Mercoledì 5 febbraio 2003 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 1-2


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5 febbraio 2003 - 3030 - Coppa Italia 2002/03 - Semifinali - gara d'andata

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Negro, Stam, Favalli, Stankovic, Liverani (64' Simeone), Fiore, C.Lopez, S.Inzaghi (37' Corradi), Chiesa (75' Lazetic). A disposizione: Peruzzi, Oddo, Couto, Baggio. Allenatore: Mancini.

ROMA: Pelizzoli, Panucci, Dellas, Samuel, Candela, Cafu, Tommasi, Emerson, Delvecchio, Cassano (69' Lima), Totti (81' Montella). A disposizione: Zotti, Aldair, Cufrè, Fuser, Marazzina. Allenatore: Capello.

Arbitro: Sig. Trefoloni (Siena).

Marcatori: 12' Cassano, 49' Emerson, 76' Fiore.

Spettatori: paganti 53.577, per un incasso di 901.534 euro.

Note: ammoniti Negro, Stam, Favalli (Lazio), Dellas, Samuel, Cafu (Roma). Recuperi: 2' p.t., 3' s.t.


Il biglietto della gara

La Gazzetta dello Sport titola: "E' una Roma di gladiatori. Giallorossi compatti: feriscono con Cassano, mettono il sigillo con Emerson. Lazio bella a tratti, ma sfortunata. Derby combattuto. La squadra di Capello ha sfruttato gli errori difensivi laziali. Mancini ha azzardato un po' troppo e i suoi hanno trovato un super Pelizzoli".

Continua la "rosea": E' stato vero derby. La coppa Italia non vale il campionato, d'accordo, ma una partita così non può smentirsi. E non lo fa. Si gioca sul serio, si gioca duro, pure troppo in alcune circostanze, soprattutto alla fine, e la Roma si porta a casa un successo che fa morale e produce una lunghezza di vantaggio nella corsa per la qualificazione alla finale. Il 2-1 segnala che la squadra di Capello è stata più compatta traducendo meglio il suo gioco in gol, mentre la Lazio ha funzionato a sprazzi e ha avuto alcune amnesie difensive pesanti, come in occasione della prima rete, quando ha lasciato a Cassano la possibilità di divertirsi con un colpo di testa che ha subito spostato la partita. Poi c'è stata una faccenda tattica tutta speciale che ha attraversato la serata. Mancini si è comportato come un giocatore di poker che ha il portafogli più pieno e può permettersi di spaventare l'avversario con qualche azzardo. Ha messo in campo una Lazio decisamente votata all'offensiva, quasi "zemaniana" nel suo proporre due punte affiancate sulle fasce da due centrocampisti molto votati all'attacco, con il "contorno", si fa per dire, di uno Stankovic che non si può proprio definire un giocatore di contenimento.

E' stata quasi una dichiarazione di forza in partenza, che però si è scontrata con i soliti, strani umori del derby, partita tradizionalmente amica della squadra che se la passa peggio in classifica e in generale nella stagione. E così la Roma, pur con un Totti a scartamento ridotto, è stata più concreta con il suo solito dispositivo: ha trovato in Cassano ed Emerson i suoi match winner, mentre Delvecchio per una volta non ha potuto pensare al solito duello con Da Costa come cannoniere del derby, ma ha dato il suo contributo nei ripiegamenti e nella battaglia in mezzo al campo. Alla fine la Lazio se n'è andata dal campo con diversi rimpianti, quasi con la sensazione di essere più in palla dell'avversaria, senza avere però trovato le strade per dimostrarlo. La partita è stata bella, intensa, piacevole a differenza della squallida anteprima di guerriglia in Tribuna Tevere, che ha fatto purtroppo da apripista all'incontro. Che ha tirato fuori una trama strana proprio come vuole la tradizione del derby. La Roma ha avuto però il merito di scollinare nelle salite più dure, sfruttando invece molto bene i suoi momenti di superiorità. L'inizio del primo tempo, per esempio, è stato tutto suo con alcune belle giocate di Cassano, capace di meritarsi il gol che ha rotto il ghiaccio (a proposito, serata davvero gelida): un colpo di testa indisturbato in mezzo all'area su una bella telefonata di Cafu dalla destra. In effetti proprio dalla fascia del suo pendolino, la Roma ha provato a prendere d'infilata una Lazio decisamente spregiudicata, priva di uomini capaci di spezzare il gioco, gente come Simeone (entrato poi al posto di Liverani nella ripresa) e Giannichedda. Verso la metà della frazione, la Lazio ha però dato l'idea di aver trovato un suo equilibrio tattico: si è accorciata ed è cominciato lo show di Enrico Chiesa (mentre un infortunio al polso costringeva Simone Inzaghi a lasciare il suo posto a Corradi). Preceduto e in qualche modo ritmato in verità da quello di Ivan Pelizzoli, che è davvero l'uomo di coppa (Italia).

E' qui - ricordate le parate nei rigori contro la Triestina? - che s'era riconquistato il posto, è qui che ha dimostrato di meritarselo: prima una parata su un colpo di testa avvelenato di Stankovic, poi nel recupero una chiusura su un Chiesa scatenato. Che a cinque minuti dall'intervallo aveva colpito il palo con un'azione da manuale: mandando fuori tempo Emerson e poi picchiando con un bel tiro di destro. Ed è stato quasi dallo stesso punto da dove Chiesa aveva preso il palo, che Emerson ha inventato una parabola tesa che ha pure lei colpito il legno, ma se n'è poi andata in porta, sorprendendo Marchegiani. Quasi lo specchio della differenza che alla fine ha separato le due squadre. Roba da pelle d'oca per la Curva Sud e per lo stesso brasiliano, il migliore in campo non soltanto per l'esecuzione vincente. Sul 2-0 la partita è diventata più cattiva con diverse entrate da brivido e Trefoloni con la mano frequentemente sul taschino. Dopo un quarto d'ora Fiore ha preso le misure con un nuovo no di Pelizzoli, poi alla mezz'ora ha sfruttato perfettamente un assist filtrante del solito Chiesa. A quel punto la partita è stata un confronto a viso aperto con ribaltamenti di fronte che hanno scaricato un po' di fifa sulle rispettive difese. In ogni caso si può già fare il pronostico per la sfida di ritorno: a giudicare da quanto s'è visto, ci sarà da divertirsi.

Una battaglia. Prima ci hanno pensato gli imbecilli, i tifosi più violenti: gli incidenti hanno rovinato ancora una volta una serata di festa. Dopo, la battaglia è stata dei giocatori, con lealtà e determinazione anche feroce. Un bel derby, comunque. Le romane ci sono!