Domenica 31 marzo 1974 - Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 1-2

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31 marzo 1974 - 1.811 - Campionato di Serie A 1973/74 - XXIII giornata

ROMA: P.Conti, Negrisolo, Rocca, G.Morini, Santarini, Batistoni, Orazi (16' Peccenini), Domenghini, Prati, Cordova, Spadoni. A disposizione: 12 Ginulfi, 14 Cappellini. Allenatore: Liedholm.

LAZIO: F.Pulici, Petrelli, L.Martini, Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, D'Amico. A disposizione: 12 Moriggi, 13 Polentes, 14 Franzoni. Allenatore: Maestrelli.

Arbitro: Sig. Gonella (Torino).

Marcatori: 5' Pulici (aut), 47' D'Amico, 50' Chinaglia (rig).

Note: cielo nuvoloso con pioggia durante il primo tempo. Terreno viscido. Ammoniti: Negrisolo per proteste, Petrelli e Frustalupi per gioco falloso, Chinaglia per atto scorretto nei confronti di Morini. Partita sospesa 2 volte durante il secondo tempo per invasione di campo di uno spettatore giallorosso prontamente arrestato dai Carabinieri, e per lancio di oggetti verso i giocatori biancocelesti durante la battuta di un calcio d'angolo sotto la Tribuna Tevere. Con la quarta vittoria, Tommaso Maestrelli stabilisce il record di derby vinti per un allenatore della Lazio in gare di campionato.

Spettatori: 73.612 di cui 50.800 paganti e 22.812 abbonati per un incasso di £. 244.000.000.


Chinaglia nel sottopassaggio
Una parata di Pulici
Santarini, Cordova e Frustalupi
Negrisolo, D'Amico e Rocca
L'autorete di Pulici
I giallorossi esultano dopo il gol del momentaneo vantaggio
La rete di Vincenzo D'Amico per il pareggio biancoceleste
Wilson ha qualcosa da ridire a Santarini
Una parata di Pulici
Il rigore su Nanni
Il rigore di Giorgio Chinaglia visto dalla Monte Mario
Chinaglia esulta dopo aver realizzato il penalty
L'esultanza del bomber biancoceleste
L'invasore cerca di colpire l'arbitro
Un momento degli incidenti dopo gara
La gioia di Petrelli, Chinaglia e D'Amico
Dopo gara Chinaglia guarda la Curva sud che gli lancia di tutto
"Long John" esce dal campo scortato dalla Polizia
Dal Messaggero: la cronaca della gara
Dal Messaggero: la cronaca della gara
La prima pagina di Stadio del 1° aprile
Il biglietto in "Curva Nord"
Il biglietto in "Trib.Tevere"

La cronaca dei quotidiani

Le dichiarazioni dei protagonisti

Galleria di immagini della partita

La Lazio affronta il derby conscia di essere in testa al campionato. La Roma dal canto suo vuole vendicarsi della sconfitta dell'andata e scende in campo col coltello fra i denti. Lo stadio esaurito fa da cornice a una gara piena di emozioni e contestazioni come da tradizione. E l'inizio è subito da romanzo giallo. Infatti dopo una prima azione giallorossa che Oddi sventa in angolo, la Roma va in rete in modo fortunoso: Spadoni, ricevuta la palla da Cordova, dal vertice destro fa partire un cross che invece di dirigersi verso il centro area, assume una strana traiettoria verso l'incrocio dei pali sinistro. Pulici, forse in un eccesso di sicurezza, o forse sorpreso dal tiro, cerca di respingere il pallone, ma oltre la linea. A nulla vale la respinta di Wilson: l'arbitro concede la rete tra l'ovazione della curva sud. La Lazio accusa il colpo mentre la Roma gioca sulle ali dell'entusiasmo. Al 16', su contrasto con Re Cecconi, si fa male Orazi, che deve uscire in barella sostituito da Peccenini. L'azione non viene tuttavia fermata e Chinaglia, di testa su cross dello stesso Re Cecconi sfiora il pareggio mandando alto sopra la traversa.

Pochi minuti dopo Petrelli viene falciato da Domenghini, ma l'arbitro fra proseguire e nel capovolgimento di fronte è Oddi ad entrare duro su Spadoni accendendo un parapiglia in campo. E' la volta di Peccenini ad entrare sulle gambe di Re Cecconi, senza nessuna consequenza per il biondo centocampista laziale che subito si rialza cercando di smorzare gli animi. La partita si innervosisce e lo si capisce da un episodio successivo: su un tentativo di incursione in area, Chinaglia finisce a terra contrastato da Santarini e, sfavorito dal terreno zuppo di pioggia, sbatte su una valigetta di un fotografo a bordo campo, procurandosi un'ecchimosi. Long John per la rabbia prende la valigia e la lancia sulla pista di atletica. Verso la fine del primo tempo viene annullata a Rocca una rete per evidente fallo di mano, con i giocatori laziali immobili per il gioco fermo. Morini prende di petto Chinaglia, ma è Re Cecconi a calmare le acque per evitare il peggio. Accorrono anche Rocca e Oddi che si scambiano qualche colpetto proibito. Su questo squarcio polemico finisce un primo tempo fatto soprattutto di falli e gioco spezzettato. I giocatori escono dal campo con le bandiere giallorosse al vento, mentre la delusione serpeggia fra la tifoseria biancazzurra. La ripresa inizia subito con Chinaglia che, battuto il calcio d'inizio, scarta gli avversari come birilli e arriva al vertice sinistro dell'area giallorossa, tirando all'esterno della rete. Un minuto dopo Petrelli, contrastato da Rocca, cade al limite dell'area e l'arbitro concede la punizione che Frustalupi batte con uno spiovente in area intercettato da Spadoni che respinge; la palla arriva a Chinaglia che al volo tira, ma anche stavolta un difensore respinge mandando la sfera sui piedi di D'Amico che, senza pensarci due volte, manda la palla alle spalle di Conti. Roma 1 Lazio 1, e questa volta è la curva nord ad esplodere di gioia.

Ora è la Lazio a respirare, ma al 49' ancora forse sotto l'effetto del pareggio, sono i giallorossi con Cordova a sfiorare la rete e a colpire il palo dopo uno slalom contro quattro difensori biancazzurri sorpresi dalla prodezza del centrocampista giallorosso. Sulla respinta è Nanni a partire in contropiede e mentre sta entrando in area, viene atterrato alle spalle da Morini. Rigore! In campo è il putiferio, i giocatori giallorossi protestano asserendo che il fallo è iniziato fuori area, Chinaglia invece mima l'arbitro e indica il dischetto saltellando in area di rigore romanista. Il centravanti biancoceleste batte centralmente e spiazza Conti, fra la gioia dei giocatori in campo e dei tifosi sugli spalti. L'attaccante, assieme a Wilson va a festeggiare abbracciando Maestrelli. La Roma è ora frastornata e 50 secondi dopo un contropiede di Chinaglia è fermato da Morini con un falle alle spalle con l'arbiro che decreta la punizione dal limite.

Lo stadio è una polveriera ed iniziano tafferugli sugli spalti con un tifoso che entra in campo tentando di aggredire l'arbitro Gonella, ma Rocca riesce a fermarlo in tempo. Ci vogliono oltre 2 minuti per portare fuori il tifoso di peso e la successiva punizione di Chinaglia sfiora il palo alla sinistra di Conti. I giallorossi cercano di riprendere a macinare gioco ma Peccenini, con un tiro-cross, non impegna Pulici più di tanto. Al 60' Garlaschelli, in slalom, viene atterrato da Cordova e la punizione viene deviata in angolo, sotto la tribuna Tevere, ma passano oltre 3 minuti prima di poterla battere per via del continuo lancio di oggetti da parte dei tifosi giallorossi all'indirizzo dei giocatori laziali. Al 75' è la Roma ad usufruire di una punizione dal vertice destro dell'area, quasi all'altezza della bandierina di calcio d'angolo. Lo spiovente viene colpito da Negrisolo che centra la traversa con la palla che ricade tra le braccia di Pulici che viene caricato fallosamente da Prati. L'arbitro sospende il gioco mentre Rocca insacca. I giocatori giallorossi reclamano il gol, mentre il portiere biancoceleste, senza aspettare, batte la punizione e allontana la palla dall'area. All'80' punizione per la Roma: batte Domenghini per la testa di Prati, ma il portiere laziale para in due tempi distendendosi sulla sua destra. Pochi minuti dopo su cross di Morini, Prati manca la palla di testa a pochi passi dalla porta. Pulici smanaccia la sfera, raccoglie Spadoni che, a porta vuota, spara alto la più facile delle occasioni. Riparte poi la Lazio con D'Amico che crossa per Chinaglia il quale, in posizione defilata, preferisce non tirare e dopo essersi portato a spasso un difensore, passa a Frustalupi che tira cogliendo in pieno il palo sinistro. Un minuto dopo, con la Roma sbilanciata in avanti alla ricerca del pareggio, è Nanni ad involarsi tutto solo in area, ma il tiro colpisce la traversa e rimbalza fuori dalla linea di porta.

Ormai sono saltati tutti gli schemi: all'87' è D'Amico ad entrare in area e crossare un tiro teso dalla linea di fondo per Chinaglia che, a porta vuota, in spaccata non riesce a centrare il bersaglio stirandosi. La Roma si lancia ancora una volta in avanti e Pulici deve fare un doppio miracolo per evitare il gol del pareggio uscendo di pugno su un tiro di Spadoni. Un minuto dopo è ancora il portiere biancoceleste a salvare la situazione bloccando una palla sporca indirizzata in porta.

La partita si conclude con una volata di Garlaschelli che tira di poco al lato. Neanche il tempo di rimettere il pallone in gioco che l'arbitro fischia la fine. I giocatori della Lazio escono dal campo tra gli applausi del proprio pubblico e gli scudi dei Carabinieri per proteggerli da una fitta sassaiola da parte dei sostenitori avversari. Si conteranno oltre 200 milioni di lire di danni allo stadio, moltissimi i feriti, con macchine distrutte o danneggiate. La caccia all'uomo prosegue per ore fuori lo stadio dove un gruppo di facinorosi tenta di sfondare il blocco creato dalla Polizia davanti gli spogliatoi. L'arbitro Gonella deve uscire in cellulare scortato dai Carabinieri. L'intero incasso servirà al presidente della Roma per coprire i danni procurati dai propri tifosi. Con questa vittoria la Lazio va a quota 32, la Juventus è a 29 e il Napoli a 28, e domenica prossima ci sarà la sfida diretta coi partenopei che si preannuncia calda anche per il ricordo dell'anno precedente.


• Il Corriere dello Sport titola in prima pagina: “Da Lo Bello a Gonella: altro derby contestato. Recriminazioni alla Roma, punti alla Lazio”. Continua il quotidiano sportivo romano: “In 1/2 minuto (Roma palo Lazio gol) cambia tutto. Incidenti all’Olimpico: un invasore subito bloccato; scontri all’uscita con parecchi feriti”.

Nel breve spazio di 4 minuti, dal 2' al 6' del secondo tempo, la Roma è passata da una possibile vittoria ad un'immeritata sconfitta in un lampo: tutto quanto di buono è riuscita a combinare prima e dopo, quel briciolo di fortuna che ha avuto sul gol di Spadoni dopo appena 4 minuti di gioco (una palla innocua che Pulici ha storditamente accompagnato in porta dopo averla già presa), non sono serviti a niente. Il malaugurato infortunio di Orazi, l'infelice arbitraggio di Gonella, due pali (eguagliati però dalla Lazio nel finale) le hanno negato anche la soddisfazione di uscire da questo derby tanto atteso almeno con un pareggio. La Lazio, capolista sorniona ed astuta, ha saputo colpire al momento giusto e, benché non sia quasi mai riuscita ad imporre alla partita il timbro squillante di un gioco migliore, ha potuto portare fino in fondo una vittoria che vale una fetta abbondante di scudetto, giusto nella giornata in cui tutto, a cominciare dal vigore, dall'ardore e dalla disposizione eccellente del cugino-nemico, avrebbe potuto rovesciarlesi addosso.

La Roma ha segnato, come abbiamo già detto, al 4'. Eppure la Lazio non aveva cominciato male, anzi era riuscita a collezionare tre calci d'angolo uno dietro l'altro, al 1', al 2' ed al 3'. Ma al primo "affondo" la Roma ha fatto... tremare Oddi e Pulici: lo stopper non ha saputo fare altro che salvarsi in calcio d'angolo, rischiando l'autogol, per evitare l'intervento di Prati. Il nervosismo doveva essere tale, in campo laziale, che un attimo dopo, su un lungo tiro-cross di Spadoni, che in verità non era né un tiro né un cross ma un semplice disimpegno che avrebbe potuto e dovuto essere comoda preda del portiere - da una difettosa respinta di Wilson - Pulici si è fatto cogliere così preoccupato ed impreparato da cascare dentro la porta: appena si è reso conto di averla combinata grossa, il portiere laziale si è frettolosamente liberato del pallone e Prati, che l'ha raccolto, l'ha mandato fuori: l'arbitro non si era accorto di nulla, ma il guardalinee, che era in posizione migliore, gli ha fatto vistosi cenni ed allora Gonella ha indicato il centro del campo, decretando il gol. È cominciato così il malinconico show dell'arbitro che avrebbe voluto andare ai mondiali e meno male che l'organo tecnico della FIFA ha la vista più lunga degli altri e lo ha cancellato.

Fra l'altro Gonella non arbitrava una partita di Serie A dal 13 gennaio (due mesi e mezzo abbondanti), quando aveva regalato alla Sampdoria il gol del pareggio di Cristin, che si era aggiustato la palla con le mani ed era appena rientrato, dopo quasi due mesi di inattività, domenica scorsa in Serie B con Varese-Spal. Era davvero l'arbitro adatto per la partita che, con 99 probabilità su 100, ha deciso il campionato? Dopo quel gol-regalo è sembrato che dovesse essere proprio il derby della Roma, un raggio di luce dopo tante amarezze e delusioni. Ma non è passato un quarto d'ora e sono cominciati i guai, anzi è capitato l'incidente di Orazi che è stato forse l'episodio decisivo del derby, perché ha costretto Liedholm a correggere ed alterare gli schemi previsti e che stavano funzionando alla perfezione. Con Orazi è uscito dal campo non soltanto il miglior giocatore in campo fino a quel momento (l'opinione nostra è stata condivisa anche da Giagnoni, l'ex allenatore del Torino che ha seguito la partita dalla tribuna-stampa), ma anche la pedina tattica fondamentale del gioco della Roma. Peccenini, che è entrato, ha preso in consegna Garlaschelli ed ha giocato alla grande: la seconda "punta" laziale non si è vista quasi mai. Ma fra le due soluzioni che avrebbe potuto adottare, Liedholm ha scelto, anche in considerazione del vantaggio, quella più difensiva, conservando Domenghini a centrocampo e mandando Rocca contro Martini. Personalmente avremmo preferito l'altra, con Rocca contro Frustalupi e Domenghini nel suo vecchio ruolo di ala destra. La Roma avrebbe sicuramente perduto qualcosa a metà campo (Domenghini è stato a dir poco spettacoloso nel primo tempo ed ha figurato fra i migliori anche nella ripresa), ma forse avrebbe guadagnato in chiave offensiva quel tanto che le è clamorosamente mancato da parte di un Prati impacciato e spento fino all'inverosimile. Comunque sia, la Roma non ha saputo approfittare dell'inevitabile disorientamento della Lazio per darle il colpo di grazia. A due minuti dalla fine del primo tempo è stata la Lazio a sfiorare il pareggio con un tiro-cross di Petrelli, che ha accarezzato la traversa e che Re Cecconi, smarcato ma da posizione angolata, non ha saputo sfruttare.

Chinaglia si è avventato contro la porta della Roma con tutta la rabbia, la prepotenza, la forza che aveva in corpo. Si può e si deve deplorare l'uomo per certi eccessi inammissibili in un giocatore del suo calibro e della sua quotazione, lo sa Chinaglia che quello che ha fatto ieri (la borsa del fotografo scagliata col rischio di procurare un danno incalcolabile ad un onesto professionista che stava lavorando, il gesto di stizza nei confronti di Negrisolo che avrebbe potuto accendere un parapiglia generale) potrebbero anche costargli il posto per Monaco? Ma bisogna anche riconoscere che è l'alfiere ineguagliabile ed insostituibile della Lazio e anche ieri è stato lui a catapultare letteralmente una squadra che stava annaspando e dei compagni che stavano spengendosi. Sul primo pallone del secondo tempo Chinaglia ha seminato tutti i romanisti ed ha colpito l'esterno della rete. Al 2' il pareggio di D'Amico è stato propiziato da un "affondo" di Long John. Il solito Gonella ha interpretato a senso unico (nel dubbio, contro la Roma!) un pasticcio Morini-Petrelli. Il calcio di punizione battuto da Frustalupi è stato respinto difettosamente da un colpo di testa di Spadoni e Chinaglia ci ha piazzato un gran tiro che Negrisolo ha inavvertitamente ribattuto, allungando un piede d'istinto: forse Conti era sul pallone, certo il portiere romanista è rimasto completamente spiazzato e D'Amico, con un secco e preciso rasoterra, ha potuto tranquillamente infilare la parte sinistra sguarnita della porta. Un altro duetto D'Amico-Chinaglia è stato interrotto da Con ti al 3'.

Poi nel giro di trenta secondi, non di più, al 6', la partita della Roma è precipitata. Cordova è partito in uno slalom perfetto, ha saltato con impeccabile stile tutti gli avversari che gli si sono presentati davanti ed ha anche battuto la palla al momento giusto, lui che gran tiratore non è: il palo maligno gli ha risposto di no. Il rilancio di Frustalupi ha colto la retroguardia romanista sbilanciata e Nanni in agguato, pronto a scattare: quando stava entrando in area, Nanni è stato però raggiunto da Morini, che si è anche arrangiato. Gonella che era stato completamente tagliato fuori dal capovolgimento improvviso e si trovava lontano non ha avuto esitazioni ed ha indicato il disco del calcio di rigore. Chinaglia non ha consentito a Conti di confermare la sua fama di portiere para-rigori (ne aveva presi due, quello Maddé a Verona e l'altro di Clerici a Napoli), perché non gli ha lasciato nemmeno il tempo di arrivare sul pallone, data la violenza inaudita del tiro. Morini ci ha anche rimediato un'ammonizione. È entrato un giovanotto in campo con minacciose intenzioni ed anche stavolta ha dovuto fermarlo un giocatore, Rocca, ché altrimenti, con tutta la gente che c'era in campo, avrebbe potuto arrivare indisturbato fino all' arbitro. Il problema è grave e non è da sottovalutare, perché un giorno o l'altro una delle due società romane si troverà sicuramente nei guai se tutti quanti che sono incaricati di controllare la situazione continueranno a godersi beatamente la partita senza pensare ad altro. Ma quanto è successo al quarto d'ora è quello che ha mandato di più in bestia i romanisti e li ha anche fatti dubitare della legittimità del risultato e della imparzialità di Gonella.

Su un cross di Negrisolo l'ardente Santarini - che sta tornando il brillante "libero" di una volta, anche meglio, perché non si perde più nemmeno in inutili preziosismi - ha avuto la meglio su tutti e di testa ha preso la traversa: sul rimbalzo Prati è finito a contatto di Pulici, che lo ha nettamente trattenuto, e poi Rocca ha infilato in gol. Gonella ha fischiato sicuramente in anticipo sull'ultimo tiro di Rocca ed ha concesso un calcio di punizione contro la Roma: francamente non ci è sembrata la decisione migliore. Eppure la Roma non si è arresa ed ha ancora continuato disperatamente a cercare quel gol che le avrebbe perlomeno consentito di non perdere questo derby al quale i suoi tifosi tenevano tanto. Al 27' Spadoni ha balordamente alzato una corta respinta da una coraggiosa iniziativa di Peccenini. Al 29' il bravissimo Santarini ha scavalcato tutti, dopo uno scambio volante con Domenghini, ma al momento buono Pulici è riuscito audacemente ad opporglisi ed a riscattare così l'errore iniziale, evitando un gol fatto. Frustalupi ha colpito in pieno un palo clamoroso con un tiro davvero splendido, il più bello ed importante della giornata, al 36': qui la Lazio avrebbe meritato il gol! Ma Gonella ha anche voluto concludere nel peggiore dei modi la sua triste giornata con degli sbagli imperdonabili, ed inutili che hanno ancor più aizzato la folla già mal disposta ed infuriata. Non si possono giustificare in alcun modo gli eccessi che hanno caratterizzato l'immediato dopo-partita. Ma al 37', proprio davanti alla curva romanista, col guardalinee che agitava affannosamente la bandiera del fuori gioco, l'arbitro ha lasciato a Chinaglia una possibile palla-gol: tre minuti dopo ha ancora consentito andar via Nanni in posizione più che sospetta ed il tiro è andato a schiacciarsi sulla traversa.

Il racconto della partita è stato esauriente, ci sembra, più di qualsiasi commento. La Lazio ha fatto la sua partita attenta, da capolista, ed è stata trafitta da un gol iniziale che avrebbe potuto tramortirla; la Roma non è stata capace di darle il colpo di grazia anche per le proprie insufficienze (leggi Prati), oltre che per il gravissimo infortunio che l'ha privata del suo match-winner del momento, Orazi: la vampata iniziale con la quale la Lazio si è prepotentemente impossessata il risultato è stata un altro capolavoro di quel Campione con la C maiuscola che è Giorgio Chinaglia: ma il palo di Cordova, lo ripetiamo, e soprattutto i soprusi di Gonella hanno troppo gravemente ed ingiustamente punito la Roma.


Il Messaggero titola: “Alla Lazio il derby scudetto”. Continua il quotidiano romano: “Battuta una gagliarda Roma: 2-1. Un errore di Pulici, all’inizio della partita, ha consentito ai giallorossi di andare in vantaggio e di mettere alle corde gli avversari nel primo tempo. Nella ripresa il finimondo: segna D'Amico, palo di Cordova e sul contropiede rigore per i biancoazzurri segnato da Chinaglia. Poi traverse di Negrisolo, Frustalupi, Nanni”.

È finita che piangevano tutti, vincitori e vinti, ma senza commozione. Ruscelli di lacrime da bombe lacrimogene, e noi piangendo ci chiediamo adesso, mentre ogni tanto si accende il sibilo delle sirene, perché una partita di calcio debba finire in questo modo, e per quanto l'intera dinamica del derby può spiegarcelo, il perché, aggiungendovi il particolare stato d'animo della maggioranza romanista nei confronti della minoranza laziale (avete contato le bandiere?), noi non riusciamo a comprendere il tifo quando diventa teppismo. Ieri tutto ha concorso la trasformare una bella partita in una polveriera: ma troppe micce di troppi ottusi artificieri erano là pronte per far saltare in aria il senso dello sport. Le premesse di questo derby erano lunghe per quanto è lunga l'antipatia che divide guelfi giallorossi e ghibellini biancoazzurri. Più numerosi e fieri, i guelfi non si sono mai adattati alla superiorità dei ghibellini che ha preso a lievitare, diventando poi un abisso, da quando costoro sono rientrati dalla gita in serie B. Di contro a una Lazio che cercava lo scudetto si proponeva una Roma scombinata che propinava alle legioni dei suoi fedeli delle delusioni tanto più cocenti quanto più, per contrasto, la Lazio avanzava.

Le legioni sopportavano e giunsero persino ad abbozzare, contro natura, che diamine!, quando l'onorevole arbitro Lo Bello, nel precedente derby, convalidò un gol irregolare di Chinaglia. Ma troppe cose sono cambiate da quella seconda domenica di dicembre. La Roma scombinata s'è ricomposta, ha preso a giocare sempre meglio, a vincere, acquistando una precisa coscienza dei propri mezzi sino a diventare, insieme con l'Inter, la protagonista del girone discendente. Figuratevi allora le legioni! Il senso di frustrazione si è liberato in una sorta di golosità, le legioni erano golose di vedere la Roma come l'avevano sognata per tanti anni, e non fa niente se non era ancora quella: contava ciò che rappresentava, vincendo e facendosi ammirare: una liberazione. Ecco, dunque, finalmente, un derby alla pari, a brutto muso, come si dice qui, e tanto meglio se, oltre alla partita, la Lazio avesse perso lo scudetto. Per giungere a ciò, la Roma nel primo tempo ha giocato e vinto proprio come le sue legioni avevano sognato, anche se le son mancati quasi subito il suo furetto Orazi, messo fuori campo da una distorsione, e la rabbia per portare il colpo decisivo.

La Lazio ballava, stordita da un gol a freddo (e dubbio), e non riusciva a trovare la concentrazione necessaria. Ripresa la partita, dopo cinque minuti erano già accadute tali e tante cose da fare esplodere lo stadio. Pensate: al secondo minuto la Lazio ha pareggiato con D'Amico, al quarto Cordova ha fatto rimbombare il palo della porta ghibellina dopo avere scartato tre guardiani, e al quinto, sul contraccolpo del palo, Chinaglia trasformava un calcio di rigore decretato a termine di regolamento (Morini ha cinturato Nanni), ma che sempre, a termine di regolamento, avrebbe fatto il paio con un abbraccio affibbiato da Pulici a Prati, mentre saltava, verso la fine dell'incontro. Certi falli inutili, e non determinanti (la palla ballonzolava lungo il limite destro dell'area) non andrebbero interpretati con i paraocchi ma con il buonsenso che ieri è mancato all'arbitro Gonella, artificiere anch'egli insieme con Chinaglia, giocatore e capo tifoso montecchino e con i capuleti della curva sud che hanno vomitato sul campo mele, arance, ombrelli persino qualche scarpa.

Da quel momento il derby s'è trasformato in una faida tra bande rivali, e bene ha fatto Rocca a colpire con tre ceffoni il solito invasore solitario intercettato a metà campo mentre correva verso l'arbitro. Ed è stato un delitto di leso sport che ha rovinato una giornata dalle premesse deliziose con due squadre addestrate soprattutto a giocare bene. Vediamo. Da una parte la bella Roma già vista a Napoli, con una punta di maggiore baldanza derivatale dalle legioni imbandierate e dalla presenza di un propulsore in più (Morini). Dall'altra una Lazio presa a tradimento da un gol che forse non era gol e perciò smarrita. Chi riusciva a vederla sotto traccia notava, al di sopra della contingenza, notevolissimi miglioramenti rispetto alla disastrosa prova contro l'Inter) dovuti in gran parte a Re Cecconi che sta crescendo. La forza romanista era costituita dai peripatetici terzini Rocca e Negrisolo, che si davano i turni avanti e indietro con Orazi. Per imbrigliarli Maestrelli non aveva toccato le sue ali, essendo l'una, Garlaschelli, capace di rapidi rientri e di altrettanto rapide incursioni, e l'altra, D'Amico, praticamente una mezz'ala e quindi in grado di accompagnare Negrisolo nei punti più reconditi.

Lo stesso gioco era praticamente attuato dai terzini laziali Petrelli e Martini, e poiché oggi (non a dicembre) le due squadre sono gemelle per dinamica, abbiamo visto Spadoni che faceva il Garlaschelli e Orazi che faceva il D'Amico, con molta ammirata sorpresa per Spadoni che non avevamo mai visto così determinato nei contrasti (un suo intervento a spaccatutto, nel primo tempo, ci ha ricordato Maroso). Per il resto, ecco le novità, non erano Cordova e Frustalupi a fronteggiarsi per una mossa di Liedholm che ha dato i suoi frutti nella prima parte ma che è saltata nella seconda, quando la Roma, da inseguita è diventata inseguitrice. La mossa era di affidare a Cordova il controllo di Re Cecconi, atteso sulla linea mediana ogni volta che compiva, palla al piede, le sue marce di avvicinamento, lasciando che con Frustalupi se la vedesse Domenghini nel modo aggressivo di Oriali, uno dei motivi vincenti dell'Inter. Anticipato Frustalupi, si anticipa il pensiero della Lazio e per questo la Roma nel primo tempo è parsa più lucida anche dopo aver perduto Orazi (distorsione al ginocchio sinistro). I danni di questa perdita si son visti dopo, quando la squadra è stata costretta a rimontare. Mancando l'interscambio tra Rocca e Orazi, con Peccenini terzino fisso, la Roma ha dovuto rinunciare alla sua manovra filtrante, e s'è visto che il suo potenziale non le consente altra soluzione per arrivare al gol (a Prati manca un decimo di secondo per trasformare i tiri in porta, soprattutto quelli di testa, nei tiri dentro la porta). Per questo la Lazio ha potuto difendere abbastanza agevolmente la sua vittoria.

Dopo quattro minuti era già gol (e nel frattempo la Lazio aveva messo in fila tre corner, uno ogni minuto!). Santarini avanzava piume al vento, portandosi avanti la palla con il petto. Chinaglia, retrocesso, respingeva come poteva, arrivava Spadoni e calciava a parabola, diagonalmente. Pulici non si avvedeva di essere dentro la propria porta e allungava le braccia in tempo che ci entrasse totalmente anche il pallone. Ma l’arbitro vedeva il gol e lo decretava scatenando Chinaglia che cercava immediatamente la replica, fischiatissimo dalle legioni. Al 16' Orazi cadeva male e Liedholm, avendo capito subito che non sarebbe stato in grado di continuare, mandava in campo Peccenini e i barellieri. Spadoni, pieno di grinta, entrava da kamikaze su Re Cecconi e Oddi gli restituiva la buona grazia. Si accendevano le prime mischie. Era ammonito Batistoni. Rocca (24") partiva sulla destra, saltava Martini e, crossando, ripeteva l'azione del pareggio a Napoli: ma non c'era Orazi, e Prati mancava la rovesciata, e Morini non arrivava in tempo. Sempre Rocca, subito dopo, sfuggiva ancora a Martini che lo atterrava. La Roma cresceva, tra cori e applausi. Al 31' quattro passaggi consecutivi, rasoterra, diagonali e affondo di Spadoni che veniva falciato da Petrelli (ammonito). Rocca lampeggiava dovunque: adesso (33') lo vedevamo correre sulla linea dell'ala sinistra. E gli aquilotti? II capotifoso Chinaglia sdrumava per ridargli un'anima. Al 35' si liberava di Santarini e galoppava sino a fondo campo, sempre inseguito dall'avversario. Inevitabile impatto con caduta addosso ai fotografi. Chinaglia batteva la testa contro una valigia porta attrezzi si rialzava e scagliava la valigia a qualche metro, prendendosi altri fischi (ma la testa l'aveva battuta lui...).

I nervi lievitavano ed ecco il capotifoso calciava il pallone (lievemente) addosso a Negrisolo stesso per terra. Gonella si limitava all'ammonizione e le legioni cominciavano a vedere rosso. Primi lanci di agrumi mentre Santarini si arrotolava in area (tuffo carpiato senza rincorsa) per acchiappare un traversone di Martini e Spadoni si distingueva per grinta: un altro capolavoro di Liedholm. Prima del riposo due incursioni consecutive di Petrelli all'ala sinistra mettevano in difficoltà Peccenini. Petrelli giungeva sino accanto alla rete poi alzava il pallone, centrando, e grattugiava la traversa per quanto è lunga. Poi provocava un corner. Ripresa, ed è subito... Chinaglia. Galoppata sulla destra, quasi a voler caricare la curva sud, quella dei legionari. Fischi e arance. Un minuto dopo per un fallo di Morini su Petrelli punizione di Frustalupi, testa di Spadoni, tiro al volo di Chinaglia respinto da Negrisolo, nuovo tiro di D'Amico, violento, sulla sinistra di Conti e gol. Uno a uno, con altre arance e qualche scarpa all'indirizzo di Chinaglia che era tornato a provocare i legionari. Scambio velocissimo D'Amico-Chinaglia al 4, e dal 5' l'inizio della rivoluzione. Cordova, bravissimo quando ci si mette, dribblava uno dopo l’altro Re Cecconi, Oddi e Martini, giungendo solo avanti a Pulici. Era gol ad honorem e invece una gran botta sul palo, rispediva il pallone sul fronte opposto, dove Morini (e due... ecco le conseguenze della disabitudine al gioco dopo la squalifica) compiva un altro fallo, per giunta inutile, per giunta in area, agguantando Nanni. Gonella fischiava il rigore, Negrisolo e Domenghini ci si arrabbiavano ed erano ammoniti, Chinaglia arrivava e sparava appena a sinistra di Conti che i rigori, a Verona, a Napoli, li aveva sempre parati a destra.

Due a uno e apriti cielo: ci scappava anche l'invasore solitario. La Roma cercava i sali dopo il K.O. Negrisolo telecomandava ampi messaggi per la testa di Prati che saltava quasi sempre più in alto di Pulici ma non riusciva ad assestare i colpi. Su punizione a spiovere di Domenghini, lo stesso Negrisolo colpiva la traversa deviando di testa. Prati sforbiciava male su passaggio di Rocca (18') mentre Domenghini (20', 21') si ostinava a concludere da fuori area. Wilson sgambettava Santarini senza intenzione e si prendeva un'ammonizione ingiusta. Ancora Domenghini per la testa di Prati, che Pulici cravattava (ed era rigore). Poi (28') uno splendido invito di Domenghini per Santarini che si era portato in avanti. Doveva essere gol, ma Pulici, uscito alla maniera di Sentimenti IV (ricordate?) diceva no. Altri scontri aerei tra Pulici e Prati sempre risolti in mischie furibonde e anche in un calcio di Spadoni al portiere. Il resto del taccuino è biancoazzurro, con Chinaglia scatenato avanti e indietro con tutti i difensori appresso e passaggio a Frustalupi libero che prendeva il palo. Al 40' Nanni in fuorigioco ma non visto mandava sulla traversa un tiro che se fosse stato gol avrebbe gettato kerosene sul fuoco. Infine un assolo di D'Amico sulla sinistra tanto per liberare Chinaglia che doveva solo aggiustare la palla per fare tre. Invece ha lasciato che fosse due, correndo felice verso i fedelissimi della curva nord.


Il Tempo titola: “Lazio rimonta e sorpasso”. Continua il quotidiano romano: “Impreca alla jella una generosa Roma. Autogol di Pulici al 5’. Nel secondo tempo, pareggio di D'Amico e rigore di Chinaglia. Infortunato Orazi. Due pali per parte e clima elettrico. Isolato tentativo di invasione e gravi incidenti dopo il fischio di chiusura. La festa del calcio romano rovinata alla fine dai soliti teppisti”.

Un derby di fuoco. La Lazio l'ha vinto nel giro di quattro minuti, in apertura di ripresa, dopo aver chiuso il primo tempo in svantaggio e aver rischiato il peggio (palo di Cordova) subito dopo il pareggio di D'Amico. Chinaglia ha segnato su rigore al 51' e la Roma ha ancora mancato l'aggancio quando Negrisolo ha centrato di testa la traversa. Che poi la Lazio abbia legittimato nel finale, con due clamorosi pali, il suo vantaggio, ha avuto soltanto rilievo statistico. I tifosi giallorossi si sono sentiti defraudati dalla sorte: la loro rabbia, che già si era manifestata con lanci di oggetti di ogni genere, scarpe e ombrelli soprattutto, e con un isolato tentativo di invasione, ha varcato ogni confine di civiltà e di buon gusto sino alla fine. La polizia è dovuta intervenire con molta energia per proteggere il rientro negli spogliatoi, con gli spalti trasformati in campo di battaglia.

Dalla radio sono piovuti appelli (prima Enrico Ameri, con molto tempismo; poi Anzalone) e in qualche modo è stato evitato il dramma. Ma la Roma dovrà purtroppo soffrirne conseguenze assai più gravi di questa sconfitta, che non pregiudica di certo la sua classifica abbastanza tranquilla. Il derby, che dovrebbe essere una festa di sport, sia pure animata dal tifo più vivace e genuino, non meritava questa conclusione, pur essendo stato recitato all'insegna di un feroce agonismo, a tutto scapito della tecnica e dello spettacolo. Soprattutto, ancora non riesco a capire quale potesse essere il bersaglio della contestazione giallorossa: chiunque avesse avuto occhi per vedere, non velati da occhiali a colori, non potrebbe recriminare sulle decisioni di un ineccepibile Gonella (il solo dubbio è il gol laziale: ma il segnalinee ha ritenuto dentro il pallone, che forse non aveva marcato per intero la linea). E in particolare su quella che ha fissato il risultato, il fallo di Morini su Nanni essendo stato tanto netto quanto inutile. Ma in questo caso è Morini il responsabile, non certo l'arbitro. Il clima, già elettrico alla vigilia, è stato anche esasperato nel primo tempo dal nervosismo dei laziali, troppo impazienti a dover rimontare dopo cinque minuti, a causa di un incredibile infortunio di Pulici. Di questo nervosismo, ai limiti dell'isteria, è stato sgradevole interprete Chinaglia: prima sferrando un calcio alla valigetta di un fotografo dopo essere finito sullo slancio oltre la linea di fondo; poi scagliando il pallone, a gioco fermo, addosso all’incolpevole Morini: e procurandosi una sacrosanta ammonizione. Quel primo tempo aveva visto la Lazio quasi costantemente proiettata in avanti, ma sul piano della manovra era piaciuta di più la Roma, sia pure contratta secondo le sue attitudini.

Evidentemente condizionata dal gol subito a freddo, la Lazio ha assunto il forcing senza ordine né raziocinio, andandosi a intricare nella fitta ragnatela disposta a centrocampo da Liedholm, cavando dalla sua lunga offensiva soltanto qualche tiro da fuori non troppo pericoloso e una sola autentica palla-gol, sciupata da Garlaschelli. Con Cordova meno dinamico ma più preciso di Re Cecconi, suo diretto avversario: con Domenghini disposto a far gioco almeno quanto Frustalupi che lo fronteggiava; con Martini incapace di liberarsi dalla guardia attenta di Rocca; con Negrisolo che sovrastava in quantità e qualità di gioco un D'Amico incerto nel trovare la posizione, la Roma non ha sofferto molto per controllare la controffensiva laziale, alla quale mancava, oltre a un minimo di lucidità, anche il ritmo dei giorni migliori. Liedholm, retrocedendo Spadoni quasi in posizione di terzino sinistro, aveva ulteriormente complicato i problemi della Lazio, perché Petrelli, tutto mancino, era costretto a giocare in pratica da ala destra. Partendo da lontano, la Roma si è disimpegnata sempre con molta disinvoltura: le è purtroppo mancata la spinta per un efficace contropiede, quando Orazi si è fatto male al quarto d'ora. È entrato Peccenini, difensore puro, e Prati è rimasto del tutto isolato in avanti: soltanto nella ripresa si sarebbe fatto vedere per un paio di tentativi insidiosi.

La Lazio ha guadagnato inizialmente cinque angoli in pochi minuti, ma ai primi rovesciamenti di fronte la difesa biancazzurra ha tremato. Al 4' Oddi ha anticipato Prati su cross di Orazi, sfiorando l'autogol. E un minuto dopo, è arrivato il colpo di scena: Spadoni ha raccolto sulla sinistra, poco oltre la metà campo, una respinta dei difensori e ha tentato un lunghissimo cross, sul quale Pulici è saltato, bloccando con disinvoltura. In precario equilibrio, è però ricaduto all'indietro, trascinandosi il pallone oltre la linea bianca e ricacciandolo fuori soltanto dopo che Gonella aveva perentoriamente indicato il centro del campo, incontrando in verità soltanto blande contestazioni. La Roma non è più giunta a contatto dell'area laziale, ma a centrocampo si è fatta valere, e gli attaccanti laziali hanno trovato pochi spazi. Verso la porta di Conti sono partiti soltanto tiri da lontano (Nanni e Frustalupi): e Chinaglia ha fallito puntualmente il bersaglio sui calci piazzati dal limite. La tensione è cresciuta, anche per le vistose perdite di tempo dei raccattapalle giallorossi, tre dei quali l'arbitro ha spedito imperiosamente negli spogliatoi. Solo al 15', un cross di Re Cecconi ha pescato libero Garlaschelli, stordito nel mandare alto di testa.

L'euforia dei giallorossi si è spenta appena aperta la ripresa. Sul calcio d'avvio, era scattato Chinaglia a destra, sparando sull'esterno della rete, ma al 2' è tornato l'equilibrio. Spadoni ha atterrato Petrelli sul limite sinistro e Frustalupi ha battuto la punizione: respinta di testa dallo stesso Spadoni, la palla è stata raccolta da Chinaglia che ha sparato a volo da difficile posizione, incrociando i mucchio giallorosso davanti a Conti, da dove il pallone è schizzato sui piedi di D'Amico, abile e fortunato nel trovare il varco esatto per infilare Conti nell'angolino sinistro. Qui la Roma è stata decisamente jellata: al 4' è sceso in slalom Cordova, spalancandosi l'area tra dribbling abili e rimpalli vincenti: sull'uscita di Pulici, il capitano ha sparato basso di destro, centrando netto la base del palo. E un minuto dopo, la partita si è decisa: un lancio di Frustalupi ha raggiunto Nanni quasi sul vertice destro dell'area, spalle alla porta: come il laziale si è girato, uno strattone di Morini lo ha scaraventato a terra. Ripeto, un fallo inutile, ma Gonella non poteva esimersi dal punirlo: e dal dischetto Chinaglia ha spiazzato Conti, infilando con un piatto destro secco e preciso.

È volata in campo la prima scarpa, poi si è esibito il solito deficiente, che Rocca ha fermato con estrema energia al centro campo, sventandone il tentativo di aggressione all'arbitro e consegnandolo alle braccia dei carabinieri. In vantaggio, la Lazio non ha avuto la forza e l'intelligenza di mantenere l'iniziativa: si è arroccata, consentendo alla Roma una valida offensiva, frustrata da errori di conclusione ma anche dalla sfortuna: come al 15', quando su punizione di Domenghini (e carica al portiere non rilevata) Negrisolo ha colpito la traversa: poi Cordova ha spinto ancora Pulici e Gonella ha fischiato, rendendo platonico il gol di Rocca a gioco fermo. Prati si è visto tre volte: al 17' con un destro basso parato, al 26' con una zuccata che ha costretto Pulici a un ottimo intervento in due tempi, al 38' con un colpo di testa alto. E ha anche lamentato una trattenuta di Pulici su un pallone alto, ma la prima spinta era stata sua.

Ma le più grosse occasioni la Roma le ha avute al 27' e al 29': prima Spadoni ha spedito alto a porta vuota dopo una corta respinta di Pulici; poi il portiere in uscita ha deviato con la punta della scarpa sinistra una conclusione di Santarini, liberato in piena area da un perfetto lancio di Domenghini. Qui la Roma si è un po' smontata e la Lazio ha perso a sua volta l'autobus per mettere a tacere ogni polemica. Al 37' Chinaglia si è destreggiato offrendo all'indietro a Frustalupi, il cui tiro preciso si è stampato sul palo interno a destra di Conti. Poi Nanni, partito in sospetto fuorigioco su lancio di Re Cecconi (ma il segnalinee ha detto che era tutto regolare) ha sparato di destro vedendosi negare il gol dalla faccia inferiore della traversa. Infine D'Amico, partito in magnifico slalom sulla sinistra, a coronamento di una ripresa molto autoritaria, ha superato anche Conti spalancando la porta a Chinaglia, impreciso nella deviazione volante. Poi è finito lo sport ed ha avuto via libera la teppa. Non mi riguarda più.


La Gazzetta dello Sport titola in prima pagina: “Via libera alla Lazio”. Continua il quotidiano sportivo: “Il derby della rabbia. Duecento feriti all’Olimpico. La Roma ha graziato Chinaglia e compagni chiudendosi in difesa dopo l’autogol di Pulici e tornando all’attacco tardi a risultato ormai compromesso”.

Per fortuna tutto è accaduto nel derby di casa, quindi nulla si potrà dire sullo scudetto che non si vuol far trasferire dal Nord, sugli arbitri manovrati, su di una certa mafia che governerebbe il campionato. Dal canto nostro, non sappiamo a che cosa si devono gli incidenti verificatisi sul finale, quando le forze dell'ordine, in seguito ad un tentativo ormai chiaro di sfondare la tettoia degli spogliatoi per raggiungere chissà chi, sono intervenute pesantemente con un centinaio di bombe lacrimogene scagliate sugli spalti, a pause serratissime. Poco dopo il rigore che aveva portato la Lazio in vantaggio, si era assistito alla solita irruzione dell'invasore isolato. Subito catturato prima da Rocca, quindi dai carabinieri. Poi ancora a Garlaschelli era stato impedito di battere un calcio d'angolo, da un nutrito lancio di oggetti (soprattutto bottiglie di vetro). L'intera curva della pista dinanzi agli spogliatoi è stata sommersa da ogni tipo di materiale: ombrelli, scarpe e via dicendo. Quindi sirene spiegate, cariche della polizia e tutti a piangere per via delle bombe. Ora si fa risalire allo stesso signor Gonella la responsabilità di un calcio di rigore a favore della Lazio, inesistente, a detta dei romanisti. A parte che ai più il rigore è apparso giusto, vorremmo chiedere se, in dipendenza di un eccesso di pignoleria da parte di un arbitro, è da considerarsi scusabile quanto poi accaduto. C'è da dire assolutamente di no. A nostro avviso, Gonella, alle prese con un confronto che pochi arbitri avrebbero portato sino al termine regolarmente, si è più che salvato, meritandosi largamente la sufficienza: il solo appunto che gli muoviamo, riguarda la mancata espulsione di Chinaglia allorquando il laziale, a gioco fermo, ha scagliato il pallone addosso a Negrisolo, infortunatosi pochi istanti prima. Forse Gonella ha intuito più che visto la scorrettezza di Chinaglia e si è così limitato ad ammonirlo. Per il resto, rigore a parte, per noi giusto, quanto inutile, da parte di Morini, che altro da dire sul conto del signor Gonella in un tale caos sulle tribune, benissimo sostenuto dai giocatori in campo?

La partita. Partenza decisa della Lazio, con tre corner a favore in quattro minuti, quindi rete della Roma: cross innocuo dalla sinistra di Spadoni, che Pulici non disturbato para bene. Quindi il portiere arretra incredibilmente nella sua porta, presumibilmente ritenendo di essere ben lontano dai pali. I guardalinee non può non indicare il centrocampo. Dalla tribuna, non in linea, nulla si può dire di certo. Si tratta comunque dell'unico caso per il quale si può parlare di autorete del portiere (se non proprio di un atto da affidare allo studio di uno psicanalista). Dopo pochi minuti di sconcerto laziale, si infortuna Orazi, una delle due punte romaniste, entra il difensore Peccenini e la Roma si appresta, nonostante manchi un'ora ed un quarto alla fine, a mettersi a difesa di quel gol segnato senza tirare in porta. Nei primi cinque minuti delia ripresa, la Lazio rovescia la situazione e vince, prima con una rete segnata da D'Amico che riprende un tiro di Chinaglia, ribattuto da Santarini (2'), quindi con un calcio di rigore trasformato da Chinaglia (5') per fallo di Morini (che trascina a terra, con le braccia, Nanni) nell'angolo sinistro dell’area romanista, su di un pallone sicuramente innocuo. Ma è stata la prima rete della Lazio a scuotere i giocatori romanisti ed ordinare loro di ricominciare a parlare di foot-ball e non solo di studiare al modo di inventare, comunque, una scusa per perdere tempo. Infatti, sull'1-1 i giallorossi hanno segnalato la loro grande sfortuna (di quel momento) allorché Cordova, superati cinque laziali, si è presentato solo dinanzi a Pulici, spedendo poi sul montante destro. Sulla rimessa, l'azione del rigore, cioè del gol vincente della Lazio. Dal 2-1 per la Roma, si è passati al 2-1 per la Lazio, in appena dieci secondi: forse gli amanti della statistica ci diranno che si tratta di un primato. Ma la ripresa, appunto perché sollecitata da un inizio così bruciante si è rivelata di altissimo tono agonistico, inframezzata per giunta dall'invasione, dal lancio di oggetti, prima del carosello finale (con gli azzurri impossibilitati a lasciare il campo perché tenuti lontano dal sottopassaggio da un'artiglieria pressoché continua).

Tanto per andare subito ai fatti precisi, aggiungeremo che verranno colpiti altri tre pali, con tiri assolutamente imparabili e di rarissima fattura e tutti meritevoli del gol per l'azione che li aveva preceduti. Ed è stato proprio a questo punto dell'incontro che la Roma ha ancora pagato duramente il colpo di fortuna della rete ricevuta in dono da Pulici: perché il secondo palo della giornata è stato ancora di uno dei suoi, Negrisolo che, liberissimo, ha scaricato sulla traversa, con Pulici fermissimo, una punizione di Domenghini (15'). Sarebbe stato il 2-2. E, sempre per la Roma, altra mazzata al 28' (nel frattempo è la Lazio a stare completamente chiusa nella propria area): stupenda azione Negrisolo, Morini, Santarini: il libero giallorosso si trova solo in area, palla ferma sul piede, dinanzi a Pulici in uscita ed ormai per terra: Santarini gli tira proprio addosso!

Insomma, la Lazio ha costruito le azioni migliori quando la Roma aveva esaurito quelle che l'avrebbero condotta al pari. La Roma ha sicuramente sbagliato, dopo essersi trovata imprevedibilmente in vantaggio e con ancora 85 minuti da giocare, a rifugiarsi nella completa distruzione delle manovre sua ed altrui, secondo un concetto che certamente stupisce e che meriterebbe critiche ben dure a colpire una mentalità inaccettabile. Del suo ostruzionismo, si è già detto all'inizio. Cosi arriviamo alla ripresa. Qui è stato vero calcio e la Roma, pur subendo due reti, ha fatto bellissima figura perché talune sue azioni sono state stupende segno che la squadra sa giocare, se vuole. Siamo convinti che se la Roma avesse forzato il suo ritmo subito come ha fatto dal 2' della ripresa (rete di D'Amico) avrebbe come minimo pareggiato se non vinto già prima dell'intervallo. Questo perché la Lazio, dal terzo minuto della ripresa si è gettata tutta in avanti, esponendosi chiaramente al contropiede romanista, che però non è mai scattato perché tutti i giallorossi erano in difesa, con il solo Prati in avanti (ed infatti Prati, nel primo tempo, non ha mai toccato validamente il pallone). Sullo 0-1, la Lazio alla ricerca immediata del pareggio si è automaticamente dichiarata disponibilissima per il contropiede a sfavore, cioè per lo 0-2. La Roma l'ha assurdamente perdonata, così autocondannandosi: si tratta di espressioni di bassa dritteria tattica che un Liedholm non dovrebbe favorire.

Che la Lazio non sia più quella di prima, è più che evidente: Re Cecconi non si è ancora ripreso ed oggi è stato forse il peggiore; Nanni e Frustalupi sono ammirevoli nel mimetizzare le loro attuali deficienze di rendimento; Chinaglia è troppo nervoso (atteggiamento deleterio per sé e per i compagni); Martini e Petrelli non sostengono più il gioco offensivo sulle fasce laterali come un tempo e dato che in queste zone non c'è più un grande Re Cecconi, logico che la squadra fatichi molto a costruire a centrocampo. Come prima conseguenza, si nota che adesso sono le punte a tenere il pallone più del necessario, in attesa di centrocampisti che non arrivano più; mentre sono proprio i centrocampisti - non più mobili - a liberarsi troppo presto della palla amministrandola sommariamente in avanti, troppo spesso in favore dei difensori avversari. Ma proprio Re Cecconi, oggi in tono molto dimesso, può essere la chiave della corsa di resistenza che ora la Lazio si appresta a disputare, nelle domeniche che rimangono. Se torna in forma, come dovrebbe, il gioco è fatto. Un'ultima osservazione: vorremmo sapere perché allo stadio Olimpico è consentito far figurare sui tabelloni luminosi tutti i risultati parziali degli altri incontri che si stanno giocando per l'Italia intera. Oggi indubbiamente i pareggi di Torino, di Milano e di Cesena, con l'altalena che li ha determinati, hanno agito sicuramente sugli animi dei giocatori e dei tifosi: i laziali vedevano a portata di mano la possibilità di accumulare altro vantaggio; i romanisti intuivano il profilarsi di uno scudetto laziale, un'onta, qui, inaccettabile. Perché ciò è possibile?


La Stampa titola: “Lazio, quattro minuti per vincere”. Continua il quotidiano romano: “Olimpico: derby sconcertante, giocato male e finito peggio. Pulici in rete col pallone. La Roma in vantaggio nel primo tempo con un incredibile gol. D'Amico e Chinaglia rovesciano il risultato all’inizio della ripresa. La giornata storta dell’arbitro Gonella”.

Conta il risultato, e la Lazio battendo la Roma ha fatto un ulteriore passo verso lo scudetto. Oggi però non abbiamo visto una grande Lazio, anzi abbiamo notato sfasature tattiche, errori importanti e reazioni nervose (Wilson e Chinaglia ad esempio) da far pensare ad una squadra in leggero declino. Di fronte c'era una Roma volenterosa ma povera di classe, un complesso cui mancava la forza di attaccare. Il gol giallorosso porta il segno della casualità, dovuta ad un errore del portiere Pulici, entrato in porta con la palla tra le mani. Nonostante questo per l'intero primo tempo i biancoazzurri hanno subito il “piccolo gioco” della Roma, di una Roma, ricordiamolo, che priva di Orazi uscito dopo appena un quarto d'ora per infortunio, poteva contare su un solo attaccante vero, Prati.

I laziali hanno avuto una vibrante reazione nei minuti iniziali della ripresa. Hanno pareggiato con D'Amico su azione susseguente a calcio piazzato, e, dopo aver rischiato un nuovo svantaggio - palo colpito da Cordova - hanno segnato ancora grazie ad un benevolo calcio di rigore, concesso da Gonella con una decisione molto contrastata. Alla Lazio per vincere sono bastati quattro minuti - dal 47' al 51' - e quattro minuti sono veramente pochi per meritare una vittoria così importante. Il resto è stato contorno: il palo colpito da Frustalupi, un altro palo colpito da Nanni in netto fuori gioco, il confuso atterramento di Prati in area laziale a pochi secondi dalla fine sono episodi marginali. Però recriminare non conta. Rimane il risultato che Gonella ha trascritto nel suo rapporto mentre, protetto da nugoli di agenti, fuggiva dall'Olimpico, trasformato in un vero campo trincerato.

La Lazio ha iniziato a pieno ritmo cercando di far subito sua la partita. I romanisti parevano in difficoltà; giocavano con pericolosi piccoli tocchi di disimpegno. Mai o quasi mai i centrocampisti giallorossi uscivano con attacchi di alleggerimento. Cordova, uno dei più lucidi, stava a protezione della sua area di rigore: e così Spadoni a Morini. Il più rapido era Orazi. La Lazio attaccava, con disordine ma attaccava, ottenendo soltanto alcuni calci d'angolo. Al primo contropiede il fattaccio: una respinta di Wilson veniva ripresa da Spadoni che avanzava centrando molto alto. Sulla palla interveniva Pulici che perdeva l'equilibrio, arretrando sino ad entrare in porta con la palla. Gonella guardava il suo collaboratore, ed il guardalinee indicava il centro campo. Per lui era gol (4’), la “moviola” della tv invece ha dimostrato il contrario. La partita diventava difficile. Orazi veniva atterrato da Re Cecconi e doveva abbandonare. Il gol di vantaggio consigliava a Liedholm di utilizzare un terzino; entrava Peccenini (15'), i giallorossi arretravano ancora di più i loro centrocampisti. Gonella ammoniva in pochi minuti Batistoni e Petrelli per scorrettezze. Poco dopo la mezz'ora Chinaglia sullo slancio investiva il gruppo dei fotografi appostati dietro la porta di Conti. Il centroavanti laziale nervosissimo scalciava la cassetta di un operatore tra fischi della folla. A 41’ Negrisolo era a terra per infortunio o Chinaglia gli buttava addosso la palla per protesta. Gonella ammoniva Chinaglia. Si andava al riposo senza altre novità.

Nella ripresa i biancoazzurri attaccavano in forze. Al 47’ Morini atterrava Petrelli sul limite dell'area. Gonella fischiava la punizione. Batteva Frustalupi, Chinaglia tentava il tiro, ribatteva Negrisolo proprio sui piedi di D'Amico che non aveva difficoltà a buttare in gol. Il pareggio trasformava la Lazio. La Roma era sulla difensiva. Però in contropiede avanzava Cordova che scartava tre avversari e calciava a rete. La palla ribattuta dal montante destro della porta di Pulici tornava in campo. Si snodava un attacco biancoazzurro, Morini e Nanni entravano in collisione, spingevano entrambi ed entrambi cadevano. Per Gonella era calcio di rigore. Inutili le proteste dei giallorossi. Prati veniva ammonito, Chinaglia segnava (51’). La rabbia dei tifosi giallorossi esplodeva con un invasore isolato, che entrava dal settore nord, e correva verso Gonella. Rocca bloccava l'esagitato supporter con placcaggio da vero rugbista. Interveniva la polizia che fermava il giovanotto trascinandolo di peso negli spogliatoi (59’). Gonella aveva visto tutto.

La partita in pratica era finita, La Lazio si accontentava di difendere il risultato cercando di colpire ancora in contropiede. I giallorossi stremati dalla fatica e delusi dagli eventi non avevano la forza di portare utili azioni di attacco. Prati, Spadoni, o lo stesso Cordova avevano perso lo slancio. La buona volontà non bastava. Anzi i rischi per la Roma aumentavano nelle azioni di alleggerimento dei laziali. Dopo un'ammonizione a Frustalupi (71’), capitava a Spadoni la palla del pareggio, ma Spadoni mandava alle stelle la facile occasione (73’). Il gioco non aveva storia. Ma più che gioco era confusione. Pulici in uscita ribatteva un tiro di Santarini da distanza ravvicinata, poco dopo Frustalupi colpiva la traversa dalla porta di Conti. Su Gonella abbiamo già detto tutto. Ha espulso anche i raccattapalle dei settori popolari perché secondo lui perdevano tempo. Questo è servito ad inasprire di più i tifosi già abbastanza eccitati, un Gonella in giornata no.


• Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara.

“Una vittoria maturata nell’intervallo” sostiene Maestrelli, che ha mutato i piani tattici. Per Maestrelli l'intervallo tra il primo ed il secondo tempo della partita di ieri è stato il più importante della stagione. "Ho dovuto pensare a mantenere calma una squadra che dopo l'episodio dell’autogol da moviola di Pulici aveva perduto le staffe. Ed inoltre ho dovuto correggere la posizione di parecchi elementi, perché la Roma nel primo tempo ci aveva messo in grosse difficoltà". Era comprensibile quel nervosismo, che sembra essere la costante negativa della Lazio? “Certo che era comprensibile! Io mi sono sforzato di calmare i miei giocatori, ma ero più nervoso di loro. Come si può reagire diversamente ad un episodio iniziale così sfortunato, ad un colpo da k.o. nella partita praticamente decisiva del campionato, nella quale ci giocavamo lo scudetto, nel giorno del derby?”. Dal punto di vista tattico. perché la Lazio è stata in difficoltà nel primo tempo? “Perché la Roma ha un gioco strano, difficilmente contrastabile. Ad un certo punto è riuscita a risucchiare Petrelli nella sua metà campo mentre noi dovevamo praticamente giocare con D'Amico terzino. Nell'intervallo ho ordinato a D'Amico di restare avanti, ed ho incaricato anche Frustalupi di frenare Negrisolo, quando il numero due della Roma avanzava. Sul fronte opposto, ho detto a Martini di aspettare in zona Rocca, in modo da non lasciare troppo sguarnite le nostre retrovie”.

Che cosa è cambiato nel secondo tempo? “Al di là del discorso tattico, mi pare lecito affermare che la Lazio abbia saputo risfoderare tutto il suo carattere ed il suo temperamento. Dal lato tecnico ha nuovamente mostrato in alcuni episodi le sue qualità”. Lei ritiene che l'episodio dell’invasione isolata sia stato importante? “No, io non voglio assolutamente calcare la mano su questo argomento. L'invasore è stato subito fermato, e per noi non c'è stato alcun danno. Dunque la partita si è svolta regolarmente. Lo dico convinto, per il rispetto che il pubblico di un derby merita, per qualsiasi squadra tifi”. Dica la verità: tra la partita con la Roma e quella di domenica prossima a Napoli, lei quanti punti aveva messo in preventivo? “Dico la verità, due in tutto”. Dunque, se li avete già fatti, a Napoli andrete tranquilli. “Certo, ma non per questo andremo per perdere. Il nostro obiettivo resta egualmente il pareggio”. Come ha visto la squadra dal lato fisico? Nella precedente partita contro il Cagliari il secondo tempo era stato chiaramente deficitario. “Stavolta invece siamo cresciuti alla distanza, nel finale abbiamo colpito anche noi due pali. È la riprova di quanto allora ho sostenuto. Anche contro il Cagliari era stato il logorio nervoso a frenarci, non la tenuta alla distanza. Da questo punto di vista io non sono davvero preoccupato”. Ma di questa Roma che cosa può dirci? “Che è veramente forte, come si diceva. Oltretutto la sua manovra è difficilmente interpretabile, tanto che nel primo tempo ne abbiamo sofferto parecchio”.

Vinto il derby, la Lazio lo ha subito dimenticato. Un quarto d'ora dopo la partita, visto anche che tutti i giocatori erano riusciti a rientrare negli spogliatoi senza alcun incidente, si è immediatamente parlato dei risultati delle altre squadre, del Napoli raggiunto a Cesena, della Juventus fermata nel derby, dell'Inter che (finalmente per i laziali) ha visto bloccarsi il suo meraviglioso meccanismo. “Ragazzi, il count-down è sempre più veloce” - dice allegro Chinaglia - “sono rimaste solo sette partite, riusciamo o no a farli questi otto punti?”. Eccolo il traguardo che la Lazio si pone: 42 punti. Da un'indagine immediata, è risultato che dieci laziali su undici credono che a tale quota si vincerà lo scudetto. L'undicesimo ha chiesto di rimanere anonimo, anche se a noi resta il sospetto che abbia voluto andare controcorrente soltanto per scaramanzia. Garlaschelli è persino disposto ad esaminare il modo con cui la Lazio potrà arrivare a 42: “Abbiamo tre partite interne contro Verona, Genoa e Foggia. Dobbiamo vincerle e saremo a quaranta. Altri due punti devono venire dalle quattro trasferte”. “Certo” - interviene Martini“che non sarà una passeggiata. Perché all'Olimpico, guardate la classifica per rendervene conto, dovranno venire tutte squadre in lotta per la salvezza. Forse soltanto il Foggia potrà riuscire a mettersi in salvo prima della penultima giornata. Però io sono convinto di un'altra cosa: nelle quattro trasferte, Napoli, Milan, Torino e Bologna, possiamo fare più di due punti. Ed ecco che una cosa bilancia un'altra”. Da questi ragionamenti deriva la conclusione che nessuno dei laziali ritiene la Juventus in grado di fare più di undici punti nelle prossime sette partite. È chiaro che tutti puntano, per abbassare la media dei campioni d'Italia, sulla partita che dovranno giocare a San Siro con l'Inter alla quartultima giornata.

Ma torniamo al derby ed alle sue emozionanti fasi. I due gol laziali per esempio. Chinaglia non ricorda più bene: “Io ho visto una palla proveniente da una corta respinta di Spadoni ed ho sparato a rete con tutta la forza. C'era una selva di gambe davanti a me, ed una è riuscita a respingere”. “È stato Morini” - interviene allora D'Amico“ed io mi sono lanciato sulla palla, l'ho controllata ed ho tirato mirando in uno spazio libero tra Morini e Negrisolo. Mi è andata bene. È meraviglioso segnare in un derby un gol così importante. lo penso che la fortuna mi abbia voluto ricambiare dell'andata. Se lo ricordate, io mi scontrai violentemente con Morini e rimasi stordito. Nella successiva azione Negrisolo mi superò e portò in vantaggio la Roma. Ebbi una crisi, non capivo più nulla, più per la botta che per il gol, e venni sostituito. Entrò Franzoni e ristabilì le distanze, mentre io ero negli spogliatoi. Questa volta la situazione si è capovolta. Sono stato proprio io a segnare all'inizio della ripresa, in un derby che per la successione di punteggio è andato esattamente come all'andata. E non mi pare di aver giocato neanche male. Ma questo lo dovete dire voi”.

Passiamo al secondo gol della Lazio, quello del contestatissimo rigore. Il rigore che ha deciso la sfida dell’Olimpico suscita un vespaio di polemiche, il pensiero di Nanni: “Puntavo a rete, e lui mi ha messo giù”, riferendosi al difensore giallorosso Morini. Ecco come Nanni ricostruisce l'azione: “Sul passaggio di Frustalupi io ero accanto a Morini e sono arrivato primo sulla palla, L'ho controllata di petto e poi ho operato una finta alla quale lui ha abboccato. Stavo puntando a rete quando lui per recuperare mi ha abbrancato”.

Chinaglia poi parla del rigore: “Ero tanto nervoso nel primo tempo, quanto concentrato nella ripresa. Credo di non aver mai battuto tanto bene un rigore così importante. Non ho neanche guardato i movimenti di Conti. Sono partito per operare un tiro violento ed angolato. Se questo tipo di rigori riesce, un portiere non può farci nulla, neanche se intuisce la direzione”. Nel finale lei ha mancato la palla del tre a uno. Come mai? “Venivo da dietro, sono arrivato sul pallone soltanto con la punta e non ho potuto controllarlo. Ma è meglio così, sarebbe stata una punizione troppo severa per una squadra alla quale bisogna riconoscere grossi meriti. Ci ha contrastato in maniera impressionante, ci aveva messo in enorme difficoltà nel primo tempo”. Ecco, è stato in quel periodo che lei si è reso protagonista di un paio di scatti nervosi da evitare, non le pare? “Si, è vero, ma ero tesissimo, chiedo scusa a tutti i tifosi, anche a quelli romanisti”. Importante è la maniera con cui quell'episodio, dopo la decisione dell'arbitro Gonella (che ha ammonito Chinaglia) è stato chiuso da parte laziale: ad intervenire sul centravanti, perché si allontanasse, è stato proprio Re Cecconi.

A proposito di ammonizioni, L'arbitro Gonella ha mostrato il cartellino giallo, oltre che a Chinaglia, anche a Frustalupi e Petrelli, Solo quest'ultimo rischia la squalifica in vista della partita di Napoli. Era stato infatti diffidato per scorrettezze dopo l'incontro con la Sampdoria, ed in precedenza aveva preso tre giornate d'appiedamento. Chinaglia, invece, deplorato dopo il derby dell'andata, rischia la diffida nel caso in cui l'episodio del pallone scagliato contro un avversario sia considerato come gioco scorretto e non come comportamento non regolamentare. Qualche laziale confessa di non essere rimasto convinto del fatto che la palla, sul tiro di Spadoni, sia stata trascinata completamente oltre la linea da Pulici: “Comunque” - precisa Wilson“un fatto è certo. L'autogol lo ha concesso il guardalinee, non l'arbitro”. Martini: "Non posso giudicare Orazi, perché ha giocato troppo poco. Quanto a Rocca, si è dimostrato antagonista molto valido. Sono dovuto rimanere spesso indietro per chiuderlo, visto che Petrelli si spingeva in avanti per la posizione di Spadoni”.


In un altro articolo le parole di Felice Pulici, protagonista nel bene e nel male del derby con l’elmetto: “L’uomo di ghiaccio tradito dal palo, non dal cross di Spadoni” titola la pagina del quotidiano.

Lo chiamano l'uomo di ghiaccio, il portiere vaccinato contro ogni emozione, il longobardo che tutto calcola, anche i passi che dà: ecco la carta d'identità di Felice Pulici, numero 1 della Lazio. È stato nel male e nel bene il protagonista del 74° derby (di campionato) capitolino, il giocatore che ha dato una svolta imprevista e imprevedibile ad una partita che passerà alla storia del calcio romano con l'etichetta dei “90' con l'elmetto”. Un cross insidioso (o ben dosato?) di Spadoni, una strana traiettoria e un intervento a retrocedere di Pulici. All'indietro è noto, si va un po' alla cieca, ci si aiuta con l'orientamento, come del resto fa il portiere che domina lo spazio con lo sguardo, con rapidissimi calcoli. Questa specie di bussola ottico- psicologica ha tradito Pulici. Momento di crisi o calcoli sbagliati? Questo il dilemma. “Crisi sicuramente no, calcoli sbagliati forse” - dice Pulici, aprendo le lunghe braccia come ad arrendersi ad una evidenza più forte di qualsiasi machiavello - “pensavo di finire contro il palo. Ad ogni buon conto sono convinto che la palla l'ho rimessa in gioco prima ancora che superasse la linea bianca. Mi sbaglierò, ma per me non era gol, aspettiamo la moviola”. Il dubbio, dunque assale anche lui; complesso di colpa? Cerchiamo di seguirlo parola per parola nella sua accorata difesa.

“Quell'episodio - dice - mi ha messo addosso un grave orgasmo: quanti pensieri cattivi, quante ansie, quante paure. Il solo pensiero che quel gol potesse decidere il risultato, e mandare in frantumi tutto quello che la squadra aveva costruito in tanti mesi, mi faceva sudare freddo. Sono momenti brutti, drammatici, viene voglia di lasciare tutto e imboccare gli spogliatoi”. Che cosa vi siete detto nell'intervallo? “Niente di speciale, è la sosta che certe volte si rivela salutare. Dopo quel brutto colpo la Lazio aveva bisogno di riordinare le idee ed è ciò praticamente è avvenuto. Infatti nella ripresa la musica è cambiata”. Chissà lei come avrà pregato quando Chinaglia ha calciato il rigore. “Per non soffrire ho chiuso gli occhi; li ho riaperti al grido della folla: l'incubo era finito. La mia partita, quella vera, è cominciata proprio in quel momento, dopo il gol di Chinaglia. Infatti in qualche intervento ha ricordato il Pulici visto a San Siro contro l'Inter. “Sì, sul tiro di testa di Prati ho intuito bene ed ho fermato la palla quasi sulla linea; nell'azione di Santarini sono uscito mettendo un po' i piedi alla Charlot mi è andata bene”.

Lei prima mette in crisi la sua squadra poi le difende la vittoria, un portiere a due facce. “Il derby è stata una partita strana, soprattutto per me, per quell'episodio che mi ha fatto soffrire per un'ora, poi è stato tutto più facile. Ma ciò che mi faceva più male era la certezza di aver rilanciato la palla per lo meno sulla linea, tanto è vero che l'arbitro in un primo momento è rimasto incerto, ha poi deciso su indicazione del guardialinee. Nell'intervallo mentre si tornava in campo nel sottopassaggio ho incontrato il sig. Gonella e camminando insieme gli ho detto che mi dispiaceva, ma con quel gol gli avrei procurato non poche polemiche”. E l'arbitro che cosa le ha detto? “Mi ha precisato che il guardalinee aveva visto bene e che non aveva dubbi sulla validità del gol”. Smentite su tutta la linea. Ma per Pulici forse il dilemma non esiste più dal momento in cui Chinaglia ha raddoppiato portando il vantaggio la Lazio. “Quel gol” - dice Pulici“mi ha restituito dignità, mi ha restituito il diritto di guardare in faccia i miei compagni; sì, sono cose che possono succedere, anche ai campioni più famosi, ma dover rinunciare allo scudetto per colpa mia mi avrebbe provocato davvero uno choc”. Ed ora, la paura è passata? “Ora possiamo pensare serenamente alla trasferta di Napoli, dove ci aspetta una squadra fortissima, l'unica che ci abbia messo in difficoltà”. Lei aveva detto alla vigilia che superato il derby, per la Lazio sarebbe stato tutto più facile: è ancora dello stesso parere? “Posso soltanto dire che, a parte il valore degli avversari, ciò che gioca a favore della Lazio è il fattore tempo: siamo ormai al conto alla rovescia. Contro la Roma non abbiamo vinto soltanto un derby, ma messo alle spalle anche un turno difficilissimo; in altre parole siamo a-7, sulla via dello scudetto.

Ecco l'uomo di ghiaccio: prima sostiene che il derby al massimo può interessarlo sul piano del folclore; poi basta un cross dalla traiettoria strana a metterlo in crisi. Ma una volta finito l'incubo, si riscalda al solo pensiero che lo scudetto è distante appena 630 minuti, poco più di dieci ore: un'inezia di fronte ai mesi di sofferenza sopportati, sino ad oggi. Ma forse ha ragione lui a riscaldarsi tanto: uno scudetto sulle rive del Tevere non si vede da 32 anni. Un po' troppi!


• Nella prima pagina de La Stampa la cronaca degli incidenti verificatisi durante e dopo la partita. "Gravi incidenti all'Olimpico dopo la partita Roma-Lazio" titola il quotidiano torinese. "Un altro episodio di violenza per il calcio. Cinquanta feriti tra i tifosi e le forze dell'ordine. Quattro persone colpite da infarto, numerosi contusi, un arresto. Primi disordini dopo il rigore concesso ai laziali. Sconti dentro e fuori lo stadio. Candelotti lacrimogeni".

Circa cinquanta feriti fra tifosi e forze dell'ordine, quattro persone colpite da infarto, numerosi contusi, un giovane arrestato, costituiscono il pesante bilancio dei gravi incidenti accaduti dentro e fuori lo stadio olimpico al termine della partita di calcio Roma-Lazio. I feriti, per fortuna tutti guaribili fra i sei e gli otto giorni, sono stati ricoverati: 7 all'ospedale di S. Giacomo, 10 al S. Spirito, 2 al S. Camillo, 1 al nuovo Regina Margherita. Gli altri sono stati medicati nel pronto soccorso dello stadio oppure in ambulatori privati. I tifosi vittime di attacchi cardiaci, tutti di fede romanista, sono stati ricoverati all'ospedale di S. Spirito. L'episodio di Roma ricorda i gravi incidenti avvenuti allo stadio comunale torinese il 17 marzo scorso al termine della partita Torino-Sampdoria. La tensione accumulata dagli appassionati di calcio nella settimana che ha preceduto il derby, Roma-Lazio, è esplosa violenta all'Olimpico quando l'arbitro Gonella ha deciso di assegnare un calcio di rigore a favore della capolista.

Già in precedenza si erano notati sintomi di insofferenza per un gol siglato dai romanisti che i laziali avevano contestato. Sugli spalti traboccanti di folla erano cominciati i primi tafferugli, l'atmosfera stava scaldandosi pericolosamente. La situazione ha rischiato di precipitare una prima volta al 53', quando un giovane tifoso, cogliendo di sorpresa gli agenti che proteggevano l'anello dello stadio, è entrato in campo dirigendosi di corsa verso l'arbitro Gonella colpevole, secondo lui, di aver punito la Roma con la massima punizione, con intenzioni tutt'altro che pacifiche. È stato bloccato in tempo dal giocatore della Roma Rocca e subito sommerso dal nugolo di poliziotti che lo inseguiva. Alzato di peso, il solitario invasore è stato condotto nel sottopassaggio mentre continuava a dimenarsi cercando di sfuggire. Identificato più tardi per Carlo Rossi, di 27 anni, nato ad Alatri, il giovane è stato arrestato e denunciato per tentate lesioni, violenza e resistenza alla forza pubblica, tentata aggressione all'arbitro e ai giocatori, molestia a pubblico spettacolo. L'episodio ha contribuito ad alimentare il nervosismo che serpeggiava sulle gradinate. Mentre Gonella portava faticosamente in porto l'aspra contesa, si accendevano violente zuffe fra gli spettatori più scalmanati.

I soliti teppisti non si sono fatti sfuggire l'occasione per esibirsi in un pericoloso lancio di bottiglie, oggetti di vario genere, quando il direttore di gara ha dichiarato chiusa la partita. I giocatori della Lazio sono rimasti sul terrario di gioco non avendo il coraggio di affrontare la pioggia di proiettili che veniva giù dalla curva sud dove si era radunata la massa dei tifosi giallorossi. Gli agenti, proteggendoli con gli scudi di plastica, hanno condotto uno ad uno gli atleti laziali nel sottopassaggio. Il sorriso di scherno di Chinaglia, che il giocatore poteva benissimo risparmiarsi se avesse compreso la gravità del momento, ha esasperato ancora di più gli animi. Una volta rientrati tutti gli atleti biancoazzurri, probabilmente la folla si sarebbe calmata. Ma una discutibile decisione delle forze dell'ordine, provocava un'altra reazione che contribuiva a rendere ancora più pesante il bilancio dei incidenti.

Gli agenti esplodevano molti lacrimogeni in direzione della folla. Numerose persone rimanevano contuse nel tentativo di guadagnare precipitosamente le uscite. Una donna, Anna Maria Beccari, raggiunta da un candelotto, ha riportato ferite guaribili in 40 giorni. Si è sfiorato il dramma. Intanto si udivano le sirene delle prime ambulanze che trasportavano i feriti all'ospedale. La confusione era enorme. I tifosi più agitati continuavano a picchiarsi mentre altri si affrontavano fuori dei cancelli. La polizia è stata duramente impegnata fino al tardo pomeriggio sia nei pressi dell'Olimpico che nei quartieri adiacenti, a sedare i tafferugli che scoppiavano in continuazione. Anche la sede della Lazio in via Col di Lana ha rischiato di essere presa d'assalto dalla folla. Al termine della battaglia, all'Olimpico sono rimasti i segni della violenza. Sono andate in frantumi alcune vetrate, distrutte parecchie panchine di legno e porte che dividono i vari settori. Per domani e prevista una riunione al Coni per adottare le misure auspicate da tempo in seguito al ripetersi di atti di teppismo.


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