Domenica 18 gennaio 1998 - Firenze, stadio Artemio Franchi - Fiorentina-Lazio 1-3


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18 gennaio 1998 - 2.768 - Campionato di Serie A 1997/98 - XVI giornata

FIORENTINA: Toldo, Falcone (79' Tarozzi), Firicano (86' Robbiati), Padalino, Serena, Cois, Rui Costa, Schwarz, Oliveira, Batistuta, Morfeo (85' Edmundo). A disposizione: Fiori, Bigica, Bettarini, Kanchelskis. Allenatore: Malesani.

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta, Negro, Favalli (36' G.Lopez), Almeyda (68' Rambaudi),Venturin, Jugovic, Nedved, Boksic, R.Mancini (88' Marcolin). A disposizione: Ballotta, Grandoni, Gottardi, Fuser. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Cesari (Genova).

Marcatori: 29' Cois, 31' Boksic, 78' Rambaudi, 84' Nedved.

Note: espulso al 49' Schwarz per fallo di reazione. Ammoniti: Negro, Venturin e Almeyda per gioco scorretto, Jugovic e Nedved per comportamento non regolamentare.

Spettatori: paganti 8.589 per un incasso di Lire 409.295.000, abbonati 28.012 per una quota-gara di Lire 1.031.950.619.

La rete del vantaggio viola
Alen Boksic scocca il tiro del pareggio biancoceleste
Un altro fotogramma della prima rete laziale
Il pareggio dell'attaccante croato visto da altra angolazione
Roberto Rambaudi sigla il vantaggio biancoceleste
Un altro fotogramma della rete dell'1-2
Pavel Nedved scocca il tiro...
... che si infila in porta per la rete del definitivo 1-3
Luca Marchegiani sventa un'azione d'attacco dei viola
Pavel Nedved in azione
Vladimir Jugovic tenta la via della rete
L'esultanza dei calciatori laziali sotto il settore dei propri tifosi

Vola il titolo Lazio alla Borsa di Firenze e perfino i vertici del campionato sembrano ancora raggiungibili, soprattutto dopo le ultime notizie interiste. E' la prima vittoria da tre punti che Eriksson centra lontano dall'Olimpico, capitalizzando ogni episodio favorevole con devastante praticità, in una sfida subito spettacolare nel rispetto dei ritmi viola scanditi fino all'autolesionismo. Facile parlare sui danni dovuti alla presunta spregiudicatezza tattica, ma ci sarà pure un motivo se Vittorio Cecchi Gori lascia sdegnato lo stadio sull'1-3 firmato da Nedved, quando neppure l'innesto di Edmundo alleggerisce lo scontento popolare. Quel diagonale irridente castiga in contropiede la presunzione di Malesani, colpevole d'aver vagheggiato trenta minuti di dominio nonostante l'espulsione di Schwarz, sollecito a sgomitare Jugovic (zigomo tumefatto) come un dilettante isterico. L'episodio di riprovevole bullaggine, colto dal quarto uomo e dal guardalinee Zucchini, dovrebbe costringere la Fiorentina a difendere il pareggio e a rafforzare gli ormeggi. Invece solo l'esile Morfeo scala poco convinto sulla linea dei centrocampisti e la spensieratezza d'arrembaggio scatena le sovrapposizioni di Venturin e Pancaro, decisivi anche nel vantaggio di Rambaudi, appena subentrato all'acciaccato Almeyda. Arduo pretendere l'intera posta, quando il reparto arretrato vacilla.

La Fiorentina parte sparata, anzi sembra decollare appesa al 3-4-3 delle sue brame. L'impeto creativo maschera le disarmonie d'una squadra dove pochi stanno al posto giusto. Padalino, nato centrale, s'arrangia a sinistra dietro al ciclone Boksic, che ne punirà gli impacci. Rui Costa, sottratto alle rifiniture, mima finché può il bravo regista arretrato. E lo stesso Schwarz incide meno sulla corsia sinistra, salvo lasciarsi risucchiare dagli interditori Serena o Cois preoccupati dai ribaltamenti avversari. La Lazio deve subire un gol per prendere coscienza dei propri estri. La rete (preannunciata da un volo di Marchegiani su punizione di Batistuta) dovrebbe essere evitata dal portiere laziale anticipando meglio lo stacco di Morfeo, servito in area da Oliveira. Favalli s'infortuna (distorsione alla caviglia destra) nel tentativo di pressare l'artista del dribbling e poi guarda da fuori campo quanto segue. Cioé la respinta corta, a pugni, di Marchegiani, che serve a Cois l'assist per il gol di controbalzo. Rete liberatoria? Macché, le illusioni viola durano una manciata di secondi, il tempo di rimettere palla al centro per una giocata di Almeyda verso Boksic. Padalino vanifica l'anticipo che vanta sul croato che punta Toldo e lo infilza di destrezza, confermando d'essere guarito dal mal di gol. Eppure la Fiorentina insiste, quasi inebriata dalla teorica superiorità dei suoi palleggiatori e Morfeo sfiora il raddoppio utilizzando il sinistro come un piumino da cipria. Lui cerca la soluzione sotto misura d'abilità e Marchegiani ringrazia. Poi il cartellino rosso esibito a Schwarz non turba Malesani. In qualche modo l'accerchiamento prosegue, mentre Rui Costa si sfinisce nel rifornire le due punte superstiti, terminali d'una organizzazione amputata e scriteriatamente allungata.

Prima di crollare, Batistuta ha un guizzo da bomber redivivo: riceve, evita Lopez (proposto accanto allo splendido Nesta dopo il rimpasto difensivo causato dall'uscita di Favalli) e la botta di sinistro di schianta sotto la traversa, rimbalzando a un niente dal successo. E' il falò dell'orgoglio viola, dimenticate dieci giornate d'imbattibilità. Rambaudi, rilevato Almeyda (distorsione al ginocchio destro), certifica, anche grazie ad un'omissione incredibile di Mancini a porta vuota, che la Lazio merita i quartieri alti. Nedved conferma e Cecchi Gori sgombera spazientito. La sconfitta con la Lazio è destinata a provocare nuove scosse telluriche in una Fiorentina già terremotata dai litigi dirigenziali. Sul gol di Nedved (3-1 per la Lazio) il presidente Cecchi Gori si è alzato di scatto e ha lasciato lo stadio. Malesani non l'ha presa bene. "La Fiorentina ha perso - ha detto - ma ha giocato una grande partita. Se ne sono accorti 35.000 tifosi che alla fine ci hanno applaudito a lungo. Se il presidente è di diversa opinione mi dispiace tanto ma sbaglia. La partita è stata decisa da tre episodi negativi per noi: l'errore di Padalino sul gol di Boksic, la traversa di Batistuta e l'espulsione di Schwarz". L'opinione di Malesani è condivisa da Eriksson. "Comunque la Lazio - puntualizza - ha mostrato grossa personalità. Siamo al settimo risultato utile consecutivo, un ritmo da grande squadra. Il campionato è lungo e la sconfitta dell'Inter dimostra che ancora può accadere di tutto".


La Gazzetta dello Sport titola: "La Lazio sa di essere grande. A Firenze fortunata e spietata: decide di vincere la partita e lo fa Sonoro successo della squadra di Eriksson che interrompe la serie positiva dei viola che durava da dieci giornate. Incisiva e concreta, contiene bene i fantasisti di Malesani che dettano ritmo e ballano in attacco ma, alla fine, la qualita' della difesa della Lazio fa la differenza".

Continua la "rosea": Il prossimo passo sarà esonerare Alberto Malesani per sostituirlo con Don King. Acconciatura a parte, il manager di Tyson sarebbe l'uomo più adeguato a una seria gestione della palestra pugilistica Fiorentina, dove in settimana alza le mani un vicepresidente, e alla domenica sale sul ring Stefan Schwarz. Il pugno che lo svedese sferra a Jugovic è devastante per gli effetti che provoca alla lunga. Anche ridotta in dieci, la bella Fiorentina di prima non chiude bottega, ma resta al centro del quadrato a fare gioco; anziché immettere un difensore, ottiene da Morfeo un lavoro di quantità in copertura che non ne mortifica la qualità e, interpretando la partita in modo ardente, sale fino alla traversa di Batistuta (26'). Ma dopo questo picco la spremuta di polmoni reclama le sue bucce, e al primo errore la Lazio colpisce, spietata oltre i limiti del cinismo. Aspetta molto, Eriksson il temporeggiatore, come se una cartomante gli avesse predetto la scempiaggine difensiva viola. A ispirarlo è forse la papera di Padalino che, due minuti dopo il vantaggio di Cois, aveva lisciato un rinvio elementare consentendo a Boksic di volarsene in porta. "Hanno sbagliato una volta, possono sbagliare ancora", pensa lo svedese non boxeur, e pensa bene perché Falcone, al minuto 33, cade in un eccesso di presunzione che sembra il riassunto di questa Fiorentina.

Per evitare un banale fallo laterale va a schiantarsi contro un cartellone (e poi dicono che la pubblicità non faccia male), tenendo il pallone in campo a disposizione dei laziali accorrenti: cross di Nedved, Mancini prova a suggellare la sua modesta domenica incespicando, ma sulla sfera zompa il meno etereo Rambaudi. Pedatona e gol, cui si aggiunge, qualche minuto dopo, il maramaldesco diagonale del solito Nedved, una vera tassa per chi ce l'ha contro. L'errore di Falcone, sin lì perfetto, descrive bene la "testa" della Fiorentina, disposta al gioco come forse nessun'altra squadra (complimenti a Malesani) ma al prezzo di pagare la minima cavolata (censura a Malesani). Gli schemi funzionano, niente da dire: sorretto da un Cois enorme, Rui Costa mette su la musica e l'attacco balla, tanto che in 90 minuti si contano 16 conclusioni. Il fatto però che la Lazio ne metta assieme 15 macchia un po' il dato. Prendendo la boxe come metafora le due squadre si affrontano a guardia abbassata, mena tu che meno anch'io, vediamo al gong chi è rimasto in piedi. Solitamente il più solido, e la Lazio, grazie a due difensori importanti come Nesta e Negro, ha fondamenta più sicure. Certo, le potenzialità di mercato viola sarebbero infinite: basterebbe cedere una delle 150 punte o puntine investendo il ricavato su un simil-Thuram per ottenere il famoso salto di qualità. La Fiorentina chiude la sua serie di dieci partite utili a causa di errori personali (Padalino, Falcone, l'inconcepibile Schwarz), non collettivi; diminuendo l'incidenza del fattore umano con difensori più forti, la squadra può reggere questo 3-4-3, e continuare quindi a divertire lì dove la porta il cuore. All'attacco.

In attesa di un più razionale utilizzo delle risorse di Cecchi Gori (se deve girare un film d'amore "tradizionale", scritturerà Richard Gere e Julia Roberts, non Gere e Harrison Ford o la Roberts e Sharon Stone, giusto?), va quindi celebrata la prima vittoria in trasferta della Lazio dalla notte dei tempi. Vittoria che arriva sull'onda degli aggettivi (spietata, cinica, pratica) che solitamente descrivono una squadraccia che vince non si sa bene come. Beh, non è così: la Lazio è una miniera di talenti con l'animo del killer a pagamento, non li noti sino all'ultimo, e quando li noti è troppo tardi. Così, per un Mancini poco inserito nella partita, ecco entrarci bene Pavel Nedved, che in questa fase è forse l'unico centrocampista del campionato a rendere un 4-4-2 più offensivo di un 4-3-3. Il ceco martella Serena dall'inizio alla fine, facendo pendere a sinistra l'asse laziale perché Eriksson sbaglia la mossa di Almeyda esterno destro (manca Fuser), e per correggerla spostando Jugovic ci mette un tempo. Temporeggia, appunto. Detto di Nedved, e di un Boksic che non è più quello di una volta (non mira più i portieri), la vera differenza tra Lazio e Fiorentina è data dalla difesa, e non è una questione di linea a 3 o linea a 4, ma di qualità dei singoli: per scavalcare Nesta e Negro occorrerebbe un'asta, non a caso gran parte delle conclusioni viola arrivano da fuori area. Lo stesso gol è un pezzo di bravura volante di Cois. I tecnici, che di solito non ne capiscono molto (ehi, niente querele, si sta scherzando), recentemente hanno indicato la Lazio come forza emergente per lo scudetto: vuoi vedere che per una volta ci hanno preso?


Da La Stampa:

I fuochi d'artificio prima o poi finiscono e lasciano solo odore di sconfitte. Così è successo alla Fiorentina che gioca un buon primo tempo, poi resta in dieci e prova ugualmente a vincere, colpisce la traversa e poi si corica davanti alla Lazio più cinica degli ultimi tempi. C'è la squadra di Eriksson, adesso che può farsi sostenere dalle spalle robuste di Boksic, adesso che sa amministrare le forze, adesso che ha capito che, in certi casi, bisogna anche saper aspettare. Era una delle partite più in equilibrio, sulla carta, della domenica calcistica. Firenze vestita a festa, con Edmundo tenuto momentaneamente in naftalina, con Batistuta che veniva premiato per aver superato quota 100 gol in serie A e con l'attacco viola in testa alla classifica per prolificità. Lazio con oltre duemila tifosi al seguito, mentre quelli viola mandavano i soliti avvertimenti a quelli bianconeri di Torino: "Venti gennaio 1998. Con rabbia e cuore a Torino senza timore". Malesani che conferma la squadra dai dieci risultati utili consecutivi, Eriksson che perde in extremis Fuser e inserisce Venturin spostando Almeyda. I viola hanno Batistuta in condizioni non brillantissime (però sempre pericoloso, sia sui calci piazzati che su azione), Morfeo in calo, Oliveira brillante però troppo decentrato; in compenso Cois è in forma Nazionale. Se l'ex granata appare devastante, nei recuperi e nelle azioni di rilancio, Schwarz è in evidente difficoltà. Attenzione, proprio lo svedese diventerà l'elemento debole nell'assetto di Malesani.

Il 3-4-3 del tecnico fiorentino costringe Schwarz a giocare sulla fascia sinistra, il centrocampista (immenso raccoglitore di palloni) non ha proprio il passo del velocista e quindi soffre gli attacchi a percussione. Inoltre la Fiorentina si accorge di avere, in difesa, il peggior Padalino degli ultimi tre anni. La somma delle difficoltà di Schwarz con quelle di Padalino (entrambi sulla fascia sinistra) definirà poi il risultato. La Lazio ha un Boksic incontenibile ed un Mancini pressoché spento; in compenso Jugovic è da tutte le parti. Il primo tempo è in perenne equilibrio, le due squadre si temono e si rispettano. Morfeo, Boksic, Jugovic, sono loro i primi tentativi ma è solo al 22' che si respira aria di gol. Punizione-bomba di Batistuta da circa 40 metri e volo prodigioso di Marchigiani a spedire in corner il pallone. Poi altri tocchetti fino al 28' quando passano i viola. Azione insistita, Marchegiani che respinge di pugno disturbato da Morfeo e gran tiro al volo, dal limite, di Cois che s'insacca a fil di palo. Tre minuti, appena tre, e la Fiorentina regala il pareggio. Clamorosa la struttura dell'azione: lancio di Almeyda, innocuo visto che la palla finisce sui piedi di Padalino, il difensore però si impappina e tocca male, ne esce una sorta di lancio filtrante per Boksic che, solo, arriva davanti a Toldo e mette dentro. Poi poco più, fino al 3' della ripresa quando, dopo un contrasto, Schwarz insegue Jugovic e lo stende con un pugno.

Firenze sembra essere diventata una sorta di palestra del Bronx. Lo svedese, poi, si è difeso: "Il mio è stato un fallo di reazione, Jugovic mi aveva colpito con un gomitata. Se vedo i ladri in casa mia mi difendo. Doveva essere espulso anche lui". Resta il fatto che Schwarz esce e la Fiorentina va in difficoltà. Non subito, però, visto che prova ancora a vincere. Al 26' quasi ci riesce con una prodezza di Batistuta che stoppa di destro e spara un sinistro che becca la traversa piena. A segnare sono invece i laziali, al 32', con Mancini che litiga con il pallone che Rambaudi spedisce oltre Toldo, e al 40' con Nedved con un tiro secco dal vertice sinistro. Il resto è la rabbia di Cecchi Gori che lascia lo stadio mandando a quel paese tutti (anche i suoi) e Malesani che difende invece la squadra: "Il presidente dovrebbe essere orgoglioso di noi".


Tratte dalla Gazzetta dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

"Per favore adesso non parliamo di scudetto - implora Sven Goran Eriksson - dopo nove tentativi al decimo sono finalmente riuscito a vincere a Firenze, godiamoci per ora questo successo meritato e non galoppiamo con la fantasia guardando troppo avanti. Di certo sbagliava chi dava il campionato già chiuso e deciso qualche settimana fa. Oggi si è riaperto almeno sicuramente per la Juventus. Noi vogliamo diventare protagonisti proseguendo sulla strada che abbiamo intrapreso. Sei vittorie e un pari fra campionato e coppe sono un buon punto di partenza per continuare. Non certo un punto di arrivo". "Adesso abbiamo finalmente raggiunto la consapevolezza e abbiamo capito che siamo grandi e sappiamo colpire aspettando il momento giusto. Perché partire a mille e poi ritrovarsi con nulla in mano serve a poco", sottolinea il "cinico" Rambaudi tanta panchina e giocate d'oro nelle ultime partite con due gol decisivi con il Lecce e a Firenze. La Lazio si compiace di aver imparato finalmente a giocare da vera big del campionato e anche il portiere Marchegiani parte all'attacco: "Da tempo ci mancava una vittoria lontano dall'Olimpico (23 marzo '97, Vicenza-Lazio 0-2, ndr). A Parma è stata mancata di poco, qui a Firenze l'abbiamo conquistata contro una grande squadra e questa è diventata la svolta del nostro campionato. Siamo maturi e sappiamo stringere i denti nei momenti difficili, senza pagar dazio. Di fronte avevamo grandissimi campioni, gente come Rui Costa e Morfeo capaci di giocate che ti mettono in inferiorità numerica".

Già, la Fiorentina infatti non è stata a guardare ed Eriksson ammette le difficoltà: "Nel primo tempo non abbiamo giocato bene, subendo troppo i nostri avversari, bravi nel pressing. Noi abbiamo costruito poco e siamo stati fortunati a trovare subito l'1-1 con Boksic, eccezionale a sfruttare la prima occasione segnando un altro gol di gran classe (settimo in 6 partite consecutive e undicesimo stagionale). Poi nella ripresa abbiamo avuto altri due episodi positivi: l'espulsione di Schwarz e la traversa di Batistuta. Però abbiamo saputo sfruttare bene gli spazi. E' stata una vittoria conquistata con una grande prova di carattere. Dopo la brutta sconfitta con la Juve, la squadra ha reagito da grande". Unica nota negativa gli infortuni gravi di Almeyda e Favalli e anche l'inutile ammonizione di Jugovic, che costerà la squalifica: "Subiamo certe ammonizioni proprio stupide. Anche quella di Nedved era evitabile. Ora comunque pensiamo al derby perché io della Roma e di Zeman proprio non mi fido. E alla semifinale di Coppa Italia vogliamo arrivare senza correre i rischi del turno precedente a Napoli".