Sabato 1 aprile 2000 - Torino, stadio Delle Alpi - Juventus-Lazio 0-1


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1 aprile 2000 - 2.893 - Campionato di Serie A 1999/00 - XXVIII giornata - calcio d'inizio ore 20.30

JUVENTUS: Van der Sar, Ferrara, Montero, Iuliano, A.Conte (77' Kovacevic), Tacchinardi (53' Zambrotta), Davids, Pessotto (76' Birindelli), Zidane, Del Piero, F.Inzaghi. A disposizione: Rampulla, Tudor, Bachini, Oliseh. Allenatore: Ancelotti.

LAZIO: Ballotta, Negro, Couto, Mihajlovic, Pancaro, Conceição, (56' Stankovic), Almeyda, Veron, Simeone, Nedved (77' Lombardo), S.Inzaghi (85' Ravanelli). A disposizione: Concetti, Gottardi, Sensini, Boksic. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Farina (Novi Ligure) - Guardalinee Sigg. Mazzei e Marano - Quarto uomo Sig. Farneti.

Marcatori: 66' Simeone.

Note: serata fresca, terreno in ottime condizioni. Espulso al 65' Ferrara per doppia ammonizione. Ammoniti: Almeyda, Davids, Zidane per gioco scorretto, Veron per comportamento non regolamentare. Angoli 8-5 per la Juventus. Recuperi: 2' p.t., 3' s.t.

Spettatori: circa 55 mila dei quali 20.208 paganti per un incasso di 1.229.651 ed abbonati 34.284 per una quota partita di 790.701.297.


Il colpo di testa vincente di Diego Pablo Simeone...
... si insacca nell'angolino basso alla destra di Van der Sar
Un altro fotogramma della rete del centrocampista argentino
L'esultanza del "Cholo" dopo la marcatura
Pavel Nedved in azione su Zidane
Esultanza "argentino-biancoceleste"
Matias Almeyda in azione di contrasto su Del Piero
Fernando Couto respinge un assalto bianconero
Il biglietto della gara
Tre punti, ormai solo tre punti dalla Juventus...


La madre di tutte le partite della stagione 1999/00 inizia alle 20.30 del primo aprile con la Lazio intenzionata a fare uno scherzo alla Juventus per riaprire il Campionato. I biancazzurri scendono in campo con piglio aggressivo e mettono subito in difficoltà i difensori bianconeri con incursioni di Simone Inzaghi, ben servito da Nedved, e Conceição con la copertura di Veron. I bianconeri non stanno però a guardare e reagiscono con due buone azioni di Filippo Inzaghi e Del Piero che però trovano un grande Ballotta a sbarrare la strada. La partita è combattuta, con i giocatori di centrocampo che si scambiano colpi duri ma leali. Nel finale di tempo è Nedved ad avere una grande occasione, ma il suo tiro è rimpallato da Iuliano. La ripresa vede i bianconeri farsi più coraggiosi per cercare di sorprendere i biancazzurri. La prima occasione capita sui piedi di Zidane la cui conclusione insidiosa è messa però in corner dall'attento Pancaro. Poco dopo è Davids a provare la via della rete, ma Ballotta si supera e respinge l'insidia.

Al 65' la Juventus rimane in dieci a seguito dell'espulsione di Ferrara per doppia ammonizione. Un minuto dopo, un assist pennellato di Veron trova "El Cholo" Simeone che di testa insacca alle spalle del portiere bianconero. La gioia del giocatore e di tutta la squadra è pazzesca, così come quella dei tifosi biancazzurri presenti sugli spalti in gran numero. A questo punto Ancelotti corre ai ripari effettuando alcune sostituzioni a cui risponde Eriksson che addirittura manda in campo Lombardo e Ravanelli infischiandosene di inserire un difensore aggiunto visto il risultato che sta maturando. La Lazio non ha infatti paura e gioca a viso aperto ribattendo azione su azione ai più blasonati dirimpettai. Allo scadere è ancora protagonista Ballotta che si oppone da campione ad una punizione di Del Piero destinata in rete. Quando l'arbitro fischia la fine, i giocatori vanno a ricevere l'abbraccio dei supporters biancocelesti euforici. Simeone alza la mano destra formando con le dita un "3": i punti che ora separano la Lazio, a quota 56, dalla Juventus ferma a 59.


La Gazzetta dello Sport titola: "Simeone riapre i giochi. La Juve resta in dieci per l'espulsione di Ferrara e un minuto dopo la Lazio segna il gol partita. Bella impresa della squadra di Eriksson, oltretutto in formazione incompleta, ma la Juve cade in piedi. I bianconeri restano in dieci e subiscono il gol proprio nel momento in cui stavano spingendo di più. Poi si gettano coraggiosamente all'attacco per rimontare, ma la difesa laziale resiste. E ora il duello diventa davvero emozionante".

Continua la "rosea": Un colpo di testa di Simeone riapre il campionato, riporta in corsa la Lazio, ma non affonda la Juve. La grande sfida del Delle Alpi ha inciso pesantemente sulla lotta per lo scudetto riavvicinando in modo sensibilissimo le due più forti protagoniste della stagione, tra le quali ora c'è un distacco di soli tre punti che pare esilissimo se si considera che due turni fa la Juve vantava 9 punti sui laziali. Una rimonta impressionante e rapidissima che ricorda molto da vicino quella operata dal Milan nei confronti proprio della Lazio un anno fa. Anche allora due sconfitte consecutive della capolista laziale (nel derby e contro la Juve) avevano riaperto i giochi. C'è da dire però che, se la Lazio appare pienamente rilanciata, la Juve non è crollata ma è caduta in piedi anche ieri sera, come a San Siro. Un'espulsione di Ferrara per doppia ammonizione ha prodotto un evidente sbandamento nella squadra bianconera proprio mentre si lanciava con sempre maggiore autorità in attacco: è stata bravissima la Lazio, e soprattutto Simeone in combinazione con Veron, a colpirla prima che potesse riorganizzarsi. Dopo, la Juve, sia pure in 10, si è gettata con coraggio in avanti, ma con Del Piero che non riusciva a essere incisivo, con Pippo Inzaghi intrappolato dai difensori biancoazzurri, era davvero dura riuscire a raggiungere il pareggio. I meriti della Lazio, ovviamente vanno oltre la tempestività con la quale ha atterrato un avversario ferito: Eriksson si era presentato a Torino con una formazione incompleta e con parecchi uomini reduci da impegni internazionali e trasvolate oceaniche. Proprio Veron, che non doveva neppure giocare, e Simeone sono stati gli artefici del successo. Adesso il duello tra le due rivali si fa davvero emozionante. La Lazio ha messo fuori la freccia per il sorpasso, ma non è detto che la Juve le lasci via libera.

Serata inconsueta di questi tempi: sembra davvero di essere in primavera. Un tramonto bellissimo dietro le montagne ha rallegrato perfino il "Delle Alpi" un'ora prima della gara, mentre lo stadio si riempiva fino ad una capienza da partita di grande cartello. C'è anche una nutrita rappresentanza di tifosi laziali e, soprattutto per Eriksson, è presente anche Veron, che ha avuto un fulmineo recupero. Ancelotti, superati i dubbi su Tacchinardi, schiera la solita formazione. Secondo copione e necessità, partono a razzo i biancazzurri che conquistano due angoli in poco più di un minuto. La Juve si chiude a riccio e riesce ad allontanare la prima minaccia. Non si ferma però la Lazio e al 3' conquista una seconda coppia di angoli su cross di Conceiçao deviato oltre il fondo di testa da Ferrara e su incursione di Nedved, arginato da Montero. La Juve si fa pericolosa improvvisamente al 5', quando Zidane inventa un pallonetto morbido che piove sotto la porta di Ballotta, Inzaghi in agguato sembra poter colpire, ma si aiuta con un braccio e Farina interviene. Risposta molto efficace dei biancazzurri: Simone Inzaghi viene lanciato in area juventina sulla destra, controllo, stop e tocco indietro a Negro completamente libero al tiro, ma il "piatto" destro è più un passaggio a Van der Sar che un tiro. La partita non ha ritmi forsennati. La Lazio, pur mostrando aggressività, non è molto veloce e la Juve non ha alcuna intenzione di agitare le acque. Con molta calma cerca di spostarsi sempre più in avanti e di tenere lontano dalla sua area gli avversari. A centrocampo Eriksson preferisce tenere i suoi uomini in posizione fissa; in questo modo Almeyda, che opera accanto a Conceiçao, prende in consegna Zidane solo se questi si sposta verso sinistra, altrimenti lo lascia a Simeone. Semmai è la Juve che cura con più attenzione Veron con Davids e Simeone con Tacchinardi. Sulle fasce i duelli tra Pessotto e Conceiçao, Conte e Nedved. Proprio quest'ultimo al 25' sfugge alla guardia dello juventino, accentra e spara una bordata in corsa, su invito di Simone Inzaghi, che sfiora il palo.

Ma al 26' è inconcepibile quello che riesce a fare Del Piero pur di non segnare: Filippo Inzaghi raccoglie un pallone sotto il naso di Ballotta, non riesce a girarsi a destra per il tiro e allora invita Zidane che invece di tirare subito, finta e poi si porta sul fondo da dove fa spiovere un pallonetto delizioso che scavalca l'intera difesa laziale e giunge a Del Piero, vicino all'altro palo, praticamente a un metro dalla linea di porta. Ebbene, il bianconero salta e di testa spedisce oltre la traversa. Incredibile, perché davanti a lui non c'era neanche Ballotta. Comunque in questo finale di tempo, la Juve è sempre più vicino all'area avversaria e sempre più pronta a tirare. Ancora un contropiede partito da Conte e da questi indirizzato su Del Piero, che riesce a vincere il contrasto su Mihajlovic, entra in area e poi tira debolmente tra le braccia di Ballotta. Risponde Simone Inzaghi al 40': tunnel a Montero per fare arrivare la palla a Nedved che tira in corsa da ottima posizione, Iuliano si oppone con il corpo e Van der Sar recupera la palla. Finisce in pratica qui un primo tempo combattuto ma senza costrutto su entrambi i fronti. Si riprende con gli stessi uomini in campo e con la Lazio di nuovo pronta a inserire la quarta. Risponde Zidane, lanciato sulla sinistra da Pessotto al 3', il francese finge il passaggio, poi scarta Couto e spara con violenza di sinistro ma Pancaro sulla traettoria riesce a deviare in angolo. Attacca ancora la Juve, Conte si è portato più avanti lasciando Nedved più spesso a Ferrara e Pancaro deve intervenire su di lui. All'8' Ancelotti decide che Tacchinardi non può dare di più, viste le sue imperfette condizioni fisiche, e lo sostituisce con Zambrotta. Questi si piazza sulla fascia destra e Conte stringe al centro. Anche Eriksson all'11' opera il suo primo cambio, toglie Conceiçao abbastanza in ombra e prova la carta Stankovic. Intanto due ammonizioni consecutive a Ferrara e Zidane (nel primo tempo cartellini gialli per Almeyda e Davids), ma la partita è corretta. Bell'allungo in verticale di Conte per Filippo Inzaghi che entrando in area anticipa Ballotta scavalcandolo con un pallonetto, ma la parabola è alta. Ci poteva scappare il gol. Al 16' punizione di Zidane da circa 25 metri, la palla piomba vicino al palo più lontano.

Ancora i bianconeri in avanti: Del Piero e Filippo Inzaghi cercano invano dei varchi al limite dell'area avversaria, arriva allora Davids e cannoneggia da lontano, Ballotta è bravissimo nella deviazione in corner. Al 20' un episodio che peserà sulla partita: Veron lancia in corsa Simone Inzaghi, lo scatto dell'attaccante sorprende Ferrara che lo aggancia facendolo cadere. Farina non ha esitazioni a tirare fuori il cartellino giallo e quindi a espellere il difensore per doppia ammonizione. E non passa neanche un minuto che la Lazio riesce ad approfittare dello sbandamento della difesa juventina: Veron pesca benissimo in mezzo all'area della Juve Simeone che gira perfettamente di testa nell'angolino basso alla destra di Van der Sar impietrito. La Juve si getta in massa in avanti costringendo gli avversari tutti sulla propria area, al 24' Filippo Inzaghi rincorre un pallone lunghissimo e sull'uscita di Ballotta tenta la deviazione volante ma non riesce a centrare la porta. Ancelotti prova a scambiare le posizioni di Zambrotta e Pessotto, poi toglie dal campo quest'ultimo al 31' e prova con Birindelli. Al 32' Zidane su punizione costringe Ballotta a deviare in angolo. Eriksson al 32' fa uscire un Nedved acciaccato e lo sostituisce con Lombardo, mentre la Juve punta su Kovacevic che prende il posto di Conte. I bianconeri attaccano con la forza della disperazione, si accendono mischie in area laziale e quando Del Piero cannoneggia da fuori la palla sbatte sul corpo di Simeone. Ultimo cambio della serata: Ravanelli al 40' rileva Simone Inzaghi e si prende una bordata di fischi dai suoi ex tifosi. Sono sostituzioni che servono solo a spezzare il ritmo dell'avversario. Ma la Juve appare anche stanca e poco lucida e le sue ultime speranze si infrangono sulla decisiva deviazione di Ballotta su punizione di Del Piero.