Domenica 26 ottobre 2003 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bologna 2-1


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26 ottobre 2003 - 3064 - Campionato di Serie A 2003/04 - VII giornata -

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Stam (46' Negro), Mihajlovic, Favalli, Fiore, Dabo, Liverani, Stankovic (78' Lopez), Corradi, Muzzi (57' S.Inzaghi). A disposizione: Sereni, Zauri, Albertini, Giannichedda. Allenatore: Mancini.

BOLOGNA: Pagliuca, Juarez, Natali, Moretti (54' Troise), Zaccardo, Nervo, Pecchia, Dalla Bona (61' L.Colucci), Guglielminpietro, Bellucci (80' Zanchi), Tare. A disposizione: Manninger, Amoroso, Rossini, Signori. Allenatore: Mazzone.

Arbitro: Sig. Bolognino (Milano).

Marcatori: 82' S.Inzaghi, 87' Dabo (aut), 92' Corradi.

Note: ammoniti Corradi, Inzaghi, Bellucci e Pecchia per comportamento non regolamentare, Dabo e Juarez per gioco scorretto. Recuperi: 1' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 4.131 paganti per un incasso di euro 94.987,00, abbonati 41.207 per una quota di euro 522.125,15.

Stefano Fiore ed Igli Tare in azione
Un'azione della gara

La Gazzetta dello Sport titola: "Batticuore Lazio. Decide Corradi. Ma è una rete irregolare: Bologna infuriato".

Continua la "rosea": Lazio col batticuore. Il filo (tenue) che la tiene legata alla zona scudetto al minuto 91 è spezzato. Meno otto punti da Juve e Milan, come a dire arrivederci e grazie. Al minuto 92 i punti tornano ad essere sei, e la fiammella della speranza (tenue) resta accesa, grazie alla zuccata di Corradi su cross di Lopez. Un gol sporco, perché Corradi si libera della pressione di Troise ben prima che quel pallone benedetto arrivi a destinazione, con una mossa più di catch che calcistica. Natali se ne lamenterà molto, a match finito, con l'arbitro Bolognino (stavolta mediocre in generale) ma dovrebbe rivolgersi anche al guardalinee Strocchia, che di nulla si accorge, pareggiando così i conti con le castronerie del signor Puglisi (l'alzabandiera di Milan-Lazio dell'altra domenica). Quanto al Bologna, dopo il gol di mano di Guly (Guglielminpietro) con l'Udinese, la pena da scontare ha tutta l'aria di essere infinita. A scanso di equivoci e di gol viziati, va detto che la Lazio ha meritato la vittoria in modo netto, dominando dall'inizio alla fine un match nel quale è difficile stabilire quanto il Bologna sia stato rinunciatario o piuttosto fedele interprete della propria assoluta modestia. Il dubbio è dettato dal fatto che un insolitamente timoroso Mazzone non è mai ricorso a Signori, che la nord ha chiamato invano, e Rossini, che aveva disfatto e poi ripristinato l'altra settimana il pari interno col Perugia.

Di più: Don Carletto, schierando un terzino (Zaccardo) su Stankovic e utilizzando Tare più come difensore aggiunto sulle palle inattive che come unica punta, ha in pratica innalzato davanti a Pagliuca una barriera tale che al di là della metà campo i rossoblù si sono visti pochissimo. Non è casuale il fatto che l'effimero pareggio al minuto 87 sia arrivato grazie a Dabo, che sulla punizione dalla tre quarti di Pecchia ha siglato un'autorete degna del miglior Niccolai. La Lazio era in vantaggio da soli cinque minuti, grazie a quel satanasso di Inzaghino, subentrato a Muzzi dopo un'ora, e al dramma di Zanchi, il cui ritorno in campo dopo l'operazione alla testa non poteva essere meno fortunato. L'errore del difensore, che aveva appena rilevato il più vivo dei rossoblù, il trequartista Bellucci (Mazzone ha fatto poi opportuna autocritica), liberava Inzaghi davanti a Pagliuca. Per colmo di sventura, Zanchi nella circostanza si produceva pure un guaio muscolare, lasciando il Bologna, che aveva già ultimato le sostituzioni, in dieci. Cosa che non sottraeva alla partita il finale pieno di suspence. E veniamo alla Lazio. Mancini, cui non abbiamo lesinato critiche in altre recenti circostanze, stavolta ha fatto tutto giusto, cosa che peraltro ci è mancato poco non gli costasse ugualmente caro.

Il momento della Lazio e del proprio tecnico è particolare. Quando le cose vanno bene e si cambia molto si dice che viene fatto il turnover. Quando la stessa cosa viene fatta con le cose che non vanno, si parla di nuove sperimentazioni. Nel caso della Lazio è questo il campo nel quale attualmente si dibatte Mancini. Così, col Bologna, ecco varata per la prima volta dall'inizio la coppia d'attacco Corradi-Muzzi dopo avere sperimentato tutte le altre combinazioni relative ai due, a Inzaghi e Lopez, cioè il poker di attaccanti di cui Mancini dispone. La nuova formula avrebbe funzionato, se solo Corradi e Muzzi l'avessero buttata dentro anziché dividersi le pesanti responsabilità delle due clamorose occasioni da rete fallite nel primo tempo. Dominato come il secondo. L'altra mossa Mancini l'ha riservata alla metà campo, proponendo il duo Dabo-Liverani, fin qui esibito solo nel successo (sofferto) contro il Chievo. Rispedito Stankovic sulla fascia sinistra, ripescato a destra Fiore, il grande giubilato di Londra, lasciati in tribuna Conceicao, e in panchina Albertini. Ebbene, in mezzo, autorete di Dabo a parte, le cose hanno funzionato, specie grazie alla vena di Liverani. Sulle corsie esterne molto meno, a conferma di un principio che nell'ultima Lazio sembra prendere spesso piede, e cioè che sono gli assenti ad avere spesso ragione.

Assenti che Mancini, sostituito l'acciaccato Stam con Negro, ha potuto inserire strada facendo: prima Inzaghi per Muzzi, poi Lopez per Stankovic che è uscito replicando con i propri applausi ai fischi della curva. Calcolando come Inzaghi ha siglato l'1-0 (ma più importante di questo è stata la scossa elettrica che ha attraversato col suo ingresso l'intera squadra) e che Lopez ha messo in mezzo il pallone del 2-1 come solo lui sa fare, ecco trovate le soluzioni. Di giornata, però. Per quelle di più ampio respiro, ci vuole tempo. Sempre sperando che nel frattempo non si spezzi qualcosa, dentro e fuori lo spogliatoio. Un Baraldi partente, tanto per intenderci, non sarebbe in questo senso un bel segnale.