Domenica 11 novembre 2018 - Reggio Emilia, Mapei Stadium - Sassuolo-Lazio 1-1


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11 novembre 2018 – Reggio Emilia, Mapei Stadium - Campionato di Serie A, XII giornata - inizio ore 18.00


SASSUOLO: Consigli, Marlon, Magnani, Ferrari, Lirola, Duncan, Locatelli, Sensi (68' Djuricic), Adjapong (81' Rogerio), Berardi, Boateng (85' Babacar). A disposizione: Pegolo, Dell'Orco, Lemos, Peluso, Di Francesco, Magnanelli, Trotta, Brignola, Matri. Allenatore: De Zerbi.

LAZIO: Strakosha, Luiz Felipe, Acerbi, Radu, Patric, Parolo, Leiva (78' Berisha), Milinkovic, Lulic (72' Lukaku), Luis Alberto (56' Correa), Immobile. A disposizione: Proto, Bastos, Wallace, Durmisi, Marusic, Cataldi, Murgia, Badelj, Rossi. Allenatore: S. Inzaghi.

Arbitro: Sig. Calvarese (Teramo) - Assistenti Sigg. Paganessi e De Meo - Quarto uomo Sig. Serra - V.A.R. Sig. Pairetto - A.V.A.R. Sig. Meli.

Marcatori: 8' Parolo, 15' Ferrari.

Note: ammonito al 23' Duncan, al 28' Radu, al 41' Luis Alberto, al 51' Adjapong, al 54' Luiz Felipe, al 71' Marlon, al 76' Locatelli tutti per gioco falloso. Angoli 2-6. Recuperi: 0' p.t., 3' s.t.

Spettatori: 13.000 circa.


Luis Alberto in azione
Foto sslazio.it
Luiz Felipe
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Sergej Milinkovic-Savic
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Ciro Immobile
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Stefan Radu
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Marco Parolo e Luiz Felipe
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Marco Parolo dopo la marcatura
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La rete di Marco Parolo
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La rete del pareggio sassuolese
Foto LaPresse
Nel ricordo di Gabriele Sandri
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I calciatori convocati per la partita odierna

La Gazzetta dello Sport titola: "Tra Sassuolo e Lazio pari con vista Europa. Ferrari risponde a Parolo: i biancocelesti sono quarti da soli, gli emiliani restano sesti. E il calendario sorride a entrambe".

Continua la "rosea": La classifica, dopo pareggi così, resta la consolazione migliore: accompagna Lazio (quarta da sola, dopo la sconfitta del Milan) e Sassuolo (ancora sesto, seppur raggiunto dalla Roma) verso la sosta lasciandogli il diritto di fare pensieri europei. Però da consolidare, ha detto la partita di ieri. Intensa nel primo tempo, più dura e contratta nella ripresa: quando la Lazio ha pagato forse pure un po’ di stanchezza per la gara di giovedì e il Sassuolo è stato attento anche a non farsi male. Era comunque netta la sensazione che la squadra di Inzaghi aspettasse il momento giusto per un morso dei suoi: sfiorato due volte con Correa, la seconda in ripartenza con superiorità numerica. In fondo un pareggio andava bene a tutte due, anche se il Sassuolo ne ha messi in fila tre nelle ultime quattro partite e la Lazio aveva dimenticato questo risultato da dodici gare. Anche perché adesso, affrontate da entrambe quasi tutte le big, il calendario non è male. La Lazio, si sa, è squadra ormai codificata. Tanto più con il rientro di Luis Alberto, in attesa di ritrovare la certezza di certi meccanismi nella sua intesa con Immobile: che dopo 8’ ha cercato di vitaminizzare lo spagnolo mostrandogli la porta (tiro respinto sulla linea da Ferrari, tap­-in vincente del falchetto Parolo), ricevendone in cambio alla mezzora un pallone spedito sul palo.

Prove di ri-­intesa, insomma. Il Sassuolo è molto meno leggibile: vederlo specchiato nella Lazio con un "semplice" 3­-5­-2 sarebbe fare un torto ad un sistema ben più flessibile, che per una buona mezzora ha tolto all’avversaria ogni punto di riferimento. Uomini chiave il solito Boateng, perché tutta la squadra palleggia e galleggia attorno ai suoi movimenti ad uscire; e ieri Sensi, quasi sulla stessa linea di Berardi, un po’ play e un po’ interno alto. Un moto perpetuo per "scappare" da Lucas Leiva, stando fuori dal suo radar e schermandolo allo stesso tempo, liberando anche spazi per Locatelli, molto saggio nel coprirgli le spalle se necessario. Un atteggiamento anche rischioso: sul primo cambio campo di Immobile, Adjapong è stato scavalcato secco da Luis Alberto che è andato a costruire l’1­-0 (quinto gol subìto nei primi 10’, e non può essere un caso). Ma il pareggio di testa di Ferrari è arrivato abbastanza presto per non scomporsi e la Lazio ci ha messo un po’ a uscire dall’anestesia: Inzaghi l’ha rinvigorita nella ripresa alzando Milinkovic (3­-4­-2-1), blindando meglio le fasce (Sensi e Berardi ancora più orfani di sponde) e poi aggiungendo Correa. Ma il Tucu non aveva addosso il veleno di Coppa. Quello che Berardi ha nel farsi il mazzo, ma pare aver smarrito se guarda la porta. E il Sassuolo non può permetterselo, per sognare davvero.


► Il Corriere dello Sport titola: "Lazio poteva andare meglio. Poco spettacolo: Parolo colpisce dopo sette minuti. Gli emiliani rispondono subito con una rete di Ferrari. Primo pari stagionale, la Lazio guadagna su Milan e Inter".

Prosegue il quotidiano sportivo romano: Partita brutta e noiosa, sinceramente. Tanta corsa senza poesia, nessuno ha inventato nulla. De Zerbi e Inzaghi si sono sfidati con rispetto, temendosi. Si sono braccati in ogni anfratto, per ogni metro, e si sono autocondannati all'1-1. Primo pareggio per Inzaghi (era l'unico tecnico senza X), aveva sempre vinto con le medio-piccole. Terzo nelle ultime quattro gare per De Zerbi. La Lazio ha rosicchiato un punto all'Inter e di un punto ha distanziato il Milan aspettando lo scontro Champions del 25 novembre. Ha sprecato un bonus, le sono mancate le forze, paga sempre un deficit di convinzione. Il Sassuolo non è stato spumeggiante, la Lazio s'è ritirata in buon ordine. De Zerbi stavolta s’è guardato bene dallo scoprirsi e s’è modellato per affrontare la Lazio, è stato raggiunto dalla Roma al sesto posto. Continua a goderselo. Partita piatta, grigia. È durata un tempo, le occasioni sono state spicciole,i gol sono stati facilitati da errori. Hanno segnato un centrocampista (Parolo, 5° gol al Sassuolo) e un difensore (Ferra1i, 3° gol in campionato) nel giro di 15 minuti. Per Immobile un palo, nessun altro tiro nello specchio. Per Boateng un solo tiro, a salve.

La pressione del Sassuolo è stata continua, ma sterile. De Zerbi aveva uomini più freschi, quelli di Inzaghi erano reduci dall’Europa. I sei cambi decisi da Simone rispetto a giovedì non hanno dato verve. De Zerbi ha sparigliato le carte: 3-4-2-1, Locatelli e non Magnanelli in regia, Sensi sulla linea di Berardi. Doppio trequartista, fuori le ali Djuricic e Di Francesco. Ha puntato sulle fasce per sfidare Lulic e Patric, rispolverando Adjapong a sinistra (non giocava titolare dal 27 settembre), non ha dato nulla. Lirola, da destra, ha fatto partire l’assist per Ferrari. Le catene esterne hanno funzionato a tratti. Il risultato: Berardi è stato servito poco. Lui e Sensi, a turno, hanno aiutato il centrocampo, andavano a cercare il pallone. Leiva, dopo due settimane ai box, non ha dato ritmo alla Lazio. Milinkovic non è Milinkovic, ma ha f‌irmato le tre ripartenze più pericolose. Da una è nato il palo di Ciro, un colpo di mortaio, rimbombo beffardo. Inzaghi ha ritrovato Leiva dopo tre partite, senza benzina.

Ha ridato f‌iducia a Luis Alberto e ha retrocesso ancora una volta Correa a panchinaro (perché?), Il vantaggio è nato da uno spunto dello spagnolo, meno insignif‌icante del solito: tiro sbilenco, ribattuta di Ferrari, tap-in di Parolo (per il Sassuolo un altro gol beccato nei primi 15’, siamo a cinque, nessuno ha fatto peggio). Ferrari ha pareggiato in 8 minuti (incornata, doppia dormita di Luiz Felipe e Lulic). Il primo tempo della Lazio è stato frenetico, il possesso palla tutto del Sassuolo (63,2% a 36,8%). Le percentuali sono cambiate (di poco) alla f‌ine (58% a 41%). Sensi è stato bravo a sfuggire ai radar. In prima battuta toccava a Leiva infastidirlo (ne ha sofferto la velocità), poi a Patric (a destra). La Lazio è andata in diff‌icoltà quando è stato costretto a scivolare Parolo, questo ha favorito gli inserimenti centrali di Locatelli. Inzaghi ha cambiato spartito nella ripresa. Dentro Correa, fuori Luis Alberto (ha scosso la testa in segno di disappunto). Milinkovic ha giocato più alto (3-4-2-1). Il Sassuolo ha continuato a giochicchiare, la Lazio a ripartire. De Zerbi ha richiamato Sensi per Djuricic (sdrierato trequartista), Berardi ha aff‌iancato Boateng. Inzaghi ha chiuso con Berisha mezzala (fuori Leiva) e Parolo regista, ha inserito Lukaku. I raid di Correa sono stati infruttuosi. Per poco non ci è riuscito Strakosha a cambiare la partita, ha regalato un pallone a Babacar (palla fuori). Quest’anno gli tremano i piedi.


Il Messaggero titola: "Lazio, un punto e un passo indietro. Per i biancocelesti in casa del Sassuolo arriva il primo pareggio in campionato. Il gruppo stavolta non convince: troppe le iniziative personali e poco il gioco".

Prosegue il quotidiano romano: Un punticino che tiene lì la Lazio ma che non le consente di fare quel passo in più che aveva chiesto a gran voce Inzaghi. Contro il Sassuolo finisce 1-1. Il primo pareggio dei biancocelesti in campionato coincide anche con una delle più opache gare giocate da Immobile e compagni contro una squadra che le è sotto in classifica. Una involuzione rispetto a quanto visto nelle ultime gare che non può essere spiegata soltanto con la stanchezza accumulata in coppa. Un abisso rispetto alla gara dello scorso anno. Si poteva e si doveva fare qualcosa in più perché adesso dietro la concorrenza è più fitta. Oltre che in avanti ora è bene guardarsi anche alle spalle. Inzaghi mette in campo a tutti i costi i titolari. Compreso Leiva a meno di un mese dall’infortunio. Un recupero lampo. Il tecnico biancoceleste non vedeva l’ora di riaverlo e per questo, in accordo con lui, ha anticipato i tempi. Il Sassuolo corre tanto coprendo bene gli spazi. De Zerbi cambia modulo all’ultimo affidandosi ad un 3-4-2-1. La prima occasione è proprio degli emiliani con Sensi che di testa manda di pochissimo fuori.

Il brivido sveglia i biancocelesti che alzano il pressing raccogliendo subito i frutti: tap-in di Parolo che raccoglie una corta respinta di Ferrari su tiro di Luis Alberto. Il difensore si riscatta poco dopo pareggiando di testa. Nell’occasione sbagliano Luiz Felipe e Lulic. Ancora una volta un calo di tensione subito dopo la rete del vantaggio. In avanti Immobile si sbatte in continuo ma non viene quasi mai servito a dovere e così fa tutto da solo come nell’azione del palo. Urla in continuazione ai suoi compagni chiedendogli di accompagnarlo o di salire di più. La Lazio imposta la gara sul contropiede ma fa una fatica enorme a giostrare la palla. Il Sassuolo scende compatto e attacca sempre sulla corsia sinistra dove Luiz Felipe e Patric non sembrano irresistibili. Nella ripresa Inzaghi toglie Luis Alberto per Correa, lo spagnolo inizia decisamente meglio rispetto alle ultime apparizioni ma poi finisce per sparire presto dalla partita. Chiama palla, ci prova invano. Peccato perché nel primo quarto d’ora ha fatto vedere di nuovo cose buone, anche il gol è merito suo. Però serve di più per vincere la concorrenza lì davanti. L’argentino entra con il piglio giusto e ha subito una chance ma anche lui si eclissa in fretta.

La Lazio sembra avere meno cattiveria quando ha la palla tra i piedi. La sensazione è che ci sia un po’ di confusione nella manovra e che l’iniziativa sia più a livello individuale che espressione della coralità. Sul gioco incide molto l’assenza di Milinkovic. Il serbo nel secondo tempo sparisce letteralmente dal campo, facendo venir meno alla Lazio qualità e fisicità. Inzaghi si sbraccia dalla panchina perché i suoi non riescono più ad incidere. Stavolta neanche i cambi sortiscono gli effetti sperati. Finisce con il Sassuolo in avanti e i biancocelesti in confusione. Il pareggio ci può stare contro una squadra difficile da affrontare ma quello che colpisce è la mancanza di idee e brillantezza. Non è questa la strada giusta per andare in Champions. La sosta dovrà servire a riordinare i pensieri.


► Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

Inzaghi s’è tenuto il punticino. Aveva chiesto un passo in avanti, è stato un passettino: "Contro il Milan dovremo mettere in campo tutta la rabbia possibile, sarà fondamentale". Già pensa al Milan, all’ultimo scontro Champions del girone di andata. La Lazio li ha falliti tutti, non potrà fare l’en plein al contrario. Il Milan va staccato, si punta alla mini-fuga: "Stiamo avendo un ottimo rendimento, il cammino è buono, ma dobbiamo migliorare perché tutti si aspettano grandi cose. Vogliamo crescere ancora rispetto agli ultimi due anni, cercheremo di farlo", ha promesso Inzaghi. Le critiche l’hanno scosso e le ha accettate, ha cambiato modo di parlare da un paio di settimane. Vincere, ieri, sarebbe stato il massimo. Ci sono giornate in cui ci si deve accontentare del minimo. Simone l’ha fatto. La Lazio, spesso, ha rinculato apparendo titubante. La supremazia territoriale del Sassuolo è stata più di forma che di sostanza, ma sono servite cariche di alleggerimento per interromperla. Inzaghi l’ha vista così: "C’è rammarico perché volevamo vincere. La partita l’abbiamo interpretata bene, anche se abbiamo sofferto il palleggio del Sassuolo. Il gol lo abbiamo regalato, sono arrabbiato per questo".

Il gol regalato e il palo di Immobile, ecco i rimpianti: "Il palo di Ciro ci avrebbe riportato in vantaggio, nel secondo tempo ci è mancato il guizzo. Era importante vincere per la classifica e per consolidare il quarto posto". Simone ha chiesto a Leiva una prova di forza, era reduce da uno stiramento, ha recuperato in extremis. Non era in condizione, s’è visto: "Leiva ha dato grande disponibilità - ha detto Inzaghi - l’ho tolto per precauzione. Ha fatto quello che doveva fare, come tutti i suoi compagni. Non è semplice preparare bene la partita quando giochi in Coppa però i ragazzi sono stati bravi". La partita non ha regalato grossi spunti, grandi guizzi. La Lazio è stata attenta a difendersi e la tagliola del contropiede è scattata a metà: "Nel secondo tempo abbiamo gestito meglio il gioco - ha spiegato Inzaghi - ma è mancata la soluzione. C'è rammarico per l’occasione persa in classifica, più che altro non avremmo dovuto concedere un gol così semplice al Sassuolo. Siamo stati condizionati anche dalle ammonizioni, non ricordo parate di Strakosha nel secondo tempo". Immancabile, l’ultima frase.

Simone ha provato a sganciare Correa e Lukaku, gli hanno dato poco. Sì, qualche accelerazione, ma nessuna finalizzazione: "Abbiamo creato, è mancato il guizzo negli ultimi metri, avevamo di fronte una squadra organizzata. Nella ripresa abbiamo fatto meglio, abbiamo avuto di più il pallone, abbiamo creato, abbiamo difeso bene, siamo stati più bravi nonostante avessimo giocatori ammoniti". Radu e Luiz Felipe erano a rischio rosso, hanno dovuto prestare massima attenzione, sono stati frenati negli interventi. Il giallo se l’era beccato anche Luis Alberto. Inzaghi ci ha sperato fino all’ultimo di bucare il Sassuolo e centrare il colpaccio, non era giornata di conclusioni felici: "Abbiamo avuto delle ripartenze importanti, ne ricordo una di Correa su cui è stato fischiato fuorigioco. Dovevamo avere più brillantezza, accettiamo questo pareggio contro una squadra che darà filo da torcere a molti". Simone è entrato nel dettaglio. Milinkovic ha garantito qualcosa in più: "Si è impegnato, ha corso, ha dato quantità e qualità. Lo scorso anno a Reggio Emilia aveva fatto due gol, sta crescendo ed è stato importante così come tutti gli altri. Immobile, Luis Alberto, tutti". Non è mancata la lode al gruppo: "Ho la fortuna di allenare un gruppo di giocatori seri. Giochiamo ogni tre giorni, non è semplice". Al Milan si arriverà dopo la pausa, si spera indenni.


Si è preso la Lazio rivelandosi subito un leader, ma per Francesco Acerbi ritrovare il Sassuolo ha significato moltissimo per tutto quanto ha rappresentato in questa parte dell’Emilia, compresa l’invidiabile striscia record delle presenze consecutive da stakanovista titolare inamovibile. I pensieri si sono inevitabilmente accavallati rientrando al Mapei Stadium dove l’accoglienza è stata speciale fin da quando ha messo piede negli spogliatoi. "Ho passato 5 anni emozionanti qui - dice il grande ex -, sia in campo che fuori. Abbiamo centrato obiettivi importanti come l’Europa League. Qui tutti mi sono stati vicini anche nella malattia, sento il piacere di salutarli. Quando entro in campo le emozioni le metto sempre da parte, infatti ero soltanto concentrato sulla gara". Per la Lazio è uscito il primo pareggio, che occupa gran parte delle riflessioni a giochi fatti chiedendosi se sia stata un’occasione persa più che un punto in più. Il risultato viene accettato dal difensore senza alcuna esitazione: "Il pareggio è giusto, va detto con obiettività. Abbiamo incontrato una squadra forte e preparata che gioca bene a calcio e lo fa soprattutto in casa. De Zerbi li fa esprimere davvero al meglio, si vedeva che non volevano prendere gol e hanno fatto la loro prestazione. Noi siamo stati determinati e cattivi come si doveva perché non volevamo perdere. Siamo stati lì sul pezzo e ci tenevamo a fare punti".

C’è tuttavia qualche rimpianto dopo aver sbloccato il risultato con Parolo. In quel momento si sono create le condizioni ideali per gestire la gara, ma il Sassuolo è riuscito a rimettersi rapidamente in carreggiata. "L’unico errore l’abbiamo commesso sul gol - riflette Acerbi -, dove siamo stati un po’ polli. Bisognava gestire meglio quella situazione e superare il momento della reazione neroverde. Nel secondo tempo abbiamo avuto delle occasioni in contropiede, però non le abbiamo sfruttate e alla fine siamo a raccontare di un risultato comunque da accettare". Pensa positivo Acerbi e dispensa giudizi buoni in parti eguali: "Loro hanno preparato molto bene la partita e anche noi siamo stati bravi, pur se abbiamo buttato via delle opportunità. Non abbiamo vinto, ma il pareggio ottenuto è comunque molto importante. Andiamo avanti su questa buona strada". Ma la Lazio avrebbe potuto osare comunque di più? "C’era anche il Sassuolo in campo e sottolineo quanto sia preparato. Noi intanto abbiamo concesso poco e abbiamo fatto tanto palleggio. Potevamo vincere magari con un episodio a nostro favore che però non c’è stato".



Galleria di immagini sulle reti della gara
La rete di Marco Parolo
Il pareggio sassuolese



La formazione biancoceleste:
Strakosha, Immobile, Luiz Felipe, Acerbi, Milinkovic, Luis Alberto;
Parolo, Leiva, Radu, Patric, Lulic
La formazione iniziale biancoceleste in grafica





► Per questa partita il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi ha convocato i seguenti calciatori:

I convocati in grafica




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