Domenica 28 ottobre 1979 - Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 1-1


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28 ottobre 1979 - 2016 - Campionato di Serie A 1979/80 - VII giornata

ROMA: Tancredi, Rocca, Peccenini, Benetti, Turone (40' De Nadai), Santarini, Amenta, Di Bartolomei, Pruzzo, Ancelotti, B.Conti. A disp. P.Conti, Ugolotti. All. Liedholm.

LAZIO: Cacciatori, Tassotti, Citterio, Wilson, Manfredonia, Zucchini, Garlaschelli, Montesi, Giordano, Nicoli, Viola. A disp. Avagliano, Manzoni, Todesco. All. Lovati.

Arbitro: D'Elia (Salerno).

Marcatori: 6' Zucchini, 16' Pruzzo.

Note: giornata nuvolosa. Ammoniti Di Bartolomei, Manfredonia, Zucchini. Espulsi al 82' Montesi ed Amenta per reciproche scorrettezze.

Spettatori: 40.000 circa quelli che hanno assistito realmente alla gara. Oltre 70.000 i tagliandi venduti.

Il biglietto (ridotto) in "Curva Nord"
Il biglietto (intero) in "Curva Nord"
Wilson cerca di calmare i tifosi
La cronaca della gara
I capitani e l'arbitro prima dell'inizio della gara
Maurizio Montesi e Amenta espulsi
La rete di Zucchini
(Gent. conc. Sig. Lorenzo D'Amario)
Pruzzo in azione
(Gent. conc. Sig. Lorenzo D'Amario)
La rete di Vincenzo Zucchini per il vantaggio biancoceleste
Il pareggio di Pruzzo
Le squadre a centrocampo
Alcuni tifosi parlano a Wilson
Wilson verso la Curva Nord
L'espulsione di Montesi e Amenta
Dal Messaggero, la traiettoria del razzo
Le Forze dell'Ordine in un fotogramma

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Quella che doveva essere una giornata di festa per le squadre romane, che celebravano l'ennesimo derby della capitale, si è trasformata in un'assurda tragedia senza precedenti. Mancavano una manciata di minuti alle 14 quando un razzo partito dalla curva sud centrava il volto di un ignaro tifoso laziale Vincenzo Paparelli, meccanico di 33 anni, seduto nella curva opposta, conficcandosi nell'occhio sinistro. Scene di panico fra i tifosi limitrofi che scappano inorriditi, mentre altri, cercavano di richiamare i soccorsi con ampi gesti. Un ragazzo cerca di intervenire cercando di togliere il petardo dall'occhio di Paparelli ma ci riesce solo a metà e dal foro sul viso e da dietro la testa esce del fumo. Arrivano i medici ed una barella che lo porta nell'antistadio della Curva Nord dove c'è un'ambulanza che di corsa, a sirene spiegate, cerca di raggiungere l'Ospedale Santo Spirito dove però il povero Paparelli giungerà cadavere.

La notizia fa il giro dello stadio in un attimo, mentre alle 14,15 viene data in diretta durante il prologo della trasmissione televisiva 90° Minuto mandando in agitazione non poche famiglie che avevano congiunti all'Olimpico. Immediata la reazione della tifoseria biancazzurra che tentava in tutti i modi di bloccare la gara, mentre gran parte del pubblico lasciava gli spalti in preda ad una comprensibile paura. Negli spogliatoi si decideva di giocare per motivi di ordine pubblico, ma la gara poteva iniziare solo dopo che alcuni giocatori si erano recati sotto la curva nord per parlamentare con i tifosi inferociti.

A questo punto, la cronaca della gara passa in sott'ordine, in quanto le due squadre profondamente provate dai fatti menzionati decidevano tacitamente di non farsi del male per non aggravare la situazione già incandescente che la vittoria di una o dell'altra avrebbe potuto far esplodere in maniera ancora più drammatica. La rete di Zucchini al 6' e il pareggio di Pruzzo 10 minuti più tardi sono solo un'appendice ad una giornata tragica per lo sport italiano. Le forze dell'ordine sono alla ricerca degli autori del folle gesto, grazie anche alle segnalazioni dei tifosi giallorossi vicini al gruppo che viene ritenuto responsabile del gesto. Doveva essere una giornata di sport ed invece una vedova piange il giovane marito disteso nell'obitorio dell'ospedale.


Scrive: La Stampa:

La curva nord dove si fermano i tifosi della Lazio è quasi vuota. Il drammatico episodio con la morte di uno spettatore ha choccato tutti. I più sono tornati a casa. Quando le squadre entrano in campo un «commando» di alcune decine di giovanotti chiede a gran voce ai laziali di non giocare. Sullo sfondo si ode il coro 'Assassini! Assassini!'. La polizia è schierata con cani e lacrimogeni innestati nei fucili. Wilson va a parlare con i tifosi, cercando di convincerli che la gara deve essere disputata. E si gioca. Ma è un calcio senza slancio. Mancano gli ingredienti soliti nei «derby». Quasi non c'è la volontà di lottare. Sul prato dell'Olimpico si stende la tristezza della terribile notizia di pochi minuti prima. I tifosi sembrano ammutoliti. Non c'è il clamore che di solito accompagna le azioni di gioco.

La Lazio pare più agile la Roma più quadrata. Nell'impostazione tattica della gara si nota che Liedholm insiste nella marcatura «a zona», e nei larghi spazi spuntano Giordano in grande evidenza, e Garlaschelli, a cui Peccenini concede troppa libertà. Ma nonostante le impressioni la Lazio non domina il gioco. Regna un certo equilibrio. Manca la spinta dei momenti felici. La manovra è monotona e senza sbocchi. Nella tattica della Roma si nota la ricerca di Pruzzo, a cui Manfredonia non dà tregua. Gli scontri fra i due sono frequenti, anche se inizialmente corretti. La difesa laziale regge l'urto con sicurezza. E' buono Tassotti, anche se un po' avventato, mentre Citterio non può sganciarsi: è costretto infatti a controllare Bruno Conti che è sempre in movimento. Il centrocampo degli azzurri domina sul ritmo. C'è differenza di passo: Montesi corre. Nicoli corregge la posizione arretrando in molte circostanze. Viola è dinamico. Zucchini rimane a protezione di un reparto, quello difensivo, che forse non ne avrebbe bisogno. Di contro sta una Roma in notevole difficoltà.

Incassa un gol strano, perché la deviazione di Rocca su colpo di testa di Zucchini è netta, e reagisce con caparbietà. Viene il pareggio in pochi minuti ed è merito di Pruzzo, che sfrutta abilmente una punizione calciata da Amenta. Raggiunto l'1 a 1 il gioco lentamente si spegne. Con il passare dei minuti le due squadre dimostrano di accettare il nullo come risultato valido per entrambe. Si sviluppano tentativi di attacchi, ma non più attacchi veri. Si intravede verso la mezz'ora qualche spunto di Giordano, a cui la coppia Santarini-Turone non riesce a fare argine. Giordano parte bene, ha dribblings intelligenti, poi sfrutta male le conclusioni. Una volta trova Tancredi pronto a deviare un tiro di testa, in altre circostanze fallisce banalmente il bersaglio. E' comunque un centroavanti di grosse capacità, sgusciarne, rapido, intraprendente. E sorretto da centrocampisti che lo invitano. La difesa della Roma regge bene al contrasto, anche se Rocca appare in evidente difficoltà.

Rocca è un terzino di forza, un incontrista di notevole valore, ma più che altro è un difensore capace di portare avanti alcuni palloni preziosi con «i cross a rientrare». Ma Rocca non è ancora il bel terzino che avevamo ammirato in nazionale anni addietro. Clinicamente è guarito, atleticamente è a posto, ma non ha più il dinamismo e gli slanci di un tempo. Rocca non ha compiti speciali di marcatura, ma raramente avanza, forse per timore di non poter rientrare in tempo utile. E' una Roma diversa da quella vista all'inizio di stagione. La Lazio potrebbe vincere nella ripresa, quando Pruzzo cala di tono e quando Ancelotti sbaglia più del lecito, ma non è giornata di grandi risultati. Il pubblico di parte laziale non accetta la partita. Rifiuta di restituire i palloni che arrivano nel settore riservato ai tifosi biancoazzurri. Se qualche ragazzino tenta di avvicinarsi, rischia botte e qualche lattina in testa. Si perde molto tempo.

Forse oltre sei minuti. L'arbitro non ricupera. D'Elia non vuole guai. Conferma di accettare il pari che accontenta le due parti. Ferma Giordano per un fallo inesistente quando il centravanti laziale sta per calciare a rete a colpo sicuro, e poco dopo grazia i difensori laziali per un atterramento di Ancelotti. fuori area di rigore. D'Elia diventa sereno prima della fine espellendo Montesi e Amenta per un banale scontro a due. Parlare di tecnica non ha senso. Questo derby Roma-Lazio non ha sussulti, soltanto un gol, accettato quasi senza entusiasmo dagli stessi tifosi. Era importante chiudere la gara senza aggiungere guai al lutto che ha reso drammatico e triste un normale avvenimento sportivo. La folla che se ne va in silenzio. E' la prova che nessuno pensa alla classifica, ma tutti rimpiangono quel povero padre di famiglia, morto a trentatrè anni colpevole soltanto di aver voluto trascorrere un pomeriggio allo stadio.

Il derby Roma-Lazio passerà tragicamente alla storia. Uno spettatore di 33 anni, Vincenzo Paparelli, sposato, padre di due figli, è stato ucciso sulle gradinate della curva Nord quasi al limite con la tribuna Monte Mario, da un razzo esploso dalla curva Sud che si trova al lato opposto dello stadio. Era un tifoso della Lazio. Ieri è andato alla partita con la tessera del fratello, tifoso della Roma, con il quale manda avanti una piccola officina nel quartiere di Primavalle. E' la prima volta in Italia, che un incontro di football viene funestato da un delitto. L'episodio è accaduto verso le ore 13, quando già gli spalti dell'Olimpico erano gremiti di folla. Sulla curva Sud sì trovavano, secondo un'antica consuetudine, i tifosi romanisti, mentre il lato Nord era riservato ai sostenitori laziali. Le due fazioni stavano scambiandosi i soliti slogan sfottenti. La scintilla è scattata quando nel settore laziale e apparso un grosso striscione sul quale era scritto a lettere cubitali: «Rocca bavoso, i morti non resuscitano», I romanisti replicavano con bordate di fischi. Improvvisamente dal punto dove giganteggiava un grosso drappo con scritto «Commando Ultrà Curva Sud», è partito un grosso razzo, che dopo aver attraversato sibilando tutto il campo, andava a colpire in pieno volto il Paparelli che si accasciava sanguinate al suolo.

In un baleno dilagava il panico. La folla si precipitava verso le uscite mentre un altro proiettile, scagliato dallo stesso punto, oltrepassava addirittura il settore Sud andando a finire su un albero fuori dello stadio. Intanto accanto al Paparelli era rimasta soltanto la moglie Wanda del Pinto, che gridava disperatamente. E' trascorso qualche minuto prima che ci si rendesse conto della gravità dell'episodio. Poi sono arrivati i barellieri. L'ambulanza si faceva largo con la sirena spiegata, diretta verso l'ospedale di S.Spirito. Purtroppo il poveretto ha cessato di vivere lungo il tragitto. Uno spettatore ha raccolto il piccolo razzo insanguinato, che aveva ucciso il giovane e lo ha consegnato alla polizia. Solo dopo un quarto d'ora si spargeva fra il pubblico la notizia della morte del Paparelli.

I sostenitori biancoazzurri si abbandonavano ad una reazione rabbiosa. Saltavano fuori bastoni, spranghe di ferro, biglie. Venivano infranti i vetri che dividono i settori delle tribune Tevere e Monte Mario. Alcuni esponenti dei circoli biancoazzurri si portavano davanti agli spogliatoi chiedendo la sospensione della partita. Il presidente della Roma, ing. Viola, pallido in volto, replicava con aria affranta che non si sentiva di assumersi la responsabilità di una decisione che avrebbe rischiato di creare incidenti ancora più gravi. Anche le autorità hanno ritenuto opportuno evitare di prendere iniziative con il pericolo di far precipitare la già precaria situazione. Quando le squadre sono entrate sul terreno di gioco, dalla curva Sud si è levato il coro di «assassini, assassini». La curva Nord presentava larghi vuoti.

Molti avevano lasciato lo stadio per paura e altri in segno di protesta aderendo all'invito lanciato dai capo-tifosi. Alcuni scalmanati si sono avvicinati al fossato e hanno cominciato a lanciare oggetti in campo mentre le forze dell'ordine si schieravano con i fucili lanciarazzi puntati. Il capitano della Lazio Wilson e Giordano, si avvicinavano agli spalti cercando di placare l'ira della folla. L'arbitro D'Elia si guardava intorno disorientato. Partiva un razzo di color rosso che lo sfiorava ad una spalla. Nel trambusto generale, il direttore di gara decideva di fischiare l'inizio della partita. Continuava il lancio di proiettili di ogni genere. Il comandante dei carabinieri decideva di far entrare nel recinto della curva Nord drappelli di militi. Si accendeva qualche scontro. Ma fortunatamente non accadevano altri episodi gravi. Più tardi il capo del secondo distretto di polizia, dott. Marinelli, ha dichiarato che era stato effettuato il fermo di quattro giovani. Si sospetta che due dì essi abbiano a che fare con l'episodio delittuoso. «Non sappiamo con esattezza quale tipo di arma abbia usato il teppista che ha sparato - ha aggiunto il funzionario - riteniamo che debba trattarsi di un lanciarazzi dotato di una carica di notevole potenza».



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