Martedì 29 febbraio 2000 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Feyenoord 1-2


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29 febbraio 2000 - 2885 - Champions League - Seconda fase a gironi gruppo "D" - gara 3 - inizio ore 20.45

LAZIO: Marchegiani, Lombardo, Fernando Couto, Mihajlovic (39' Negro), Gottardi, Mancini, Simeone, Sensini, Veron (69' Nedved), S.Inzaghi (60' Stankovic), Boksic. A disp.: Ballotta, Pancaro, Conceição, Salas. All. Eriksson.

FEYENOORD: Dudek, Van Gobbel, Konterman, De Haan, Rzasa, Bosvelt, Van Gastel (81' Gyan), Paauwe, De Visser (74' Samardzic), Kalou (46' Tomasson), Cruz. A disp.: Graafland, Van Vossen, Korneev, Cairo. All. Beenhakker.

Arbitro: Sig. Lopez Nieto (Spagna).

Marcatori: 37' Veron, 78' Tomasson, 84' Tomasson.

Note:

Spettatori: 30.000 circa.


Il biglietto della gara
Lo scambio dei gagliardetti
La rete di Juan Sebastian Veron
L'abbraccio dei compagni
Attilio Lombardo abbraccia il centrocampista argentino
Roberto Mancini in azione
Sinisa Mihajlovic
Juan Sebastian Veron festeggia la marcatura
Il tocco acrobatico del centrocampista laziale che vale la rete del vantaggio
L'esultanza di Juan Sebastian Veron
La rete del pareggio del Feyenoord
La rete-vittoria degli ospiti

Dal Corriere della Sera:

Crollo laziale, dopo diciotto prestazioni europee senza dispiaceri. Figuraccia inimmaginabile, che complica l'aggancio ai quarti di Champions League, aggravando le fatiche dei prossimi mesi. Forse dipende dall'uso smodato del turnover, soprattutto nel reparto difensivo, dove le sentinelle preposte sbandano non appena il Feyenoord prende coscienza di quanto può sradicare. Forse nessuno sa rifornire con insistenza i dilapidatori Boksic e Simone Inzaghi, pure se gli olandesi di Leo Beenhakker mostrano dapprima la pericolosità che potrebbe vantare un Piacenza, fuori casa. Così Veron, sostituito prima del disastro, polemizza risoluto: "Servivano più titolari, la nostra presunzione è stata punita".

Manca, fra l'altro, l'atmosfera giusta, causa ultrà scioperanti (è fallito il tentativo di responsabilizzare il tifo organizzato, sponsorizzando il comitato d'ordine proposto dall'on. Gigi Martini) e stanchi di soprusi veri o presunti. Tormenti su tormenti, mentre dalla curva Nord partono i "buuu" e i cori pro-Fascetti, ultimo esempio d'intolleranza. Ne prende atto il Feyenoord, orientato su un bugiardo 4-3-3 che aggiunge De Visser fra i centrocampisti fissi, quando l'organizzazione biancoceleste cerca varchi. Addio romantico football totale: arretrato l'equilibratore Van Gastel, centromediano metodista davanti ai centrali Kontermann e De Hann, i guastatori di Rotterdam raddoppiano tanto su Mancini quanto su Veron, delegati a intensificare una manovra avvolgente per tragitti laterali. Rimedi efficaci per oltre trentacinque minuti, visto che Lombardo e Gottardi non azzardano sovrapposizioni, preoccupati di seguire la stella Cruz, il mazzolatore Bosvelt e Kalou nei saltuari ribaltamenti contropiedistici. Il Feyenoord monta una siepe che nega visibilità, galleggiando sugli errori propositivi di Sensini e Simeone, non proprio adatti a garantire soluzioni imprevedibili. Poi, dopo una debole finalizzazione di Cruz, arriva la delizia argentina Veron-Sensini-Veron, non contemplata nei preparativi olandesi.

È un triangolo scintillante, che Sebastian chiude sotto misura squadernandosi nella volée imparabile. Eriksson] rifiata, assorbendo imperturbabile il successivo infortunio di Mihajlovic (fastidi inguinali, dentro Negro), come non bastassero le omissioni di metà percorso e la necessità d'incrementare i ritmi per impedire la reazione avversaria. Sì, va meglio in apertura di ripresa, quando Inzaghi vanifica una palla gol dettata da Simeone e quando Boksic annulla le mirabili volate sempre al tiro, salvo crossare per la stangata-palo del redivivo Mancini. Sembra l'annuncio d'una sinfonia e invece calano le risorse energetiche dei biancocelesti, salvati dall'orientamento acrobatico di Marchegiani su zampata-Cruz, in pieno black-out. Ancora Cruz sfiora il pareggio, che sopraggiunge grazie ai due innesti proposti da Beenhakker, certamente decisivi come non lo sono tanto Stankovic quanto Nedved, subentrati dall'altra parte. Così, privilegiato dagli sviluppi d'una mischia, Samardzic semina antagonisti decotti e pesca l'eversore Tomasson, dentro l'area. Stop e imparabile 1-1. Segue una lenta agonia, che culmina nel bliz degli olandesi, protagonista ancora Tomasson, liberato al lampo vincente dalla maldestra deviazione di Sensini. E crolla la quotazione laziale, in Champions League.


La Gazzetta dello Sport titola: "Lazio, errori fatali. Sbaglia Eriksson, la squadra si ferma, l'arbitro non vede rigori e fuorigioco: e Tomasson colpisce. I cambi del tecnico svedese, a parte quello obbligato per Mihajlovic infortunato, non convincono, ma è tutta la Lazio che dopo un'ora bellissima si pianta sulle gambe, proprio come sabato in campionato. Palo di Mancini sull'1-0".

Continua la "rosea": Suicidio Lazio. Il Feyenoord viola l' Olimpico (2-1) al termine di una partita bellissima e scellerata. I biancocelesti vincevano grazie a una prodezza di Veron, nonostante due rigori negati dal pessimo Lopez Nieto, quando alla fine mancavano solo 12 minuti. Segna due volte (la prima in fuorigioco) Tomasson, un talentuoso danesino rimasto per l' intero primo tempo seduto in panchina accanto a quella vecchia volpe di Beenhakker. Che non sbaglia nulla al contrario di Eriksson. I cambi del tecnico svedese, a parte quello obbligato per Mihajlovic infortunato (un' altra tegola sulla Lazio), non convincono, ma a parte questo è tutta la Lazio del turnover che dopo un' ora bellissima si pianta sulle gambe, proprio come l' «altra» Lazio sabato in campionato. Sono in campo solo tre di quelli che hanno cominciato con l' Udinese: Marchegiani, Mihajlovic e Veron. Degli altri otto, sei sono in panchina e due (Nesta e Ravanelli) assenti annunciati. E' quasi una Laziodue, che lascia perplessi per la provvisorietà del reparto difensivo e per le caratteristiche del centrocampo, senza gli esterni tradizionali e maggiormente accreditati (Conceiçao e Nedved stanno a fare compagnia a Eriksson). Ma si capisce assai presto che però quel rombo a metà campo, con Sensini vertice arretrato, Mancini vertice avanzato, Simeone e Veron laterali liberi di scambiarsi le posizioni ma non tenuti ad allargarsi più di tanto (così da far salire a turno due terzini di nome ma non di fatto come Lombardo e Gottardi), ha un senso preciso.

E' insomma una Lazio fatta per giocare, alternando il lancio lungo per Inzaghi e Boksic con le avanzate dell' intera squadra, e fatta anche per far giocare (troppo) l' avversario. Che infatti non si fa pregare. Il Feyenoord, che alla vigilia abbiamo certo assai colpevolmente sottovalutato, mostra l' impronta doc del suo anziano e celebrato allenatore, e si muove con grande armonia tra reparto e reparto. Beenhakker mostra solo un pizzico di prudenza in più nel preferire De Visser al trequartista danese Tomasson, (che sarà la sua vincente arma a sorpresa) così che la squadra si schiera con un classico 4-4-2 nel quale gran parte del lavoro passa per i piedi e la testa di Van Gastel, regista non a caso col numero 5 sulla maglia e con un tiro da fuori che fa subito paura. E' match a viso aperto e assai bello, nel quale la maggior tecnica individuale della Lazio viene premiata quando il gioco si sviluppa palla a terra, ma anche il Feyenoord, che possiede nel centravanti argentino Cruz un marcantonio dai piedi buoni, sa arrivare con incisività dalle parti di Marchegiani. Nel primo tempo le due squadre si dividono un gran numero di occasioni da rete, ne contiamo addirittura sei per parte e c' è un chiaro rigore negato a Boksic, affossato da Van Gobbel, che Nieto, un pachiderma, ignora. Le parate di Marchegiani sono più frequenti, ma il gol lo segna invece la Lazio dopo le conclusioni imprecise di un niente di Simeone, Mihajlovic, Sensini.

E' una rete fantastica (37'), difficile a dirsi quanto voluta e quanto casuale. Propenderemmo più per la seconda ipotesi, ma l' acrobazia di Veron sul cross corto di Sensini rappresenta comunque un memorabile gesto atletico: l' argentino si arrampica in cielo per colpire con l' esterno destro. Al posto di un cross per Inzaghi e Mancini ne esce un pallonetto micidiale per il portiere polacco Dudek. Si fa male Mihajlovic, gli subentra Negro e saranno dolori. Ma per il primo quarto d' ora della ripresa, nonostante Tomasson abbia già sostituito l' evanescente ivoriano Kalou, è la Lazio che domina il campo. Tre volte vicinissima al gol della presunta tranquillità, incluso un bellissimo palo al volo di Mancini e con l' aggiunta del secondo rigore, meno evidente (De Haan su Inzaghi) che Nieto ignora. Come un orologio svizzero, allo scoccare dell' ora di gioco la Lazio ha il fiato grosso. Eriksson sbaglia secondo noi tutto: fuori Inzaghi e Veron anziché Boksic e Mancini, dentro Stankovic e Nedved anziché Salas. Risultato: la Lazio finisce schiacciata e mostra tutti i limiti della sua raffazzonata difesa. Tomasson colpisce due volte e che la prima sia in fuorigioco che peraltro in campo nessuno vede non fa che aumentare i rimpianti. Ora, su ogni fronte, si fa davvero durissima.


Il Messaggero titola: "Champions League amara. La squadra di Eriksson paga una serie di errori: irregolare il gol del pari della squadra olandese. Lazio, che pasticcio. Prodezza di Veron, ma il Feyenoord mette ko i biancocelesti in 7 minuti".

Continua il quotidiano romano: L'irreparabile è successo. Il girone di Campions League si complica maledettamente per la Lazio, sconfitta all'Olimpico dal Feyenoord, capace di una grande rimonta ma favorito da due svarioni difensivi della rabberciata difesa biancoceleste. Non è bastata una prodezza di Veron, l'infortunio di Mihajlovic ha complicato le cose, la squadra si è allungata e ha perso punti di riferimento Tomasson ha colpito due volte dopo un palo di Mancini che avrebbe forse chiuso il match. Ora gli olandesi sono in testa, Lazio e Chelsea arrancano e il Marsiglia si rilancia. E mercoledì i biancocelesti saranno a Rotterdam per l'immediata rivincita: una trasferta decisiva da affrontare con la concentrazione che è mancata nell'incredibile finale.

Il Feyenoord ha mostrato un invidiabile assetto di squadra, le idee chiare che ai biancocelesti sono venute meno strada facendo. Chi se lo aspettava, del resto, remissivo deve essere rimasto particolarmente colpito dal suo veemente avvio, fatto di veloci incursioni, sotto la regia ferrea di Van Gastel. L'ivoriano Kalou ha giocato un tempo con discreta pericolosità, Tomasson, che lo ha sostituito, ha scompigliato del tutto il turn-over azzardato di Eriksson. E l'astuto Beenhakker ha portato via alla Lazio il sogno di un record d'imbattibilità europea. Sempre velenosi i contrassalti olandesi, Lazio più convinta nella manovra, con un'accorata ricerca dell'intesa, vista la formazione del tutto sperimentale scelta da Sven: un mezzo tridente, con Mancini a muoversi su tutto il fronte d'attacco, e un reparto centrale tutto argentino, con Simeone a destra, Sensini in mezzo, Veron a sinistra ma libero di svariare come predilige.

Prima di perderlo per stiramento, la Lazio ha trovato il solito Mihajlovic ispiratore sui calci piazzati, quasi sempre a cercare la testa di Simeone. E un Boksic responsabilizzato dai gradi di capitano, indomabile nei frequenti duelli con il nero Van Gobbel, ingiuriato dai soliti ululati di troppo. La gente laziale non ha risposto nel numero ma almeno nel calore, ricordando con un lungo applauso il dolore di capitan Nesta e riservando anche un meno opportuno coretto di approvazione ad Eugenio Fascetti, vecchio allenatore al centro delle recenti polemiche razziste. Meglio il calcio che hanno prodotto le due contendenti, impreziosito dallo splendido gioiello di Veron che ha sbloccato il risultato al culmine dell'assedio laziale: pallone difeso con caparbietà da Boksic, che Sensini ha indirizzato a pallonetto a centroarea sull'ispiratissimo destro volante del connazionale ritrovato, esterno imparabile per il nazionale polacco Dudek.

La Lazio ha sofferto l'uscita di Mihajlovic, sostituito a freddo da Negro. Ma si è ritrovata in avvio di ripresa, subendo sì la spinta degli avversari, rinvigoriti dal danese Tomasson, ma esaltandosi in qualche eccellente giocata di rimessa: Boksic, ispirato da Veron, ha sfiorato il palo, poi Mancini, in un giro di lancette, ha prima sprecato a lato di testa un invito di Lombardo e poi ha colpito di destro al volo un palo pieno su cross di Boksic. Marchegiani si è opposto ad un guizzo di Cruz, Dudek ad un colpo di testa ravvicinato di Sensini. Mentre Eriksson rinforzava gli ormeggi con Stankovic (per un arrabbiato Inzaghino) e con Nedved (per l'incredulo Veron). Ma la mossa della panchina si rivelava un boomerang. Il ringalluzzito Feyenoord colpiva due volte nel giro di sette minuti, sempre col nuovo entrato Tomasson, che sfruttava un fuorigioco di rientro dopo una lunga percussione per giustiziare Marchegiani e poi uno svarione di Sensini per realizzare il gol dell'inaspettata vittoria. Visto che il protervo arbitro Lopez Nieto non riteneva da rigore l'ultimo fallo subìto in area da Simeone.


Tratte dalla Gazzetta dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

Doveva essere il protagonista decisivo di una nuova vittoria europea, invece Juan Sebastian Veron, al suo primo gol in Champions League, è costretto a commentare una sconfitta. E questa è la prima all' Olimpico in tre anni di gestione Eriksson, che interrompe così a 18 partite la sua serie di imbattibilità alla Lazio, la più lunga in cento anni di storia del club biancoceleste. Una curiosità: anche la volta del precedente insuccesso europeo (con l' Inter nella finale di coppa Uefa ' 98) ad arbitrare era sempre Lopez Nieto. Ed era dall' ottobre ' 95 che i biancocelesti non perdevano in casa una partita internazionale, anche allora 1-2 contro il Lione. Veron non accetta questo passo falso e critica Eriksson: «Tutti hanno dato il massimo - premette il fantasista argentino, che ha rotto un digiuno di gol, che durava da quasi quattro mesi - ma quando giochi una partita importante come questa e devi vincerla ad ogni costo, forse è meglio schierare una formazione più aderente a quella titolare». Sebastian è un ragazzo molto legato a Eriksson, che stima molto come tecnico, però stavolta non lo risparmia e rafforza il concetto, parlando dei problemi della Lazio: «Non so cosa sia successo, ma ad un certo punto all'improvviso si è come spenta la luce. Abbiamo cominciato ad arretrare, allungando la squadra e smettendo di giocare. E quando cominci a non prendere più la palla e a dovergli correre dietro, diventa dura».

Dunque in ballo entrano proprio le responsabilità di Eriksson, che stavolta con il turn-over si è spinto un po' troppo oltre proponendo una difesa senza terzini di ruolo (Lombardo e Gottardi non lo sono) ed un centrocampo con due esterni che non sono tali (Veron e Mancini). Sebastian stavolta frena: «Non posso contestare, ma questa domanda è meglio farla all' allenatore». Questa Lazio continua ad andare sull' altalena, con momenti esaltanti e altri deprimenti. Veron anche su questo ha una sua spiegazione, ed anche in questo caso non è tenero e fa autocritica: «E' vero. Credo che sia una questione di testa, perché la squadra è composta da oltre venti giocatori, tutti di ottimo livello. Mancano la mentalità e la continuità. Perché quando stai avanti 1-0 in casa devi vincere, e comunque non puoi perdere. E' inimmaginabile che una partita finisca come quella di stasera. E dico questo senza nulla togliere al Feyenoord, che è una buona squadra. E c' è rammarico in noi perché vincendo stasera la qualificazione sarebbe stata quasi certa. Invece adesso è tutto da rifare. Speriamo soltanto di fare esperienza su questi errori per migliorarci in futuro». Lo splendido gol di Veron passa purtroppo in secondo piano: «Bello, non mi era mai capitato di segnarne altri così. Ma non è servito».

Poi il discorso cade sulle sue condizioni: «Devo ancora migliorare ma sono sulla buona strada per ritrovare la forma in cui mi trovavo prima di Natale. Con Eriksson ne abbiamo parlato ed abbiamo concordato che per me la cosa migliore fosse giocare per ritrovare la condizione migliore. La mia sostituzione? Credo sia un normale avvicendamento tecnico». Intanto i guai per la Lazio non si fermano qui. Sinisa Mihajlovic è uscito per una distrazione agli adduttori della coscia sinistra. Solo oggi gli esami stabiliranno l' entità dell' infortunio, ma il suo recupero per domenica, a Lecce, è impossibile. Lo scudetto e la Champions League oggi sembrano lontanissimi.


La faccia di Sven Goran Eriksson è quella di sempre. Apparentemente. In realtà dai tic (perseguita col dito il suo occhio destro e si stringe il mento) si avverte che il tecnico della Lazio è passato, psicologicamente, nel tunnel che l' ha catapultato dalla serena vittoria alla gelida sconfitta e rischia di depositarlo chissà dove. Nell' emisfero sconosciuto delle paure e dei cali di rendimento (forse) non ancora emersi da questa Lazio. Già sabato con l' Udinese, nonostante il successo, era emersa una Lazio stanca, provata. «Sabato e oggi - ammette - due test diversi e un quasi identico calo fisico. E' un problema, lo ammetto. Lo valuteremo già da domani, con tutto il nostro staff. Perché non c' è tempo per riflettere, per fermarsi. Lottiamo su tre fronti. Oggi è già domani. I problemi vanno risolti. Non ci si può stare a pensare troppo». Problema più fisico che tecnico, oppure di tenuta nervosa? «Quando si perde così - confessa Eriksson - c' è un po' di tutti e tre questi elementi e tutti rivelatisi sul finire del secondo tempo, quando ancora stavamo vincendo». Una Lazio, insomma, che molla sul più bello. Cambi non azzeccati? Il tecnico della Lazio la prende da lontanuccio: «Il Feyenoord ha segnato due bei gol. Sono stati molto bravi sui palloni alti. Noi siamo andati in confusione. Prima però abbiamo avuto diverse occasioni per segnare il secondo gol. Vale per tutti il passaggio di Boksic per Mancini e il tiro di quest' ultimo, violento e sul palo interno. Sfortuna? Sì, anche un po' di sfortuna».

Cambi sempre all'altezza? «Nel secondo tempo abbiamo cominciato a soffrire troppo a centrocampo. Per questo ho deciso per un altro centrocampista (Stankovic). Avevo pensato anche a Salas, ma prima un altro cambio, quello di Mihajlovic, era stato obbligato, perché si era fatto male. Salas giocherà domenica». Il tecnico svedese difende le sue scelte anche dalle osservazioni di Sebastian Veron, che subito dopo la partita aveva detto: «Sarebbe stato meglio avere in campo la formazione tipo». «No - taglia corto - innanzitutto perché io non so quale sia, questa formazione tipo. Si può sempre discutere quando si perde, ma ci attendono nove partite delicate, e io credo che il turnover pagherà, alla fine. Rifarei la stessa formazione e gli stessi cambi, visto anche l' alto ritmo della gara. Tra un mese, dopo questo ciclo terribile, vedremo gli effetti di queste decisioni. Se siamo moralmente fragili si è compromesso tutto. Se invece siamo una vera squadra è il momento di dimostrarlo». In sala stampa arrivano anche due notizie dalla tivù. Il primo gol di Tomasson dalle immagini è in fuorigioco. Eriksson non ci si appiglia come un naufrago: «L' ho sentito dire, ma non è un problema di fuorigioco». Serra le labbra il tecnico laziale. Ma c' è anche il dissenso del suo pubblico, però, che alla fine non ha gradito. Sono volati i fischi e davanti alla sala delle interviste s' è sentito pure qualche proposito di buttare la fede laziale chissà dove? «Il pubblico può dire e fare (nei limiti sportivi) ciò che vuole. Paga il biglietto anche per questo. Non passiamo certo dare colpa di niente al pubblico. Ci mancherebbe altro».


Dal Messaggero:

L’occasione perduta, in casa, da una Lazio che ha sciupato troppo. Sven Eriksson guarda avanti, alle prossime tre partite dei biancocelesti nella Champions League e alla possibilità di andare avanti. «Abbiamo perso. La ragione? C’è un po’ di tutto, motivi psicologici e fisici - ha osservato l’allenatore - Purtroppo, sull’1-0 abbiamo avuto più di un’opportunità per raddoppiare ma non ci siamo riusciti». Gli avversari non hanno mai mollato, il Feyenoord ci ha sempre creduto. «Là davanti, nella nostra area, loro hanno creato per noi tanta confusione». Ha sofferto, la Lazio, proprio come era accaduto sabato all’Olimpico contro l’Udinese anche se ieri tra le due squadre, c’erano otto giocatori diversi. «Ma ieri, maggiormente in difficiltà è stato il centrocampo». Da qui, l’intenzione di Eriksson di rinforzarlo. «Ho pensato di irrobustire il reparto perché già dall’inizio della ripresa abbiamo avuto dei problemi. Fuori Inzaghi o Boksic? Hanno giocato bene entrambi, ma uno doveva uscire per fare spazio a Stankovic». Eriksson sul campo non si è accorto che il primo gol degli avversari era in fuorigioco. «Me lo hanno detto, lì per lì non ci ho fatto caso». Si torna sul tasto delle sostituzioni, su qualche cambio non azzeccato. «La scelta dei miei centrocampisti la rifarei».

Guarda avanti, Sven, lui non si arrende, alla coppa crede ancora così come al campionato. «Già, adesso ci aspetta un ciclo terribile. Se siamo fragili questa sconfitta ci complicherà la vita; se, come penso, siamo una squadra, non accadrà nulla. Noi a tratti facciamo molto bene, poi ogni tanto sbagliamo». Parla anche di sfortuna, il tecnico svedese. «Sull’1-0 abbiamo fallito il raddoppio». E non vuole replicare al commento di Arrigo Sacchi che ha affermato che il suo team vive sulle individualità senza essere un collettivo. Il Feyenoord ha aggredito la Lazio, mai un attimo di pausa, sempre di corsa, sotto gli occhi di Cruyff che ha assistito alla sfida dalla tribuna dove c’era anche il presidente dell’Uefa, Johansson. «Un nostro calo fisico? Sì, è vero - ha ammesso Eriksson - è accaduto già in due occasioni. Oggi analizzarò la situazione con tutto lo staff». Qualche fischio è arrivato quando la Lazio vinceva e non riusciva a concretizzare il suo gioco. «Mi dispiace per quei fischi. Certo, vorrei che il nostro pubblico ci sostenesse sempre ma loro pagano il biglietto e hanno il diritto di fischiarci». Delusione sul volto di Veron che è stato anche sostituito. «Ad un certo punto - ha ammesso Sebastian - si è spenta la Luce. Quando sei sull’1-0 in casa, una partita così devi vincerla. Forse, andava tenuta in campo la formazione tipo. Noi ci siamo tirati troppo indietro e abbiamo anche smesso di giocare». La Lazio ha subito troppo, si è arresa proprio quando avrebbe dovuto spingere di più e far suo il risultato. «Se avessimo vinto - ha aggiunto Veron - la qualificazione sarebbe stata quasi certa. Calo fisico? No, non è colpa di questo. Piuttosto, quando non prendi il pallone tutto diventa più difficile». La testa, lì sta il problema di questa squadra che sembra essere sempre sul punto di vincere tutto ma poi in certi momenti di smarrise. «Penso che il problema principale sia di mentalità. In casa non puoi perdere così. Adesso ci giochiamo tutto nelle prossime tre partite. Quella di ieri, però, era molto importante. Peccato: il mio gol non è servito a nulla».

E’ arrivato l’elogio di Leo Beenhakker, il coach del Feyenoord. «Abbiamo battuto una Lazio molto forte, che però non ha avuto la sua serata migliore. In ogni caso noi abbiamo offerto una grande prestazione. Loro, sull’1-0, pensavano di avercela fatta e si sono ritirati. Per noi questo è un successo molto importante e anche storico perché la Lazio in Champions League non perdeva da tanto tempo». Esattamente da diciotto gare. Notizie dall’infermeria dei biancocelesti: Mihajlovic, uscito subito dopo il gol di Veron, ha riportato una distrazione agli adduttori della coscia sinistra. Oggi si saprà l’entità dell’infortunio e la possibilità che Sinisa« sia in campo domenica.