Domenica 9 aprile 2000 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Perugia 1-0


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9 aprile 2000 - 2.895 - Campionato di Serie A 1999/00 - XXIX giornata

LAZIO: Ballotta, Negro, Nesta (45' Couto), Mihajlovic, Pancaro, Lombardo (71' Simeone), Sensini, Veron, Nedved, Salas, Ravanelli (78' Conceição). A disposizione: Concetti, Gottardi, S.Inzaghi, Boksic. Allenatore: Eriksson.

PERUGIA: Mazzantini, Hilàrio (68' Alenichev), Rivalta, Calori, Materazzi, Milanese, M.Esposito, Bisoli (82' Cappioli), Olive, Rapaic (78' S.Melli), N.Amoruso. A disposizione: Proietti, Sogliano, R.Ripa, Campolo. Allenatore: Mazzone.

Arbitro: Sig. Rosetti (Torino) - Guardalinee Sigg. Baglioni e Saglietti - Quarto uomo Sig. Pisacreta.

Marcatori: 48' Lombardo.

Note: cielo parzialmente coperto, terreno in buone condizioni. Ammoniti: Sensini per gioco scorretto, Olive per proteste. Calci d'angolo: 7-0. Recuperi: 2' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 42.990, di cui 6.233 paganti e 36.757 abbonati per un incasso di £. 1.387.229.984.


La rete di Attilio Lombardo
La gioia dell'ex doriano dopo la rete
Un altro fotogramma di Attilio Lombardo dopo la marcatura segnata
Pavel Nedved indomabile leone della gara
Alcune fasi della gara
Il biglietto della gara
Diego Pablo Simeone fermato in ogni modo

Non importa come, ma la Lazio scende in campo con il solo obbiettivo di vincere la gara. Fin dall'inizio della partita i biancazzurri cercano di scardinare il catenaccio adottato dalla squadra di Mazzone. E' Nedved il grande trascinatore, ma la troppa foga gioca a volte brutti scherzi, come al 29', quando Esposito tenta un pallonetto su Ballotta uscito male. La palla rotola in porta ma Mihajlovic, in un tentativo disperato, riesce a buttarla fuori di testa, evitando la capitolazione. La gara è brutta, la Lazio nervosa e troppo smaniosa di segnare, mancando in lucidità e finalizzazione. La ripresa non cambia il leit-motiv, ma al 48' una respinta di Materazzi su un tiro di Ravanelli viene intercettata da Attilio "Popeye" Lombardo che, senza pensarci su, tira e segna. A questo punto la Lazio si chiude a riccio imbrigliando la manovra dei perugini che trovano il primo tiro solo verso la fine del tempo, ma non disdegna di attaccare a raffica anche se il raddoppio non arriva. Proprio mentre la partita sta per finire arriva la notizia del vantaggio della Juventus a Bologna al 90', strozzando in gola la felicità del pubblico laziale. La classifica resta dunque invariata con Juventus a 62, Lazio a 59 mentre distanti anni luce sono Parma e Milan a 50.


La Gazzetta dello Sport titola: "Lazio, basta un lampo. Lombardo scacciapensieri di Eriksson: con una zampata stende il Perugia. Non è stata una bella partita perché a calcio si gioca in due e il Perugia ha deciso di farne a meno. La Lazio non mostra brillantezza e velocità, ma un gol è sufficiente per non correre rischi".

Continua la "rosea": Kovacevic ha trafitto Pagliuca e il tabellone dell'Olimpico ne ha dato conto mentre la Lazio era tutta affaccendata nel rispedire al mittente quei cinque-dieci minuti di aggressività coi quali il Perugia cercava di rimettere in discussione il risultato. Lo stadio ammutolito e la rassegnazione che ha attraversato le tribune non si sono tuttavia riflessi in campo, dove l'1-0 che tiene viva la speranza-scudetto e aiuta a digerire la sbornia di Valencia è stato portato a casa senza che alla fine Ballotta abbia dovuto compiere una parata degna di questo nome. Non è stata bella né la Lazio né la partita, perché a calcio si gioca in due e il Perugia ha deciso di farne a meno e perché i biancocelesti non hanno velocità e brillantezza tali (Gerard ne sa qualcosa) da chiudere con risolutezza il discorso, quale che esso sia. Si è così assistito a un match che per buoni ottanta minuti è stato a senso unico, con le due squadre tutte raccolte nella metà campo del Perugia e spesso addirittura negli ultimi sedici metri davanti a Mazzantini. Che si è visto piovere addosso una buona ventina di palloni, metà dei quali imprecisi talvolta di un niente. Quando ce ne è stato bisogno, le parate: due volte su Mihajlovic e due su Veron, in tre casi su quattro da calcio piazzato. Una quinta volta, aiutandosi col palo sulla penetrazione centrale di Salas. Da un andamento di questo genere, due sensazioni chiare: che il gol prima o poi debba per forza di cose arrivare e che non si tratterà di un evento da tramandare ai posteri. A segnarlo quando la ripresa era appena iniziata, Lombardo, uno dei fedelissimi di Eriksson. Quindicesimo giocatore della Lazio a entrare tra i marcatori stagionali in campionato, record statistico che rischia di non portare da nessuna parte. Lombardo ha ripagato il tecnico di una fiducia financo eccessiva con l'unica giocata di un qualche significato, la zampata sottomisura dopo il cross di Pancaro e il colpo di testa (sbagliato) di Ravanelli sul corpo di Materazzi. E' stata questa una delle rare circostanze in cui la Lazio è riuscita ad arrivare al traversone quasi dalla linea di fondo, prerogativa che tende ormai a mancare dal repertorio troppo "camminato" dei biancocelesti.

La bella calligrafia, ieri, non ha certo difettato, ma quanto a velocità e fantasia se ne è vista davvero poca, da salvare soprattutto Nedved e Salas. Per la sobrietà e l'utilità tattica, anche Sensini, inspiegabilmente tenuto in panchina in Spagna. Mazzone, che sembra sazio di una salvezza ormai più che a portata di mano, ha opposto a Veron e compagni un superaffollamento da traffico romano nell'ora di punta: Hilario su Nedved (fin quando questi non svariava), Rivalta su Ravanelli, Calori libero, Materazzi su Salas, Milanese su Lombardo, e poi Esposito-Olive-Bisoli-Rapaic a formare una sorta di seconda linea difensiva pochi metri più avanti. Non ci fosse stato alla mezzora, una manciata di secondi prima del palo di Salas, un pallonetto in contropiede di Esposito che ha costretto Mihajlovic alla respinta di testa davanti alla porta lasciata incustodita da Ballotta, si potrebbe tranquillamente affermare che il Perugia ha superato la metà campo solo dopo settantacinque minuti. Conseguito il vantaggio, l'inerzia della partita non si è modificata fin quando Mazzone non ha mosso dalla panchina Alenichev, Melli e Cappioli facendo uscire Hilario, l'inutile Rapaic (c'era una volta...) e Bisoli. Eriksson ha rimboccato le coperte laziali, fuori Lombardo e Ravanelli, dentro Simeone e Conceicao, con l'argentino prezioso nel respingere in mischia il colpo di testa di Amoruso, unica chance costruita dal Perugia. L'altra sostituzione il tecnico era stato costretto a giocarsela sul finire del primo tempo, quando Nesta (rilevato da Couto) si è rifatto male alla solita coscia. Il suo nuovo infortunio e le polemiche che ne deriveranno, la sempre più delicata inchiesta penale relativa alla cittadinanza di Veron e il caso Boksic, esploso negli spogliatoi sembrerebbe per via di una maglietta troppo stretta (incredibile ma vero), testimoniano di una Lazio poco allegra e poco serena. Con Inter, Fiorentina e Valencia, nove giorni per giocarsi tutto, Coppa Italia, scudetto (domenica c'è Inter-Juve) e Champions League. A occhio non è la Lazio da grande slam che sogna Cragnotti.