadra rispetto ad allora, altra organizzazione di gioco, con la distanza giusta tra i reparti, il pressing tanto corretto quanto costante e qualche dignitosa individualità (Sakic, Cyprien, il migliorato Govedarica). Il problema di fondo è che i reparti sono due. Nel senso che dell'attacco non v'è traccia a parte il prodigarsi fin troppo rabbioso di Palmieri. Ci si domanda chi abbia pescato Atelkin in Ucraina, se De Francesco a lui subentrato nella ripresa possa calcare i campi della A, se Dichio e Iannuzzi sono così scarsi da raccogliere in tutto due minuti di presenza in campo l'uno e nemmeno quella l'altro. Il Lecce si muove bene ma è totalmente incapace di pungere. Solo da palla inattiva nasce qualcosa, di lì le situazioni di pseudopericolo create nel primo tempo con Palmieri e Govedarica, quando la molle Lazio, eccezion fatta per Boksic, stava quasi a guardare. Primo fallo di gioco dei biancocelesti, tanto per intendersi sulla loro aggressività e sull'intensità di gioco, dopo 22'. Eppure anche in questa prima frazione le autentiche occasioni da rete sono state timbrate da Jugovic (Lorieri ha respinto con l'aiuto della traversa) e Pancaro (nuovo salvataggio del portiere anche perché Rambaudi ha mancato la correzione sottomisura).

Il gol che ha sbloccato il match è arrivato dopo 10' d'una ripresa che la Lazio aveva cominciato con uguale distacco ma con cadenze più incisive. Palla inattiva anche qui, ed errore marchiano dell'uomo (Casale o Conticchio?) che sul corner di Jugovic non abbandonava il primo palo, così da consentire a Rambaudi e Negro, su quello opposto, di restare in gioco quando Pancaro ha corretto di testa in quella direzione. Rambaudi stavolta non s'è fatto pregare, giusto premio alla propria pazienza e alla capacita' di Eriksson di tenere in pugno e ben desto tutto lo spogliatoio. Il controllo che, passata in vantaggio, la Lazio ha poi esercitato sul match è stato assoluto, troppo individualmente distanti sotto il profilo tecnico i rispettivi 4-4-2. La goleada s'è tuttavia materializzata solo negli ultimi 20', cioé dopo che Prandelli, che già aveva cercato nuove soluzioni in attacco, ha tolto il laterale destro Rossi, spostando colà Conticchio e inserendo in mezzo l'anarchico uruguaiano Martinez. La situazione è sensibilmente peggiorata e ha preso a diluviare. Da cineteca l'assist di tacco di Mancini a Fuser, che già ci aveva provato, per il devastante destro del 2-0. Ugualmente spettacolare il missile del subentrato Venturin, respinto dalla traversa (e da Lorieri) che Boksic ribadiva con tempismo in gol. Concedendo il bis in pieno recupero, con classe e soprattutto con l'altro piede. Segno proprio che Eriksson glieli ha raddrizzati tutti e due.


Tratte da La Repubblica, alcune dichiarazioni post-gara:

Quel colpo di tacco di Mancini lo ha mandato in estasi. Sergio Cragnotti esalta l'Artista e la sua Lazio: "Finalmente vedo premiati i miei sforzi, gli investimenti di questi sei anni. La squadra ora è serena, ha trovato la continuità che le mancava. E' bello vederla giocare così. Ho ammirato un Mancini stratosferico. Boksic, poi, è stato ancora una volta devastante: quando parte in progressione è incontenibile, e adesso ha imparato anche a segnare. E' davvero un gran momento...". Si gode il sorpasso sulla Roma, Cragnotti. Su Sensi che non lo capisce e ironizza sui suoi progetti: sul Flaminio, sulla quotazione in Borsa, su Salas. Lui risponde inviando Governato in Argentina: il ds è partito ieri sera per Baires, dove inizierà le trattative con il River Plate per l'acquisto del centravanti cileno. Poi, sabato 17, l'assemblea degli azionisti darà l'ok all'operazione-Borsa. Da un mese a questa parte, la Lazio ha infilato una serie di sei partite utili, con cinque vittorie e un pareggio tra campionato e coppa, senza mai subire un gol su azione. Per questo è facile spiegare quel ghigno di soddisfazione sul volto di Eriksson: "Abbiamo vinto - dice il tecnico - con la pazienza tipica della grande squadra. Già, perché siamo stati bravi a non perdere la testa nel primo tempo, quando attaccavamo ma il gol non arrivava. I ragazzi hanno saputo aspettare l'occasione giusta. Il Lecce era organizzato benissimo, non a caso ha vinto a Milano e ha fatto soffrire il Parma".

Temeva, Eriksson, un calo di tensione dopo il trionfo nel derby: "Invece i ragazzi hanno mantenuto la concentrazione per novanta minuti: questa è la soddisfazione maggiore". Otto gol in due partite, quattro alla Roma e quattro al Lecce; Eriksson elenca i pregi di questa nuova Lazio: "La squadra è cresciuta: ha carattere, sicurezza, mentalità vincente e ora anche continuità. Adesso serve una vittoria in trasferta: a Firenze non sarà facile, ma ci proveremo. Il sorpasso sulla Roma? Non conta granché...". Per Vladimir Jugovic è Boksic il segreto della Lazio: "Quando sta bene, Alen non teme rivali. E' importantissimo per noi, perché con la sua potenza può risolvere le partite da solo". Secondo Mancini, invece, "il segreto della Lazio è la tranquillità, soltanto questo". L'Artista fa i complimenti a Signori: "Ha segnato due gol, sono contento per lui e per la Samp". L'uomo più felice della domenica è Roberto Rambaudi: al debutto da titolare in questo campionato, ha segnato un gol importantissimo. "Sì, è stato un buon esordio. Il mio gol ci ha sbloccato, non era facile trovare varchi. Adesso vado a festeggiare col mio amico Signori: mi aveva parlato dei suoi progressi, sentiva che avrebbe segnato".


Dalla Gazzetta dello Sport:

La Lazio si scopre grande. Alla terza vittoria interna consecutiva all'Olimpico (quinta contando le coppe) Eriksson riconosce alla sua squadra "la freddezza delle grandi. Perche' questo Lecce ha mostrato una volta in piu' di essere formazione molto ben organizzata e capace di ben figurare in trasferta. Forse qualcuno ha dimenticato che ha battuto il Milan a San Siro. E poi l'ho visto due settimane fa a Parma: gli emiliani non sono riusciti a tirare in porta nemmeno una volta nel primo tempo. Dunque non e' stato per nulla semplice. Bravo Rambaudi a segnare un gol importantissimo. Poi sugli spazi larghi e' stato tutto piu' facile. Mi piace sottolineare la maturita' dei ragazzi che hanno saputo aspettare, senza pero' rischiare di subire un gol che sarebbe diventato difficilissimo da rimontare. Non sono stati ripetuti gli errori che ci hanno portato alle sconfitte interne con Atalanta e Udinese. Ora pero' dobbiamo continuare cosi': vogliamo essere protagonisti anche in campionato ed in 19 turni puo' succedere di tutto. Ci sono segnali positivi". Come le prove convincenti di Boksic e Mancini sottolineate da Cragnotti che rivendica la bonta' delle sue scelte. Il croato ha segnato 6 gol in 5 gare e con 10 reti in totale e' diventato il capocannoniere della Lazio, raggiungendo Signori: "Quando ho saputo che diventavo l'allenatore di Alen - dice Sven con modestia - ho pensato che se uno come lui fa anche gol diventa fra i piu' grandi al mondo. Il merito di questo momento positivo e' tutto suo. E' sereno, tranquillo e la butta dentro con facilita'. Di Mancio preferisco parliate voi, perche' io lo conosco bene e non ho dubbi sul suo valore. Dico solo che se qualcuno afferma che lui non e' un grande vuol dire che si parla di un altro calcio". E un Mancini rilassato ringrazia e guarda avanti sottolineando che "questi risultati sono il frutto solo della tranquillita". Le contestazioni autunnali sono solo un ricordo. Gli fanno notare della doppietta di Signori che si e' sbloccato in blucerchiato: "Sono molto contento per lui e per la Samp che a Marassi ha mantenuto la tradizione positiva con il Parma".

Vladimir Jugovic esalta le qualita' del compagno Alen: "Quando sta bene fisicamente come ora e' incontenibile. Se la Juventus ha fatto bene a cederlo? Non so. Dico che uno come Boksic serve a qualsiasi squadra". Non e' un caso che il migliore assetto in mezzo e nella fase difensiva sia arrivato con Jugovic in campo: "La Lazio mi ha ingaggiato per questo. Servo per dare maggiori equilibri ed in questo periodo stiamo andando bene subendo pochissimo. Prima di parlare in grande pero' dobbiamo infilare una serie di vittorie consecutive. Peccato solo che all'inizio della partita Lorieri ha deviato sulla traversa quel mio tiro. Ci tenevo a segnare il mio primo gol in questo campionato". Cosa che e' riuscita a Roberto Rambaudi: "Era da maggio che non ero titolare in campionato e finalmente anch'io ho trovato il mio spazio. All'inizio non era facile, perche' contro questo Lecce c'e' stato da soffrire. Pero' noi siamo stati bravi a non ripetere gli errori fatti con l'Atalanta. Ci siamo comportati da vera grande, mostrando pazienza nell'aspettare il momento giusto. Che poi sia arrivato con un mio gol e' cosa che mi rende felice".