Domenica 4 novembre 2001 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Brescia 5-0


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4 novembre 2001 - 2971 - Campionato di Serie A 2001/02 - X giornata

LAZIO: Peruzzi, Negro, Stam, Nesta, Favalli, Poborsky, Liverani (64' D.Baggio), Giannichedda, Stankovic (76' Mendieta), Crespo, S.Inzaghi (81' Kovacevic). A disposizione: Concetti, Fernando Couto, Fiore, C.Lopez. Allenatore: Zaccheroni.

BRESCIA: Castellazzi, Petruzzi, Calori, Bonera, A. Filippini, E. Filippini, Guardiola, Giunti (46' Esposito), Sussi (74' Schopp), Toni, Tare (78' Salgado). A disposizione: Srnicek, Dainelli, Kozminski, Yllana. Allenatore: Mazzone.

Arbitro: Sig. Trentalange (Torino)

Marcatori: 6' Crespo, 32' Crespo, 39' S.Inzaghi, 62' Stankovic, 77' Crespo.

Note: espulso Bonera per proteste. Ammoniti Favalli, A.Filippini, E.Filippini e Guardiola.

Spettatori: 40.000 circa.


Il colpo di tacco di Hernan Crespo...
... e la palla corre verso la rete dell'1-0
Il raddoppio di "Valdanito"
La rete di Simone Inzaghi
La rete di Dejan Stankovic
La tripletta di Hernan Crespo
Messaggero del giorno dopo

Nell'intervallo Carlo Mazzone, seduto in tribuna, ha lo sguardo fisso sul campo, vuoto come il suo Brescia: la Lazio ha già chiuso la partita, 3-0 il parziale, e altri due gol verranno. La tripletta di Crespo e il 4-4-2: ecco i segreti di Zac, dicono i più, ma c'è anche altro. Ci deve essere, se è vero che, dopo aver realizzato 7 gol in 14 gare tra Champions e campionato, i biancocelesti vanno a segno 5 volte in 90 minuti. Qualcosa in più - l'equilibrio e la solidità del modulo, il talento di Liverani e la straordinaria prova di Poborsky - e qualcuno in meno, quelli che, dice Zac, "hanno difficoltà a inserirsi nel 4-4-2 perché non ci credono" e finiscono in panchina: Fiore, Lopez e Mendieta. Il basco entra e gioca, bene, gli ultimi minuti, gli altri due no: Zaccheroni, a risultato chiuso, pensa di inserire Fiore, ma poi preferisce evitargli i fischi. Che i tifosi indirizzano a tutti: bordate sulla squadra durante il riscaldamento, e sul presidente e sui giocatori, escluso Nesta, a partita in corso. Alla fine, solo la curva Nord persevera nella contestazione, il resto dello stadio applaude e si domanda se la vera Lazio sia quella perfetta che ha passeggiato sul Brescia o quella vecchia, cacciata dall'Europa e quasi sull'orlo della zona retrocessione in campionato. Quella nuova ha due insuperabili in difesa - Nesta continua a scivolare ma con Stam cancella Toni e Tare - a centrocampo ha la quantità di Giannichedda, la profondità di Liverani e Poborsky, la voglia di Stankovic di trasformarsi nel nuovo Nedved, e quei due in avanti, Crespo e Inzaghino, che vanno in gol e si regalano assist, altruisti come rifinitori. Si dirà: ma questo Brescia, senza Baggio, è talmente brutto che avrebbe perso anche allo specchio, contro se stesso; Guardiola dietro ha una difesa ubriaca, a fianco quasi niente, a parte il talento alquanto intermittente di Filippini e Giunti, e in attacco la buona volontà di Toni e un disperso, Tare.

Il Brescia si sbriciola, ma i biancocelesti, oltre a sbloccare subito il risultato e chiuderlo prima dell'intervallo, in questa partita fanno ciò che mai, in questa stagione, era sembrato possibile: creare occasioni da gol. Liverani non è Veron, certo, ma a tratti lo ricorda: ha questa dote, la profondità rapida, testa alta e palla di prima, che fa girare i compagni e aprire gli avversari. Ha il passo lento, ma ai suoi vuoti pensa Giannichedda. Il gioco lo crea anche Poborsky, con assist a ripetizione, velocità e potenza. E quando Negro sale, sulla fascia destra, lui si accentra e continua ad essere decisivo. Dall'altra parte, sulla sinistra, Stankovic, anche se a fasi alterne, sembra smettere i panni dell' terna promessa e trasformarsi in realtà: il gol, il quattro a zero - pallone soffiato a Calori che accusa l'ennesimo capogiro in piena area - è parte minima del suo lavoro. Insomma: il 4-4-2 (per qualche minuto, nella ripresa, diventa quasi 2-6-2, con Negro e Favalli a spingere contemporaneamente sulle fasce) dà al tecnico le risposte che cercava, cioè solidità dalla difesa, filtro e invenzioni dal centrocampo, prolificità dagli attaccanti. Crespo, mai in gol in questo torneo, esulta per primo dopo sei minuti, con palla di Liverani per Poborsky in area, rasoterra diagonale che incrocia il tacco dell'argentino, solo davanti a Castellazzi. Il raddoppio nasce ancora da Poborsky: Inzaghi, solo, centra il portiere in uscita, con tap-in di Crespo. Passano sei minuti e sempre Crespo, innescato da un'azione di prima (Giannichedda, Liverani, Stankovic), evita Castellazzi e dal fondo regala il gol a Inzaghi. Che si scopre altruista al trentunesimo della ripresa: la Lazio è avanti di quattro gol, lui e Crespo al cospetto del portiere avversario, tutto facile. Come l'intera partita, per la Lazio: facile, troppo, irreale.

Fonte: Corriere della Sera