Giovedì 22 luglio 1999 - Göteborg, stadio Nya Ullevi - Göteborg-Lazio 1-1


Stagione

Amichevole successiva

22 luglio 1999 - 1^ Amichevole Precampionato 1999/00

GÖTEBORG: B.Andersson, Pedersen, M.Nilsson, Anegrund, Landberg, Barlin (46’ Tetteh), Persson, P.Karlsson, Henriksson (62’ Svensson), Erlingmark, P.Andersson. A disp.: F.Andersson, C.Karlsson, F.Karsslon, R.Johansson, S.Johansson. All. Lundin.

LAZIO: Marchegiani (46’ Ballotta), Negro (46’ Lombardo), Nesta (46’ Negro), Mihajlovic (46’ Couto), Favalli (46’ Pancaro), Conceiçao (46’ Gottardi), Stankovic (46’ Sensini), Veron (46’ Marcolin), Nedved (46’ Cinelli), Boksic (46’ Andersson), S.Inzaghi (46’ Mancini). A disp.: Concetti, Di Fiordo. All. Eriksson.

Arbitro: Nisson (Svezia).

Marcatori: 15’ Persson, 38’ Mihajlovic.

Note: assenti Almeyda, Simeone e Salas non ancora disponibili dopo la Coppa America.

Spettatori: 30.000 circa.

Il Corriere dello Sport titola: Pareggio (1-1) e buone indicazioni nella prima uscita stagionale contro il Göteborg. Lazio, piede giusto. Una punizione capolavoro di Mihajlovic pareggia il gol degli svedesi in forma campionato. Ottimo Inzaghi, Veron prende in mano il centrocampo, ad Andersson manca solo il gol. Per Anelka si è tornati a trattare.

Il Messaggero titola: "Veron e Nedved: è già Lazio sprint. In Svezia buon esordio: Mihajlovic firma il pareggio su punizione".

L'articolo così prosegue: E' già una buona Lazio. Esaltata da un vernissage da coppa, davanti a 35 mila spettatori entusiasti, i biancocelesti si sono calati nell'impegno con abnegazione e buon ritmo, decisi ad onorare la passerella internazionale e meritando applausi e consensi. Tutto questo nonostante avessero nelle gambe appena 9 sedute di allenamenti e, soprattutto, una settimana di blando rodaggio al sole della Costa Smeralda. Per il battesimo della nuova stagione Eriksson ha scelto una squadra di rango che partecipa alla Uefa, e già in avanti nella condizione fisica, non carneadi da surclassare con valanghe di reti. Insomma, niente pallottoliere bensì partita vera per entrare subito nel clima agonistico. Il tecnico - pur non chiedendo particolari indicazioni alla prima uscita - aspettava qualche nota lieta dai nuovi e dal rigenerato Boksic. E gli interessati, messi in campo tutti nel primo tempo, hanno dato risposte confortanti. Il croato si è mosso con disinvoltura, sia al centro che sulla fascia, alternando allunghi a dialoghi sullo stretto ed ha cercato pure la porta. Un Boksic già tonico che sembra poter iniziare la stagione della rinascita sotto buoni auspici.

Per dissipare tutti i dubbi occorrono conferme più probanti però l'orizzonte dell'attaccante appare più sereno. Dei nuovi è piaciuta soprattutto la genialità di Veron in grado di "leggere" il gioco in verticale come pochi e prendere per mano la squadra. L'argentino non si è dannato l'anima muovendosi in souplesse, però ogni volta che la palla passava dai suoi piedi illuminava la scena: ha smarcato Inzaghi, Nedved e Mihajlovic. Il centrocampo ha confermato di essere il vero punto di forza della nuova formazione, con Nedved tornato sui livelli di 2 anni fa: cursore, suggeritore e stoccatore. E' stato il più dinamico e continuo della Lazio ed ha messo in seria difficoltà la retroguardia svedese, costretta a ricorrere alle maniere forti per bloccarne slancio ed iniziative. E proprio su un intervento duro ai danni del ceko che Mihajlovic ha acciuffato il pari con una straordinaria punizione: precisa, liftata, imprendibile e sottolineata dall'applauso e dall'ammirazione degli svedesi. Il serbo è il migliore specialista al mondo dei calci piazzati. La Lazio ha sofferto solo nel primo quarto d'ora contro un avversario che si affidava ad una manovra più articolata ed organizzata. La rete di Persson - favorita da un'indecisione di Nesta - ha comunque scosso i biancocelesti che, grazie al maggiore tasso tecnico, hanno preso in mano la partita dando una sensazione di netta superiorità. Sul taccuino i tiri di Nedved, Inzaghi, Boksic e Mihajlovic prima del pareggio siglato dal difensore jugoslavo. Oltre che nell'azione del gol di Persson, la retroguardia ha evidenziato un paio di altre sbavature e magari un approccio all'insegna della sufficienza. Ma non si poteva pretendere il massimo della concentrazione all'esordio.

Nella ripresa Eriksson ha cambiato dieci undicesimi confermando solo Negro, spostato al centro a far coppia con Couto, ed affidando la fascia destra a Lombardo. In pratica si è vista in campo la Lazio 2 ma gi svedesi si sono divertiti lo stesso applaudendo l'ex beniamino, Andersson, ed i colpi di tacco e le giocate di Mancini. La partita - inserita nel quadro delle manifestazioni della "Gothia Cup - una delle rassegne calcistiche giovanili più importanti del mondo - doveva essere una festa e così è stato con l'1-1 che ha accontentato tutti, Eriksson per primo in attesa di Almeyda, Simeone, Salas e fors'anche di Anelka. Lo svedese temeva il gap atletico-fisico a vantaggio di avversari già avanti nel campionato, invece ha avuto riscontri positivi anche dalle seconde linee schierate nella ripresa che hanno tenuto botta senza soffrire più di tanto per fronteggiare l'arrembante finale del Goteborg. «Sono soddisfatto della prestazione, per mezzora ho visto davvero una buona Lazio. Veron ha dato maggiore personalità alla squadra, ora abbiamo anche più soluzioni sia tattiche che di gioco».


La Gazzetta dello Sport titola: "Veron prende per mano la Lazio. A Goteborg brilla la classe dell'argentino. A centrocampo ottima prova anche di Nedved in fase di copertura. Un errore difensivo costa il vantaggio del Goteborg. Show di punizioni da parte di Mihajlovic che alla fine agguanta il pareggio".

Continua la "rosea": Frammenti di gioco, anzi qualcosa di più. Se non fossimo a luglio, quando i giudizi vanno logicamente frenati in ogni senso, si potrebbe parlare di Lazio spettacolo. Non potevano chiedere di più i quasi quarantamila spettatori che hanno riempito l'Ullevi: le stelle della Lazio hanno cominciato a brillare prima ancora che il sole tramontasse dietro le tribune. Una su tutti ha impressionato: Juan Sebastian Veron. Che l'argentino fosse un fuoriclasse non bisognava certo appurarlo in un'amichevole scandinava, ma è straordinaria la sua personalità, la sua capacità di prendere in pugno la squadra già alla prima uscita. Diverse le sue giocate sopraffine, ma parecchia la sostanza data a un centrocampo mai abbandonato in fase di copertura. Proprio qui Veron fa la differenza, perché ogni trequartista, mezzapunta, rifinitore, fantasista o chiamatelo come volete, degno di un appellativo del genere quando c'è da difendere latita. Invece, ha ragione Eriksson quando dice che il suo 4-4-2 può rimanere tale anche con un virtuoso della sfera come Veron. Sebastian non è solo bello da vedere palla al piede, ma interessante da seguire tatticamente per il suo moto perpetuo, oggi a ritmi logicamente bassi, alla ricerca sempre di una zona di campo più libera, da dove poi far partire un passaggio in profondità o un suggerimento smarcante per un compagno.

Da destra a sinistra l'argentino con il nuovo numero portafortuna sulle spalle, il 23, spazia con grande libertà tattica, ma senza anarchia. E quando nelle prime battute una Lazio vecchia maniera si affida prevalentemente ai lanci lunghi di Mihajlovic, ecco Veron retrocedere davanti alla difesa per chiedere palla e impostare, spesso con tocchi di prima, quelli che mandano in sollucchero gli appassionati del calcio. Dei movimenti dell'argentino si giova soprattutto un Nedved rinato. Il centrocampista ceco sa che in questa stagione bisognerà lottare duro per trovare spazio fra gli undici titolari ed ecco che non perde la sua prima occasione. Quando Veron svaria sulla sinistra, ecco che Pavel si accentra, portandosi quasi a ridosso delle punte e servendo palloni invitanti in profondità o rendendosi pericoloso con il suo pericoloso tiro. Il Goteborg, in crisi nel proprio campionato (decimo dopo 13 turni) ma con più ritmo sulle gambe, non mette in difficoltà più di tanto una Lazio con soli due giorni intensi di allenamento alle spalle. Gli svedesi corrono tanto, ma il pallino del gioco e' sui piedi dei laziali e quando al 14' Veron manda Simone Inzaghi davanti al portiere, e' bravo uno dei tanti Andersson in campo, Bengt il portiere, a deviare in angolo. Poco dopo vanno in vantaggio i padroni di casa, in una delle poche azioni portate in velocità che mettono in affanno la difesa romana, che non scala lasciando libero Persson di tirare di piatto destro e segnare all'altezza del dischetto.

Solo un intervallo per la Lazio che inizia il suo show sui calci d' angolo: ben 10 nel primo tempo ed e' spettacolo con applausi a scena aperta. Comincia Mihajlovic da sinistra con un pallone lungo per lo spigolo dell' area opposta, da dove Veron al volo manca di poco la porta. I due si scambiano di ruolo pochi minuti dopo (l' argentino calcia addirittura 5 volte consecutive dalla bandierina) ed e' eccezionale il tuffo di Bengt sul sinistro del serbo. Mihajlovic non ci sta e, con una punizione da oltre 25 metri (provocata da Nedved), pareggia con una traiettoria imprendibile delle sue, riaffermando cosi' la sua supremazia in questa difficile specialità. In una ripresa meno esaltante, Eriksson cambia squadra (solo Negro gioca 90' ) e c' e' il tempo per apprezzare un Couto eccellente (sono proprio sicuri alla Lazio di cederlo?) e il solito assist di Mancini che manda in porta Andersson. Ma il centravanti svedese della Lazio si mangia l'occasione, e le ipotesi sono due: Kennet era commosso per la calorosa accoglienza ricevuta come ex oppure il portiere Bengt e' suo parente.


Sempre dal quotidiano sportivo, alcune dichiarazioni post-gara:

"L'anno scorso ho sofferto molto, la partita era appena cominciata e il dolore arrivava puntuale. Ora sto bene, tra 15 giorni sarò in forma e sto per raggiungere la squadra in Svezia". Mathias Almeyda parla della sua lotta contro la pubalgia dopo l'allenamento: lui e De la Peña erano i solitari padroni del campo. "Dovrò cominciare ad allenarmi a un ritmo più lento, non devo fare l'errore dell'anno passato. Quelli da battere siamo sempre noi, se arriva Anelka saremo fortissimi ma Salas e Boksic in forma bastano per fare grandi cose. Fortuna che c'è Simeone: faticherò meno". Eriksson è soddisfatto "Grande centrocampo e mi manca Simeone". La soddisfazione di Eriksson riguarda soprattutto il ventaglio di soluzioni tattiche che ha la sua nuova Lazio: "Adesso sui calci piazzati abbiamo anche Veron che ha un ottimo destro. In fase di costruzione spero di mantenere le palle lunghe di Mihajlovic, quando l'avversario pressa, e poi abbiamo già un centrocampo di qualità. Oggi si è vista la personalità di Veron, che può fare molto di più. E poi ci manca ancora uno come Simeone. Sono contento perché tutta la squadra ha corso e lottato. Considerando poi che il Goteborg è a metà campionato mentre noi abbiamo solo 4-5 allenamenti seri alle spalle non posso che essere soddisfatto".





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