Domenica 21 settembre 2003 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Parma 2-3


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21 settembre 2003 - 3058 - Campionato di Serie A 2003/04 - III giornata -

LAZIO: Sereni, Oddo, Stam, Couto, Favalli (73' S.Inzaghi), Fiore, Albertini (80' Sérgio Conceição), Giannichedda (83' Liverani), Stankovic, Corradi, C.Lopez. A disposizione: Casazza, Negro, Zauri, Dabo. Allenatore: Mancini.

PARMA: Frey, Bonera, Ferrari, Castellini, Seric, Barone, Blasi, Nakata (85' Gilardino), Morfeo (76' E.Filippini), Bresciano, Adriano. A disposizione: Sicignano, Cannavaro, Junior, Carbone, Marchionni. Allenatore: Prandelli.

Arbitro: Sig. Bolognino (Milano).

Marcatori: 1' Bresciano, 33' Stam, 63' Adriano, 79' S.Inzaghi, 88' Bresciano.

Note: giornata calda, terreno in buone condizioni. Ammoniti: Bonera, Barone, Blasi, Seric. Calci d'angolo: 7 - 3. Recupero 2' p.t., 3' s.t.

Spettatori: 60.000 circa.


Una inquadratura dello stadio
Inzaghi esulta dopo il suo goal
Un'azione della gara
Un'azione della gara


Il Corriere della Sera titola: "Gli emiliani sono una mina vagante e mettono a nudo i limiti dei biancocelesti. Il Parma sbanca la Lazio. Decisivi Adriano e due gol di Bresciano: Stam e Inzaghi non bastano".

Continua il quotidiano: Dicevano Roberto Mancini e Luca Baraldi, prima dell'inizio della partita, che con Adriano la Lazio sarebbe perfetta. Alla fine del 3-2 con cui gli emiliani hanno sbancato l'Olimpico, Cesare Prandelli potrebbe tranquillamente rispondere di dare Stam al Parma e poi discutere sul molto opinabile concetto di perfezione. Il Parma, infatti, non solo ha vinto. Ha anche meritato di vincere. Ha sfruttato tutte le sue qualità e non sono solamente concentrate in Adriano; ieri, ad esempio, è stato decisivo l'oriundo italo-australiano Mark Bresciano - ma ancor di più ha messo a nudo i limiti della Lazio di ieri. Limiti fisici: la Champions League si paga e il simbolo è stato Albertini, molto stanco e sostituito anche se era stato tra i meno peggio. Limiti psicologici: Stankovic non è più lui, la telenovela del contratto l'ha prosciugato e il serbo ha sbagliato un gol da due metri che due mesi fa avrebbe segnato bendato. Limiti di fortuna: Peruzzi si è fatto male (risentimento al ginocchio sinistro) e il suo sostituto Sereni non è stato assolutamente all'altezza. Limiti di crescita: Oddo, che pure è un nazionale, continua a non saper difendere.

Limiti tattici: Mancini, cercando la vittoria, ha squilibrato la squadra nel finale, passando alla difesa a tre; in quel vuoto è arrivato il gol del 3-2 ed è svanito quel punto che a volte è meglio di niente. Limiti comportamentali: l'ira di Simone Inzaghi verso la panchina e Mancini, dopo il gol del temporaneo 2-2, può essere comprensibile umanamente (visto che Inzaghino gioca poco e segna tanto) ma non sportivamente. Comportamenti simili rischiano di incrinare il gruppo e proprio il gruppo, nella stagione scorsa, è stato il valore aggiunto della Lazio. Detta così, sembra un de profundis. E invece, proprio perché la Lazio è e resta una candidata allo scudetto, la critica deve essere completa e la lezione deve essere metabolizzata. Se la Lazio riuscirà a farlo, paradossalmente, questa battuta a vuoto può anche essere salutare. Il Parma non può aspirare ai massimi livelli, ma sarà sicuramente la mina vagante del campionato. Ieri, più che in passato, ha dimostrato di avere anche carattere. Due volte in vantaggio - Bresciano brucia Oddo dopo 25 secondi e Adriano prende in giro tutta la difesa schierata - è stata raggiunta due volte (Stam su punizione, Inzaghino di testa su corner).

Ma ha avuto ancora la forza, fisica e psicologica, di non chiudersi in difesa negli ultimi minuti e cercare l'ultimo e decisivo colpo. Adriano sembra addirittura migliorato dopo la partenza di Mutu. Da punta unica, con tre opzioni dietro di lui (Nakata-Morfeo-Bresciano) è ancora più devastante, sia nell'azione individuale che nella sponda per i compagni. È potenzialmente il più forte centravanti del mondo. Qualcuno, però, deve insegnargli a passare il pallone. Non sempre, basta qualche volta.