Domenica 17 dicembre 2000 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 0-1


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17 dicembre 2000 - 2927 - Campionato di Serie A 2000/01 - XI giornata

LAZIO: Peruzzi, Pancaro, Nesta (78' Mihajlovic), Negro, Favalli, Lombardo (61' Salas), Stankovic, D.Baggio, Simeone, Nedved, Crespo (76' S.Inzaghi). A disposizione: Marchegiani, Fernando Couto, Baronio, Ravanelli. Allenatore: Eriksson.

ROMA: Lupatelli, Aldair, Samuel, Zago, Cafu, Tommasi, C.Zanetti, Candela, Totti, Batistuta, Delvecchio (87' Nakata). A disposizione: Antonioli, Rinaldi, Mangone, Guigou, Montella, Balbo. Allenatore: Capello.

Arbitro: Sig. Cesari (Genova).

Marcatori: 70' Negro (aut).

Note: ammoniti Favalli, Samuel, C.Zanetti, Stankovic. Recuperi: 1' p.t 3' s.t.

Spettatori: 72.000 circa.


Angelo Peruzzi smanaccia la palla nell'azione dell'autorete
La sfortunata autorete di Paolo Negro
L'attrice Cameron Diaz con la maglia della Lazio
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Proprio sicuri che fosse questo il derby della meraviglie? Proprio sicuri che tra Roma, prima, e Lazio, quarta e adesso quinta, ci possa essere una smagliatura di sette punti diventati dieci alla fine? Da quel che abbiamo visto e cercato di capire non ci è sembrato. Del resto un derby vinto dalla Roma grazie ad un autogol confezionato da due laziali (decisivo il penultimo tocco di Nesta ai danni di Negro) con la partecipazione di un terzo (Peruzzi) è il massimo che un tifoso di fede giallorossa si àuguri.

Più colossale è la beffa - e la beffa è stata riprodotta dal mancato pareggio di Nedved respinto dalla parte inferiore della traversa - maggiore è la soddisfazione. Tuttavia il prodotto offerto resta di qualità non eccelsa: la Lazio ha giocato peggio e, soprattutto, ha giocato meno (spaventoso il calo fisico della squadra di Eriksson intorno all'ora di gioco). La Roma ha giocato più palloni, ma quasi nessuno bene. Ha ottenuto quanto voleva, ma l'ha ottenuto quasi contro le proprie volontà. Sarà stato perché la partita è rimasta bloccatissima e ha regalato occasioni in avarizia, sarà perché un tempo è passato a provare la sorpresa dei lanci oltre le due difese in linea (a quattro la Lazio, a tre la Roma), ma fin dall'intervallo c'era da essere vagamente sconcertati.

Innanzitutto dalla staticità delle due squadre. Che la Lazio attaccasse a volte con quattro uomini (Crespo era il vertice di un triangolo con Stankovic a destra e Nedved a sinistra, sorretti alternativamente da Simeone e/o Lombardo) e che la Roma rispondesse con tre (Cafu sulla fascia, Batistuta e Totti davanti) era puramente incidentale per due ragioni: nessuno degli attaccanti cercava lo smarcamento senza palla; le squadre erano troppo "lunghe" per favorire la coralità dell'azione. Capello, poi, ha impiegato Delvecchio da attaccante solo teorico: era infatti proprio Delvecchio la punta deputata ad "abbassarsi" a centrocampo quando la Roma non era in possesso di palla o addirittura incaricata ad occuparsi degli sganciamenti di Dino Baggio.

Un'altra stranezza dei giallorossi sono state le troppe esitazioni sui palloni filtranti e sulle palle inattive messe in mezzo all'area da Cafu: mai abbiamo visto Batistuta "tagliare" sul primo palo della porta avversaria in modo da anticipare la giocata o per "allargare" i marcatori avversari. La Lazio ha avuto un paio di occasioni nel primo tempo (dopo venticinque secondi con Crespo, il cui cross a beneficio di Lombardo è stato respinto da Zago, e con un colpo di testa di Simeone smanacciato da Lupatelli), la Roma nemmeno quelle (solo una punizione di Batistuta alzata oltre la sbarra da Peruzzi).

Tuttavia la squadra di Capello ha tenuto maggiormente la palla e l'iniziativa: la palla perché possiede elementi maggiormente dotati sul piano tecnico; l'iniziativa grazie alla straordinaria lena di Cafu, il vero creatore di gioco nonostante la posizione apparentemente decentrata. In effetti, essendo ormai del tutto preclusi gli spazi centrali, è abbastanza ovvio che si sfruttino le fasce e i giocatori più adatti a percorrerle. Cafu, nel campionato italiano, è probabilmente il meglio dotato. E non è proprio un caso che l'autogol (26') sia venuto da un cross del brasiliano, corretto con la fronte da Cristiano Zanetti e deviato da Peruzzi. Il resto appartiene alle diaboliche coincidenze del caso: Nesta che libera e che colpisce al petto Negro.

Ciò che la sorte ha tolto alla Lazio non le è stato neanche minimamente restituito sei minuti dopo, quando Nedved, per il resto oscurato da Cafu, ha battuto di destro dal limite dell'area. Sarebbe stato gol se la traversa non avesse arginato la conclusione (il pallone è schizzato a terra due metri lontano dalla linea di porta). Tutti adesso dicono che è l'anno della Roma, nessuno pensa più che sia l'anno della Lazio. E, forse, neanche la stagione di Sven Goran Eriksson, l'ex perdente tornato agli antichi stenti. Prima di questo derby lo svedese era sicuro di arrivare a quello di ritorno; adesso, forse, rischia concretamente la separazione anticipata.

Fonte: Corriere della Sera