Domenica 5 gennaio 2020 - Brescia, stadio Mario Rigamonti - Brescia-Lazio 1-2


InCostruzione.jpg

Stagione

Turno precedente - Turno successivo

5 gennaio 2020 - Brescia, stadio Mario Rigamonti - Campionato di Serie A, XVIII giornata - inizio ore 12.30


BRESCIA: Joronen, Sabelli, Cistana, Chancellor, Mateju, Bisoli, Tonali (81' Semprini), Romulo, Spalek (46' Viviani), Torregrossa (42' Mangraviti), Balotelli. A disposizione: Alfonso, Andrenacci, Gastaldello, Magnani, Zmrhal, Morosini, Ayé, Matri. Allenatore: Corini (in panchina Lanna causa squalifica del tecnico titolare).

LAZIO: Strakosha, Luiz Felipe, Acerbi, Radu (59' Jony), Lazzari, Milinkovic, Parolo (59' Cataldi), Correa, Lulic (77' André Anderson), Caicedo, Immobile. A disposizione: Proto, Guerrieri, Bastos, Patric, Jorge Silva, Marusic, Berisha, Adekanye. Allenatore: S. Inzaghi.

Arbitro: Sig. Manganiello (Pinerolo - TO) - Assistenti Sigg. Di Meo e Santoro - Quarto uomo Sig. Ghersini - V.A.R. Sig. Mazzoleni - A.V.A.R. Sig. Di Iorio.

Marcatori: 18' Balotelli, 42' Immobile (rig), 90'+1' Immobile.

Note: espulso al 39' Cistana per fallo su chiara occasione da gol. Ammonito al 35' Cistana, al 47' Balotelli, al 56' Radu, al 57' Parolo, al 72' Cataldi ed all'86' Chancellor tutti per gioco falloso, al 65' Jony per comportamento non regolamentare, al 43' Tonali per proteste. Angoli 2-5. Recuperi: 1' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 14.370, incasso non comunicato.


Joaquin Correa
Foto Getty Images
André Anderson e Francesco Acerbi
Foto Getty Images
Ciro Immobile calcia il penalty che porterà all'1-1
Foto Getty Images
Felipe Caicedo festeggia Ciro Immobile dopo la trasformazione del calcio di rigore
Foto Getty Images
Romulo in marcatura su Sergej Milinkovic-Savic
Foto Getty Images
Felipe Caicedo in azione
Foto Getty Images
Una fase di gioco
Foto Getty Images
Marco Parolo
Foto Getty Images
Senad Lulic
Foto Getty Images
Una fase di gioco
Foto Getty Images

I calciatori convocati per la partita odierna

La Gazzetta dello Sport titola: "Sogno Lazio. L’implacabile Ciro ancora nel recupero. Inzaghi è da record. Doppietta di Immobile, steso il Brescia ed eguagliato Eriksson: è il nono successo di fila".

Continua la "rosea": L'unica Lazio che infilò nove vittorie consecutive - primato eguagliato ieri - non vinse lo scudetto, ma arrivò seconda dietro al Milan. La squadra pilotata da Sven-Goran Eriksson nel 1998-99 prese poi il titolo l’anno successivo: una sequenza simile sarebbe fantastica anche adesso, per Simone Inzaghi, però dopo la travolgente crescita degli ultimi mesi, con annesso il trionfo in Supercoppa, viene naturale confermare i biancocelesti nel duello anche per questo scudetto, guardando da vicino Juve e Inter. Soprattutto se si vincono partite di questo genere: un pareggio sarebbe stato l’esito più corretto, però alcune regole della casa vengono mostrate al Brescia con estrema crudeltà. Tipo: sei gol segnati nei minuti di recupero, inclusi quattro degli ultimi cinque. Così, come a Cagliari e contro il Sassuolo, per restare in viaggi recenti, il successo arriva dopo il 90’. E poi la Lazio segna almeno due reti da 12 partite, avvicinandosi al primato del grande Torino (13 nel 1948). Quando sembra che il Brescia, rimasto in dieci per tutta la ripresa, sia riuscito a scamparla, ecco che arriva un classico inzaghiano. Il lancio di Acerbi per Milinkovic. L’azione non è proprio lineare, ma Immobile riesce a trovare il colpo del successo.

Scudetto e dintorni. "Siamo da scudetto? È normale che dopo due trofei in un anno le pretese sono alte, noi andiamo avanti giornata per giornata. Il nostro segreto è fare la partita, non mollare mai e crederci fino alla fine", racconta Inzaghi. La Lazio non avrà una classifica certa fino al 5 febbraio, giorno del recupero con il Verona, però ha un carico di preoccupazioni minori della concorrenza. Non è incatenata al pronostico, schiacciata dalle attese. Ha già in casa un trofeo, la Supercoppa, che abbellisce la stagione oltre che il banchetto di Capodanno di casa Lotito. E nelle prospettive felici va inserita anche la programmazione meno affannosa, senza coppe europee. I motivi. La partita di Brescia però dice anche che l’emergenza non si può gestire senza perdere brillantezza. Manca, eccome, la principesca essenzialità di Luis Alberto, come il prezioso compito da contabile di Leiva. L’esperimento Correa interno "alla Luis" dura un tempo, poi il Tucu sale a trequartista (da 3-5-2 a 4-3-1-2), mentre Parolo centrale non ha la scioltezza del titolare, e viene cambiato con Cataldi. La Lazio però si pappa gli avversari con la coppia di attaccanti: Immobile serve a Caicedo la fuga per il rigore che l’azzurro realizza, dopo l’espulsione di Cistana per il fallo.

Il collega doma per Ciro la palla del sorpasso. La Lazio fatica di più in superiorità, non trova spazi e tempi adatti, mentre nel primo tempo almeno con Lulic e Lazzari entrava sui lati. Il Brescia è condotto per mano da Tonali e Balotelli, ciascuno a modo suo. L’attaccante scarta il regalo di Luiz Felipe, il centrocampista diventa anche potente incursore nella ripresa, quando si sposta a interno nel 5-3-1 su cui ha ripiegato Corini per gestire l’inferiorità. Brescia, lavoro vano. I bresciani sono arguti nel togliere campo e velocità alla Lazio, però cadono come a Parma, nell’ultimo traversone. Distrazione o affanno, il fatto è che hanno lasciato tre punti in maniera insensata nelle ultime due uscite. La Lazio è più forte, ma il Brescia si era preparato meglio. Corini (squalificato, in tribuna) è un artigiano che fonda sul lavoro la sua repubblica calcistica. Ha richiamato i suoi ragazzi sul campo già il 27 dicembre. Li ha portati in ritiro. Ieri ha fondato la resistenza, dopo l’uscita di Cistana, su sacrificio, corsa e attenzione. Quest’ultima è svanita un attimo prima della fine.


► Il Corriere dello Sport titola: "Balotelli illude con il gol dell’1-0 ma questa Lazio non finisce mai. Il Brescia in dieci (rosso a Cistana) nell’occasione del rigore dell’1-1. Poi la rete decisiva nel recupero. Per i biancocelesti un'altra rimonta pazzesca".

Prosegue il quotidiano sportivo romano: Cin-cin, invincibili. Sinfonia numero 9, vittoria cantabile. Inzaghi come Eriksson, record di successi eguagliato e questo super slam può diventare grandissimo, tutto suo, centrando la decima sabato contro il Napoli. Si passa alla storia per quello che si fa e per come si vince. Se ci riesci nascondendo assenze e magagne, giocando male, allora vuol dire che è destino. E’ una Lazio-rullo, sconfinata, irriducibile, perfida. Viaggia oltre tutti i limiti di classifica e del tempo, colpisce agli sgoccioli degli sgoccioli. Avanti di questo passo può arrivare ovunque (ha una gara da recuperare). La squadra più divertente (a parte ieri) sta mostrando anche un carattere da grande. Pragmatismo e ricerca del bello si stanno fondendo alla perfezione. La Lazio non è solo schemi verticali, è uno stato d’animo, è un atteggiamento, un inno all’ardimento, alla volontà di crederci. Tutto le è possibile anche nelle giornate storte. Si è regalata un’altra rimonta romanzesca dopo quella di Cagliari. Ha segnato il sesto gol nel recupero, il quarto degli ultimi cinque fatti, e in tre di questi ha messo lo zampino Caicedo (due gol, un assist). S’è preso lui il rigore del pareggio, dopo un tacco smarcante di Immobile, che genialata.

Ha inventato il Panterone l’assist del raddoppio, con una sponda modello flipper ha spalancato la porta dei sogni a Ciro (107º gol laziale). Ci è cascato anche il Brescia del ricaricato e scatenato Balotelli, infuriato con la Curva laziale per i cori macabri che gli sono stati riservati, ha denunciato all’arbitro Manganiello di aver ricevuto anche alcuni "buu", impercettibili dalla Tribuna. E’ successo al 31’ del primo tempo e il gioco (dopo un fallo su Sabelli) è stato ritardato di un paio di minuti, aspettando l’annuncio dello speaker contro i cori "violenti e discriminatori". La partita. Il Brescia pensava d’avercela fatta, di aver strappato l’1-1 grazie al gol di Super Mario, di essersi portato a casa un mega-punto giocando in dieci il secondo tempo. Si è arreso al 91’, quando Ciro, emerso dall’ultima bolgia, gli ha sfilato tutto. Signori, con la Lazio non si deve mai cantare vittoria. L’armata di Inzaghi, senza Luis Alberto, non era in vena di arpeggi, ha dovuto rinunciare anche a Leiva (entrambi squalificati). Ha colpito sul filo del recupero sfruttando una ciabattata invereconda del portiere Joronen, battendo dalla sua area ha regalato il pallone ad Acerbi, da lui è nata l’azione dell’1-2. Si vince pure così, lucrando sugli altri. Anche il Brescia aveva segnato grazie ad un doppio regalo laziale: palla persa da Correa, nell’occasione in versione mezzala, dormita di Luiz Felipe su Balotelli, aggirato come un birillo, bravo ad incrociare per l’1-0 (primo gol al Rigamonti per Mario). Simone s’è strappato la giacca di dosso per la rabbia.

Rinunciando all’acciaccato Cataldi ha scelto una Lazio scollacciata, ha piazzato Correa nel ruolo di Luis Alberto, aggiungendo Caicedo a Immobile, l’ha fatto per non perdere qualità (esperimento difficilmente ripetibile). Parolo ha giocato da regista, ma il pallone non scorreva. Correa, platonico, non cuciva il gioco, ci ha provato Milinkovic. I difensori erano passivi. Il Brescia (a forma di rombo) s’è chiuso benissimo. Tonali, da regista, era poco pressato. Bisoli e Romulo, le mezzali, facevano i guastatori. La svolta. Il pareggio della Lazio è arrivato prima dell’intervallo, il Brescia è rimasto in dieci per il fallo da ultimo uomo di Cistana su Caicedo (chiara occasione). Lanna (in panchina al posto dello squalificato Corini) ha dovuto stravolgere la squadra: fuori Torregrossa, dentro un difensore (Mangraviti) e poi Viviani (da regista). Ha scelto il 5-3-1 spostando Tonali da mezzala e ha avuto il meglio da lui. Il Brescia ha provato a resistere attaccando, uscendo palla al piede. La Lazio ha avuto solo pazienza. Inzaghi ha chiuso con il 4-3-1-2, con Jony terzino, Cataldi e André Anderson a centrocampo e Correa trequartista. Tra Milinkovic, il Tucu, Caicedo, Immobile e Luis Alberto, Inzaghi crea sempre un quadrilatero intercambiabile che è la "summa" di fantastici solisti e adesso di feroci guerrieri.


Il Messaggero titola: "Lazio, la nona sinfonia. Immobile trascinatore, con una doppietta risponde a Balotelli: i successi di f‌ila diventano nove, ancora una volta in rimonta. La squadra di Inzaghi, solida e matura, si conferma all’altezza. Eguagliato il record di vittorie di Eriksson della stagione 1998/99".

Prosegue il quotidiano romano: E sono nove! Ora diventa davvero difficile pronosticare dove possa arrivare la Lazio. Una squadra che non conosce limiti. La vittoria di ieri in rimonta per 2-1 a Brescia catapulta i biancocelesti in orbita. Un successo da record. Inzaghi eguaglia la striscia di Eriksson della stagione 1998-99. Roba da cuori forti. Ancora una vittoria in pieno recupero. Ci pensa Immobile, sesta doppietta stagionale, a ribaltare la partita dopo un mese di digiuno. Ciro stravince anche la sf‌ida Nazionale con Balotelli che segna ancora il primo gol del decennio. L’altro lo aveva fatto il 6 gennaio 2010 in Chievo-Inter. La vetta, in attesa che oggi giochino Inter e Juve, è a soli 3 punti e la Lazio ha una gara, quella con il Verona, da recuperare. Applausi per una squadra che continua a stupire e frantuma record e tabù. Adesso ha messo nel mirino addirittura il grande Torino che nel 1948 per 13 partite di f‌ila segnò almeno due reti. I biancocelesti sono a 12. Una rincorsa folle per inseguire una pazza idea. E se la Champions è l’obiettivo dichiarato ad inizio stagione lo scudetto è diventato quello da sussurrare all’interno delio spogliatoio. Una parola che non è più stridente come un tempo. Ora si sposa bene con il bianco e il celeste. La Lazio ha alzato la realtà di un tono. Adesso tutto è possibile. Perché diciamolo francamente vincere a Brescia senza Luis Alberto e Leiva contro una squadra tosta e alla disperata ricerca di punti salvezza non è certo roba per tutti. Al Rigamonti hanno faticato e non poco anche Inter e Juventus. Nemmeno l'uomo in più (espulso Cistana per un fallo da rigore su Caicedo al minuto 39' ha facilitato il compito di Immobile e compagni.

Intuizione. La Lazio è una squadra forte, testarda, matura ed è accompagnata da quel tocco di fortuna che sposa solo gli audaci. A Brescia Inzaghi ha osato. Lo ha fatto spinto da quel pizzico di follia che permette di superare gli ostacoli anche quando sembrano troppo alti. Al rientro dalla sosta non è mai facile soprattutto se hai già vinto una supercoppa e inf‌ilato 8 vittorie. C’era il rischio di sbandare e per larghi tratti è anche successo. La bravura sta tutta nella sterzata f‌inale con cui la Lazio ha rimesso la barra dritta conquistando la nona vittoria. Trentanove punti in 17 giornate i biancocelesti neila loro storia non li avevano mai fatti. Dicevamo dell'intuizione: Correa mezzala. L'argentino alla Luis Alberto ha faticato. Ha corso molto ma dovendo percorrere più strada è arrivato sempre poco lucido sotto porta. Non è un caso che nel momento più diff‌icile Inzaghi abbia inserito l'acciaccato Cataldi per dare ordine in mediana. E' stata una gara divertente grazie anche ad un Brescia affamato di aria salvezza. Niente da fare perché alla lunga ha vinto la più forte. Caicedo e Immobile fanno tutta la differenza del mondo. Il primo si procura il rigore e fa l'assist, il secondo la butta dentro due volte confermandosi sempre più in vetta alla classif‌ica marcatori della serie A e agguantando Lewandowsky nella corsa alla scarpa d'oro. Un tono in più. La Lazio è terza in classif‌ica, ma aldilà della mera posizione e del record eguagliato può, anzi deve, assolutamente pensare in grande. Se riesce a risolvere partite così, senza due uomini chiave allora vuol dire davvero che davanti a sé ha prospettive magnifiche. Deve continuare a guardare partita dopo partita senza porti limiti. A cominciare dalla prossima in casa contro il Napoli. Ora ci sarà un mese casalingo da sfruttare: cinque gare tutte all’Olimpico. La Lazio dovrà continuare a far f‌inta di non crederci.


► Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

La Lazio infila la nona "sinfonia" in campionato, Inzaghi eguaglia il record stabilito da Eriksson nella stagione 1998/99 e il fuoco delle ambizioni scudetto raccoglie altre braci per bruciare con ancora maggiore intensità. E stavolta dà il suo contributo lo stesso allenatore biancoceleste, che, a precisa domanda, non dice sì, ma nemmeno dice no. "E’ normale che, dopo tutte questi successi e i due trofei conquistati negli ultimi 6 mesi, le aspettative attorno a noi siano cresciute. Il nostro primo obiettivo è quello di continuare a crescere costantemente e cercheremo di proseguire con questo passo". Poi la frenata, quasi obbligata: "E’ chiaro che vogliamo prenderci un posto in Champions, solo che anche le nostre rivali stanno correndo". Infilare la nona vittoria consecutiva non è stato semplice. Nonostante l’inferiorità numerica per un tempo abbondante, infatti, il Brescia è rimasto attaccato alla partita, tanto da aver già annusato il "profumo" di un pareggio prezioso. Ma i padroni di casa non avevano fatto i conti con le abitudini della Lazio: rimontare, ma soprattutto segnare il gol decisivo per raccogliere i 3 punti proprio nel recupero. Con quello al Rigamonti sono diventati 6, nessuno ha fatto meglio in serie A, e ben 4 degli ultimi 5. "Qual è il nostro segreto? Provare sempre a fare la partita, crederci sempre e non mollare mai". Gli "appunti" che il tecnico biancoceleste riserva ai suoi, allora, sono per un gol subìto assolutamente evitabile e per una ripresa in cui la Lazio non ha saputo sfruttare a dovere l’uomo in più. "Non c’erano le avvisaglie per andare sotto e non è la prima volta che incassiamo una rete troppo facilmente - sottolinea Inzaghi -. Probabilmente Luiz Felipe si aspettava un’uscita di Strakosha. C’è stata un’incomprensione tra loro. Occorre lavorare sui nostri difetti".

Qualche attenuante in più, invece, per la manovra poco efficace dopo l’intervallo. "Dovevamo muovere più velocemente il pallone, ma avevamo davanti un Brescia molto organizzato, che giustamente si è difeso molto basso e che non aveva fatto nemmeno un giorno di vacanza per prepararsi al meglio. Inoltre, il campo aveva alcune zone ghiacciate e ci ha penalizzato". Alla fine, però, conta quello che resta sul tabellone. E la Lazio, altro dato da non trascurare, ha segnato almeno 2 gol per la 12esima gara consecutiva in campionato. Il primato assoluto è del Torino, che, nel 1948, arrivò a 13. "Ho fatto i complimenti ai ragazzi - precisa Inzaghi -. Questa era la classica gara da trappolone, invece, nonostante le difficoltà, siamo comunque riusciti a prenderci i 3 punti. Anche se ci è capitato spesso, non è mai semplice rimontare e ribaltare il risultato". In più, c’erano le assenze pesanti degli squalificati Leiva e Luis Alberto. E, in questo senso, si è rivelata una mossa vincente arretrare Correa per affidargli i compiti dello spagnolo. L’argentino ha faticato all’inizio, ma poi ha trovato misure e distanze. Il problema è che, nel finale, ha accusato un problema muscolare. "Correa è un ragazzo molto intelligente - spiega Inzaghi -. E oggi (ieri, ndr) ha fatto una grande gara. Ho pensato a lui in quella posizione quando ho visto che Cataldi non stava benissimo. Per lo sviluppo del nostro gioco, siamo abituati ad avere Luis Alberto che si muove tra le linee. Beh, pur avendo caratteristiche diverse, anche Correa è in grado di svolgere quel tipo di lavoro. Inoltre, ha doti aerobiche tali da non avere difficoltà. Adesso, la speranza è che l’affaticamento accusato a fine partita non sia qualcosa di grave. Lui per noi è importantissimo".



Galleria di immagini sulle reti della gara
La rete del vantaggio bresciano
Il pareggio di Ciro Immobile su calcio di rigore
Il gol-vittoria biancoceleste di Ciro Immobile



La formazione biancoceleste:
Strakosha, Immobile, Caicedo, Acerbi, Milinkovic-Savic, Correa;
Lazzari, Luiz Felipe, Parolo, Radu, Lulic
La formazione iniziale biancoceleste in grafica



► Per questa partita il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi ha convocato i seguenti calciatori:

I convocati in grafica




<< Turno precedente Turno successivo >> Torna alla Stagione Torna ad inizio pagina