Domenica 19 dicembre 2004 - Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 3-0


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19 dicembre 2004 - 3126 - Campionato di Serie A 2004/05 - XVI giornata

UDINESE: De Sanctis, Bertotto, Sensini, Felipe, Pinzi, Pizarro, Muntari (63' Pazienza), Jankulovski (70' Belleri), Di Michele, Iaquinta (79' Fava), Di Natale. A disposizione: Handanovic, Cribari, Alberto, Mauri. Allenatore: Spalletti.

LAZIO: Casazza, Oddo, Siviglia, Talamonti, Seric, A.Filippini, Giannichedda, Dabo, Pandev (11' Lequi), Rocchi, Di Canio (54' Manfredini). A disposizione: De Angelis, Cesar, Oscar Lopez, Liverani, Inzaghi. Allenatore: Caso.

Arbitro: Sig. Tombolini (Ancona).

Marcatori: 14' Pizarro (rig), 17' Di Michele, 36' Iaquinta.

Note: giornata fredda, terreno in perfette condizioni. Espulso Siviglia al 7' per gioco scorretto. Ammoniti Di Canio per proteste e Pazienza per gioco scorretto. Calci d'angolo: 3-6. Recuperi 2' p.t., 2' s.t.

Spettatori: paganti 1.836, incasso di euro 43.667,00; abbonati 12.714 per una quota di euro 131.748,00.


Un'azione della gara
Di Michele e Fabrizio Casazza
Un fotogramma della gara
Pizarro esulta dopo la rete
La faccia mesta di Domenico Caso a fine partita

La Gazzetta dello Sport titola: "Il sogno Udinese è l'incubo Lazio. Tre gol in mezz'ora lanciano i friulani all'inseguimento delle due big e condannano Caso".

Continua la "rosea": Una tenaglia bianconera attorno al Milan: la Juve stringe dal lato ovest e l'Udinese-express arriva sparato dall'est. A dispetto di punti in classifica, blasone e bacheca dei trofei, l'avversario più in forma è quello friulano: quarta vittoria consecutiva, gol e spettacolo distribuiti su vari campi da circa tre mesi. Spalletti ha raccolto contro una Lazio senza difesa il decimo risultato utile consecutivo (appena due i pareggi) eguagliando il filotto di Zaccheroni (allora i pareggi furono tre) che poi chiuse la stagione al terzo posto (1997-98), posizione che all'epoca fruttava solo la partecipazione all'Uefa. Adesso i sogni di gloria evocano ben altri scenari, a giudicare anche dai cori della curva che ha invocato, ottenendola, la passerella finale dei suoi beniamini. Per intenderci, qui la gente è convinta di poter sfidare fino in fondo i due squadroni che guidano il torneo. A giudicare dal meccanismo di gioco, un fatto è certo: i friulani meritano l'attuale ruolo di terza forza del campionato e quindi possono tentare perlomeno l'impresa della qualificazione diretta in Champions. Esageriamo? Certo, a Spalletti mancano i campionissimi che hanno Juve e Milan, la famiglia Pozzo (con il vecchio d.g. Marino) ha però assemblato diversi buoni elementi e siamo perciò convinti che Capello e Ancelotti (ma pure Mancini e Delneri) non stanno sottovalutando la minaccia. Di Michele e Di Natale sono due ali velocissime e tecniche, Jankulovski non è solo polmoni, la regia di Pizarro risulta sempre lucida, Pinzi è un gregario di lusso, Muntari macina chilometri coprendo il campo in modo esemplare e quindi risultando un elemento assai prezioso nel quadro tattico, Iaquinta è diventato ormai un ariete affidabile e pericoloso.

Dietro, l'eterno Sensini tiene ancora botta, Bertotto è un vecchio bucaniere e sia Felipe (impiegato ieri) che Cribari reggono dignitosamente la scena in attesa del rientro di Kroldrup. L'impianto di gioco, il 3-4-3, è stato mandato a memoria e si regge sui dribbling, senso del gioco e spirito di sacrificio dei due esterni offensivi, lesti a scattare in avanti per poi rientrare in copertura, sulle sovrapposizioni di Jankulovski, che diventa il quarto elemento d'attacco e le verticalizzazioni improvvise di Pizarro. Alla prima azione (7'), la Lazio è andata immediatamente in difficoltà perché sul pallone filtrante di Di Natale, Siviglia poco fuori area fallisce l'anticipo così Iaquinta gli prende due metri e nel tentativo di recuperare il centrale biancazzurro si arrangia un po' troppo con braccia e gambe. A quel punto Iaquinta stava filando verso la porta, il rosso sventolato dall'arbitro è parso perciò un provvedimento adeguato. La punizione dal limite viene trasformata in rete dallo stesso centravanti, Tombolini però annulla avendo fischiato un attimo prima una scorrettezza di Muntari in barriera che non appare chiara. Vero stupore desta la successiva decisione arbitrale, cioè un rigore fischiato per un lievissimo contatto tra Seric e Di Michele. Se l'arbitro avesse sorvolato, proprio nessuno se ne sarebbe lamentato: essendo il suo provvedimento giunto pochi minuti dopo l'espulsione, è sembrato una sorta di accanimento su di una squadra già gravemente ferita. Caso infatti ha dovuto mandare in campo il terzo portiere Casazza (ultima partita in serie A nel 2000), nel riscaldamento ha perso Couto mentre Zauri aveva gettato la spugna in mattinata. La repentina espulsione di Siviglia seguita da quel rigore tanto impalpabile deve aver convinto il tecnico laziale che Udine avrebbe potuto rappresentare la tappa conclusiva della sua avventura.

E, stando alle voci circolate ieri sera, lo diventerà. Dopo la trasformazione di Pizarro, che deve ribattere il tiro dal dischetto per la consueta presenza di altri giocatori in area, Caso si prende tre minuti per decidere chi togliere a beneficio del secondo stopper (Lequi). La scelta cade su Pandev, uno dei suoi uomini più pimpanti, e si rivela sfortunata alla luce del problema muscolare che a inizio ripresa toglie dal match Paolo Di Canio, l'altro candidato a far posto a Lequi. L'Udinese coglie immediatamente lo sbandamento altrui e raddoppia. La linea arretrata della Lazio sbaglia il tempo di uscita dall'area e il pallonetto che Di Natale recapita sul piede di Di Michele, piombato alle spalle di tutti, è troppo preciso per poter essere sprecato. Sono passati appena diciassette minuti dal fischio d'inizio e la partita è già finita. La Lazio oltre alle assenze fisiche, cioè gli infortunati di giornata, paga pure quelle psicologiche, nel senso che è troppo svuotata dentro per essere in grado di reagire. Si assiste perciò a una sorta di allenamento impreziosito da alcuni numeri. La terza rete, firmata da Iaquinta, è un mirabile esempio di contropiede rapido, essenziale: tre passaggi e uomo piazzato davanti al portiere. Casazza limita con alcune parate il passivo, De Sanctis con due balzi nega la soddisfazione del gol della bandiera, la ripresa viene giocata con animo lieve da una parte e con rari sussulti da parte laziale. L'Udinese evita di infierire, Mimmo Caso alla fine spiega l'impasse ritrovando la parola. Ma, probabilmente, ha perso la panchina.


La Repubblica titola: "Continua la grande stagione del gruppo Spalletti: è 3-0. I friulani terzi in classifica, a segno Pizarro, Di Michele e Iaquinta. L'Udinese travolge anche la Lazio. Juve e Milan ora sono più vicine. I biancocelesti sprofondano, segnato il futuro di Caso".

Continua il quotidiano: L'Udinese passeggia sulla Lazio e infligge il probabile definitivo colpo di grazia a Mimmo Caso. Troppo forti i bianconeri che meritano in pieno il terzo posto in classifica. Anche in questa occasione Jankulovski e compagni fanno vedere giocate pregevoli ed evidenziano una netta superiorità sull'avversario in ogni parte del campo. Partita decisamente nata male per la Lazio che in poco più di un quarto d'ora si trova in 10 uomini e sotto di due reti. Tuttavia Di Canio e compagni non riescono a riprendere le redini dell'incontro nonostante un secondo tempo di grande volontà. Spalletti deve rinunciare a Kroldrup e Pieri. Jankuloski recupera da un affaticamento muscolare ed è regolamente in campo. Torna Pinzi sulla corsia di destra dopo aver scontato la squalifica. In casa Lazio torna Casazza a difendere la porta visto i forfait di Sereni e Peruzzi. Indisponibili Couto, Muzzi, Zauri ed E.Filippini. Inizio tutto di marca bianconera, la Lazio soffre e già dopo 7 minuti resta in inferiorità numerica per l'espulsione di Siviglia che ferma Iaquinta lanciato a rete. Per correre ai ripari, Caso inserisce Lequi e sacrifica Pandev che non pare gradire molto la scelta del tecnico. Al 12' Di Michele viene atterrato in area da Talamonti e Tombolini indica il dischetto: Pizarro deve battere due volte ma alla fine mette il pallone alla destra di Casazza.

La Lazio prova a reagire e al 16' si rende pericolosa con Rocchi che elude il fuorigioco, scatta sulla destra, supera De Sanctis in uscita ma mette al centro un brutto pallone. Sembra un buon segno, ma subito dopo, al 17', l'Udinese raddoppia: Pizarro verticalizza con Di Michele che si presenta solo in area davanti a Casazza e batte il portiere in uscita. La formazione di Caso non si dà per vinta, Di Canio e compagni mettono il cuore ma non è facile contro un Udinese che gioca a memoria e che si esprime a ottimi livelli. Al 20' biancocelesti vicini al gol con Lequi, ma la palla viene respinta proprio sulla linea di porta. L'Udinese sfrutta la superiorità numerica soprattutto sulla sinistra dove Jankulovski trova innumerevoli spazi. Al 36' il 3-0: Di Michele serve splendidamemnte Iaquinta che anticipa Casazza e firma la sua sesta rete in campionato. La Lazio è al tappeto e l'intervallo diventa proprio necessario per riorganizzare le idee. Nessuna sostituzione al ritorno delle due squadre in campo. E' sempre l'Udinese a farsi pericoloso al 4' con un destro dalla distanza di Pinzi e al 7' con un potente sinistro di Di Natale che Casazza con i pugni devia in angolo. Di Canio ha un problema all'adduttore ed è costreto a lasciare il posto a Manfredini.

A.Filippini fatica a trovare un compagno libero da servire e i tifosi cominciano a contestare Caso. Al 13' Iaquinta potrebbe far poker, ma mostra generosità e dopo essersi ben liberato conclude sfiorando il palo alla destra di Casazza. Dall'altra parte ci prova Rocchi con una bella girata sulla quale si oppone ottimamente De Sanctis. La Lazio cresce e sfiora ancora il gol al 20' con Lequi, ancora splendido De Sanctis. L'Udinese controlla, anche se non infierisce eccessivamente. Al 27' i friulani mancano la quarta rete con Di Michele che con il sinistro manda alto e al 34' Iaquinta da pochi passi tira su Casazza. L'ultima occasione è della Lazio con Rocchi che di testa sfiora il palo sinistro. Poi si aspetta solo il liberatorio fischio finale.